Giornale Interattivo di San Sosti e dintorni

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Strage di Kabul: punto di vista di una giovane studentessa di San Sosti.

5 Ottobre, 2009 · 3 Commenti

Dal tema del compito in classe: Morti altri sei militari italiani nella “guerra senza fine”.
Scritto da una giovane studentessa liceale.

Un’autobomba guidata da un kamikaze fa strage a Kabul. Muoiono 6 militari, feriti anche civili. Secondo le fonti si tratta di un’altra strage di matrice talebana. I nostri ragazzi in missione di pace hanno perso la vita a  causa di una guerra che non trova fine.

Di fornte a quanto successo il 17 settembre a Kabul, dovremmo porci seriamente qualche domanda, a cominciare dal senso di questa missione che dovrebbe essere di “Peace Keeping” e che, invece, è ormai di partecipazione diretta ad un teatro di guerra, cruenta e sanguinosa. Una guerra che (continua…)

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Le cadute degli dei

16 Novembre, 2008 · 4 Commenti

di Francesco Capalbo

L’avvenimento, sussurrato con insistenza e poi annunciato ufficialmente, è destinato a creare sconcerto.
Giacomo Mancini il 12 novembre è approdato alla corte di Silvio Berlusconi!
E’ ormai evidente come il centrosinistra in Calabria non entusiasmi, non affascini e non permetta una salubre mobilità del gruppo dirigente.
Le disinvolte candidature per le elezioni provinciali di Oliverio e dei suoi cloni, decise o in via di decisione, per opera di un direttorio autocratico, comprovano queste affermazioni che potrebbero, a primo acchito, sembrare gratuite.
Ma il darvinismo politico di Giacomo Mancini non può trovare giustificazione alcuna e nel contempo permette una lettura meno sacrale della storia delle dinastie politiche calabresi e della idea poco intrepida che esse hanno della coerenza, intesa come virtù.
Già Paolo Palma in un suo pamphlet dal titolo: “Doppio gioco all’ombra dell’Ulivo” (Editori Riuniti 2001) mise in risalto la strana asimmetria della campagna elettorale per le Politiche del 13 maggio 2001 e le contorsioni di alcuni suoi protagonisti.
Ad esempio, per quanto riguarda il voto proporzionale della Camera, si registrò a Cosenza la vittoria della lista DS, l’elezione di Giacomo Mancini junior, che di quella lista faceva parte  e… la mancata elezione di Paolo Palma e di Achille Occhetto, candidati dell’ Ulivo nel maggioritario di Camera e Senato.
Ci pensò l’ex segretario del PDS a svelarne l’arcano dimostrando, con un ampio rapporto presentato alla stampa, come sia lui che Palma fossero stati penalizzati dalle logiche clientelari e doppiogiochiste di Giacomo Mancini senior, che favorirono i candidati dello schieramento opposto.
Se ci avventuriamo nei dirupi della Storia, emerge un altro avvenimento poco indagato che incrina l’alone di leggenda e svela le umane debolezze degli appartenenti alla dinastia dei Mancini.
Il 7 maggio del 1927 sulla prima pagina di  Calabria Fascista venne pubblicato un articolo, che riguardava Pietro Mancini (bisnonno di Giacomo junior), dal titolo: “La Magnanimità del Duce”.
Eletto deputato il 6 aprile 1924 per la circoscrizione della Calabria e della Basilicata (ventisettesima legislatura), Pietro Mancini fu il solo deputato dell’opposizione che le due regioni mandarono alla Camera. Decadde dal mandato parlamentare per delibera della Camera, nella seduta del 9 novembre 1926, a seguito di una mozione presentata da Augusto Turati. Nello stesso anno fu confinato a Nuoro e per tale motivo ritenuto una sorta di eroe sacro dell’antifascismo meridionale.
L’articolo ne palesa invece la vulnerabile umanità.
“S. E. Mussolini, compiendo un atto altamente magnanimo, ha condonato, dopo soli cinque mesi di espiazione, di seguito a richiesta dell’interessato, la pena del confino inflitta dalla Commissione Provinciale di Cosenza per la durata di cinque anni, all’onorevole Pietro Mancini.
La relativa istanza, di cui a suo tempo venne data comunicazione a S. E. Michele Bianchi, il quale a sua volta ne informò il prefetto Commendatore Guerresi ed il Segretario Federale dott. Cesare Molinari, venne rivolta a S. E. Mussolini, quale Ministro dell’Interno; e S.E. Mussolini, avvalendosi dei suoi poteri, ha generosamente perdonato .
L’atto di S. E. Mussolini è solenne riaffermazione degli alti sensi generosi e magnanimi del Condottiero Magnifico dell’ Italia nuova ed è indice eloquente delle direttive del Regime, implacabile nella difesa dello Stato, ma tendente alla conciliazione degli animi ed a porre nella sua vera luce lo spirito e l’essenza della Rivoluzione Fascista”.
Lungi dall’esprimere giudizi storici affrettati sulle vicende sopra elencate, non si può non essere d’accordo con le parole dell’onorevole Fabrizio Cicchitto, gran cerimoniere del passaggio di Giacomo Mancini al centro destra. L’onorevole, durante il rito romano del travaso, ha affermato che le storie delle persone sono lunghe.
E’ innegabile, comunque, che analizzate nei loro snodi essenziali, talune sembrano rilevarsi fragili e perciò più conformi alla natura umana che a quella degli dei.

Gli avvenimenti citati in questo articolo sono tratti dalle seguenti fonti:

(continua…)

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Nessuno mi può giudicare

18 Giugno, 2008 · Lascia un Commento

Il signor Berlusconi Silvio dopo aver condotto una campagna elettorale all’insegna degli alti valori costituzionali e dei bagni di folle (progettati a puntino dalle sue equipe televisive) propinando formule magiche per risolvere i problemi dei suoi futuri sudditi, ha finalmente tolto la maschera per tornare ad essere il mercante di sempre accecato dai suoi interessi personali.
E’ tutta una strategia ben congeniata: prima avanza la proposta di far fuori le intercettazioni per i reati “meno rilevanti” poi fa approvare un emendamento al c.d. decreto sicurezza (Decreto legge 23 maggio 2008, n.92) con il quale si prevede la sospensione per un anno dei processi penali per reati “meno rilevanti” commessi fino al 30 giugno 2002 ,ossia con pene di detenzione inferiori ai 10 anni in svolgimento e compresi tra la fissazione dell’udienza preliminare e la chiusura del dibattimento di primo grado. Ah quasi dimenticavo… due piccoli particolari… anzi due piccole coincidenze… tra i “reati minori” e per di più commessi fino al giugno 2002 e che si trovano tra l’udienza preliminare e la chiusura del dibattimento, rientra anche quello per il quale è sotto processo il cavalier Berlusconi Silvio; corruzione in atti giudiziari, in particolare, secondo l’accusa, Berlusconi avrebbe “comprato”, pagando 600mila dollari, la falsa testimonianza del legale inglese Mills, per essere favorito nel processo All Iberian e in quello sulle presunte tangenti alla Guardia di Finanza.
Lo stesso Mills in una lettera inviata ai giudici di Milano dichiarava <Silvio Berlusconi, a titolo di riconoscenza per il modo in cui ero riuscito a proteggerlo nel corso delle indagini giudiziarie e dei processi, aveva deciso di destinare a mio favore una somma di denaro> e ancora <A compenso di tutti quei rischi e costi. Perché le persone di Mister B. sanno che, con le mie deposizioni in tribunale, io l’ho tenuto fuori dal mare di guai in cui l’avrei buttato se avessi detto tutte le cose a mia conoscenza>. Naturalmente quando fu aperto il procedimento a suo carico i suoi portavoce dissero che si trattava del solito complotto di comunisti.
Ma tralasciamo i fatti giudiziari e guardiamo agli aspetti politici della cosa. Proprio ieri Berlusconi Silvio invia una lettera al presidente del Senato Schifani in cui preannuncia le sue intenzioni e ne spiega le “ragioni”: dice che vuole che venga approvato questo emendamento così l’autorità giudiziaria può occuparsi più intensivamente dei reati più gravi e osserva di essersi accorto quasi per sbaglio che della sospensione godrebbe anche “uno fra i molti fantasiosi processi che magistrati di estrema sinistra hanno intentato contro di me per fini di lotta politica” e visto che per caso si trova sull’argomento aggiunge che ha intenzione di ricusare il giudice che lo processa. Ma non è finita!!! Il bello deve ancora arrivare! Nel prosieguo della lettera Berlusconi afferma che siccome è stato “aggredito con infiniti processi e migliaia di udienze che mi hanno gravato di enormi costi umani ed economici” ritiene necessario introdurre una norma che tuteli le alte cariche dello Stato attraverso la sospensione dei processi a loro carico per la durata in carica!!! E’ inaudito!! Berlusconi sta diventando ostaggio delle sue smanie di potere e dei fantasmi del totalitarismo. Cioè prima si sospende un processo iniziato quando non era in carica poi vuole introdurre (come ha già fatto in passato ma in via temporanea, giusto il tempo per evitarsi un paio di processi) una norma che lo renda immune mentre è in carica.
C’è bisogno di una sollevazione popolare! Non possiamo continuare a comportarci come sudditi! Se ci pensate poi nulla è stato lasciato al caso…tutte le varie proposte indecenti avanzate dal governo Berlusconi sono avvenute proprio mentre lui sa perfettamente che la maggior parte della popolazione è distratta dall’evento del momento cioè dagli europei… la lettera “scabrosa” è stata letta da Schifani proprio il giorno in cui giocava l’Italia e quindi tutti attendevano l’evento. Sta seguendo il modello di Lorenzo de’ Medici che per distrarre i sudditi dalle sue trame di potere proponeva feste carnevalesche e spettacoli che inibissero la mente: “chi vuol esser lieto sia del doman non v’è certezza” . Ma noi siamo esseri pensanti.
Ancora non riesco a capacitarmi della cosa… anziché avere un presidente del consiglio che introduce una norma che impone a tutti i condannati di abbandonare immediatamente la carica che rivestono ne abbiamo uno che vuole l’impunità. E’ assurdo. SFIDO CHIUNQUE A DIRE IL CONTRARIO.

Elio Ardifuoco

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Proposta indecente II: il Ritorno

14 Giugno, 2008 · Lascia un Commento

Nell’articolo pubblicato qualche giorno fa intitolato “Proposta indecente” esprimevo i miei dubbi sulla proposta, tradotta proprio ieri in disegno di legge, avanzato dal presidente (no non del Milan del Consiglio) Berlusconi: dubbi non sul fatto se possa o no essere una buona misura ma sulla sua stessa logicità. E’ infatti incomprensibile e fuori da ogni logica che si voglia intensificare la tutela della Privacy non semplicemente vietando la pubblicazione delle intercettazioni (fino a che le stesse siano considerate segrete) ma ancor prima vietando le intercettazioni stesse rispetto a reati puniti con una pena edittale inferiore nel minimo a 10 anni. Infatti secondo il disegno di legge presentato ieri le intercettazioni sarebbero consentite soltanto per reati per i quali è prevista una pena edittale superiore nel minimo a 10 anni (la legge di solito, ma non sempre, prevede che un reato debba essere punito con una pena che va da un minimo ad un massimo, es. da 5 a 10 anni, sarà poi il giudice a stabilire la pena precisa) salvo alcune eccezioni come corruzione ,concussione, violenza privata, minaccia e calunnia; inoltre devono essere autorizzate da un giudice collegiale e non più dal giudice per le indagini preliminari e altre misure, queste condivisibile, per garantire maggiormente tutte le operazioni di intercettazione. Poi prevede fino a 5 anni di carcere ( spropositato) per pubblici ufficiali (magistrati, cancellieri ecc) che rivelano il contenuto di intercettazione e fino a tre anni, convertibili in pena pecuniaria, per il giornalista che la pubblica.
Dicevo il Ritorno perché Berlusconi Silvio ha già mostrato in passato la propria avversione nei confronti della magistratura in generale e delle intercettazioni in particolare. Devono proprio essergli antipatiche queste intercettazioni, forse non si sente tranquillo a sapere che qualcuno potrebbe ascoltare le sue conversazioni o magari è solo timido… magari è come quando qualcuno ti osserva quando cerchi di fare “pipì”… insomma non è il massimo…quantomeno perché non riesci a concentrarti. Dicevo della sua avversione. Nel 2003 (governo Berlusconi) viene promulgata una Legge sulle immunità dei membri del parlamento in base alla quale : 1) se un magistrato intende intercettare un membro del Parlamento deve chiedere l’autorizzazione alla camera di appartenenza…!!! In pratica non hanno avuto il coraggio di dire espressamente che loro non sono sullo stesso piano dei comuni mortali e hanno detto “si anche io come voi posso essere intercettato…solo che prima devo essere avvisato”. 2) se un magistrato sta intercettando un’altra persona (in ipotesi un Boss di Palma di Montechiaro) la quale “per caso” si trova a parlare con un “divus” per utilizzare tali intercettazioni deve chiedere l’autorizzazione alla camera di appartenenza!! Se ad esempio il boss racconta al parlamentare di aver partecipato alla “strage di via d’Amelio” e la camera (com’è prevedibile) non da l’autorizzazione all’utilizzo, si butta tutto nel cestino. Addirittura si era proposto che fosse sufficiente che in una conversazione fosse nominato un parlamentare perché poi fosse necessaria l’autorizzazione all’uso. Altro che Casta.
Ma tornando al disegno di legge appena approvato. Come al solito Berlusconi Silvio si trova in conflitto di interessi… d’altronde ad avere le mani dappertutto si paga qualche prezzo. Ma come proprio lui che è proprietario di numerosi giornali e di tre reti televisive si mostra indignato per i giornalisti che pubblicano le intercettazioni… quegli stessi giornalisti che facendo di questi scoop gli portano non pochi quattrini… allora uno potrebbe dire bhe allora con questo provvedimento (se verrà tradotto in decreto) va contro i propri interessi! Non ne sarei così sicuro! Il rischio è infatti che dal momento che la pena della reclusione è convertibile in pena pecuniaria ed anzi probabilmente sarà prevista direttamente una pena pecuniaria le redazioni potranno fare un ragionamento di costi benefici: quanto mi costa se pubblico le intercettazioni? Quanto guadagno in termini di vendite se le pubblico in esclusiva? Credo che sia molto più alto il guadagno. Infatti mettiamo che venga condannato a tre anni di reclusione, il massimo della pena; tradotti in denaro, se si considera che ogni giorno di reclusione è valutato pari a 38 euro, avremo che 365 x 38 x 3 = 41.610 euro. Questo è l’ammontare massimo. Bazzecole per una grossa testata giornalistica una cifra pesante per il giornaletto di provincia. Per cui è evidente che potrebbero esserci anche problemi di distorsione della concorrenza.

Elio Ardifuoco

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Addio Giovanni

14 Giugno, 2008 · Lascia un Commento

Il cielo è limpido e la temperatura è calda nel primo, vero pomeriggio d’inizio estate. Mentre Giuseppe Costanza, in via Notarbatolo, siede alla guida di una Croma azzurra diretta a Punta Raisi, preceduta e seguita da altre due auto di scorta, poco lontano un uomo entra nella bottega di un barbiere. Salvietta bianca intorno al collo, testa reclinata all’indietro, sigaretta accesa tra le dita, Paolo Borsellino ha gli occhi chiusi e prova a rilassarsi mentre Paolo Biondo, da quindici anni il suo barbiere con bottega in via Zandonai, a due passi da casa, gli passa la lozione dopobarba sul viso scavato. Quello del barbiere è uno dei pochi rituali che è riuscito a mantenere: la “seduta” da Paolo gli serve per ritagliarsi una pausa nel vortice degli impegni quotidiani, e per pensare in solitudine. Al salone da barba, questo pomeriggio, lo ha accompagnato in auto sua figlia Fiammetta, ma più tardi tornerà a piedi da solo, come ha sempre fatto. Sono da poco passate le 18, quando squilla il cellulare.
- si?
- Paolo?

E’ un collega. E gli sta dicendo qualcosa di terribile. Paolo Borsellino sbianca in volto, si raddrizza sulla poltrona del barbiere, fa cenno all’artigiano di fermarsi. La voce gli esce strana, lamentosa.

- Ma che dici?
- Si, è Giovanni. Sappiamo solo che è ferito.

Borsellino si alza, si strappa la salvietta dal collo, senza staccare l’orecchio dal cellulare tira fuori dalla tasca il portafogli, prende due banconote da diecimila lire, quasi le lancia a Paolo Biondo e balza fuori dalla bottega, senza fargli neppure un cenno… Non cammina, adesso, corre. In pochi minuti è a casa, passa dritto e veloce davanti al portiere senza salutare, s’infila in ascensore, arriva alla porta del suo appartamento e bussa una, due volte.
Manfredi gli apre, è sorpreso di quelle scampanellate, suo padre non fa mai più di uno squillo, lo interroga con lo sguardo, ma lui non gli rivolge la parola. Va dritto nel suo studio e si attacca al telefono. Agnese non è in casa, è fuori con un’amica. Lucia e Fiammetta studiano nel soggiorno, ma sentono il trambusto, accorrono nello studio: < Che è successo? >. Paolo non risponde. I ragazzi lo guardano turbato, comprendono che è accaduto qualcosa di orribile. Paolo è immobile, non parla, con il dito insiste sulla tastiera del telefono, forse trova occupato. Ha la bocca contratta, cucita. Lucia lo implora: < Papà dimmi cos’hai, dimmelo >.
Lui tace. Poi di colpo, con gli occhi da pazzo, Borsellino si sfila la cintura dei pantaloni, la afferra e la sbatte contro un muro, due, tre, dieci volte. Urla con rabbia: <Un attentato…Giovanni…è ferito, è all’ospedale Civico>. Lucia, Fiammetta e Manfredi sono impietriti. Lucia è quella che si riprende per prima. Mette una mano sul braccio del padre. Lo ferma, a fatica blocca quelle cinghiate di rabbia. <Andiamo, papà, ora basta. Andiamo da lui>. Prende le chiavi della A112 di Fiammetta, le passa a suo padre. Borsellino si scuote, sembra tornare in sé, si rimette la cintura: <Si, andiamo>.

(Passo tratto dal libro ” L’agenda rossa di Paolo Borsellino” di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza)

Elio Ardifuoco

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Proposta indecente

11 Giugno, 2008 · Lascia un Commento

E’ di questi giorni la notizia secondo cui il Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi avrebbe intenzione di limitare le “intercettazioni di conversazioni o comunicazioni telefoniche e di altre forme di telecomunicazioni” (come definite dal codice di procedura penale) ai soli reati di criminalità organizzata e di terrorismo. Fa da eco la voce del leghista Maroni che rilancia :no anche i reati di corruzione! Sembra un teatrino montato ad arte. In campagna elettorale si è parlato di risolvere il problema della disoccupazione, aumentare le pensioni, ridurre il precariato, abbattere il costo della vita, incentivare la produttività e la competitività delle imprese ecc… le solite favolette da campagna elettorale. E ora una volta eletto per inaugurare la legislatura quali sono i provvedimenti che il Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi ritiene prioritari??!! Eliminare le intercettazioni!! Tappare “l’ORECCHIO” della magistratura!! In soldoni il motivo di questo provvedimento è di impedire che la vita privata delle persone non venga sbattuta in prima pagina! Tutela della Privacy si chiama. A totale discapito dell’interesse pubblico all’accertamento, persecuzione e repressione dei reati, dell’interesse alla tutela del diritto alla prova e quindi all’accertamento della verità. In genere una legge bilancia gli interessi in gioco a seconda della loro importanza… qui la bilancia pende tutta dal lato della tutela della Privacy… almeno gli interessasse davvero quella!! Ma bisogna fare alcune precisazioni per capire quanto la proposta sia indecente!
Punto primo: la maggior parte dei reati di natura finanziaria e contro l’economia pubblica (bancarotta fraudolenta e preferenziale, insider trading e tanti altri reati che interessano i “ricchi”), dei reati contro la pubblica amministrazione (corruzione, concussione) e l’amministrazione della giustizia e alcuni reati contro il patrimonio (truffa ai danni dello stato, per il conseguimento di erogazioni pubbliche) sono perseguiti esclusivamente grazie allo strumento delle intercettazioni. Senza le intercettazioni non avremmo (e i magistrati non avrebbero) saputo del crack Parmalat e Cirio e della maxi tangente Enimont (ma i casi sono infiniti) e soprattutto gli autori non avrebbero pagato.
Punto secondo: la tutela della Privacy viene in gioco nel momento in cui ad essere pubblicate sui giornali o trasmesse sulle televisioni sono notizie della vita privata delle persone sottoposte ad intercettazioni tipo “amore stasera faccio tardi non aspettarmi per cena” o “ci vediamo a casa tua per le nove…con mia moglie ho sistemato”. Queste sono le intercettazioni invasive della privacy! Per cui il problema che il Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi fa passare come “generale” è in realtà “particolare” in quanto limitato a ipotesi ben precise. Se trasmettono in televisione che un certo ministro prende tangenti QUESTE SONO NOTIZIE CHE IO ELETTORE DEVO SAPERE così non lo voto più.
Terzo punto: chiariamo un pò di cose sulla disciplina delle intercettazioni e sui limiti già esistenti. Il codice di procedura penale stabilisce che “è vietata la pubblicazione di atti d’indagine (comprese quindi le intercettazioni) coperti da segreto” e aggiunge che “gli atti sono coperti da segreto fino a quando l’imputato non può conoscerli” il che vuol dire,in linea teorica, che una volta che l’imputato conosce gli atti che lo riguardano questi non sono più segreti e sono quindi pubblicabili. Dico in linea teorica perché poi aggiunge che se si va in dibattimento (il processo vero e proprio) gli atti, se pur non più segreti, non possono essere pubblicati fino alla sentenza… però può essere pubblicato il loro “contenuto”!! Cioè non si può pubblicare l’atto integrale (ad es. l’intero testo della intercettazione) ma il contenuto si. Quindi una disciplina che limita la pubblicazione degli atti (se pur criptica) esiste già. Per quanto riguarda nello specifico le intercettazioni il codice stabilisce che una volta effettuate, le registrazioni con i verbali contenenti una sintesi del contenuto delle intercettazioni devono essere depositate nella segreteria del pubblico ministero affinché l’imputato e il difensore possano prenderne visione e successivamente in contraddittorio tra loro, PM e difensore decidono le registrazioni da tenere e quelle irrilevanti per le indagini da eliminare. Le registrazioni irrilevanti (“amore ci vediamo ecc”), se si tiene conto che le intercettazioni avvengono 24 su 24, sono evidentemente la gran parte… il problema è che il deposito in segreteria avviene prima che le intercettazioni vengano epurate dalle parti inutili ed è proprio in questa fase della catena che i giornalisti riescono ad ottenerle!
Ora partendo dal presupposto che l’intento sia effettivamente quello di una maggiore tutela della riservatezza e non altro, appare assolutamente aberrante eliminare in toto le intercettazioni quanto è sufficiente intervenire in quel punto del meccanismo in cui è possibile una fuga di notizie. Se le intercettazioni venissero depositate in segreteria già epurate dalle parti irrilevanti ai fini delle indagini (cioè tutti gli scorci di vita privata che,come dicevo, sono la maggior parte) il problema sarebbe risolto. A questo punto i telegiornali potrebbero soltanto pubblicare, laddove consentito, intercettazioni, chiaramente di un personaggio importante (quelle delle persone comuni non le pubblica nessuno), che hanno un contenuto penalmente rilevante e che quindi interessano alla gente che ha anzi un diritto ad essere informata!

Quello che voglio dire, e concludo, è che non si può impedire ai magistrati di indagare soltanto perché i giornalisti pubblicano notizie lesive della privacy. E ammettendo anche che non si vuole che venga pubblicata nessun tipo di intercettazione, neppure quelle penalmente rilevanti (in via d’eccezione rispetto a tutti gli altri atti di indagine), la soluzione al problema non è impedire le intercettazioni ma impedire che vengano pubblicate. Sarebbe come dire che siccome è stata realizzata un’opera abusiva su una collina… butto giù tutta la collina! E’ evidente che c’è qualcosa che non quadra.

Elio Ardifuoco

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Assenteismo dei Militari in carriera

7 Giugno, 2008 · 1 Commento

Vorrei che il ministro della funzione pubblica Brunetta e il ministro della difesa La Russa venissero a conoscenza anche dell’assenteismo prodotto tra i militari in carriera, infatti molti di questi “impiegati in divisa” possiede cause di servizio false nonostante lavorino in uffucio, a loro viene concessa la malattia senza alcun controllo da parte delle asl, a loro gli basta un medico militare (collega) per confermargli 30 , 60 , 90 giorni o molti di più.
certo non si può fare di un erba un fascio ma molti di questi “impiegati in divisa” ne approfittano, NON sto parlando invece dei militari che lavorano sodo sia all’estero che nei reparti operativi, vorrei dire inoltre che molti di questi militari che sono “impiegati in divisa” percepiscono indennità che dovrebbero spettare a chi opera all’estero o sempre in reparti operativi…
Che si faccia luce anche su questo perchè di soldi se ne sprecano tanti

Romolo ?

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Poseidone, il magistrato e il podio

6 Giugno, 2008 · Lascia un Commento

Nel periodo in cui l’Inter vince il Campionato Italiano e Alberto Contador vince il 91° Giro d’Italia dai telegiornali ci arriva la notizia che anche la Calabria ha il suo bel posto sul podio…è la seconda Regione d’Italia per numero di reati accertati contro il patrimonio naturale! Alla faccia delle montagne verdi e delle colline e le praterie. Siamo secondi soltanto agli amici campani che hanno le strade invase dalla spazzatura e le discariche abusive al posto dei giardinetti pubblici. Che disdetta! E pensare che l’economia della Calabria doveva basarsi sulle bellezze naturali , sulle acque limpide e cristalline dei due mari che ci circondano e sul turismo e blablabla e blablabla…I telegiornali prontamente con tono allarmato e preoccupato diffondono la notizia da paladini della libertà di espressione e del diritto di informazione…il giornalista al quale è stato affidato il servizio ci mette tutta la passione e la partecipazione possibile…è perfino dettagliato e preciso su alcuni punti, non lascia nulla al caso…un servizio ineccepibile. Peccato che quando De Magistris è stato oggetto di attacco da parte del governo, quando è stato scippato dell’indagine che stava svolgendo e successivamente trasferito e affidato ad altre funzioni nulla hanno detto i paladini della libertà di informazione!!!Si sono limitati a buttare qua e la qualche notizia criptica senza prolungarsi troppo e soprattutto senza spiegare nulla ai cittadini .Ma si alla fine chi è questo qua…non merita troppo spazio!

Chi è questo qua? Luigi de Magistris è il sostituto procuratore presso la procura di Catanzaro che in funzione di pubblico ministero ha condotto le indagini denominate Poseidone e Why Not?…ma limitiamoci a Poseidone…come tutti avete notato, da un po’ di anni a questa parte le acque del Tirreno e dello Ionio non sono più le stesse!Non si riesce più a fare il bagno. In certi orari della giornata arrivano ondate di sporcizia e macchie oleose…a volte si vedono galleggiare strane “cose” che preferisco non ripetere. Insomma il mare è inquinato e dove ci sono i lidi issano la bandiera nera per indicare che è preferibile non entrare in acqua. Già da un po’ di anni in Calabria è emergenza ambientale e per questo motivo è stato istituito il commissario straordinario nella persona di Giuseppe Chiaravalloti. Ad ogni modo di questa situazione se ne è accorto anche De Magistris e incomincia a svolgere qualche indagine. Si domanda come mai nonostante il commissariamento le coste sono inquinate, come mai nonostante i milioni di euro (non meno di cinquecento) che sono giunti dall’unione europea per via del commissariamento. Si accorge che si sono moltiplicati i depuratori (ciascuno dei quali costa intorno al milione di euro) ma o non funzionano o funzionano male e spesso sono essi stessi fonte di inquinamento! De Magistris continua ad indagare ed incomincia ad ipotizzare un meccanismo criminoso abbastanza elementare: si continua a prorogare il commissariamento nel settore ambientale per continuare a gestire illecitamente i contributi europei. In che modo? Si affidano i lavori di realizzazione delle opere milionarie, in particolare dei depuratori, a chi ha “le giuste conoscenze”…combinazione “dalle estrazioni” svolte per aggiudicare gli appalti uscivano fuori sempre le stesse ditte. Alcuni imprenditori sentiti “come persone in grado di riferire circostanze utili ai fini delle indagini” affermavano che da quando sono arrivati in Calabria non hanno ottenuto nemmeno un appalto…perché non avevano agganci politici. Insomma la situazione che il PM descrive è di un intreccio di poteri, che risalgono fino a coinvolgere membri del parlamento,finalizzato all’arricchimento personale a discapito dei calabresi. A discapito nostro. Ipotizza inoltre,sulla base di una lunga serie di intercettazioni, che il procuratore capo(suo capo) sia una talpa in contatto con un senatore di Forza Italia, suo amico intimo e principale indagato nell’inchiesta. Per questo motivo quando deve iscrivere nel registro degli indagati il senatore lo fa in modo che il suo capo non lo sappia potendo altrimenti pregiudicare le indagini. Per questa azione “anomala” di De Magistris ( costretta dalla situazione, dal momento che il suo principale indagato era amico intimo del procuratore capo ) il suo capo gli “avoca” (gli toglie) l’indagine Poseidone! Fine dei giochi. Anche l’inchiesta Why Not? tempo dopo gli viene avocata dopo che ha iscritto nel registro degli indagati l’ex Ministro della Giustizia Mastella, in quanto avrebbe reso pubblica tale iscrizione eccellente! Nessuno ha considerato che lui era l’unico a perderci in tutto ciò. Attualmente le indagini stanno proseguendo presso altre procure alle quali sono state consegnate “stanze intere piene di faldoni sulle indagini svolte” e De Magistris a seguito di provvedimento disciplinare non può più esercitare la funzione di pubblico ministero e sta svolgendo quelle di giudice per le indagini preliminari (tutt’altra cosa).

A proposito: in tutto ciò l’ Associazione Nazionale Magistrati, che dovrebbe tutelare i magistrati, non ha detto una parola. Qualche settimana fa il presidente della ANM si dimette per via di alcune polemiche circa un suo incontro con il principale indagato della inchiesta Why Not?…non ci sono parole.

Ecco chi è De Magistris. Un eroe come lo sono stati Falcone e Borsellino. Oggi tanto osannati da tutti, specie dai politici, ma allora isolati ed emarginati come oggi accade a De Magistris. E’ questa la persona che i telegiornali di tutte le reti (che ricordiamo hanno come dirigenti persone messe lì da politici) hanno completamente ignorato!

FACCIAMO IN MODO CHE NON ACCADA PIU’!

Elio Ardifuoco

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