Di “Lo Spadaccino”
Il vicario di Desertopoli, che in compagnia del suo ronzino partiva spesso per stravaganti crociate confortato solo dalla sua stitica immaginazione, è ora fatto segno con l’espressione latina “de cuius”, il defunto.
Di lui, che non ha lasciato alcuna eredità, si ricorderanno solo le feroci scorribande.
Sostenne la congettura che solo col suo immarcescibile contributo sarebbe stato possibile innalzare i bastioni della Democrazia.
Sguainò la spada per combattere le minute miserie dell’uomo e cercò di soddisfare le sue calve ambizioni, urlando che avrebbe corretto l’incorreggibile.
Addobbò di fumo e macerie i suoi tristi sentieri.
Scorse il vizio in tutti i gangli del creato e mai sospettò che esso potesse albergare anche nel suo minuscolo muscolo cardiaco.
Lo Spadaccino
A sostegno dell’idea che nelle nostre infelici contrade la realtà superi di gran lunga la fantasia, ci serviamo di un articolo apparso sul Quotidiano del 6 ottobre 2009 dal titolo“ San Sosti: cacciatori scoperti con richiami abusivi”.
A pensar male si commette peccato, ma spesso ci si azzecca!


