Giornale Interattivo di San Sosti e dintorni

Voci categorizzate come ‘STORIA E ARCHEOLOGIA LOCALE’

Luigi Pancaro: l’uomo che fu medico personale di Padre Pio, inventore del Sistosan e che condusse importanti studi sulla anestesia spinale.

3 Novembre, 2009 · 6 Commenti

Di Elio Ardifuoco

Era un pomeriggio piovoso. Mi ero recato ad Altomonte per una visita alla vecchia casa disabitata della mia bis-nonna. Nella soffitta una scatola polverosa. All’interno in un ordine quasi ossessivo una quantità indescrivibile di lettere disposte in colonne. Era l’inizio del mio viaggio alla scoperta delle mie radici. Solo dopo scoprii che si trattava delle lettere inviate dal Canada dal mio bis-nonno (padre di mia nonna) Roberto Pancaro alla sua amata e moglie. Lettere d’amore, lettere di speranza ,di coraggio e di una forza interiore di altri tempi. Ma anche lettere, a volte, di un pragmatismo che lascia disarmati. Sullo sfondo la guerra e il fascismo. La crisi italiana e il sogno americano. Il dollaro forte e la lira debole. Tutti ingredienti che mi hanno portato a volerne sapere di più su una parte delle mie (continua…)

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Archeologia – estratto del lavoro di tesi di laurea di S.Carbone sul territorio di San Sosti.

21 Ottobre, 2009 · 6 Commenti

Di Stefano Carbone

La Sibaritide in età protostorica: esiti delle ricerche, Tesi di Laurea a.a.c.c. 2008-2009

Nell’esprimere i più sentiti ringraziamenti ai Comuni di: Trebisacce, Francavilla Marittima, Spezzano Albanese, per la gentile collaborazione, un particolare ringraziamento all’Amministrazione Comunale di San Sosti e al Sig. Sindaco, ON/le Vincenzo BRUNO, per aver accolto positivamente la mia richiesta di collaborazione all’avviamento (analisi e catalogazione dei reperti archeologici) del Museo Multimediale Archeologico del Parco Nazionale del Pollino, sito in via Vittorio Emanuele, con incarico: Giusta Delibera di Giunta del 03.07.2008, n° 39.

I ringraziamenti più sentiti e sinceri vanno al mio amico fraterno Angelo Martucci, per avermi guidato passo, passo nella stesura di questo elaborato di Laurea.

(continua…)

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Alla riscoperta del patrimonio artistico, archeologico e ambientale del nostro territorio.

19 Ottobre, 2009 · 10 Commenti

Di Angelo Martucci

ANTONIO COZZITORTO

Presenta:

VIAGGIO NEL TEMPO

Viaggio nel Tempo è una collana di opere, con uscite periodiche, ideata con l’obbiettivo della riscoperta e della valorizzazione del patrimonio artistico, archeologico e ambientale della Calabria e più in generale del sud Italia.
Il primo numero è dedicato al patrimonio culturale del comune di San Sosti, quasi sconosciuto persino dagli stessi abitanti del posto. (continua…)

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Riceviamo e pubblichiamo: notizia sull’Ascia di San Sosti, Calabria, Italia. (KYNISKOS, 520a.c Occidentale greca,realizzato in Sibari).

17 Ottobre, 2009 · 5 Commenti

Di Vincenzo De Luca (da Milano)

La si dice proveniente dai dintorni di S. Agata d’Esaro, ma in realtà fu scoperta nel 1846 (sei miglia) lontano, sopra una costa montana (600 a 890 metri di quota) fra estesi ruderi, che alcuni cultori di memorie locali attribuivano ad una primitiva S. Agata ed altri chiamavano invece Artemisia, seguendo Gabriele  Barrio nell’identificarvi l’Artemision  menzionato nel fr…  di Ecateo ed alterando il genere del nome sull’assonanza d’un toponimo ancora vivo. L’“ascia” fu per primo disegnata dal Capialbi e pubblicata dal (continua…)

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IL MISTERO DELLA SCURE MARTELLO. Ultime scoperte sull’oggetto più famoso della Magna Grecia.

6 Ottobre, 2009 · 14 Commenti

Di Angelo Martucci

Il sorprendente successo riscosso dal primo numero dell’opera intitolata “VIAGGIO NEL TEMPO” ci ha dato slancio e rinnovato entusiasmo a continuare il “viaggio nel passato” alla riscoperta delle nostre più profonde radici culturali.
Nella prossima pubblicazione, in via di preparazione, intitolata IL MISTERO DELLA SCURE MARTELLO, ultime scoperte sull’oggetto più famoso della Magna Grecia”, cercheremo di (continua…)

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La storia di San Sosti: “la Repubblica”, 11 maggio 1990.

20 Settembre, 2009 · 3 Commenti

IL NONNO PIU’ VECCHIO D’ ITALIA HA 110 ANNI

la Repubblica — 11 maggio 1990   pagina 22   sezione: CRONACA

SAN SOSTI. Cincin per il nonno d’ Italia che compie 110 anni, il più anziano. San Sosti è in festa, Domenico Minervino mangia la torta, si concede un po’ di spumante, ritorna con lampi di memoria nel suo lungo passato, alla sua vita da contadino, al sogno giovanile della California dove è rimasto e vive invece il fratello Salvatore di appena… 107 anni (continua…)

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UN “VIAGGIO NEL TEMPO” ALLA RISCOPERTA DEI TESORI DEL PARCO NAZIONALE DEL POLLINO

5 Settembre, 2009 · 24 Commenti

Di Angelo Martucci

La nuova casa editrice Martus Editore, presente con uno stand nella fiera del Pettoruto, è orgogliosa di presentare il primo numero dell’opera intitolata “Viaggio nel Tempo(continua…)

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Dossier Touring Club Italiano “MUSEI ARCHEOLOGICI 2008″

3 Settembre, 2009 · 1 Commento

Di Pierino Calonico

NEWS: www.archeopollino.it

Nel 2008 lo Zoo della Città di Pistoia ha ottenuto più visitatori dei Musei Archeologici Nazionali presenti nella Regione Calabria! La notizia nasce dall’analisi del Dossier “MUSEI ARCHEOLOGICI 2008″ del Tuoring Club Italiano che, tra l’altro, ha stilato la top “Trenta” dei Musei Artistici-Storico-Archeologici e scientifici più visitati in Italia. Dal Dossier risulta, a dir poco, clamorosa la scarsissima attrattiva di tutti i Musei Archeologici Calabresi.

(continua…)

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Un instant book, che sarà presentato a San Sosti giorno 8 agosto, indaga l’avventurosa ed enigmatica vicenda della scure di Kyniskos.

6 Agosto, 2009 · 8 Commenti

Di “Mille storie, mille memorie”

Molti dei reperti archeologici esposti nei musei di tutto il mondo nascondono storie non chiare di alienazioni o ancora peggio di trafugamenti e di riapparizioni improvvise nei più grandi spazi espositivi del pianeta.
In questi ultimi giorni ad esempio, l’attenzione della stampa mondiale si è posata sul nuovo Museo dell’Acropoli di Atene, inaugurato nel mese di giugno, che rivendica alcune sculture che sono esposte al British Museum di Londra. Sempre nello stesso periodo, (continua…)

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Antico rimedio sansostese contro il mal di scirocco

2 Agosto, 2009 · 1 Commento

Di Francesco Capalbo

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Quando l’intensa calura estiva rende l’aria irrespirabile, è possibile trarre sensazioni di sollievo anche… da due foto come quelle da noi proposte. Tratte dal libro “Il Pettoruto” di Giuseppe e di Francesco Marasco, esse ritraggono una la vecchia strada per fra Giuvanni, percorsa da ragazze che andavano a riempire i vummuli (gli orcioli) e da donne che portavano il grano al vecchio mulino e l’altra la fontana e il mulino.
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Importante scoperta archeologica in località Livata-Castello della Rocca

29 Luglio, 2009 · 3 Commenti

Di Angelo Martucci

San Sosti (Aghws Swstis) Cs

Importante scoperta archeologica in località Livata-Castello della Rocca (ricognizione di superficie a cura di Angelo Martucci, Giovanni Martucci, Francesco Artuso)

IGM 1: 10.000 (F. 229_IV N.O._sez._A)

Foto satellitare

 

 

 

 

 

 

È un modesto pianoro posto a quota 396 m.s.l.m. in posizione dominante sul centro abitato di San Sosti, sulla sinistra idrografica del torrente Rosa, all’imbocco della gola del Pettoruto (continua…)

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Fiera del Pettoruto: storia e tradizione

22 Luglio, 2009 · 32 Commenti

Di Angelo Martucci

Sin da tempi remoti fiere e mercati si svolgevano in prossimità di importanti santuari extraurbani(Emanuele Greco 2996, pp 233-242).
In età greca arcaica, i nuovi arrivati si appropriavano del territorio essenzialmente con la fondazione di santuari dedicati a Era o a Demeter-Persefone, le quali rappresentavano le protettrici della famiglia, dell’agricoltura e del raccolto.
Oltre che ad un importante vantaggio economico, la fiera rappresentava un momento fondamentale di aggregazione tra l’elemento greco e quello indigeno (Gabba, 1995 pp. 131-135).
Fiere e mercati continuavano a svolgersi con regolarità nei pressi dei santuari e delle importanti vie di comunicazione anche in età (continua…)

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Per gli anonimi costruttori di “Tebe dalle sette porte”

18 Luglio, 2009 · Lascia un Commento

Di Francesco Capalbo


La foto, dei primi anni venti, ritrae un gruppo di persone in posa davanti all’obiettivo del fotografo.
Il luogo dell’immagine è la piazzetta di San Sosti (ora piazza della Libertà).
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La Sacra Cinta, dagli scritti dell’Arciprete Domenico Cerbelli del 1857

2 Maggio, 2009 · 5 Commenti

Riportiamo, di seguito, dal libro di Domenico Cerbelli, alcuni scritti sulla Sacra Cinta. Consigliamo di leggere  l’ultimo paragrafo “Origine miracolosa della Sacra Cinta” per avere un riscontro storico di questa tradizione religiosa, tramandata nei secoli e giunta, così, fino ai nostri giorni. (continua…)

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Dell’emigrazione e della dignità del lavoro manuale

1 Maggio, 2009 · 2 Commenti

Di Francesco Capalbo

Non c’è occasione migliore della Festa del 1° Maggio per narrare una storia di emigrazione che ebbe il suo triste epilogo nell’aprile del 1892.
Mi rendo conto che ci è dato di vivere in una epoca in cui le persone non amano sentire il racconto delle storie passate, specialmente se in tali vicende i protagonisti sono rappresentati con gli stessi abiti laceri di quanti ai nostri giorni invocano aiuto varcando i mari delle bulimiche società occidentali. Forse abbiamo rimosso il ricordo di quando i nostri nonni erano descritti come disperati, per non essere costretti ad ammettere che si tratta della stessa disperazione che troviamo incarnata sul viso dei lavoratori stranieri, che abitano i margini delle nostre periferie. Siamo un popolo che ha in odio non solo la memoria, ma anche …

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Anno Domini1965: San Sosti ha finalmente la prima sezione socialista

27 Aprile, 2009 · Lascia un Commento

Di Francesco Capalbo

Così come in molti sono convinti che gli spaghetti siano il frutto bizzarro di qualche albero esotico, la democrazia viene concepita come una diavoleria della quale sono ignoti formule e processi.
Pochi sanno che la libertà che consumiamo nel nostro quotidiano, senza chiederci da dove provenga, non sempre c’è stata e che essa è stata coltivata dall’ardimento di persone indomabili e quasi sempre con poche risorse. L’articolo qui proposto, firmato da Mario Aragona, parla dell’apertura della Sezione del Partito Socialista a San Sosti ed è tratto da …

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Quella volta che a San Sosti vinse… il re. Alle radici del trasformismo

18 Aprile, 2009 · Lascia un Commento

Di Francesco Capalbo


Sul sito sansostese Goladelrosa.eu, gestito in maniera impeccabile dall’amico Raffaele Rosignuolo, leggo spesso inviti affinché non si dimentichi la nostra storia. A tal proposito voglio compiere un piccolo viaggio nelle zone buie e inesplorate del nostro passato alla ricerca dei modelli che hanno ispirato e continuano ad ispirare, nei politici locali, comportamenti trasformisti.
L’immagine in alto rappresenta…

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San Sosti è salva! “…Meno male che ci sono i difensori dell’arte ed i cultori del Bello…”

17 Febbraio, 2009 · 8 Commenti

Di Angelo Martucci

Conoscere il proprio passato per costruire un futuro migliore“.

“Un popolo che dimentica le sue origini è come un malato mnemonico: ha completamente cancellato dalla mente la sua storia, la sua vita…non sa più che è. Quale futuro potrà mai costruire?”

 Un altro straordinario appuntamento culturale si à tenuto a San Sosti presso la Sala Didattica del Museo Multimediale Archeologico del Parco Nazionale del Pollino “San Sozonte” (Aγ. Σωτiων , in greco bizantino o Aγ. Σoζoν, in greco moderno). Lo Staff del Museo ha (continua…)

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L’Ascia di Tinisco e… il canto polifonico

30 Novembre, 2008 · Lascia un Commento

L’episodio dell’Ascia Votiva potrebbe sembrare poco significativo, esso  porta invece  in rilievo l’esistenza di tante energie, come per l’appunto quella del dottor Vincenzo De Luca e dei molti che hanno plaudito alla sua azione, che con il nostro paese hanno un rapporto emotivamente intenso. Il compito di inserire tanta vitalità in un circuito relazionale virtuoso, spetta a chi svolge funzioni di rappresentanza, alle istituzioni politiche e culturali ed anche a quelle religiose (sì, anche alla Chiesa!). Per il momento tale ruolo è svolto egregiamente solo dal giornalino interattivo di un giovane poco più che ventenne, che riannoda quotidianamente gli intrecci di un interessante dialogo e coinvolge persone distanti tra loro centinaia di chilometri, legati dall’affetto che nutrono verso il loro paese. Va dato merito a Raffaele di aver capito prima di molti altri, che lo sviluppo di un territorio, grande o piccolo che sia, necessita di differenti virtuosismi, proprio come un canto a più voci, e non certo degli acuti, alcune volte stonati, di singole persone.

P. S.

Per gli amici appassionati di Storia locale, mi permetta Raffaele d’allegare un disegno dell’Ascia Votiva, tratto da: “Opuscoletti Vari ovvero Monografia di Mottafollone e Raccolta di Massime Morali per l’Arciprete Domenico Cerbelli”.

L’opera fu stampata a Napoli presso la “Stamperia all’Insegna della Sirena”, strada S. Paolo n° 7, nel 1857. L’ascia di seguito rappresentata è la riproduzione di alcuni disegni in rame e di litografie tratti a loro volta da un disegno originale di Vito Capialbi “solerte illustratore delle cose patrie”. Il brano del libro dal titolo: “Della scura italogreca di Artemisio” reca la firma Leopoldo Canonico Pagano. La dedica che appare sull’ascia è tradotta con le seguenti parole: “Sono sacra a Giunone, la quale si venera nella pianura; Tinisco mi ha dedicata secondo il rito nella decima delle lane”. L’estensore del brano motiva la scelta di tale traduzione con le seguenti parole: “… Quindi mi sembra più naturale e più verosimile, senza disapprovare le altre spiegazioni, questa, che io ho scelta in compagnia di un valoroso grecista, il signor Consigliere Lomonaco. Ci ha guidato il solo buon senso ermeneutico ed esegetico, senzacchè contraddicessimo punto alle qualità storiche e ad altre circostanze specifiche. Così la iscrizione è intelligibile all’universo e possono intenderla  anche i principianti”. Nel 1857 non mancavano, come si può intuire, vivacità e originalità intellettuale. Ma all’epoca la Cultura, nonostante si vivesse sotto lo scudiscio Borbonico, era percepita come  valore prezioso e non come inutile chincaglieria.

Francesco Capalbo

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Lettera di chiarimento del Sindaco.

27 Novembre, 2008 · 4 Commenti

Pubblico integralmente quanto ricevuto dal Sindaco di San Sosti Vincenzo Bruno in riferimento ai commenti fatti al mio articolo ‘Vincenzo De Luca ci “ridona” l’ascia di Kyniskos‘. Colgo l’occasione per ribadire, qualora ce ne fosse bisogno, che il Giornale Interattivo riserva ospitalità a tutti, in linea con la sua condotta assolutamente imparziale. Saranno operate rigorosissime censure a quegli articoli o commenti che dovessero scadere in fatti ed offese di carattere personale. Mi è premuto fare questa premessa per fugare qualsiasi dubbio che dovesse, in merito, adombrarsi.

Raffaele Rosignuolo

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Alla C.A. dell’Ing. Raffaele Rosignuolo

Responsabile Legale

Sito Internet www.goladelrosa.eu

87010 Via del Santuario San Sosti (CS)

Verificare, puntualmente, l’azione di chi governa la “Cosa Pubblica” ed in genere analizzare, riflettere, discutere, criticare, proporre soluzioni più idonee ai tanti problemi ed informare con ogni mezzo la società civile… per invocare la cosiddetta “Pubblica Opinione”…tutto questo è linfa vitale per una sana democrazia! Ciò premesso, per ossequiare le più elementari regole della democrazia dell’informazione, è necessario saper distinguere dalla critica positiva la violenza verbale, la polemica sterile, il vilipendio delle Istituzioni e l’offesa a mezzo stampa…perché, altrimenti, si rischia di cadere nel degrado dell’imbarbarimento della vita politica e della società civile!
In tal senso è fondamentale in democrazia, oltre che deontologicamente auspicabile, veicolare alla “Pubblica Opinione”, sempre e solo, una “corretta informazione”! Evitando, quindi, ogni palese falsità e di scadere nel turpiloquio ed in qualsiasi discriminazione che violi il rispetto assoluto della dignità della persona umana, dei diritti dell’uomo e del cittadino.
Pertanto questo mio breve intervento sul blog del meritevole ed utilissimo sito web www.goladelrosa.eu creato dal nostro concittadino Ing. Raffaele Rosignolo, vuole essere un normalissimo, chiaro tentativo di garantire un clima più sereno e civile nella comunicazione on-line che riguarda il nostro Paese e la sua comunità, soprattutto, alla vigilia delle Elezioni Amministrative del 2009!
Indubbiamente l’acredine personale e la psiche-contorta e disturbata, (purtroppo, presente, fortunatamente in misura, assolutamente, marginale nella “competizione politica locale”) se viene raccolta e rilanciata on-line diventa, sicuramente, fuorviante e spesso anche lesiva del decoro e dell’immagine di San Sosti!
Caro Ing. Rosignolo, purtroppo, un pessimo esempio, recentissimo, del genere, è avvenuto a seguito del tuo articolo “Vincenzo De Luca ci ridona l’Ascia Votiva di Kyniskos” del 24-11-2008, con n.2 commenti, rigorosamente “Anonimi”, contro il sottoscritto. Dalla bella notizia relativa all’avvenuta correzione dell’errore del British Museum sulla esatta provenienza dell’ascia votiva di Kyniskos -da San Sosti Campania a San Sosti Calabria- grazie all’intervento dell’amico Avv.Vincenzo De Luca (in verità già sollecitata nel 1969 dalla famosa archeologa Zancani-montuoro, che riusci ad ottenere la prima, fondamentale, correzione da “Ascia votiva da Sant’Agata D’esaro” a quella “da San Sosti”, successivamente vanno ricordate altre richieste, sempre con riferimento alla correzione della Regione di provenienza dell’Ascia, cioè quelle prodotte nel 1980 da Pierino Calonico, nel 1981 da Angelo Calonico, in qualità di Sindaco di San Sosti, nel 1995 da Silvana Perrone, in qualità di Sindaco di San Sosti, dal sottoscritto nel 2001 e nel 2006 dall’Ing. Antonio Castellucci ) si è passati a scrivere e pubblicare che “Vincenzo De Luca ci ridona l’Ascia Votiva di Kyniskos” con due commenti allegati a dir poco disdicevoli, che tra l’altro irridono e sottovalutano l’importanza del Museo Multimediale Archeologico del Parco Nazionale del Pollino “San Sozonte” di San Sosti! Al riguardo mi preme sottolineare, innanzitutto, che il nostro Museo Archeologico è una meravigliosa realtà culturale, un “Bene Comune”, un vanto per San Sosti, per il Parco e per la Calabria. Le oltre 600, interessate ed entusiaste, visite (in maggioranza provenienti da ogni parte d’Italia e dall’Estero) al Museo, dall’otto di Agosto ad oggi, il grandissimo trend di crescita previsto ed il gran numero di visite -300 in pochi giorni- al sito internet www.sozonthesmuseum.com, confermano il successo della mostra multimediale – archeologica, della sua sede e della sua attenta organizzazione ad opera dei Signori Angelo Martucci, Giovanni Martucci, Francesco Artuso, Stefano Carbone e Pierino Calonico, professionisti “volontari” che da oltre un anno, dimostrando tutta la loro dedizione e passione in materia, si sono messi a disposizione ed al servizio della nostra Cittadinanza.
In conclusione carissimo Ing. Rosignuolo, in qualità di responsabile legale del suddetto sito internet, pur apprezzando e congratulandomi con te per l’importante funzione che il tuo sito svolge, quotidianamente, a favore dell’informazione, sottolineo che non serve alla conoscenza della nostra Comunità dare eccessivo spazio a voci incontrollate che denigrano il nostro paese e la Cittadinanza solo perché, con freddo e stolto calcolo pseudo-politico, pensano, esclusivamente ed ossessivamente, di colpire l’Amministrazione del Sindaco Vincenzo Bruno, sempre ed anche quando ha fortemente voluto e realizzato opere che rappresentano, chiaramente, un salto di qualità culturale e sociale per la nostra Comunità. Nella fattispecie ribadisco che il nostro Museo Archeologico è un’opera invidiata e giudicata da ogni dove come modello da seguire…come strumento di sviluppo economico e sociale…come straordinario ed importante segno della nostra millenaria cultura e civiltà in Calabria, in Italia e nel mondo!
Pertanto “Il qualunquista” di turno può pensare male di tutto e di tutti, ma non può andare contro la Storia! Infatti la sensibilità e l’attaccamento alla nostra Comunità, ampiamente dimostrate in questi lunghi anni, per creare e valorizzare tutte le nostre risorse, (eventualmente ti farò avere un memoriale delle iniziative e delle cose concretamente realizzate) hanno confortato anche l’impegno dell’Amministrazione Comunale a rivendicare, con pieno titolo, il recupero della nostra preziosa Ascia Votiva di Kyniskos producendo atti formali in tal senso che non possono essere messi in ridicolo dal solito anonimo “interessato”. A tal proposito ti allego, pregandoti di pubblicarla, l’ultima richiesta di rivendicazione dell’Ascia Votiva all’attuale Ministro per i Beni Cultuali On.le Sandro Bondi, effettuata in data antecedente all’uscita del tuo articolo in questione, non solo perché dimostra la nostra perseveranza, ma, soprattutto, perché chiarisce che, purtroppo, al di là di ogni metafora, la nostra Ascia Votiva di Kyniskos, in realtà, è ancora al British Museum di Londra.

San Sosti, lì 27-11-2008

IL SINDACO DI SAN SOSTI Geom. Vincenzo Bruno


Comune di San Sosti

Provincia di Cosenza

Tel. 0981-60151 / 60152

Prot. N.2292 del 21-11-2008

Al Signor Ministro per i Beni e le Attività Culturali

On.le Sandro BONDI

Via del Collegio Romano, 27

00186 ROMA

Illustrissimo Signor Ministro

I recenti risultati positivi relativi alla restituzione di reperti archeologici Italiani illegittimamente detenuti ed esposti presso Musei Esteri ci incoraggiano ad indirizzarLe la presente missiva. Già nella primavera del 1996 l’Amministrazione Comunale di San Sosti (CS), piccola cittadina nel Parco Nazionale del Pollino e la locale sezione “Kyniskos” dei Gruppi Archeologici D’Italia, interessarono il Ministro pro-tempore, On.le Veltroni Walter, della vicenda che di seguito, brevemente, cercheremo di riassumerLe: Nel 1846, in una ben nota area archeologica nel nostro Comune, fu rinvenuto un importantissimo reperto archeologico: “Un’Ascia Votiva in bronzo risalente al VI sec. a.C.”. Ad accrescere l’eccezionalità ed il valore del suddetto reperto, unico nel suo genere, contribuisce un’iscrizione sul reperto in dialetto Dorico e alfabeto Acheo. Sappiamo da documenti e fonti letterarie che il reperto in questione, presto famosissimo tra archeologi ed epigrafisti, fu custodito a San Sosti (CS) fino al 1857; da qui fu inviato, per ragioni di analisi e studio, a Napoli presso il Museo Nazionale diretto dal Dott. Minervini; da Napoli il nostro reperto iniziò un’oscura peregrinazione terminata, via Parigi (Castellani colletion!), a Londra destinazione British Museum (1886) dove tutt’ora è, gelosamente, custodito. Le precisiamo che l’allora Ministro On.le Veltroni Walter, con lettera del Giugno 1996-Prot. N.75/112-, così informava il Sindaco di San Sosti: “…di avere provveduto ad interessare il Direttore Generale dell’Ufficio Centrale per i Beni Ambientali, Archeologici, Artistici e Storici, competente in materia, affinché provveda a relazionarmi, dettagliatamente, in proposito”.
L’iniziativa dell’Amministrazione Comunale di San Sosti (CS), che ha trovato grande risalto sulla stampa e sulle televisioni Regionali, ha, tra l’altro, avuto anche un’eco Parlamentare grazie alla presentazione di una specifica interrogazione (N.4.03635) dell’On.le Romano Carratelli. A distanza di ben dodici lunghi anni, (malgrado l’ultima nostra, inutile, sollecitazione al riguardo nel 1999 al Ministro pro-tempore On.le Melandri Giovanna) e nonostante il mortificante e vergognoso, dimentico, silenzio del Ministero dei Beni Culturali, oggi confidiamo nella Sua appassionata verve di uomo politico legato alla filosofia della conservazione e recupero del nostro Patrimonio dei Beni Culturali, delle tradizioni, del territorio e della millenaria Storia Patria, per ribadire la nostra, datata, richiesta cioè: “Sapere quali iniziative il Ministero e quindi il Governo Italiano intende assumere per conoscere, presso gli attuali detentori, la sussistenza dei titoli che giustificano il possesso dell’Ascia Votiva di Kyniskos da San Sosti (CS) e la legittimità delle modalità della sua acquisizione e per attivare tutte le procedure giuridiche o politico-diplomatiche che consentano il suo ritorno in Italia”. Questa nostra ennesima iniziativa, che non vuole essere in alcun modo di campanile, si propone di stimolare, soprattutto, un movimento di risveglio culturale della Calabria, Regione pesantemente penalizzata anche in questo campo attraverso il saccheggio sistematico di gran parte del suo Patrimonio Archeologico e culturale che, paradossalmente, oggi arricchisce i Musei di tutto il mondo. Pertanto ci aiuti Signor Ministro a sapere e magari a riportare in Calabria e a riconsegnare ai calabresi un simbolo importante del loro più glorioso passato. Certi del Suo diretto interessamento, in attesa di un positivo riscontro, cogliamo l’occasione per inviarLe molti cordiali saluti.

San Sosti, lì 21-11-2008

IL SINDACO Geom. Vincenzo Bruno

Gruppi Archeologici D’Italia

Sezione “Kyniskos”di San Sosti (CS)

IL Direttore

- Calonico Pierino -


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Vincenzo De Luca ci “ridona” l’ascia di Kyniskos.

24 Novembre, 2008 · 15 Commenti

Fino a qualche mese fa l’ascia di Kyniskos sembrava volersi allontanare sempre più dalla sua terra d’origine. Il perchè lo spiegheremo subito. Da quando è stata scoperta nel territorio di San Sosti nel 1846 (il luogo preciso è ancora poco chiaro), si sono susseguiti una serie di avvicendamenti che da un giorno all’altro, hanno fatto si che questa fantastica scure martello, fosse trasferita nel British Museum di Londra. Per capire come si trova a Londra, bisogna andare indietro nella storia fino al 1852, data nella quale Vito Capialbi disegnò l’ascia e subito dopo venne pubblicata dal Minervini sul “Bollettino Archeologico Napoletano” – N.5 1852 pag 137. Nel 1857 la scure da San Sosti fu portata a Napoli nel Museo del regno Borbonico per la traduzione dell’epigrafe che portava incisa. Da Napoli, a seguito dell’invasione dei francesi fu trafugata per ricomparire nel 1884 a Parigi nella collezione di un tale Alessandro Castellano. Da Parigi passa a Londra nel 1886 per essere stata acquistata da Funzionari della “Real Casa” dove si trova tutt’ora, custodita nel British Museum. E’ un reperto bronzeo del VI sec. A.C. di grandissimo valore vista la dedica alla dea Hera, incisa in dialetto dorico ed alfabeto acheo. La traduzione ad opera di Margherita Guarducci è la seguente: “Sono sacro di Hera quella in pianura Kyniskos mi dedicò, l’ortamos, come decima dei suoi prodotti”. Questa frase è oggetto di studio da parte degli archeologi perchè racchiude un universo di informazioni che potrebbero svelare anche molti misteri che avvolgono la storia e le vicende dei nostri luoghi. Arriviamo al dunque: questo reperto orfano della sua terra, riposto in un luogo lontano migliaia di chilometri da San Sosti, è stato per moltissimo tempo messo in mostra nel museo con una targhetta errata. Come ogni reperto che si trova in un museo, dovrebbe avere una targhetta con spiegazioni dettagliate riguardanti presunta o precisa data di origine dell’oggetto, luogo di ritrovamento ed altri dati. Ebbene questo reperto è stato mostrato in passato ai visitatori provenienti da tutto il pianeta con una targhetta errata che riportava come luogo di rinvenimento “Casilini di S.Agata“. Negli anni 70 la Zancani-Montuoro fece correggere la targhetta con “Casilini di SanctuSosti“. Non è finita, la cosa clamorosa è che fino a qualche mese fa, un ulteriore errore accompagnava la descrizione della scure e riguardava ancora una volta la provenienza, ma riferita alla regione leggendosi sulla targhetta “Campania” piuttosto che “Calabria”. Intollerabile questa superficialità e ignoranza degli inglesi per noi sansostesi. Quest’oggetto ci appartiene, ci è caro e ne rivendichiamo l’appartenenza perchè rappresenta un prezioso reperto che ci riannoda alle nostre antichissime radici. Qualche settimana fa Vincenzo De Luca da Milano riesce nell’impresa, fa cambiare la targhetta della scura con le indicazioni corrette “Casilini di San Sosti” e finalmente anche “Regione Calabria“. Bisogna dare merito a questo nostro concittadino per essere riuscito in qualcosa che per molto tempo è risultato difficile a tutti coloro che ci hanno provato. Complimenti e grazie a nome di tutti con l’augurio che un domani questa scure possa davvero riabbracciare la sua terra da cui è stata tolta più di un secolo fa.

Raffaele Rosignuolo

Fonti: Cenobio Rupestre di Monte Mula F. Guzzolino, archeopollino.it, Mottafollone dalle origini al Medioevo F.Borrelli, Archeologia e topografia nella valle dell’Esaro e dell’Occido A.Martucci – G.Martucci

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Relazione del Dott. A.Martucci tenuta al Convegno “Archeologia uomo e territorio”

11 Agosto, 2008 · Lascia un Commento

La Mostra didattico-scientifica del Museo SAN SOZONTE Le operazioni di allestimento della mostra didattico-scientifica ebbero inizio nel mese di ottobre del 2007, con l’organizzazione dei laboratori e delle due sale di esposizione poste al secondo piano della struttura, restaurata con finanziamento dell’Ente Parco. Seguirono le diverse fasi di analisi e catalogazione dei reperti archeologici, presso i laboratori del Museo Nazionale della Sibaritide nei mesi di aprile-maggio 2008 e successivamente esposti nelle vetrine del Museo Multimediale Archeologico del Parco Nazionale del Pollino. Da venerdì 8 agosto 2008 è finalmente possibile visitare la mostra di una campionatura dei reperti più significativi, gentilmente concessi in prestito dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria, provenienti dalle numerose ricognizioni di superficie e dalle campagne di scavi archeologici sul territorio del Comune di San Sosti. Tutto ciò è stato possibile grazie all’opera di volontariato di un gruppo 5 di amici, i quali hanno messo a disposizione il proprio tempo e la propria formazione culturale in un perfetto rapporto sinergico. I volontari che hanno curato l’allestimento della mostra, oltre a me medesimo, sono: il Dott. Giovanni Martucci, laureato in storia con indirizzo archeologico; Stefano Carbone, laureando in Conservazione dei Beni Culturali presso l’UNICAL; Pierino Calonico, Ispettore onorario della Soprintendenza Archeologica della Calabria e Francesco Artuso, tecnico informatico e web-master. Il Museo non si limita alla semplice esposizione di reperti archeologici, bensì ha come obbiettivo quello di trasformarsi in un laboratorio di ricerca, in continua evoluzione, un centro vitale per il monitoraggio del patrimonio artistico-archeologico del Parco e ancora, un centro di studio ed elaborazione dei dati provenienti dall’intero territorio, ricco di testimonianze di antiche popolazioni del passato. Le ricognizioni di superficie interessano un’area molto vasta che comprende il territorio di due regioni, Calabria e Basilicata ad oggi fra i più carenti di quadri di insieme, allo scopo di stabilire una successione diacronica delle popolazioni che vi si stanziarono nel corso dei secoli. Parte di questo immane lavoro di ricerca è sintetizzato in due tesi di laurea, pubblicate nel 2006 con contributo dell’Amministrazione provinciale di Cosenza; in un volume intitolato “Archeologia e topografia nella valle dell’Esaro e dell’Occido”. Le ultime scoperte effettuate nel territorio di San Sosti sono oggetto di studio nella tesi di Laurea di Stefano Carbone dal titolo “Produzione e circolazione della ceramica protostorica nella Sibaritide”. Nella fase di registrazione dei dati, molti studi condotti in passato e alcune pubblicazioni esistenti si sono rivelate imprecisi sia riguardo ai luoghi di rinvenimento che alla descrizione dei reperti. Questi lavori, imprecisi e troppo generici, creano grosse lacune nel corso della ricerca che si avvale principalmente di ciò che resta sul territorio di un’antica civiltà. Troppo spesso in passato si è scritto facendo ricorso alle fonti letterarie e romanzesche, spesso senza nemmeno conoscere il territorio oggetto della ricerca; leggendo oggi quelle pubblicazioni capita di constatare delle vere e proprie omissioni di localizzazioni geografiche, mentre la maggior parte dei commenti sono poco analitici e condotti senza osservare i canoni di una corretta ricerca e troppo spesso decontestualizzati, ciò è causa di letture archeologiche imprecise e distorte. I dati di recente acquisizione, assunti nel corso della ricerca sul territorio, forniscono spunti molto importanti per la trattazione di problematiche diverse quali il sistema di occupazione del territorio nelle diverse epoche storiche, l’inserimento in un preciso contesto dei reperti archeologici, la reale destinazione d’uso di alcuni edifici, la precisa attribuzione cronologica di certi oggetti o classi ceramiche fino ad oggi di incerta datazione.Nell’affrontare il tema delle antiche civiltà che si sono susseguite su questa parte del territorio della Penisola italiana e delle loro diverse espressioni artistico-culturali, si osserva una mancanza di studi riguardanti soprattutto le zone interne della Calabria e della Lucania ricadenti nel territorio del Parco, dove sono stati recentemente individuati decine di insediamenti antichi che arricchiscono il quadro d’insieme.La ricerca si articola in tre diverse fasi: la prima fase tenta si di ricostruire, in base ai nuovi dati acquisiti, il sistema insediativo in età protostorica, la più carente di quadri di insieme.La seconda fase consiste nel delineare il grado di influenza che le grandi Poleis greche di Sybaris, in Calabria e di Siris, in Lucania, esercitavano sui rispettivi territori interni. La terza fase tenta di ricostruire l’aspetto insediativo dopo l’egemonia politico-militare sirita e sibarita fino al medioevo avanzato.Dalle ultime scoperte archeologiche si evince che in età protostorica vi erano essenzialmente quattro grandi insediamenti indigeni che dominavano rispettivamente la valle del Bradano e del Basento e la Sibaritide prima dell’arrivo dei Greci. Questi insediamenti sono Cozzo del Presepe e Incoronata nella Lucania centro-meridionale; Broglio di Trebisacce e Torre Mordillo nella Sibaritide, che esercitavano uno stretto controllo sui territori circostanti mediante insediamenti posti sulle alture collinari a distanze regolari di 6/8 kilometri. L’obbiettivo che il laboratorio scientifico del Museo si prefigge di raggiungere è l’ampliamento e l’aggiornamento della carta archeologica già esistente del versante calabrese del Parco con il completamento e l’inserimento anche del versante lucano. La creazione di una carta archeologica d’insieme rappresenta una straordinaria importanza non solo dal punto di vista cronologico ma anche come strumento analitico in cui convergono una gran mole di notizie derivanti dallo studio dei materiali archeologici, dalle ricognizioni sistematiche di superficie che consentono una migliore conoscenza e lettura delle testimonianze di civiltà antiche comprese in un arco cronologico così vasto.

Angelo Martucci

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Contributo di Stefano Carbone all’archeologia del nostro territorio

5 Agosto, 2008 · 7 Commenti

Mi chiamo Stefano Carbone, sono nato e vivo a Crotone; sono laureando in Conservazione dei Beni Culturali con indirizzo Archeologico presso l’UNICAL di Cosenza. Nonostante la notevole distanza tra la mia città e il bellissimo paesino che è San Sosti, mi sento molto legato ad esso dalla sua bellezza e soprattutto dalla fraterna amicizia che mi lega ad Angelo Martucci. Ho partecipato a ben due campagne di scavi archeologici ai Casalini (2001-2003) condotte dal prof. Giuseppe Roma, Direttore della cattedra di Archeologia e Storia delle Arti dell’Ateneo cosentino. Proprio in questi ultimi mesi è in fase di stesura la tesi di laurea assegnatami dalla Cattedra di Archeologia della Magna Grecia, che ha come oggetto questo territorio e più in generale, la Sibaritide in età protostorica. Nelle diverse fasi di analisi, catalogazione e datazioni dei materiali provenienti da diversi siti della Sibaritide, ho avuto l’occasione di studiare numerosi oggetti provenienti dal territorio di San Sosti. Ciò è stato possibile grazie alla disponibilità del mio amico Angelo che si è subito messo a mia completa disposizione fornendomi un’articolata documentazione fotografica e bibliografica della zona. Dai reperti da me analizzati ho trovato molto interessanti i numerosi resti ceramici provenienti dalla località serra, dove sono state individuate due necropoli, risalenti al Geometrico Medio (775-725) e un grande dolium risalente al Bronzo Recente (XIII-X sec. a.C.). sempre dalla località Serra proviene un frammento di vaso a staffa di imitazione micenea, confrontabile con esemplari coevi rinvenuti a Broglio di Trebisacce, risalenti a TE IIIC (XIII-XII sec. a.C.) e una porzione di olla biconica dello stesso periodo che trova confronto con uno simile rinvenuto durante lo scavo archeologico all’interno della chiesa del Carmine, diretto dalla Soprintendenza Archeologica della Calabria. Altrettanto interessante è la ceramica protostorica rinvenuta durante gli scavi dei Casalini, dove addirittura è stata rinvenuta ceramica ad impasto risalente al III millennio a.C. Dal Castello della Rocca proviene un altro frammento di vaso a staffa della stessa tipologia di quello della località Serra, Broglio di Trebisacce e Torre Mordillo. Grazie alle ultime scoperte si può ipotizzare un fitto sistema insediativo, su questa porzione di territorio dell’alta valle dell’Esaro, in villaggi posizionati a distanze regolari con un grande nucleo principale che doveva sorgere sulla sommità della collina dove attualmente sorge il centro storico di San Sosti, (Scavo archeologico chiesa del Carmine) a sua volta sottoposto al grande abitato enotrio di Torre Mordillo, in territorio comunale di Spezzano Albanese, posto all’imbocco della vallata, il quale, proprio grazie a questi abitati minori, controllava tutto il territorio nord-occidentale della Sibaritide. Gli stretti rapporti socio-economici tra il grande abitato enotrio di Torre Mordillo e questa parte di territorio della Sibaritide, è attestato dall’omogeneità artistica dei manufatti sinora rinvenuti (Serra Casalini, Castello della Rocca, Chiesa del Carmine). Quasi tutti i reperti sopra accennati, si possono ammirare nella mostra allestita all’interno del Museo Multimediale Archeologico del Parco Nazionale del Pollino, “San Sozonte che sarà inaugurata venerdì 8 Agosto. Ho avuto il piacere di collaborare con Angelo e gli altri volontari alle fasi di catalogazione e datazione dei materiali esposti nelle vetrine ed alla realizzazione dei pannelli didattici esplicativi dei siti.

Infine mi corre l’obbligo di ringraziare la Dottoressa Silvana Luppino, direttrice dell’Ufficio territoriale di Soprintendenza per il rilascio dell’autorizzazione necessaria per lo studio dei reperti; il Sindaco di San Sosti, On/le Vincenzo BRUNO e tutta la sua Amministrazione Comunale (che mi impegno di omaggiare con una copia del mio elaborato), che ha accolto positivamente la mia richiesta, di collaborare, titolo gratuito, alle fasi di catalogazione dei reperti, che saranno pubblicati nella tesi di laurea già in via di completamento, ed all’allestimento della mostra. Un particolare ringraziamento ad Angelo, il quale si è prodigato che mi venissero accordati i permessi necessari (i quali costituiscono crediti formativi in sede di laurea e per l’accesso ai concorsi pubblici), presso la Soprintendenza Archeologica della Calabria e presso l’Amministrazione di San Sosti.

Stefano Carbone

Corredo di armi, VIII sec. a.C.

Dolium XII-X sec. a.C.

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Quei militari austriaci deportati a Cosenza. La vicenda rimossa dei prigionieri nella Grande Guerra

10 Giugno, 2008 · 3 Commenti

Di tanto in tanto il tema rimosso dei prigionieri (sia italiani che austro-ungarici) della Prima Guerra Mondiale riaffiora dagli anfratti della memoria collettiva e trova ospitalità in indagini storiche approfondite.
Con “Soldati e prigionieri italiani nella Grande Guerra”, Editori Riuniti, 1993, Giovanna Procacci, ha messo in luce come 100000 italiani prigionieri degli austriaci siano morti nei campi di detenzione per un concorso spietato di cause.
Alla devastante crisi alimentare che affliggeva l’impero austro ungarico ed impediva la somministrazione di razioni sufficienti di cibo ai prigionieri di guerra si aggiunse la spietata intransigenza delle autorità italiane.
Il Ministro degli Esteri Sidney Sonnino ed il generale Luigi Cadorna, comandante supremo delle truppe italiane, si rifiutarono di far pervenire attraverso le organizzazioni umanitarie, aiuti vitali a coloro che, per essersi arresi, erano da considerarsi traditori,
vili o comunque cattivi modelli per quanti ancora combattevano in trincea.
Un ricercatore veneziano Alessandro Tortato con un saggio dal titolo “La prigionia di Guerra in Italia”, Mursia, 2004, ha analizzato, invece, la vicenda analoga dell’utilizzo dei prigionieri austriaci in Italia durante il primo conflitto mondiale.
Lo studioso ha sottolineato come per i paesi coinvolti nella Grande Guerra il poter disporre di manodopera (i prigionieri) a basso costo rappresentasse in quegli anni una importante opportunità.
Tanto più che nella Convenzione dell’Aia del 1907, firmata dai futuri paesi belligeranti, era espressamente previsto l’impiego dei soldati non graduati per lavori pubblici o privati.
Servendosi di un approccio pluridisciplinare Tortato guida il lettore nei meandri di avvenimenti inesplorati dalla storiografia ufficiale.
Indica nel venticinque di maggio del 1916 la data in cui le autorità italiane decisero di avvalersi delle prerogative contemplate nella Convenzione dell’Aia.
Da quella data, sancita da una circolare inviata dal Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio ai Prefetti, i prigionieri di truppa dell’impero austriaco iniziarono ad essere impegnati, divisi per nazionalità in lavori agricoli e industriali, esterni al campo di prigionia.
Enti pubblici e privati fecero a gara per accaparrarsi i loro servizi facendone domanda .
I prigionieri furono invitati a svolgere le loro mansioni di lavoratori in gruppi non inferiori a 100 con la scorta di un ufficiale e 24 uomini

Giuseppe Scalarini: La rincorsa tragica della fame e della guerra

truppa e a richiederli furono inizialmente i proprietari terrieri interessati al loro utilizzo per la mietitura.
E’ solo nel novembre del 1916 che una Commissione per i prigionieri di guerra tentò di disciplinare in modo uniforme e per tutto il territorio nazionale la materia.
L’orario di lavoro non doveva superare le 10 ore e venne considerato lavorativo il tempo di trasferimento da e per gli alloggiamenti.
Si vietò l’utilizzo dei prigionieri in lavori durante i giorni festivi e per il lavoro svolto la paga doveva essere corrispondente a quella percepita dagli operai civili che svolgevano nello stesso luogo la stessa mansione.
Vennero predisposti distaccamenti di prigionieri impegnati in lavori agricoli: 100 uomini riconducibili ad un numero minimo di 30 se le condizioni dell’agricoltura lo avessero richiesto.
All’inizio del 1917 si registrò un aumento consistente di domande di utilizzo di prigionieri negli impieghi più svariati e si predispose con puntigliosità la loro distribuzione sul territorio: 80000 prigionieri furono suddivisi in 2000 distaccamenti.
Nel marzo 1917 fu resa obbligatoria per i prigionieri l’assicurazione contro gli infortuni che si sarebbe dovuta stipulare presso l’apposita Cassa Nazionale.
A fine 1917 il generale Spingardi, presidente della Commissione prigionieri di guerra, evidentemente soddisfatto del suo lavoro organizzativo, ebbe a dire a Vittorio Emanuele Orlando, Presidente del Consiglio dopo Caporetto, che tranne gli inabili e i malati nessun prigioniero era rimasto in ozio.
Casi d’insubordinazione, tentativi di ammutinamento, propaganda intesa a fiaccare la tenuta della Nazione, episodi di sberleffi nei confronti della popolazione dopo la disfatta italiana di Caporetto, negligenze nel controllo della disciplina dei prigionieri costrinsero la Commissione a ritirare dai lavori agricoli tutti i prigionieri operanti nel Nord Italia.
Nell’aprile del 1918 sempre il generale Spingardi indicava a Vittorio Emanuele Orlando in 130000 il numero di prigionieri attivi di cui 60000 svolgevano lavori agricoli.
La vittoria del novembre 1918 determinò la cattura di 300000 nuovi prigionieri dell’esercito imperiale in rotta che causò un esubero di manodopera, i cui effetti si resero palesi con la smobilitazione del Regio Esercito Italiano.
Prima della fine del 1918 vennero infatti congedati i soldati italiani delle classi 1874-1884 e i giovanissimi del 1900 .
Una massa di ex combattenti si trovò gettata in un contesto economico degradato.
Non fu possibile per essi accettare il dramma della disoccupazione vedendo il nemico di ieri impegnato al lavoro nei campi o nella fabbrica vicina.
Quello di prigioniero iniziò ad essere considerato in maniera assurda uno status invidiato, tanto da costringere le autorità ad organizzare il ritiro progressivo degli austro-ungarici, ad iniziare dai luoghi in cui si fossero verificati casi di concorrenza con la manodopera locale.
All’inizio del novembre del 1919 una Commissione presieduta dal Presidente del Consiglio del tempo Francesco Saverio Nitti stabilì di informare tutti i ministeri che entro la fine di quello stesso mese l’economia italiana sarebbe tornata a contare solamente sulle braccia dei lavoratori italiani.
I prigionieri rispediti a bordo di treni alle loro case furono accolti nelle stazioni di sosta dei loro paesi di provenienza con freddezza e ostilità.
L’Austria aveva individuato i capri espiatori per la sua sconfitta e appariva simile all’Italia nel negare solidarietà a quanti per puro caso e non per un atto deliberato si erano ritrovati prigionieri del nemico.

Giuseppe Scalarini: I profitti della vittoria

***

I prigionieri di guerra austriaci trovarono utilizzo anche nella fragile economia del Cosentino. A rivelarlo sono diverse fonti. .
Con una scarna nota,forse perché sottoposta a censura,il corrispondente da Castrovillari di “Cronaca di Calabria” informava in data 17 febbraio 1917 che la domenica precedente, col treno della sera erano arrivati nella cittadina del Pollino circa un centinaio di prigionieri austriaci. Condotti nella vicina contrada Petrosa furono subito adibiti al lavoro dei campi.
Presenze di prigionieri di guerra austriaci sono rilevabili anche a Sant’Agata di Esaro.
E’ sempre su “Cronaca di Calabria” che il corrispondente locale, in data 22 agosto 1918 diede la notizia dei solenni funerali del primo soldato santagatese, Borrelli Fioravante, caduto al fronte all’inizio della guerra e che a presenziare alla funzione, che si tenne nella Congrega del Santissimo Rosario, furono anche i soldati del presidio che sorvegliavano il locale distaccamento agricolo dei prigionieri di guerra.
In piena emergenza sanitaria per l’epidemia di “Spagnola” il corrispondente da Rossano dello stesso giornale, in data 24 Novembre 1918, informò che sarebbero arrivati in città e ospitati nell’ex convento di Sant’Anna, sede del distaccamento del 19° Reggimento Fanteria, 200 ufficiali e 200 soldati austriaci prigionieri di guerra.
Lo stesso annotò che il servizio sanitario sarebbe stato affidato al valentissimo dottor Francesco De Russis, capitano medico del presidio e che tale nome costituiva “assicurazione completa di garanzia igienica” per il popolo di Rossano allarmato per l’arrivo di potenziali veicoli d’infezione in una fase di acuta epidemia.
L’epidemia di “Spagnola” non risparmiò invece la giovane vita di Feher Sandor soldato ungherese di Hajduboszormeny una cittadina a duecento chilometri da Budapest.
A rilevarcelo sono le annotazioni contenute nella parte II – Serie C del registro Atti di Morte 1918 del Comune di San Sosti che confermano la presenza nella cittadina del Pettoruto di un distaccamento di prigionieri ungheresi utilizzati per lavori agricoli sopratutti nei vigneti del luogo.
Essi alloggiavano in contrada Badia e in più occasioni,come hanno tramandato diverse fonti orali, fraternizzarono con i soldati del paese che ritornavano in licenza e che incontravano sui campi di lavoro; insieme imprecavano contro la guerra.
Feher Sandor che faceva, da civile, il contadino e di anni ne aveva ventisei morì il giorno di Natale del 1918 alle ore antimeridiane undici e minuti trenta: così registrò il freddo linguaggio burocratico dell’ufficiale d’anagrafe Giuseppe Guaglianone.
Anche i suoi genitori Istrian e Gaeso Juliana facevano i contadini. La loro attività contribuisce ad evidenziare come anche da parte del nemico il tributo maggiore alla Grande Guerra sia stato pagato dai ceti subalterni.
Testimoni della sua morte furono il caporal maggiore Durso Carmelo ed il soldato Rossi Umberto addetti alla sorveglianza del distaccamento ed i suoi compagni Rosenfeld Izsak e Kristof Imre . Le esequie costituirono un esempio di compostezza e la commozione, che coinvolse l’intera popolazione di San Sosti, fu sottratta all’incuria del tempo dai racconti che ne fecero in seguito i presenti.
Il coinvolgimento emotivo era alimentato anche dal clima di apprensione per i soldati calabresi prigionieri degli austriaci che ancora non erano ritornati in Patria.
Proprio in quell’anno, ma lo si saprà solo nel 1920, un prigioniero quarantenne di San Sosti, Presta Giuseppe, morì di enterite nel campo di prigionia di Milowitz ora Milovice, un paesino a cinquanta chilometri da Praga.
Il caso più singolare appare quello di Michele Kopeling, classe 1896, di Varsavia. Facente parte di un distaccamento di prigionieri polacchi che a San Marco Argentano producevano traversine per le ferrovie si innamorò di una ragazza del luogo, Giardullo Luigina e alla fine del 1919 rifiutò di essere rimpatriato.
Mise al mondo sei figli, quattro maschi e due femmine, e visse facendo il contadino. Morì a Roggiano Gravina novantenne nel 1987.

Giuseppe Scalarini: Soldati al fronte secondo la stampa e nella realtà

L’amore della gente calabra gli aveva impedito di essere spettatore e forse vittima, a Varsavia, degli orrori nazisti e comunisti.
A Sangineto i soldati austriaci furono impegnati, dai proprietari terrieri, in lavori nei vigneti.
A fine guerra, il quattro novembre del 1918, piantarono,in segno di riconciliazione, nel Castello costruito dai Principi Sanseverino di Bisignano un ulivo le cui fronde svettano dalle cadenti mura ora in restauro.
Ai giovani che lo frequentano d’estate, perché sede di una discoteca, in pochi ricordano che la mano dell’uomo, con eguale destrezza può seminare morte ma anche spargere semi di Pace .

Francesco Capalbo

L’articolo è stato pubblicato su La Provincia” in data 4 Novembre 2007.

E’ recensito sul sito di storia dedicato alla Prima Guerra Mondiale al seguente indirizzo: http://www.cimeetrincee.it/prigioni.htm

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