I vincitori della prima edizione del concorso letterario internazionale “Premio Pettoruto”

Il 20 maggio si è conclusa la Prima Edizione del Premio Pettoruto. In attesa del comunicato stampa con cui gli Organizzatori intendono ringraziare per il successo dell’iniziativa e della cerimonia di premiazione, si riportano per esteso le lettere dei vincitori del Concorso a cui vanno i complimenti più sentiti.

Categoria adulti.

Al primo posto con un totale di 58 voti su 60, si è posizionata la lettera con protocollo n. 81, avente titolo “Lettera d’amore mai spedita” dell’autore Francesco Marasco di San Sosti (CS).

Lettera d’amore mai spedita.

Mio amato paesello,
non potevo venire al mondo in posto più bello. Ogniqualvolta ritorno, scorgo da lontano il profilo dell’imponente massiccio del Pollino e immagino le estreme propaggini collinari sulle quali si distende il tuo abitato. Vedo la Muletta e resto ancora stupito dalla sua sagoma straordinariamente geometrica e quasi sempre innevata. La maestra quando parlava delle piramidi e ci spiegava questa forma geometrica solida, prediletta da un’antica e lontana civiltà, ce la indicava dalla finestra dell’aula per farcela riprodurre sul quaderno. Allora il tuo paesaggio diventava il prolungamento della lavagna.
Che bello il mormorio del fiume Rosa che ti lambisce, il Mulino, la Fontana e la fresca cascata di Fra’ Giovanni; la Timpa e il Castello della Rocca tra cespugli di ginestre odorose, lentischi e ciuffi di cannucce; che diletto ammirare le boscaglie di elci e ontani che s’inerpicano tra forre e gravine di ghiaia fin oltre il Santuario della Madonna del Pettoruto e al di là della leggendaria Artemisia. Ma tu sei non solo un luogo geografico, ma anche lo scrigno che conserva la mia storia fatta di emozioni, di sogni, di nostalgie…
Parrebbe che questo mondo frettoloso, sia poco incline a guardare indietro. Il tempo passato non lo attrae, spesso finge di ignorarlo, come se non avesse più alcuna utilità. E così anche il presente stagna nell’arida indifferenza e procede alla cieca verso un futuro incerto e confuso. La verità è che oggi non si cede più allo stupore, non s’investe sufficientemente nelle emozioni che ci sono appartenute, belle o brutte che fossero.
Son convinto, paesello mio, che niente delle cose vissute in passato si perda definitivamente o possa essere inghiottito dall’oblio. Siamo in continuo viaggio. Il presente è come un bivio da cui passa tutto: è l’incrocio tra l’attimo che arriva e quello che parte. Non esistono salti o scorciatoie per la felicità. Il mio passato è stato luogo di meraviglie. Testimone muto dei miei primi sentimenti per una delle creature più dolci cui tu hai dato i natali.  Da molti anni lei non abita più nella casa dalla lunga scala; le rondini hanno abbandonato i nidi sotto la grondaia già da tante primavere. L’ho veduta quando tornai per la festa del vino e dei falò, quella dimora a me tanto cara: le imposte sono ancora chiuse, i vasi di coccio una volta pieni di begonie sono vuoti e abbandonati sul balcone nero di ruggine. Lì contro la parete è rimasta una catasta di legna di frassino esposta alle intemperie. Le robinie, al margine della strada che erano giovani come noi, sono cresciute tanto da allora, qualcuna è rinsecchita.
Il solo destino che accomuna me e lei è di essere andati via; partiti ognuno per direzioni diverse. Entrambi lontani da te come figli raminghi e destinati a esserlo forse per sempre.  Sebbene lei mi manchi tanto, mi spezzerebbe il cuore rivederla oggi. Non voglio più: ormai non serve scomodare la geografia per cercarla. Voglio ritrovarla come ho sempre fatto da allora, lì dove sbocciò quella mia innocente passione, con gli occhi e il cuore di quel ragazzo di tanti anni fa. Ci vuole veramente un attimo per ritornare nei luoghi in cui si è stati bene.
Ecco, la foschia del tempo svanisce veloce e i contorni sono ora vivi e ben definiti: tra me e lei c’è solo lo spazio ampio e aperto della piazzetta Libertà.
Son sparite d’incanto le auto parcheggiate e tutt’intorno inizia a pulsare di vita come una volta: la Cassa di Risparmio, la barberia, il macellaio, il sarto brontolone, il mastro fabbro ferraio, la cantina di zio Alfredo, il bar, il grande albero di noce, e lei. Eccola lì al balcone, lei.
La vedo appena. Che bella che è…
L’aria è tiepida e piena di luce, è primavera inoltrata. Sento il profumo dei grappoli violacei dell’alto glicine che pendono nel cortile del portone spalancato di palazzo Pisani e penso a lei. È rientrata… L’odore intenso giunge dappertutto e inebria ogni cosa; sono aggrappato con le mani alla ringhiera. Aspetto. Le tendine trasparenti del soggiorno vengono fuori e sbandierano con soavità la loro leggerezza.
Esce nuovamente… eccola! Frasche spilungone di robinia ostruiscono un po’ la vista dal mio balcone al suo. Ascolto il lento crepitio delle faville del focolare mentre la mamma nella camera in fondo rifà i letti e canticchia.  Ora batte i piedi sul ballatoio nervosamente. Chissà cosa l’è andato storto… singhiozza con disperazione e strepita. Ha la faccia imbronciata e lancia qualcosa in aria. Precipitano giù in strada piccoli giocattoli, figurine che sfarfallano di qua e di là e un pupazzetto di stoffa rosa. Mi nota e di riflesso tira fuori la lingua. I suoi occhi luccicano; si sporge e guarda dabbasso corrucciata e serra i denti. Che bel caratterino, mi piace! Rientra in casa, credo per far le ripide scale e andar fuori sulla via; io corro giù all’impazzata per arrivare sotto casa sua, prima di lei. Ho tempo di fare un mucchietto delle sue cose e lasciargliele ben sistemate sul primo gradino della scala. Mi nascondo e spio: lei ora è meravigliata di trovare le sue cose sul gradino. Non è tutto, però. Il pupazzo l’ho tenuto con me così poi potrò darglielo. Voglio qualcosa di suo.
Resta col dito in bocca a pensare, poi capisce e aggrotta le sopracciglia guardando verso casa mia.  E’ quasi estate, eccola ancora! Sono nella piazzetta, c’è aria di festa. La vedo scendere dalla scala di casa mentre trattiene gli orli del candido vestito che indossa: è il giorno della sua prima comunione. Sembra una sposa bambina, una principessa. I riccioli castani scuri, le fossette sulle guance e i suoi meravigliosi occhi continuano a rapire i miei sensi. Li vedo come fosse oggi. Oltre gli alti rami del noce, le nuvole sono spinte dal venticello e disegnano ombre fuggevoli sul lastrico della piazza. Gruppi di persone seminate qua e là ai bordi della strada hanno abiti nuovi… La porta di casa sua è aperta e ornata di fiori. Posa il piede sull’ultimo gradino e si ferma per la foto; dopo il clic cerca tra la gente, guarda dritto verso di me per un attimo e le viene fuori un gran sorriso. Un sorriso largo, smisurato, tutto mio. Ho i fremiti sotto la pelle: sono invaso di felicità. La amo. Tra tutti ha cercato proprio me, ne sono certo: forse anche lei mi ama…
Dalla torre campanaria con i merli e gli orologi partono rintocchi a festa. Dal grande noce, svolazzi e cinguettii. Petali di fiori gialli di ginestre tracciano cuori per terra e corolle di rose al centro della strada non riescono a salvarsi dal calpestio di passi distratti. Giunge ora nella piccola piazza del Carmine, l’attendono le compagne e si riavviano. A lei pare dispiaccia calpestare quel tappeto di fiori e saltella leggera, vola quasi come farfalla. Ha il risolino in bocca e non è per niente impacciata: le sue scarpe nuove scricchiolano sul selciato allegro della stradina che conduce alla chiesa madre.
La gente continua ad affluire sul sagrato: dal rione Molinelle, dal Piano della fiera, dalla via Nazionale, dal quartiere Vitusa. Ho occhi solo per il suo splendore. Eccola, la vedo così come allora…Da quella volta penso di amarla perdutamente; e rimarranno ignoti i motivi per cui proprio lei s’impadronì del mio cuore. Avevo poco più di dieci anni, quando sentii nascere questa gioia dentro, e oggi il ricordo e la trepidazione che provavo allora, producono in me la stessa ebbrezza. Un mistero. Eppure è sempre rimasta una storia minuta, piccola e senza clamori; mai cresciuta o diventata adulta. Un amore mai maturato; di certo non corrisposto perché mai rivelato.
Che grande nostalgia e che patimento quando durante le notti della fredda stagione sentivo il fragore dei tuoni e il vento fischiare nella piazza; oppure d’estate quando la luna piena spuntava proprio sul suo tetto. Non potevo fare a meno di pensarla tutte le volte che i primi fiocchi di neve annunciavano l’arrivo di Babbo Natale e della Befana. Immaginavo di salire sulla slitta dell’uno o sulla scopa dell’altra per calarmi anch’io giù per il suo caminetto, guardarla mentre dormiva e lasciare il suo pupazzetto sopra il comodino. Odiavo il lungo inverno perché non la vedevo. Il suo pupazzetto che strinsi sotto il mio cuscino, dopo qualche giorno glielo lasciai sul gradino della scala. Ho pensato non so quante centinaia di volte al magico primo sorriso che mi regalò quel giorno. Avrei voluto che la gente tutta sparisse d’incanto per poterla afferrare per mano, portarla in chiesa e sposarla. Ma io la seguivo da lontano con la palla sotto braccio, i calzoni corti e le ginocchia sbucciate.
Ero innamorato perso di lei, ma timido. Troppo timido. Non sarei mai riuscito a rivelarle niente di ciò che provavo, ne ero certo… Le rare volte che mi capita di ritornare da te, paesello mio, faccio la prima tappa davanti al muretto sotto casa di nonna, che cinge l’orto dei fichi: lì è custodito il mio segreto di allora, proprio lì ho firmato il mio inconfessato amore per lei. L’ho suggellato sulla pietra quand’ero bambino. Una pietra liscia in mezzo a tante altre uguali.  Su di essa ho intagliato a caratteri grandi, le iniziali del mio nome vicino alle sue, dentro una scanalatura a forma di cuore. Senza freccia. Emozionato e con i lucciconi agli occhi come un bambino, gratto il muschio cresciutole sopra ed ecco la mia lettera, ecco la sua: paiono abbracciarsi.  Non ho mai avuto coraggio di dirglielo a voce o scriverlo con inchiostro quello che sentivo: ho solo usato la punta di un chiodo d’acciaio “ottantino” e il martello, come un maniscalco.  Spesi interi pomeriggi di sonnolenta afa estiva in quel vicolo sperduto ai margini del paese, per evitare d’essere visto, e ho inciso più in profondità che potevo le nostre lettere: la mia F e la C di Chiara.
È stata una storia mancata che poteva essere e non è mai stata. Mi restano addosso solo balenii di ricordi, forse qualche piccolo rimpianto.
Quelle lettere d’amore scavate sulla pietra sono le uniche tracce che testimoniano lo sbocciare del mio primo sentimento amoroso; un segno, indelebile seppur fuggevole, del suo passaggio nella mia vita.

 

Al secondo posto della categoria Adulti con un totale di 57 voti su 60, si è classificata la lettera con n. prot. 16, avente titolo “Alla mia terra, alla mia Calabria, alla mia casa”, dell’autrice Incutti Angela di Montalto Uffugo (CS).

Alla mia Terra. Alla mia Calabria. Alla mia Casa.

Cosenza, 17.03.2017
Ti ho amato da lontano in questi ultimi dieci anni. Ti ho amato di un amore viscerale e profondo, come il primo amore che ti si attacca alle ossa e non ti lascia mai davvero. Quell’amore silenzioso e puro che niente e nessuno potrà scalfire mai. Ti ho amato senza pretendere nulla in cambio. A te, che ogni volta che ti rivedevo eri diversa. Invecchiata. Con una ruga in più. Profonda come un solco scavato nella terra. Mi sono sentita fuori posto quando tornavo e ti vedevo cambiare in quell’immutabile silenzio. Mi sono sentita come se ti avessi tradito e tu ti fossi dimenticata di me. Perché in fondo un po’ è stato come tradirti quando me ne sono andata.
Eppure t’amavo. T’amavo di quell’amore che a diciott’anni non può bastare. E allora ho raccolto la mia vita in una valigia gonfia e ti ho salutato. Col cuore pieno di lacrime. Di speranza e di paura. Me ne sono andata perché volevo sognare. Me ne sono andata per tornare. Con la consapevolezza che niente sarebbe stato uguale. Ché il tempo non si ferma ad aspettarti. Ho imparato a cacciarle indietro le lacrime quando mi mancavi. Quando il cielo grigio di una città lontana mi faceva sentire una straniera in casa d’altri. E tu, tu che eri Casa, col tuo azzurro cielo, eri lontana centinaia di chilometri. E mi mancavi quando le fotografie di chi avevo lasciato mi rimandavano i colori di quel mare che mi sembrava di sentire sulla pelle. Mi sei mancata nelle giornate uggiose quando avrei voluto sentire sulla faccia il calore che solo tu sapevi darmi. Ci ho pensato delle volte a tornare. A prendere coraggio e a dire addio alle speranze. Al sogno. Ma se a partire ci vuole coraggio, ce ne vuole ancora di più a rassegnarsi a sentire quel vuoto dentro pur di rincorrere quel sogno. Il mio sogno era lì, a 700 chilometri da te, in una città diversa e sconosciuta, una Terra che col tempo ho imparato ad amare. Ma il primo amore non si può dimenticare. Nemmeno se la vita ti regala un nuovo amore. Resta sempre lì, nell’angolino più nascosto del cuore. E puoi anche non pensarci più. Puoi anche andare avanti con la tua vita, ma un giorno quando per caso lo rincontri senti quella stessa emozione di tanti anni prima. E non importa se nella tua vita c’è un nuovo amore, non importa quanta felicità questo nuovo amore sappia regalarti. Avrai sempre le farfalle nello stomaco per quell’incontro. Sentirai sempre un colpo all’anima. E per me oggi è così. Oggi che ti scrivo questa lettera. Una lettera d’amore che non chiede niente in cambio. Amara, come sono amare le mie lacrime. Come lo erano dieci anni fa, quando me ne sono andata via da te. Come lo sono oggi che ti vedo cambiata, eppure in fondo sempre uguale. Ho incontrato tanti compagni di viaggio in questi anni. Tanti compagni di viaggio che mi hanno raccontato di te. Qualcuno innamorato delle tue strade, dei tuoi odori, dei tuoi difetti, proprio come me. Qualcuno arrabbiato, ferito, distrutto dalle tue contraddizioni, dalle tue ingiustizie. Ma ognuno di loro aveva nel cuore una consapevolezza triste: doveva andar via per realizzare il proprio sogno. E non importa che sogno fosse. Non importa che ognuno di quei compagni di viaggio che ho incontrato avesse un sogno diverso. Non c’era spazio per nessuno dei loro sogni nella nostra Terra. Ognuno di noi, con la tristezza nel cuore, sapeva di dover andare via.
Oggi io sto tornando da te. Sto tornando con le stesse paure nel cuore e le stesse lacrime negli occhi di dieci anni fa. So di trovarti cambiata. E so di essere cambiata io. Ma oggi il coraggio che ho avuto, io come tutti i compagni di viaggio che ho incontrato, dieci anni fa a lasciarti andare, è quello di tornare. Ché tu, con tutte le tue contraddizioni e i tuoi difetti, sei e sarai sempre il mio primo amore. Quello che ti si attacca alle ossa e non se ne va. Mai. E non voglio niente in cambio. Non pretenderò niente da te dopo tutti questi anni. Se non potermi svegliare ogni mattina, seppur con le stesse incognite e con le stesse paure, con la consapevolezza che questo è il mio posto nel mondo. Se non aprire gli occhi ogni giorno e sapere di essere tornata a Casa. Una Casa bistrattata, ferita, calpestata. Una Casa che ha sofferto e soffrirà ancora. Ma una Casa che sa farti sentire amata.

 

Al terzo posto della categoria adulti con un totale di 53 voti su 60, si è posizionata la lettera con n. prot. 80, avente titolo “Cara Accumoli ti scrivo”, del sig. Emilio Limone di Fiuggi (FR).

CARA ACCUMOLI, TI SCRIVO
Scrivere? È un toccasana, una valvola di sfogo. Eppure non basterebbe un libro intero a liberarmi il cuore da un’eco assordante, torrenti d’inchiostro non rimedierebbero all’improvvisa siccità di un’anima scossa. Tuttavia voglio scriverti, cara Accumoli. Agrodolce casa mia, stazione di passaggio in una breve sosta sul lungo binario della vita. Innanzitutto, ti devo delle scuse. Sarei ipocrita se affermassi che avrei voluto essere tuo per tutta la vita, sapevi bene che più di qualche anno non sarei rimasto: l’ho confidato ai tuoi figli tante, troppe volte. La premessa, però, era sempre la stessa: “nulla contro di voi, che porterò sempre nel cuore”. Ed era la verità: per due anni sono stato un leale accumolese, la mia giovane famiglia un tassello della comunità. Perché, allora, scusarmi? Perché ci sono sempre stato, o almeno ci ho provato, di giorno e di notte, libero o indaffarato, per reali esigenze o per una semplice parola di conforto, senza mai tirarmi indietro un istante; eppure, nel momento più tragico della tua storia io non c’ero. Quindici giorni, solo quindici, si sono interposti tra il mio saluto e l’inferno che ti ha impunemente stuprata. Sono consapevole che se non fossi andato via, probabilmente non sarei neanche qui a scriverti. Eppure non c’è giorno in cui il mio cuore, stringendosi a sé quasi soffocando, non mi faccia sentire un inconsapevole fuggiasco. Quando, dopo il terremoto del 24 agosto 2016, sono tornato in Piazza San Francesco e non senza difficoltà sono entrato nell’alloggio semidistrutto dove fortunatamente erano presenti solo masserizie ed effetti personali, pronti per un trasloco mai effettuato, a polvere e macerie si sovrapponeva il ricordo dei momenti vissuti. L’arrivo tra mille aspettative e la speranza di una serenità da tanto agognata. Il pancione di mia moglie che, settimana dopo settimana, cresceva coccolato dalla tranquillità del verde panorama. La stima della gente. I primi sorrisi del nostro primogenito, le sue prime sillabe, i primi capricci, i primi passi, le pappine, i giochi. La nuova gravidanza. L’arrivederci. La nascita della secondogenita. Il ritorno. L’addio. Sì, immagini come un treno ad alta velocità, così rapide da sfuggire alla presa della mente ma non del cuore. Vorrei sfogliare il diario dei ricordi, soffermarmi su un singolo momento, accarezzare istante per istante un aneddoto, eppure non ci riesco: è questo l’effetto che fa un’emozione trinciata dal rifiuto della realtà? Eri bella, Accumoli. Le tue frazioni, spopolate eppure pregne di un’identità forte, a tal punto da voler ancora sentirsi chiamare “paesi”. Le passeggiate tra i caratteristici scorci in pietra, con la neve o con un sole primaverile anche in agosto. Il silenzio quotidiano di un borgo abbandonato a se stesso eppure felice. Ecco, questo avrei dovuto capire, quando mi chiedevo come fosse possibile programmare una vita intera in un posto certamente sano e tranquillo, ma logisticamente disagiato: un’esistenza è felice quando ti accontenti di ciò che hai. E tu, Accumoli, nel tuo piccolo donavi a chi ti ha vissuto sin dalla nascita l’orgoglio dell’appartenenza, il forte legame di sangue con la terra natia, ruspante, testarda ma generosa. I tuoi figli avevano “poco”? Ebbene, quel “poco” è la ricchezza più grande che adesso a loro manca. Eravamo una piccola-grande famiglia. Probabilmente anche fin troppo litigiosa per essere così piccola, ma tant’è: ognuno di noi si incontrava anche due o tre volte al giorno, due chiacchiere davanti al gommista sotto gli occhi del pastore tedesco mascotte paesana, un caffè al bar in piazza o un aperitivo al bar accanto alla farmacia, l’ufficio postale aperto tre mattine alla settimana, il pane o lo zucchero al piccolo negozio di alimentari, il sabato sera la pizza di fronte al laghetto di pesca sportiva, un fumante piatto di gricia (pardon, “griscia”) nella frazione Grisciano dove anche la tappa per uno dei tanti caffè giornalieri era d’obbligo. Un salto ad Amatrice, dalla pediatra, dal medico di famiglia, dall’assicuratrice, in farmacia o per la spesa intermedia, due parole con i cari amici del bar sotto la torre, un saluto al sempre cordiale barbiere di fiducia, un sorriso ai familiari di amici e colleghi. Almeno una volta a settimana la mozzafiato Ascoli Piceno, una città bomboniera, per la grande spesa, una passeggiata, una serata romantica o tra amici. Al rientro ad Accumoli, nella quiete di Piazza San Francesco, capitava spesso di incontrare Andrea, Graziella, l’educatissimo piccolo Stefano e, negli ultimi tempi, il cucciolo Riccardo nel passeggino. Una famiglia, insieme a qualcun’altra, con cui avevo particolarmente legato, pur dovendo mantenere un doveroso distacco. Non ci sono più. Se non erro, le ultime persone salutate andando via da Accumoli, con la promessa di rivederci quando sarei tornato per il trasloco, sono state proprio loro. Un destino maledetto ha colpito chi non lo meritava. Mentre scrivo piango e forse perdo lucidità; perdonami, Accumoli, ma fa male. Ho in mente l’eco delle parole dei genitori di Andrea, suoceri di Graziella e nonni di Stefano e Riccardo: “Vi volevano bene, ci dicevano di non volersi legare troppo a voi perché sapevano che prima o poi sareste andati via e ci sarebbero rimasti male”. I loro volti, ora, sono nella foto che i loro cari hanno donato a parenti ed amici, nella mia camera da letto accanto alle foto della mia famiglia. Lì e nel mio cuore, insieme al mio caro barbiere amatriciano con lo stile d’altri tempi ed alla sua signora; alla giovane, timida e sempre sorridente moglie di un grande amico, ai tanti volti incrociati poche volte o scrutati a lungo, inconsapevole che non li avrei più rivisti. Scusami, Accumoli, per aver voluto a tutti i costi andare via. Grazie, Accumoli, perché nonostante tutto i tuoi figli mi vogliono ancora bene e mi definiscono “uno di loro”. Forza, forza Accumoli.

 

Sono state assegnate alla categoria adulti le seguenti menzioni speciali:

Menzione per la profondità della tematica affrontata e per il lodevole messaggio di grande umanità alla lettera avente prot. n. 54 avente titolo “Nel mare della mia mente” dell’autore Esposito Alfonso di Battipaglia;

 

NEL MARE DELLA MIA MENTE                                                      Battipaglia 25/03/2017

Prologo Quanto segue è la trascrizione di una lettera, indirizzata agli italiani, che io stesso, una mattina di primavera, ho trovato in una bottiglia di plastica trasparente con il tappo rosso. La bottiglia portata avanti dalle onde e indietro dalla risacca, galleggiava perfettamente, l’ho raccolta con l’intenzione di metterla nei rifiuti ma dentro c’era un foglio a quadretti piuttosto mal concio. Mi trovavo su una spiaggia del mare della mia mente, immerso nei pensieri freddi e umidi di quanto sta accadendo nel Mediterraneo. C’è poca fantasia in quello che leggerete e molti fatti veri. Non ho intento di intristire il viso della vostra anima ma di aprire gli occhi della vostra coscienza.

22 dicembre 2016
Ciao Fratelli Italiani, il mio nome è Sefaf Barole Negash sono eritreo di Asmara. In questo momento mi trovo a largo della costa libica, per la seconda volta provo a raggiungere l’Italia. Siamo accalcati su un peschereccio, scrivo poggiandomi sul bordo della barca, siamo in tanti fa molto freddo, per fortuna io mi trovo all’aperto, meglio il freddo che la stiva.  Mio nonno mi ha insegnato la lingua italiana prima di finire tra gli epurati nel 1994, nel mio paese ho provato ad essere un giornalista fino a che ho potuto, poi sono dovuto fuggire. Chi, se mai leggerà questo scritto, insieme all’anima di mio nonno perdoni il mio italiano incerto e la grafia scossa dai colpi del mare. Se Dio ci assiste tra tre giorni saremo a Lampedusa o tra quattro su qualche costa italiana.  Ho portato con me carta e penna, finalmente posso scrivere, su questo barcone pullulante di corpi ho più libertà che nel mio paese. Fratelli italiani, fratelli europei lascio a questi pochi fogli ciò che ho visto con i miei occhi e vissuto sulla mia pelle, se non dovessi riuscire a consegnarla con le mie mani la lascio al mare. Il mare è buono oggi, è la seconda volta che tento la traversata la prima fu nel maggio del 2004, ci imbarcarono su un peschereccio vecchio come questo, eravamo 172 quasi tutti eritrei, ora ci sono uomini e bambini provenienti dalla Somalia, dalla Libia, dal Gambia, dal Burundi, dalla Guinea, dalla Costa d’Avorio, dalla Nigeria ci sono anche alcuni marocchini e algerini molto giovani, ognuno con la sua storia, ognuno di loro fugge da qualcosa di spaventoso, pochi vanno alla ricerca di fortuna. La prima volta nel 2004 il barcone finì alla deriva ma poi riuscì ad invertire la rotta, ci arenammo su una spiaggia libica, cercammo una direzione in cui fuggire ma fummo arrestati e portati nel carcere di Misratah poi trasferiti in uno di Tripoli. Un giorno ci vennero a prendere i militari, ci portarono all’aeroporto era il 21 luglio, con quattro voli in due giorni ci riportarono in Eritrea. All’aeroporto di Asmara ci venne a prendere l’esercito, lo stesso esercito da cui eravamo fuggiti, esercito di un regime che ci imponeva un servizio militare a tempo indeterminato, nessuna libertà di opinione e di culto. Ci caricarono su dei camion e ci portarono a Gel’alo sul mar Rosso, ci rendemmo molto presto conto che non si trattava di un carcere ma di un campo di lavori forzati. Una cinta di rovi folti e spinosi rendeva impossibile evadere, eravamo circa 500, ci attendevano giorni di inferno. Al mattino l’appello alle cinque, alle sei al lavoro nel cantiere di un lussuoso albergo, sorvegliati e bastonati dai militari, scalzi e denutriti a 40 gradi di temperatura, l’unico cibo era pane e acqua. Quella tortura durò dieci mesi, poi ci portarono nel campo di addestramento militare di Wi’yan per il servizio di leva a vita, nessun contatto con la famiglia nulla di nulla. Per fortuna il nostro barcone continua a navigare verso l’Italia, stiamo stretti, strettissimi, c’è cattivo odore, la maggior parte di noi non si lava da mesi, su questa nave disperata è difficile anche sporgersi per fare i propri bisogni, molte persone si lamentano altri addirittura litigano, i bambini stanno in silenzio, dalla stiva sale un puzzo acre di gasolio e uomini. Sta facendo notte, il freddo è pungente, ci penetra nelle ossa, il nostro capitano è così drogato che sembra immune al sonno e al freddo.

23 dicembre 2016
Riprendo a scrivere che il sole è già alto, la prima notte è stata dura, per fortuna il tempo è ancora buono e l’Italia è più vicina. Ora sul barcone c’è un grande silenzio, c’è solo il rumore del motore, intorno a noi si materializza il nostro ultimo terrore, decine e decine di corpi senza vita, gonfi come palloni, alcuni laceri e tutti sbiancati dall’acqua del mare. I morti non ci spaventano, la morte, la morte violenta per noi africani sembra essere normalità. Sono fuggito dal campo militare nel 2007, ci ho messo nove anni per riuscire a riprendere il mare, quello che ho visto e quello di cui mi sono reso conto nei miei nove anni di fuga e ben più mostruoso di quello che galleggia in acqua in questo momento. In questa mia missiva mi rivolgo maggiormente ai fratelli italiani perché da eritreo ne conosco il bene e il male, io li perdono per quanto sto per scrivere ma chiedo loro aiuto. Ho scoperto nei miei nove anni di purgatorio che gli aerei libici che ci rimpatriarono erano stati pagati dagli italiani e che l’albergo che noi schiavi esuli abbiamo costruito è nato grazie ai fondi stanziati dall’Italia per lo sviluppo eritreo in cambio di politiche contro l’immigrazione. Fratelli italiani, come potete pensare di fare accordi con un regime che non rispetta i diritti fondamentali dell’uomo? Ho scoperto anche che l’uomo che l’Italia mandò alle conferenze di Khartoum, dove vi erano tutti i rappresentanti dei governi del Corno d’Africa, è ora ai vertici di una grande azienda dei petroli. Fratelli Italiani chi vi amministra da soldi al regime eritreo, li da tramite cooperazione internazionale affidandola ad aziende italiane, questa è solo una diversa forma di colonialismo e noi siamo l’effetto collaterale dell’elisir di eterna giovinezza che l’occidente si procura bevendo il sangue nero. Gli eritrei conosco bene il colonialismo italiano, con il dispiacere nell’anima vi dico che anche il regime eritreo ricorda bene il colonialismo italiano, soprattutto le torture da voi ereditate, che io stesso ho subito e con le quali ho visto soffrire e morire la mia gente, per mano di se stessa. Queste pratiche in Eritrea hanno ancora nomi italiani “Otto, Ferro, Elicottero” la più assurda si chiama “Gesù Cristo”. Ho visto uomini appesi ad alberi legati per le braccia con le punte dei piedi a sfiorare il terreno morire di asfissia come se crocefissi, alcuni di quelli che dopo una settimana non erano morti, li ho visti sostenuti da pochi nervi e pelle, dato che le braccia erano oramai staccate dal corpo.  Sul barcone la sofferenza è diventata palpabile, qualcuno è allo stremo, i lamenti si sono moltiplicati, è quasi di nuovo notte, domani potremmo approdare a Lampedusa, potrebbe così finire il nostro olocausto. Penso all’Eritrea che è diventata un arcipelago di Gulag sorti dove prima c’erano i campi di concentramento del colonialismo italiano, ora avanti e dietro di noi c’è solo mare e speranza, sono stanco.

24 dicembre 2016
E’ la vigilia di Natale, ma oggi è un giorno speciale non solo per noi cristiani su questa barcaccia, dovrebbe essere per tutti il giorno dell’approdo. Siamo stremati, abbiamo sete, fame e freddo la speranza ci fa resistere, quando non scrivo provo a riposare, ascolto le storie dei miei vicini. Io so che voi, cari fratelli europei ci considerate un problema e nel migliore dei casi una emergenza umanitaria ma noi siamo una emergenza politica, aiutateci se potete. La nostra Africa è oggi un mosaico insanguinato e disgregato, la violenza e l’efferatezza che ci ha invaso è tanto più mostruosa di quella che l’Europa ha conosciuto nella prima metà del novecento, solo che di noi il cinema non ne parla, il mondo dell’informazione è per lo più al soldo di chi usa la nostra tragedia per spostare distorti equilibri a favore di pochi. Gli africani sono diventati i peggiori carnefici di loro stessi. Ora sono troppo stanco, affamato, addolorato e infreddolito per scrivervi quello che dovreste già sapere. Voglio pensare che stasera approderò in Italia e se qualcosa dovesse andare storto almeno saprete il mio nome, non finirò come i miei fratelli migranti raccolti in mare e sepolti senza nome. Quel poco della mia storia e del mio messaggio sarà letto da qualcuno e così non sarà stato tutto vano.  25 dicembre 2016
Siamo ancora in mare. Abbiamo urtato qualcosa e la botta mi ha svegliato, non so dove ci troviamo ma non si vede alcuna costa. Al quarto giorno questa non è più una barca ma un cadavere galleggiante brulicante di larve semimorte. Sento delle grida provenienti dalla stiva, la barca sembra sempre più lenta, da una portella di coperta esce la testa di un uomo che grida “ACQUA!!!”, non è sete, stiamo affondando.
Ora metto i miei fogli nella loro scialuppa di plastica, salvo di me quello che posso salvare. Epilogo Il barcone di Sefaf non ha mai raggiunto le coste italiane. Stime parlano di 23.000 morti negli ultimi dieci anni nel tentativo di attraversare il Mediterraneo, il vero numero è sconosciuto, studiosi di statistica dicono che in questi casi il numero probabile è dieci volte superiore a quello delle stime ufficiali, se così fosse i morti in mare potrebbero essere 230.000, non conosceremo mai il numero esatto né i loro nomi, sappiamo però che questo è un numero destinato ad aumentare. Nei giorni di Natale del 2016, complice l’anticiclone africano in molti hanno tentato la traversata, sono stati tratti in salvo in mare 417 esuli, tra cui una donna incinta e un’altra che aveva da pochi giorni partorito su un gommone. I migranti sono solo la punta dell’iceberg di quanto sta accadendo da decenni in Africa, noi Europei che ci facciamo promotori di musei sulla memoria, del giorno della memoria, che ci riempiamo la bocca con propositi di pace, che auto celebriamo la nostra consapevolezza di ciò che non deve più accadere, non possiamo continuare a far finta che al di la del mare la ferocia umana non sia più spietata che mai e che noi non ne abbiamo Responsabilità. Diamo adito a propacanducole perché ci fa comodo, perché siamo così egoisti da avere paura dei nostri fratelli africani, medio orientali o asiatici che siano. A causa di queste correnti di pensiero faziose e populistiche l’Europa, che poteva essere Unita e forte, è sempre più disgregata e debole, da faro dei diritti umani nel mondo sta diventando il continente dei muri. Sefaf ci chiede aiuto, per aiutarlo dobbiamo essere migliori e Fare scelte migliori, riconsiderare il nostro stile di vita, “dobbiamo essere il cambiamento che vogliamo nel mondo” diceva Gandhi. Sefaf ci perdona traendo ispirazione dal suo idolo africano Madiba (Nelson Mandela), “il perdono e un’arma potente” diceva Mandela e diceva anche “il compito più difficile nella vita è cambiare se stessi”. Si citano nomi importanti per concetti semplici, perché non diventino mai luoghi comuni, tutto ciò che è stato enunciato da grandi uomini è alla nostra portata, ogni concetto più alto che conduca alla pace globale è alla nostra portata, la conoscenza ci può aiutare ma solo la volontà può generare un miglioramento.

 

Menzione per l’originalità artistica alla lettera avente prot. n. 53avente titolo “Lettera a Firenze “dell’autrice Cristina Giuntini di Prato.

5 Maggio 2016

Mia carissima Firenze,
Perdonami se ti scrivo così, senza preavviso, proprio in questo giorno in cui si celebra l’Ascensione e in cui tu sei intenta a festeggiare, adorna di fiori e splendente come non mai, davanti ai tuoi figli e a coloro che sono venuti a farti visita. Ma vedi, Firenze, ho urgenza di chiederti se per caso, perso tra la confusione e i colori della folla, tu non abbia visto il mio grillo. Non ti parlo, no, di uno di quei bassi e buffi veicoli a molla che amavamo tanto guidare, da bambini, nel giardino della Fortezza Da Basso. Non ho più l’età per questi giochi, e so che anche tu, Firenze, li hai mandati in pensione; per quanto, credimi, mi piacerebbe molto rivederli in giro, in un prossimo futuro.
Quello che ho perso è proprio un grillo, uno di quegli animaletti neri e canterini che, proprio in questo giorno, si acquistano, nelle loro gabbie colorate, alla fiera delle Cascine. Così come lo avevo acquistato io: e credi, Firenze, era un vero grillo, non una piattola spacciata da qualche venditore disonesto. Avevo controllato bene che avesse il suo bel collarino giallo! E pensavo anche di averlo chiuso bene nella gabbietta, ma mi sbagliavo: mi è bastato distrarmi un attimo, per permettergli di aprire la porticina e scappare via. E dire che gli avevo messo nella gabbia anche una foglia d’insalata, affinché non soffrisse la fame: ma quel furbone deve avere preferito andare alla ricerca di un bel pezzo di schiacciata fiorentina, per ubriacarsi di panna e zucchero a velo.
Diglielo tu, Firenze, che ancora non è settembre, e che stasera non saranno le rificolone variopinte a illuminare per lui le acque dell’Arno. Se lo vedi correre, con le antenne diritte, dal Campanile di Giotto a Palazzo Vecchio, guardalo dai mille tacchi dei turisti, che lo minacciano a ogni piccolo passo. Guidalo piuttosto in Oltrarno, fra le botteghe artigiane e le massaie cariche di sporte, ma fai attenzione a che non si perda fra i sampietrini. Io devo ripartire, Firenze, e non posso lasciarlo qui, o non troverò mai più pace.
Non mi credi, Firenze? Ti pare che io stia esagerando, nel dare così tanta importanza a un trascurabile animaletto? Hai ragione, e te lo confesso: non è il grillo che io sto cercando, ma il mio cuore.
Mi è sfuggito di mano più di vent’anni fa, quando ti ho salutata, e da allora vaga per le tue strade e le tue piazze, le tue chiese e i tuoi palazzi, senza che io possa fare niente per riportarlo indietro. E non importa quanto poco io mi sia allontanata da te, e quante volte torni a farti visita, e a cercarlo: lui non si fa trovare. Si nasconde fra le illustri tombe di Santa Croce, o nel ricamo di un tabernacolo che non avevo mai notato prima, corre su verso Piazzale Michelangelo ma, quando credo di averlo in pugno, si ributta giù, verso Ponte Vecchio. E allora, Firenze, sappilo, non puoi più giocare con lui: o me lo rendi, o riprendi con te anche me. Scegli.
Con infinito amore.

 

Menzione alla migliore lettera internazionale alla lettera con prot. n. 20 dal titolo “ Tierra lejana, una historia, un amor!” dell’autore Horacio Antonio Tedesco di Capilla del Monte, Buenos Aires, Argentina.

Terra lontana, una storia, un amor!

Terra lontana,
dopo tanti anni la Madonna mi ha concesso la grazia di essere in grado di fare un viaggio, un viaggio il cui pensiero mi ha inseguito giorno dopo giorno; era così forte che addirittura, addormentandomi, sognavo della Vergine.
E così nel mese di settembre dello scorso anno sono arrivato a San Sosti avverando il mio sogno. Ho conosciuto parenti, amici e connazionali: è stato emozionante! Il giorno del mio arrivo ho percorso il centro storico con mia cugina Tommasina e con un’emozione rara nell’anima, senza lacrime e senza sorrisi, ad ogni passo mi domandavo incredulo se fossi nella terra dove è nata la mia storia, il mio sangue. Eppure nel respirare quell’aria non sentivo nulla di strano, perché quel profumo era il mio.
A piedi lungo la via Regina Margherita ho immaginato i primi passi di mio padre ripercorrendoli ogni giorno della mia permanenza con il cuore colmo di sentimenti…non scorderò mai la gioia di ballare la tarantella a notte fonda in via Nazionale circondato da amici e parenti e non dimenticherò mai come con grande fede si festeggi la Madonna prostrandosi dinanzi al suo sacro mantello!
Che forte che sei San Sosti, terra lontana, terra di storia e d’amore indimenticabile.
Parlo a voi compaesani, così come a un fratello. Tante cose avrei voluto fare ma il breve tempo ha giocato contro. È molto difficile esprimere la felicità di avervi conosciuto e scrivere facilmente di tali grandi sentimenti poiché si sentono solo con il cuore! Vorrei chiedere scusa, perché le circostanze della vita ci hanno separato; da questo allontanamento a San Isidro, in Argentina, sono nato io ed è lì che ho sentito pronunciare il nome di San Sosti. Ma, nonostante la distanza, cari compaesani, siete e sarete parte della mia vita.
Mi inginocchio a voi, alle vostre strade e montagne, all’alba del giorno e al cielo notturno, mi inginocchio davanti alla vostra fede e alle vostre tradizioni e mi inginocchio davanti all’immagine bella della Madonna del Pettoruto, che mi ha fatto il miracolo di poter essere con voi. Oggi, addirittura, siete stati anche nelle mie orecchie allorquando durante la notte, nei miei sogni, rievocavo il suono delle campane della chiesa di Santa Caterina, con la sua aria di pace.
Tu San Sosti sei una sorella lontana, sei la mia origine e la storia di un amore che custodisco gelosamente nel cuore, nell’anima e nella mente. Grazie per essere parte di me, ci ritroveremo, per riabbracciarci e scrivere così, ancora più forte il nome di San Sosti nel profondo del mio cuore.
Tuo figlio, per sempre.

 

Tierra lejana, una historia, un amor.

Y así después de tantos años la Madonna me ha concedido la gracia de poder hacer el viaje, viaje que en esto últimos años lo pensaba realizar día a día, fue tan fuerte que hasta dormido he soñado con la virgen, y así fue en septiembre del año pasado 2016, después de un largo viaje llegué a San Sosti, el sueño se me había cumplido, el recibimento de parientes, amigos y paisanos ha sido emocionante, al otro día de mi arrivo debería hacer honor de pisar y caminar el centro histórico, y en compañia de mi prima Tommasina caminaba con una emosión interna que solo envolvía mi alma, sin lágrimas, y sin sonrrisas, solo a cada paso era un pensamiento propio de querer darme cuenta en donde estaba, sí en la tierra que es propio de mi origen de mi sangre, al respirar no sentí nada extraño, porque su aroma era el mio, caminar por la Via Regina Margherita imaginaba los primeros pasos de mi padre y así lo hice yo, vueltas y vueltas cada día me llenaban el corazón de sentimientos…que alegría que tuve al bailar la tarantella una noche rodeado de amigas y de parientes era como dejar marcados esos pasos en la Via Nazionale..y después lleno de Fe llegó el inicio de la Fiesta de la Madonna, donde culmino su fiesta postrado ante su bello manto…que fuerte que sos  San Sosti, tierra lejana , tierra con historia y un amor por vos inolvidable, te hablo así como a un hermano, tantas cosas hubiera querido hacer por tú nombre , pero el tiempo tan corto me jugó en contra, es muy difícil expresar con la mente y escribir los sentimentos porque ellos solo se sienten con el corazón! Quisiera pedirte perdón, porque por circunstancias de la vida los mios y otros debieron partir, por esa partida y nacido en San Isidro Argentina rodeado de sansostesi hoy puedo pronunciar tú nombre porque, sos y serás parte de mí vida..me arrodillo ante tú gente, ante tus calles y montañas, ante tú firmamento de día y de noche, me arrodillo ante tú Fe y Tradición me arrodillo ante la hermosa y resplandeciente imagen de tú Madonna del Pettoruto, que me ha hecho el milagro de poder estar con vos. Hoy, aún llevo en mis oídos cuando  las noches en mis sueños escuchaba el sonar de las campanas de la iglesia  de Santa Caterina,  con tú aire de paz. Sos como toda tú gente, un hermana tierra lejana, sos mi origen con una historia y un amor que llevo en mi corazón, alma y mente. Gracias por ser una parte de mi historia viva. Regresaré para volver a abrazarte hermano ó hermana y escribir tú nombre San Sosti en lo mas alto de mis sentimentos, Orazio Antonio Tedesco, tú nieto , tú hijo por siempre!

 

Menzione per la migliore lettera in lingua locale alla lettera n.31 dal titolo “Littra” dell’autore Mario Signoretti di Spezzano Albanese (CS).

Littra

Car’Amicu Ca vieni a visità a terra mija
– un t’aspittà i ti truvà u mod’ i vita tuva, i regole di tuva, picchì nuv’ avimu u modu nuastu i viva;
– un pitrenna ca cangiamu i tradizioni noste ppì i fa guali ari tuva picchì divintamu a brutta copia i chiri ca simi;
– un ti lamindà si i cosi un zu perfetti o un zu stati fatt a regola d’arti picchì a storia nosta u nnè fatta i perfezioni, ma i tanti cosi diverse ca mis inziemi anu fatt nu popolo unico e speciali. Pirciò, quannu ni vjien a fa visita, u nnè ca ti truavi frabbiche o negozzj granni, genda fridda e pressarula, ma na natura sirvaggia, cuazzi i tanti culuri, mundagni ca si jettanu nda mare e genda singera pronda a ti da na mana e ti fa passà nu poco i tjiemp ccu loro.

Car’ Emigrande
Ca ti ricuagli aru pajisi tuttu cundient o ca ti cià vo sendi ppù fatt ca ha fatt’ i sordi fora
– un rimani scundiend s’un canusci chiù a nuddru, picchì ognun’ i loro ghe figliu du tjiempu suva ca u nne’ u tuva;
– un ti scunburtà s’un truavi i cumbagni i na vota picchì ognuno i loro ha pigliat’a vija suva e sa jut’ a truvà u distinu;
– un t’addummannà picchì u pajisi u nnè cangiatu, picchì tu si ca si cangiatu;
– un ti rattristà picchì ghe muartu nu car’amicu, picchì ghe nda natura da vita nascia, criscia e mora. Pirciò ricordatillu ccu tanta gioia ppi tutt’ i voti ch’aviti jucatu ndi vineddre, ruttu vitri cu paddrunu, arrubbati cirasi di troppi, liticati picchì na guagliuna v’avija guardati, spartutu nu pjiezz i paninu, scialati e cantati davanti a nu bicchjier’ i dudici a litro e na fisarmonica ca facij’ avand e arrieti.

Caro Pajisanu
Ca si natu e crisciutu nda stu paisjieddru calabbrisu.
– un ti dispirà picchì un zi trova lavuru, picchì u nuastu ghe statu sempi nu pajisi adduvi a gendi parta, si ricoglia o un si ricoglia cchiu;
– un disprizzà u vicinu ppì nu salutu ch’un t’ha fatt, ppì nu rumuru i tropp o picchì a penza politicamendi diversu picchì tu ti po’
– truvà nda stessa condiziona;
– un pigulijà picchì ndu pajisi un c’è cchiu genda ppà via picchì a vita ghe fatta i periodi e a genda va circannu spiranzi.
Anzi, mbegnati ppu pajisi tuva, ppà genda tuva, minda a disposizioni u tjiempu tuva o trovatillu, mindaci a passiona picchì sul’accussi u po’ fa cchiù riccu, un fa cunti supa ogni cosa, porta avandi l’usanzi, accumbagna a San Branciscu puri ca un ci cridi, difenda a linga tuva e un ti fa pari vrigogna, tjieni semp avandi u numi du pajisi tuva e da Calabbria, puri sapjienn ca ci su tanti cosi i cangià, accoglia a genda chi passa, cunda i fattarjieddri nda nu modu bellu, e falli para ncredibili e mai sinduti, fa ripiglià i vicinanzi, i vjareddri, i mod’ i fa o i dì, cunda a storia di nanni e di catananni, picchì sul’accussì u pajis po’ stipà a mimoria e un zi nni và aru scuardu. Si sti cosi u nni vò fa, allura po divindà na pirsuna senza cori, senza storia, senza numi, scurdatu aru pajisi tuva e strajinu ndu rjiest i l’Italija e du munnu.
Si inbece ci rjiesci allura tu po ghess cundiend i tija e du pajisi tuva, gratificatu da fatiga e i chiri ca si risciutu a fa, po ghess na pirsuna stimata e vuluta beni e sa vita t’avissida purtà ad ancun’ata rasa i munnu allura po ghessi sicuramendi cchiu gutilu aru pajisi adduvi si jutu a stà picchì ti puarti arrjieti l’esperjienza i nu munnu diversu.

Car’Amicu, Emigrande e Pajisanu cu tant’ affettu Maruzzu vuastu.

 

Lettera (traduzione)

Caro Amico
che vieni a visitare la mia terra,
– non aspettarti di trovare il tuo modo di vivere, le tue regole perché noi abbiamo il nostro modo di condurre la vita;
– non pretendere che modifichiamo le nostre tradizioni per adeguarle alle tue perché diventeremmo la brutta copia di quello che siamo;
– non lamentarti se le cose non sono perfette o non sono state realizzate a regola d’arte perché la nostra storia non è fatta di perfezione ma di tante varietà che messe insieme hanno fatto un popolo unico e speciale. Pertanto, quando verrai a farci visita, non troverai fabbriche e centri commerciali, gente algida e frettolosa ma natura aspra e selvaggia, colline di infinti colorii, monti che si tuffano in mare e gente schietta pronta a tenderti la mano e a condividere il suo tempo col tuo.

Caro Emigrante
che torni al paese con entusiasmo o con la boria di chi si è realizzato altrove
– non rimanere deluso se non riconosci più i volti perché ognuno di loro è figlio del suo tempo che non è il tuo;
– non abbatterti se non trovi gli amici di allora perché ognuno di loro ha preso la sua strada ed è andato incontro al suo destino;
– non chiederti perché il paese non è cambiato perché sei tu che sei cambiato;
– non rattristarti per la perdita di un caro amico perché è nella natura degli esseri viventi nascere, crescere e perire.
Piuttosto ricordalo con infinita dolcezza per tutte le volte che avete giocato nei vicoli, rotto vetri col pallone, rubato ciliegie dagli alberi, litigato per lo sguardo di una fanciulla, diviso un tozzo di panino, gioito e urlato a squarciagola davanti ad un bicchiere di 12 al litro e l’andirivieni di una fisarmonica.

Caro Paesano
che sei nato e vivi nel tuo paesello calabro
-non disperarti perché non c’è lavoro perché il nostro è sempre stato un paese di partenze, di addii e arrivederci;
– non denigrare il tuo vicino per un saluto mancato, un rumore di troppo, o solo perché è di un’altra opinione politica perché pure tu puoi trovarti nella stessa condizione;
– non lagnarti perché il paese si spopola e non c’ è gente per le strade perché la vita è fatta di cicli e la gente va in cerca di speranze.
Piuttosto impegnati per il tuo paese, per la tua gente, metti a disposizione il tuo tempo libero o prenditelo all’occorrenza, mettici passione perché solo così puoi arricchirlo, non fare calcoli su ogni cosa, alimenta le tradizioni, accompagna San Francesco anche se non sei credente, difendi il tuo idioma e non vergognartene, tieni sempre alto il nome del tuo paese e della Calabria pur sapendo che ci sono tante cose da migliorare, accogli viandanti e curiosi, racconta le piccole storie in maniera sognante e falle sembrare uniche e incredibili, fai rivivere i borghi, le viuzze, i modi di fare e di dire, racconta la storia dei tuoi nonni e dei nonni dei tuoi nonni perché solo così il paese avrà memoria e non cadrà nell’oblio e nell’indifferenza del mondo.
Se rifiuterai tutto ciò rischierai di diventare un uomo arido, senza storia, senza identità, dimenticato in casa e straniero nel resto d’Italia e del mondo. Se invece riuscirai allora sarai fiero del tuo paese e della tua appartenenza, gratificato dal tuo impegno e dai risultati, conserverai integra la tua identità e se le circostanze ti porteranno a vivere altrove sarai ancora più utile alla tua nuova comunità perché ti porterai l’esperienza e la ricchezza delle diversità.

Caro Amico, Emigrante, Paesano con affetto il vostro Mario.

 

Menzione per la migliore scrittura alla lettera avente prot. n. 41 dal titolo “Mio paese” dell’autore Mazziotti Salvatore di Castrovillari (CS).

Per la Categoria ragazzi 6-12 anni.

Con 59 voti totali su 60, al primo posto si classifica la Lettera con prot.n. 41/R , avente titolo “ In ogni battito…San Sosti”, dell’autore  Alessandro Dito di Nardò, in provincia di Lecce.

In ogni battito…San Sosti.

Ciao San Sosti,
mi riconosci? Sono tuo figlio.
Vivo in Puglia, ma spesso nella mia mente affiorano i momenti vissuti con il mio papà tra le tue antiche stradine.
Prima che questi si conservino nella memoria voglio condividere con te i ricordi che hanno avuto per me un fascino particolare e che mi hanno suscitato forti emozioni.
Ricordo il giorno in cui papà mi portò in Calabria a trovare il nonno.
Mi condusse al santuario del Pettoruto, luogo di pellegrinaggio e di grande bellezza e preghiera.
Quel giorno era la festa della Madonna e fui avvolto da migliaia di persone fortemente devote che recitavano preghiere e cantavano canzoni popolari.
Attratto da questo folklore mi sono unito a loro cantando e ballando con gioia.
Le emozioni più forti e più intense che mi accompagneranno per sempre nella mia vita, sono strettamente legate alla bellezza della cascata di Frà Giovanni luogo affascinante quasi irreale.
Qui Madre natura è esplosa in tutta la sua magnificenza.
Ripenso allo scroscio prepotente dell’enorme massa d’acqua, al suo cristallino colore e alla sua trasparenza, che con grande eleganza si lascia cadere nel fiume rendendo più suggestivo il paesaggio circondato da una vegetazione ricca di mille colori e sfumature di verde, accompagnato dal forte profumo di erbe aromatiche.
Ero circondato da orchidee selvatiche, ciclamini e camomille che inondavano l’aria con il loro profumo unito a quello della menta, dell’origano e dei pini.
Tra i rami degli alberi gli scoiattoli, saltellanti da un ramo all’altro, erano bravissimi a colpire me e gli altri visitatori con lanci di noci e castagne.
Troppo divertente!
Io sfregavo gli occhi per accertarmi che tutto ciò non fosse un sogno e con incontenibile meraviglia fissavo intensamente la cascata tanto che la mente mi portò a fantasticare…
Immaginavo una meravigliosa sirena dai biondi riccioli che portandosi una mano sul viso intonava un canto melodioso incantando i presenti.
Il mio papà, che mi teneva per mano, mi guardò, capì il mio stato d’animo e rise fragorosamente riportandomi alla realtà.
Ancora oggi quella risata risuona forte nella mia mente e, anche se il mio papà non c’è più, io lo ringrazio sempre per l’amore che mi ha trasmesso per la Natura e per il suo Paese.
Ora ti saluto San Sosti mio, verrò presto a trovarti per perdermi nella tua bellezza e per ritrovare mio Padre, perché come diceva lui: “Ccà ci tiagnu u cori mia” (Qua ci sta il mio cuore).
Un forte abbraccio, tuo figlio.

 

Con voti 58 su 60, al secondo posto si classifica la lettera con prot. n. 35/R avente titolo “Lettera al mio paese”, della classe IV sez. A dell’Istituto comprensivo di Melicucco, plesso Don Milani, prov. di Reggio Calabria.

 

Lettera al mio paese.

Caro paese mio,
ti scrivo questa lettera per dirti quanto di te sono innamorata.
Tu sorgi ai piedi di montagne e di colline a te vicine, nella Piana di Gioia Tauro, attraversata dal fiume Metramo, ricco di trote.
Già dall’origine del tuo nome greco “Melikokkos” (Melicucco), risuona la dolcezza del tuo clima e le tue terre fertili, ricchi di alberi da frutto, di agrumi, di viti, di grani, di ulivi che copiosi compaiono sulle nostre tavole!
Oh che gioia essere nata a Melicucco!
Tu, Paese mio, ogni anno mi fai rivivere l’emozione del Natale che arriva, quando, per le tue vie sento i profumi di “li zippuli” (le zeppole), ciambelle o bocconcini ripieni di baccalà, di sardine con la “nduja” fritte nel tuo saporito olio d’oliva, e l’aroma, che si spande nelle nostre case, di “li nacatuli” (le nacatole), dolci che preparano le nostre mamme e le nostre nonne per festeggiare la nascita di Gesù Bambino, insieme alle vicine che intonano nenie religiose.
E che dire poi del magico suono delle zampogne, che durante la novena accompagnano all’alba i fedeli per la messa.
Anche le piogge copiose che caratterizzano l’inverno, rendono le tue vie allegre e movimentate, in attesa della Primavera, esplosione di colori e di profumi che ci accompagnano fino alla Pasqua e riempiono i nostri cuori di una gioia nuova: la resurrezione di Cristo, la vita che rinasce. Nella Domenica di Pasqua, dopo l’”Affruntata” (Affrontata: incontro di Maria e San Giovanni con Cristo Risorto) aria di festa in tutte le nostre case, dove appaiono sulle nostre tavole “i maccarruni” (i maccheroni) fatti a mano e conditi con il sugo di capra. Fremiamo tutti, in attesa della Pasquetta, che trascorriamo con amici e parenti nelle nostre ricche e verdeggianti campagne mangiando “a suprezzata” (salame soppressato) e la “sguta” ciambella di pane con le uova.
Nelle tue tradizioni, nella tua semplicità delle cose io mi rifugio, ed è in te che voglio costruire il mio futuro, e voglio dare il mio contributo per migliorare la società, che spero diventi più umana e che rispetti sempre la famiglia e valorizzi gli insegnamenti che essa ci dà, per farci diventare costruttori di pace per un mondo migliore.
Ti lascio, Paese mio, chiudo gli occhi per addormentarmi nel dolce pensiero che domani, risvegliandomi, ti ritroverò vicino, a guidarmi e sostenermi nel cammino della vita.

 

Con voti 53 su 60, al terzo posto si classifica la lettera avente prot. n.40/R, Il mio paese (com’era), di  Aurora Gordano di Mottafollone (CS).

IL MIO PAESE
Caro paesino mio, ti scrivo questa lettera perché voglio raccontarti un sogno.
Mi trovavo su un paesino costruito su una bellissima collina e bagnato da due incantevoli fiumi. Era un paesino bellissimo e colorato dove non esisteva l’inverno perché gli  abitanti si riscaldavano con un grande abbraccio.
In questo paese era tutti i giorni primavera e gli alberi erano sempre fioriti come se  fossero vestiti per la festa, gli uccellini cinguettavano tra i rami sempre verdi. Anche le farfalle erano numerose e spesso le vedevo colorare il cielo come se fosse un grande  arcobaleno. Sembrava un regno delle favole, nei fiumi i pesci nuotavano su e giù ed ogni tanto  si affacciavano dall’ acqua per sentire il profumo della lunga primavera. In questo paese ogni bambino era felice e viveva come in un sogno. Pensa paesino mio!
Che tra i boschi che circondavano le case tutti pensavano che ci vivessero le fate; i fiori dei prati erano bellissimi e di tanti bei colori. Anche gli animali erano felici e  vivevano indisturbati perché non esistevano cacciatori e macellai e nessuno poteva fare del loro del male. Gli anziani del paese erano sempre circondati da tanti bambini in attesa di sentire  le loro storie anche se la sera si faceva tardi la mattina andavano felici a scuola sapendo  che la maestra li aspettava davanti al portone con il viso sempre sorridente e felice. Caro paesino mio volevo dirti che mentre sognavo ho sperato che quel paesino fossi tu ed ora che sono sveglia sono convinta che quel paese bellissimo costruito su quella bellissima  collina tra quei fiumi sei proprio “Tu”. E allora ho scritto questa lettera per  dirti grazie di esistere perché  nessuno mai può sostituirti.

 

Menzione speciale per la migliore lettera in lingua locale alla lettera con prot. n. 99/R dal titolo “A Cerisano, u paesiddru miu” dell’autore Ivan Greco dell’istituto Comprensivo di Cerisano (CS).

A Cerisanu, u paesiddru miu!
Caru Cerisanu, paise miu tantu amatu.
Ti scrivu ppe ti dire quantu bene du core miu mi tene ligatu a tie.
Io signu ancora picciriddru ma già siantu dintra de mia ca tu m’appartiani. T’aiu vulutu bene de quannu ere criaturu, quannu aiu ‘ngignatu a caminare supra e strade tue. Ud aiu vistu tanti posti ma secondo me tu si u chiù bellu du munnu.
Cum’è bellu a ti rispigliare a matina, rape e finestre e ti guardare. Quannu u sule vatte supra l’alberi, quannu è primavera e fioriscianu i cerasi, quannu chiove e si ‘mbunnanu e case tue e ri lampi ajjornanu e muntagne ca stannu supra e tia, quannu iazze e ra nive ti cuvere tuttu e c’è cumu na magia.
Cumu mi piace quannu a sira mi viagnu fazzu na caminata intra e ghiazze tue cussì belle e accoglienti. E pue cumu su belle e ghìese tue! Quannu camini intra chiri vicoli stritti e pue a nna vota te truavi davanti e riasti mutu, e re campane sonanu! E funtane deddre scurre l’acqua da fonte nostra ca ni dannu nu pocu de acqua frisca quannu ni ricoglimu dopo na partita ccu l’amici aru campettu da scola. Ma a cosa cchiù bella de tia, Cerisano mia, è ra gente tua, cussì accogliente e cussì generusa. PPe mia sa gente è cumu na ranne famiglia. Ti vuagliu bene, paesiddru miu, e un ti vuagliu lassà mai! Un mi puazzu vide luntanu de tia, pecchì signu figliu tuu!

“A CERISANO, IL MIO PAESINO” (traduzione)

Caro Cerisano, paese mio tanto amato.
Ti scrivo per esprimerti tutta l’affetto del mio cuore che mi lega a te. Io sono ancora piccolo ma già sento dentro di me che tu mi appartieni. Ti ho voluto bene sin da quando ero bambino, quando ho iniziato a muovere i primi passi per le tue strade.
Non ho visitato molti paesi ma penso che tu sia il più bello del mondo. È bello svegliarsi al mattino, aprire le finestre e guardarti; quando il sole illumina i tuoi alberi, la primavera fa sbocciare i tuoi ciliegi, o quando la pioggia bagne le tue case e i lampi illuminano le vette dei monti che ti sovrastano, o quando la neve ti copre col suo manto e rende tutto magico. Mi piace quando il pomeriggio vengo a fare un giro nelle tue piazze così belle e accoglienti. E poi quanto sono belle le tue chiese! Quando si cammina per i tuoi stretti vicoli d’un tratto te le trovi innanzi che si innalzano maestose e resti senza parole e il suono delle campane risuona nell’aria. Le fontane da dove scorre l’acqua della nostra fonte ci danno ristoro quando stanchi rientriamo da una partita a calcio con gli amici nel campetto del villaggio scolastico. Ma la cosa più bella di te, o mia Cerisano, è la tua gente, così accogliente e così solidale. Per me questa tua comunità è come una grande famiglia. Ti voglio bene, paesino mio. E non voglio lasciarti mai. Non posso immaginare la mia vita lontano da te, perché io sono tuo figlio.

 

 

Immagine

Al via la cerimonia di premiazione della prima edizione del concorso letterario internazionale “Premio Pettoruto”

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COMUNICATO STAMPA

Di Maria Pina Aragona (Presidente Consulta Giovanile)

Il 5 aprile 2017 la Giuria del “Premio Pettoruto” ha avviato i lavori di valutazione delle 194 lettere pervenute. Ecco i nomi dei Giurati che con dedizione e serietà hanno messo a disposizione del Premio la loro professionalità.

Giovanna Daniele: Presidente di Giuria.
Vive a San Sosti (CS). Inizia ad esprimere la sua creatività artistica da adolescente attraverso le sue prime liriche guidata ed ispirata dalla sua continua ricerca introspettiva fino a fare di questa sua inclinazione la più grande passione. Ha conseguito la maturità tecnica. Raccoglie i suoi scritti nel 1999 nella collana “Il giardino di cristallo ” in memoria della sua cara madre. Partecipa con successo a vari concorsi letterari classificandosi sul podio e ricevendo premi prestigiosi. Molti dei suoi componimenti sono contenuti in tre volumi dell’Antologia ”La voce del poeta “. Collabora al blog Progetto d’Amore (www.mariofestapoeta.blogspot.com) come recensitrice delle opere letterarie e come autrice. E’ ideatrice del Concorso Letterario Internazionale “Lettera d’amore” bandito nella sua unica edizione nel 2014, finalizzato alla salvaguardia della scrittura a mano, e del concorso letterario “Premio Pettoruto” avente la finalità di salvaguardare le lingue locali oltre che la scrittura a mano. Il suo cammino artistico si intreccia con quello della scienza quale sua altra più grande passione, attraverso un percorso universitario in atto presso la facoltà di Scienza della nutrizione all’Unical.

Stefania Postorivo.
Laurea magistrale in scienze politiche e laurea magistrale in servizi sociali.  Iscritta all’albo dei giornalisti e all’albo A degli assistenti sociali specialisti. Corrispondente del giornale “La Provincia”.  Segretaria Cai. Moderatrice, relatrice e organizzatrice di convegni.

Giovanni Cristofalo.
Laurea in Storia e Filosofia indirizzo moderno. Consegue oltre alla idoneità anche l’abilitazione per l’insegnamento di Storia e Filosofia, Storia dell’Arte e Materie Letterarie. Oggi è docente di ruolo di Materie Letterarie e dal 2000 è Coordinatore per l’area del Pollino, Esaro e Fullone del CPIA (Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti Italiani e Stranieri) che raggruppa 16 Comuni ed oltre trenta scuole.  Parallelamente ai suoi interessi di Docente nutre fin da ragazzo una forte passione per la politica e per la scrittura. Candidato al Centro Editoriale e Televisivo della facoltà di Lettere e Filosofia nel 1986 risulta essere il primo eletto. Ha rivestito, tra le altre, la carica elettiva di Sindaco del Comune di Malvito dove è stato artefice di memorabili e coraggiose battaglie a favore della legalità e della cultura che gli hanno valso nel 2012 anche una medaglia della Presidenza della Repubblica. Nel tempo alcuni suoi scritti sono apparsi sulle maggiori testate giornalistiche calabresi. Ha collaborato per cinque anni con “Il Quotidiano della Calabria”. Dal 1988 al 1992 è stato Vice Direttore di un periodico di politica e cultura locale “Il malvitano”, diretto dal giornalista Santino Fasano. Ha pubblicato cinque saggi storici ed una raccolta di poesia. Sposato con due figli vive a Malvito nella ridente Piana di Pauciuri.

Roberto Giuseppe.
Educatore di tante generazioni alla lealtà, al coraggio ed alla forza di essere “sempre se stesso”. Responsabile del plesso di Mottafollone (CS) e vicario dell’istituto comprensivo di San Sosti per oltre 30 anni. Consigliere e Assessore del distretto scolastico di Roggiano Gravina. Ha partecipato in tante commissioni di concorso per ragazzi presso il distretto scolastico n.25 di Roggiano Gravina e Comunità Montana Unione delle Valli di Malvito. Ha collaborato e collabora come corrispondente con “Il tempo”, “Il mattino”, la “Gazzetta del sud”.

Don Ciro Favaro.
Maturità liceale e studi teologici. Rettore del Santuario Regionale Basilica Minore Maria Santissima Incoronata del Pettoruto in San Sosti (CS).

Gli organizzatori del “Premio Pettoruto” comunicano ai gentili partecipanti che le operazioni di valutazione degli elaborati sono ancora in corso.

I membri della giuria sono chiamati a valutare lettere non solo numerose ma anche di pregevole qualità; una qualità tale da richiedere tempi più lunghi del previsto, per poter giungere ad un obiettivo e unanime giudizio finale.

Nell’attesa di poter annunciare presto l’atteso giorno della cerimonia di premiazione gli organizzatori scrivono: “Lasciateci esprimere i nostri complimenti più gioiosi verso ognuno di voi, per aver messo in gara le vostre risorse, il vostro cuore, la vostra arte. Ma, aldilà dell’aspetto competitivo, va a voi tutti un grazie particolare per il sostegno e il contributo dati al progetto “Ritorno alla Penna ” mosso a sensibilizzare l’importanza della scrittura a mano, messa a dura prova dall’era del touch. E, per essere, vieppiù, i protagonisti più meritevoli e lodevoli di questa iniziativa culturale e sociale, in cui incoroniamo vincitore ognuno di voi, con una riguardevole forte simpatia verso i più piccoli, i quali con la loro genuinità e freschezza hanno conquistato con tanta letizia i cuori di ogni giurato.”

 

 

Grande successo per il “Premio Pettoruto”. Soddisfazione per gli organizzatori che ora dovranno valutare 200 lettere provenienti da ogni parte d’Italia.

Il 31 marzo 2017 è scaduto il termine di partecipazione al Concorso Letterario Internazionale “Premio Pettoruto”.
Sono pervenute circa 200 lettere, con grande soddisfazione di tutti gli Organizzatori che ringraziano emozionati quanti hanno aderito con entusiasmo al progetto di “ritorno alla penna” e di valorizzazione del dialetto muovendo da attente riflessioni sul tema “Paese”.
A partire dal 5 aprile c.a. una Giuria altamente qualificata, all’uopo costituita, ha iniziato i lavori di valutazione dei componimenti suddivisi nelle due categorie previste dal bando: ragazzi dai 6 ai 12 anni e adulti. A breve, i nomi ed i profili dei giurati verranno resi noti a mezzo di un apposito comunicato stampa.
Le lettere internazionali e nazionali arrivate sono di grande pregio e rivelano il forte attaccamento alle radici. L’Italia, in particolare, ha premiato il Concorso con una sentita partecipazione dal Nord al Sud della penisola.

Di seguito, gli apprezzamenti di alcuni autori:

“Grazie e buon lavoro per questa prima coraggiosa iniziativa letteraria che mi ha visto coinvolto per l’originalità del tema proposto, che mi ha dato modo di stigmatizzare in una lettera ideale i sentimenti per il mio paese d’origine, dando nel contempo voce ai miei compaesani (specie quelli più anziani) che realmente amo sentire e che sono certo saranno felici di ricordare quello che è andato perduto e che rappresenta i loro più bei ricordi, quelli di gioventù.” Nicola dal Veneto.

“È una bellissima iniziativa! Tanta stima per voi e tanto di cappello! Con tutta questa tecnologia la scrittura a mano è sempre più dimenticata, soprattutto tra noi giovani, e la difficoltà che ho avuto nello scrivere la lettera ne è una chiara dimostrazione! Mi faceva piacere partecipare, e così l’ho fatto; partecipo solo a concorsi e iniziative che mi stimolano. A presto!” GianMario dalla Sardegna.

Anche il Comune di Amatrice si associa alle lodi per essere stato destinatario del pensiero degli Organizzatori a cui rivolge uno speciale grazie con stima e riconoscenza.

La Consulta dei Giovani, l’ideatrice Giovanna Daniele, l’Amministrazione Comunale e la Biblioteca di San Sosti, una volta terminati i lavori di Giuria, daranno notizia della data di svolgimento della cerimonia di premiazione attraverso questo portale e la pagina Facebook dedicata al Premio Pettoruto.

 

Al via il Concorso letterario internazionale “Premio Pettoruto”

CONCORSO LETTERARIO INTERNAZIONALE

“Premio Pettoruto”

PRIMA EDIZIONE – ANNO 2017

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Il logo del Concorso è stato realizzato dal giovane artista Sansostese Carmelo Contarino. Ha studiato presso l’Accademia delle Belle Arti di Urbino, dal 2001 al 2005, prediligendo l’indirizzo della pittura e specializzandosi in arte figurativa (lavori su tela, ad olio, acrilico e tempera).

Scarica da qui la scheda di parteciapazione IN WORDIN PDF

Regolamento.

Art. 1-  La Consulta dei Giovani del Comune di San Sosti, la Biblioteca Comunale e l’ideatrice del Concorso, Giovanna Daniele, con il patrocinio dell’Amministrazione del Comune di San Sosti (Cs), indicono la Prima Edizione del Concorso Letterario Internazionale “Premio Pettoruto” dedicato a Caterina Tufarelli Palumbo Pisani, Sansostese e Primo Sindaco Donna D’Italia.

Art. 2-  La partecipazione al Concorso è gratuita e aperta a tutti, senza limiti di età.

Art. 3- Gli autori dovranno presentare un’opera inedita nella forma della lettera con le caratteristiche di seguito specificate:

  • il componimento dovrà essere dedicato al proprio “Paese”, inteso come luogo natìo, come Nazione, o come posto a cui è legato un particolare ricordo o avvenimento, evidenziandone, qualora si volesse, aspetti socio-culturali e tradizioni;
  • l’opera dovrà essere redatta in italiano, o in lingua straniera ovvero in vernacolo con annessa obbligatoria traduzione negli ultimi due casi;
  • la lunghezza della lettera non dovrà superare quella di un foglio formato A4, fronte e retro;
  • dell’elaborato occorrerà presentare una copia scritta a mano, pena l’inammissibilità al concorso, e n. 6 copie dattiloscritte;
  • l’opera non dovrà essere sottoscritta né recare in sé segni di riconoscimento;
  • nel plico contenente le copie delle lettere, occorrerà allegare, in busta sigillata, la scheda di partecipazione opportunamente inserita nel bando e compilata in ogni sua parte.

Art. 4- Gli elaborati dovranno essere spediti, preferibilmente a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento, entro e non oltre il 31 marzo 2017, al seguente indirizzo: Concorso Letterario Internazionale Premio Pettoruto, c/o Biblioteca Comunale, via Vittorio Emanuele II, 87010 San Sosti (CS), ovvero consegnati a mano al Presidente della Consulta dei Giovani, Maria Pina Aragona, via Nazionale, San Sosti (Cs).

Art. 5- Il concorso prevede due distinte categorie:

  • Ragazzi: dai 6 ai 12 anni;
  • Adulti: dai 13 anni in poi.

Ed i seguenti premi.

Per la categoria Ragazzi:       Primo premio: Ebook reader;

                                                    Secondo premio: Set per la scrittura;

                                                    Terzo premio: Libri.

Per la categoria Adulti:          Primo premio: € 150,00;

                                                   Secondo premio: € 100,00;

                                                   Terzo premio: € 50,00.

È prevista, altresì, l’assegnazione ad entrambe le categorie di menzioni speciali per le opere in vernacolo e per la grafia, attesa la doppia finalità del concorso di incentivare la conoscenza del dialetto e di sostenere il “ritorno alla penna”.

Art. 6-  Le opere saranno valutate insindacabilmente e rispettando il criterio dell’anonimato, da una Giuria altamente qualificata. La cerimonia di premiazione si svolgerà in San Sosti (CS), nel mese di aprile.

Art. 7- Tutti gli elaborati pervenuti non saranno restituiti e resteranno a disposizione degli Organizzatori.

Art. 8– La partecipazione al Concorso implica l’accettazione di tutte le norme del presente regolamento.

San Sosti, lì 14.02.2017            

Il Presidente della Consulta dei Giovani
Maria Pina Aragona

L’ideatrice del Concorso
Giovanna Daniele

Il Responsabile della Biblioteca
Francesco Boncompagni

Il Sindaco del Comune di San Sosti
Vincenzo De Marco

“Ma che senso ha questo tempo… senza me”?

di Lucio Paura

<<MA CHE SENSO HA QUESTO TEMPO… SENZA ME>>?

<<A sette anni mi hanno promessa, non avevo neanche una casa …>> così inizia la nuova canzone ”La sposa bambina” della cantautrice Noemi Bruno, con la quale si è aggiudicata il Premio della Critica all’evento “Premio Mia Martini”.
Un componimento musicale pieno di dolcezza e melanconia, intriso da una purezza di immagini nostalgiche … di un’infanzia rubata al tempo.
Una bambina che non potrà scegliere le proprie amicizie, le persone con cui giocare o amare, costretta ad allontanarsi dai propri affetti : << avevo soltanto una bambola l’ho data ad un’altra bambina, lei poi se n’è andata in America >>.
Una sposa che con l’innocenza della sua età vive da spettatrice la vita di Famiglia; anche da adulta il suo animo sarà logorato da tristi eventi, ma dentro di se i ricordi e la speranza non moriranno: << ed ora che di anni invece ne ho trenta e ho perso tre figli per la malaria ripenso spesso a quella bambola >>.
Noemi si cala nella realtà umana, nelle asperità della vita e riesce a raccontarle con la sua musica in modo assolutamente perfetto.
Nella canzona, “La sposa bambina”, si avverte un velo di pessimismo e di quasi rassegnazione per la perdita di ogni entusiasmo, di ogni aspettativa azzardata di vita e persino sfiducia nell’amore; perché ognuno di noi desidera una vita “normale”, con un padre, una madre e una persona da poter scegliere come compagno di vita.
Ma non per questo, il testo, ci indulge al facile pianto, bensì sotto la geometria arcana e sconvolgente della vicenda, di una bambina divisa dalla propria famiglia e dalla sua amica che forse non rivedrà mai più, si avverte la positiva partecipazione dell’autrice con il suo “urlo” di speranza  al tragico mondo delle “vittime” della sorte.

Le cose più belle

Di Antonio Vigna

Nella luce filtrata dai colori della vegetazione, mentre la mente si abbandona, scorrono dolcissimi e belli i miei pensieri. Quando voglia di vivere ed arte creativa si fondono, magicamente appaiono le regole del mondo. Spesso erroneamente scartiamo soluzioni che crediamo sbagliate perché troppo semplici ed immediate,  troppo facili per essere la verità che al contrario andiamo  a ricercare in contesti più complicati, perdendo di vista la linearità dei rapporti e la logica consequenzialità delle cose che ci circondano. La vita fin dalla nascita è sempre stata un continuo lottare e superamento di ostacoli, spesso ci mette a dura prova, a volte crediamo di non avere  la forza necessaria per andare avanti, a volte ci esaltiamo, diventiamo esageratamente esigenti ed esuberanti, distratti dimentichiamo di considerare che non sta scritto da nessuna parte che  possiamo pretendere quello che vogliamo o pensare di essere immortali, al contrario il nostro cammino, improvvisamente e senza preavviso, può drasticamente cambiare in peggio o interrompersi per sempre. Quante volte dalla tensione emersa dalla criticità di un Continua a leggere

Il nuovo libro di Ida Perrone. Una canzone che diventa romanzo.

La Redazione

La scrittrice Calabrese Ida Perrone torna a far parlare di se con un nuovo libro,  La casa senza specchi, che racconta le vicende di una donna e il suo duro percorso per affermarsi in una società dove spesso molte ragazze sono vittime di abusi. La storia è ambientata nell’Italia del Sud verso la fine degli anni Quaranta.
Il romanzo è tratto da un testo di una canzone della giovane cantautrice Noemi Bruno, che la scorsa estate, tra i tanti eventi musicali, ha aperto anche il concerto degli Stadio a Rocca Imperiale (Cs).
Un tema forte, quello degli abusi sulle donne, pieno di orrore e di estrema solidarietà. Un sentimento di rabbia e repulsione pervade l’animo delle  vittime, le quali, cadono in uno stato di “depressione malinconica” e di contenimento dell’energia vitale dove  si è incapaci di svincolarsi. Ma nonostante questo, la protagonista, cerca di rifarsi una vita in un’altra città e nonostante la sua tristezza, il ricordo di quella vecchia casa <<dall’odore acre della polvere depositata sulle tende>> … <<una casa senza specchi>>, accoglie dentro di sé quell’amore per il mondo e per la ricerca di una propria identità.
… Una storia che attira a sé donne accomunate dallo stesso “disagio”.
E’ un romanzo da leggere d’un fiato, in quanto raccoglie i temi più profondi della nostra società, intrisi da un velo di amara sofferenza, ma smorzati da un vibrato esistenziale e psicologico che accarezza l’intera opera.

Ida Perrone

 

Lettera di frate Giovanni al Cardinale Agostino Inermis Qualificatore del Sant’Offizio: Monsignore liberate Francisca Melilla!

scriptura breviAustera Eminenza,
Vi scrivo in una chiara giornata di Novembre che annuncia l’imminente estate di San Martino.
Ho trascorso questi giorni di aguzzo dolore cercando funghi in una silenziosa boscaglia sovrastante il Monastero di San Sozonte.
E’ in questa selva chiamata “u mundu”, che da tempo rifletto sulla similitudine che lega le essenze botaniche alla diverse facce dell’umanità.
Eminenza, se i funghi si dividono in eduli, non eduli, poco velenosi, molto velenosi e velenosissimi, simile catalogazione può adattarsi agli uomini di chiesa.
Il lactarus deliciosus, conosciuto come rosito, è paragonabile ad esempio ai tanti religiosi che si consumano nella povertà per condurre in ogni angolo del Mondo il messaggio di Cristo.
Il phallus impudicus, il satirione, un fungo non edule dalla forma di membro maschile ci ricorda invece certi frati che tradiscono il voto di castità, mentre il nematoloma fascicolare, il cittadino falso, ci rimanda alla morra di uomini di fede che diffondono falsità.
C’è infine un fungo velenosissimo di cui sua eminenza ha sentito senz’altro parlare.
Esso porta il nome botanico di amanita phalloides, è fornito di un cappello rosso, ed è quivi noto col nome di “spartiparienti”.
E’ infido e doppio: le sue carni succose, come in un incubo concupiscente, dapprima ti lusingano, ti invitano a possederle col senso del gusto e poi ti avvelenano.
Gli ambigui colori dell’amanitha phalloides in questi giorni infausti per la Santa Ecclesia sembrano esser marcate sulla scazzetta dei tanti porporati che parlano di povertà ma sono circondati da ogni sorta di lusso.
Eminenza, vi confesso che uno di questi ribaldi vive anche tra noi.
La sua ricchezza stride a tal punto con le condizioni di abiezione in cui si dimenano certi abitanti del contado, che in molti invocano, come ai tempi dei romani, la promulgazione di leggi suntuarie.
Di questo faraone vostra Eccellenza, se avrà la bontà di seguirmi, troverà traccia anche nel prosieguo della lettera.
Venerabile padre, Ella mi chiede informazione circa una donna del contado di nome Francisca Melilla, rinchiusa nelle carceri romane del Sant’Offizio, che si dice abbia divulgato segreti di Stato.
Vi rispondo senza esitazioni!.
Francisca non è un fungo velenoso, porta dentro di sé solo i segni di una profonda sofferenza: quella di essere nata in un borgo dove alligna l’ipocrisia e chi vale è costretto all’esilio.
Qui l’acume non è mai stato considerato un dono di Dio!
I motivi sono tanti, ma uno riguarda direttamente Santa Romana Ecclesia.
Seguitemi, Eminenza!
Il faraone del luogo, il porporato di cui vi dicevo pocanzi, possiede ad esempio, l’inveterata abitudine di soffocare i sogni delle persone.
In combutta coi priori (pro tempore) del Monastero (tutti uomini di stucchevole ingegno!) è sempre stato pronto ad attribuirsi bugiardi titoli, melliflue onorificenze e orpelli barocchi, costringendo all’esilio chi avrebbe potuto metterlo in ombra o togliergli la maschera.
Francisca Melilla, figlia di padre foresto, ha lasciato il contado trascinando con sé la ferrea determinazione di lavare l’onta di tanta insolenza.
Raccontano che prima di mettersi in viaggio per Roma, la giovane donna abbia gridato: “arriverò lontano, più lontano di quanto voi che state soffocando il mio villaggio possiate immaginare!”.
Francisca sembra artefice di una impostura solo perché è persona loquace ma, a mio scarno giudizio, non è così : ella è solo vittima di trame ordite da tessitori diabolici che ne hanno violato il desiderio di riscatto, ghermito la voglia di affermazione e prospettato spediti successi.
E’ questa la caterva di furfanti che andrebbe rinchiusa nelle gattabuie che hanno serrato frate Giordano Bruno, donna Beatrice Cenci e messere Benvenuto Cellini.
Francesca Melilla non è una tignosa verdognola ma una credula e sofferente persona!.
Se colpa ella mai abbia avuto, è quella di aver coltivato l’effimero sogno d’ arrivare lontano partendo da un borgo sperduto.
Ingenua e ciarliera, non sospettava che imboccando rapide vie esse sarebbero state piene di orridi burroni e presidiate da … scaltri furfanti.
Eminenza, per quanto esposto, Vi chiedo di togliere il mordacchio a Francesca Melilla e di liberarla dalle segrete del Sant’Offizio.
Con la stessa devozione di sempre ho un’ultima cosa da domandarVi: in nome di Dio liberate il Monastero di San Sozonte dai sortilegi che non sono mai domi!
La Vostra Santa benedizione, avrà il potere di tener lontano le tenebre perpetue, richiamate sul nostro Contado da porporati simoniaci capaci di trarre profitto da ogni omega serbata nei Sacri Testi e da ogni lauda innalzata all’Altissimo.
Mentre il sole sta per calare, l’aria diventa frizzante e l’azzurro del cielo si appresta a cedere il posto ad una tersa ma passeggera notte di Novembre, mi congedo da Voi invocando l’ Onnipotente .

Dal Monastero di San Sozonte
V mensis Novembris, Anno Domini 1615

NON NOBIS DOMINE, NON NOBIS, SED NOMINI TUO DA GLORIAM

Frate Giovanni

Sulle onde dell’informatica

Di Vigna Antonio

I cambiamenti della realtà, i suoi segnali, i nostri ascolti, gli improvvisi e forzati adattamenti, dalla notte dei tempi, rappresentano l’affascinante avventura della vita, la materia della nostra esistenza. L’era informatica ci ha completamente assorbiti, con i suoi limiti ed i suoi vantaggi. Internet, come una gigantesca piovra, ha sciolto i suoi lunghi tentacoli sul mondo globalizzato avvinghiandolo in una sorta di stretta virtuale, irrinunciabile come il suo magico mondo che imprigiona ed assume valenza di strumento che racchiude tutte le potenzialità di un impatto immediato e dirompente che seduce. La velocità con cui si interagisce nei punti più lontani del globo è sorprendente, la possibilità di entrare in uffici, in banche, di studiare, di aggiornarsi, spedire documenti ed ogni sorta di altri scambi d’informazioni è meravigliosa, impensabile fino a qualche tempo fa. Restiamo allibiti e sopraffatti da questa devastante tecnologia, incapaci di farne a meno, che saprà sorprenderci ancora per le sue crescenti innovazioni e come un pugile ci servirà il colpo del KO, dopo il quale accetteremo a 360° il suo strapotere. D’altra parte sarebbe impensabile resistere ad un simile fiume in piena ma, rilassarsi ed interagire, farsi permeare dal dinamismo multimediale, sforzarsi di elaborarne i contenuti, dopo averli resi il più possibile nostri, diventa la scommessa, l’ultima stella da seguire. Il nostro modo di pensare, interfacciandosi con quello di ogni altra etnia attraverso i social network, dal delicato e contenuto twitter al più aggressivo e sfacciato facebook, ormai diventati parte integrante della nostra giornata tipo, svolge un ruolo essenziale nella genesi e nella nostra evoluzione storica. Inavvertitamente, senza nemmeno accorgerci, restiamo plasmati da potenti forze impalpabili ma percepibili che suscitano grande interesse, timore e paura per le continue insidie che corriamo all’interno di questa inesplorata e sconfinata jungla. Di tanta incommensurabile prateria virtuale occorre prendere coscienza responsabilmente. Con i nostri continui contatti, partecipiamo alla produzione di flussi di energia dai quali, lentamente, prende forma una sorta di linguaggio universale che ci permea e ci cambia. Se vogliamo agire con positività, diventa vitale guardarci dentro, provare a conoscerci dal migliore dei nostri punti d’osservazione, a renderci partecipi in modo costruttivo a tali fluttuazioni spazio temporali, a programmarci in modo esemplare, a sognare per ritrovarci sereni e carichi di speranza dopo ogni criticità. Andare avanti con amore e sensibilità, ispirarci a ricchezze condivise o inventare con sorriso, con gioia facendo tesoro delle nostre meditazioni più belle e profonde, ostentarle nel mezzo delle crudeltà più esasperate, dove la miseria annienta i pensieri, diventi il nostro percorso. Predisporci al prossimo approccio con il brigante che abbiamo dentro, farlo lampeggiare nel nostro profilo con lealtà e bontà, diventi il nostro obiettivo. Condivisione ed amicizia siano la lettura di tutti i messaggi, il grande desiderio di metterci a supporto di ogni sofferenza, per provare a tracciare la madre di tutti i solchi, quello più profondo ed indelebile che possa fare da traino in ogni contesto e dimensione. Sentirci al servizio di una giusta causa, inserirla con priorità nel nostro progetto, serve a trasmettere grande calore anche attraverso una comunicazione alimentata da sistemi freddi, serve ad illuminare le nostre menti per provare ad investire in umanità, usata sempre meno nei nostri rapporti di tutti i giorni, sempre più aridi. Ormai, purtroppo, per fare qualcosa in più serve solo un tantino di educazione ed un sorriso rassicurante, che diventa sempre più gradito. In un mondo che ormai si dà tutto per scontato ed importanza a niente, dove è sempre più prevedibile pensare male di ogni cosa, occorre avere il coraggio di andare controcorrente, decidere di dare il proprio buon esempio senza aspettarsi alcuna ricompensa. Ignorando ogni sorta di luogo comune, di scoraggiamento e di rassegnazione, occorre animarsi di sana imprevedibilità per agire di sorpresa e dare una scossa all’inerzia che attanaglia i nostri pensieri. Provare a generare nuovi impulsi vitali che danno più speranza e fiducia.

La mente umana quando è in sinergia con l’amore e viaggia sulle onde dell’umiltà e della semplicità diventa forza straripante, travolge anche internet ed ogni sorta di barriera e artificio elettromagnetico perché va ad attingere energia direttamente alla fonte, dove tutte le energie prendono forma, si materializzano per proiettarsi verso grandi spazi e dissolversi come tangente dell’infinito.

San Sosti.. canta con noi!!!!

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II° Concorso Fotografico “Premio Mario Carbone” – “I GESTI DEL LAVORO”

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L’associazione Movendo Lux, l’Associazione Porte Aperte, la Consulta Giovanile del Comune di San Sosti e l’Amministrazione Comunale  di San Sosti (CS) organizzano il secondo  concorso fotografico “Premio Mario Carbone”.

Il tema del concorso è: “ I GESTI DEL LAVORO”.

Il concorso è aperto a tutti, maggiorenni e minorenni  appartenenti all’Unione Europea.  La giuria, composta da tecnici e professionisti del mondo dell’arte, della fotografia e della cultura di livello nazionale, avrà la facoltà di escludere le opere non conformi ai requisiti previsti dal presente regolamento composto da n° 8 articoli. Per qualsiasi informazione scrivere a  movendolux@libero.it

REGOLAMENTO

ART. 1
ORGANIZZAZIONE e VALIDITA’

Il concorso è organizzato da: Associazione Movendo Lux, Associazione Porte Aperte, Consulta Giovanile del Comune di San Sosti e Amministrazione Comunale  di San Sosti (CS).
Il contest si svolgerà dal 01/07/15 al 31/08/15.
La cerimonia di premiazione dei vincitori avverrà in data 26 settembre 2015 presso la sala convegni della Clinica San Giuseppe sita in località Pettoruto, San Sosti (CS). Le opere che la Giuria riterrà idonee a concorrere al primo premio saranno esposte al pubblico in una mostra allestita in loco.
Il Vincitore sarà premiato dal Maestro Mario Carbone alla presenza di numerosi ospiti del mondo della cultura, della politica  e della fotografia.

 ART.2
TEMA DEL CONCORSO

Il concorso invita tutti i partecipanti a raccontare attraverso il mezzo fotografico come oggi si presenta il mondo del lavoro nella sua totalità. L’autore può riprendere attraverso l’occhio fotografico gesti, opere, personaggi, eventi che raccontano l’uomo ed il mondo del lavoro, ieri e oggi.

ART.3
REQUISITI DI PARTECIPAZIONE

Il concorso è aperto a tutti, professionisti e non professionisti, e non è previsto alcun limite di età. Ogni partecipante può inviare un massimo di 3 (tre) fotografie inedite, a colori o bianco e nero.
Saranno valide le fotografie scattate in un arco temporale che va dal 1° gennaio 2014 al 30 agosto 2015.
Per i soggetti minorenni è obbligatoria una liberatoria sottoscritta dai genitori o dal tutore legale.

ART.4
INVIO OPERE E SCHEDA DI PARTECIPAZIONE

Ogni iscritto dovrà inviare le opere, corredate della scheda di partecipazione debitamente compilata in ogni sua parte, a mezzo posta elettronica al seguente indirizzo mail:  movendolux@libero.it, entro le ore 24:00 del 30 agosto 2015 allegando la copia dell’avvenuto versamento della quota d’iscrizione a titolo di rimborso spese.
Ciascun partecipante verrà tempestivamente informato dell’avvenuta iscrizione al concorso e della contestuale ricezione delle opere.

ART.5
CARATTERISTICHE DELLE IMMAGINI

I file dovranno essere necessariamente rinominati con le prime sei lettere del proprio codice fiscale seguito dal numero progressivo dell’opera (esempio con Rossi Mario: RSSMRIO1.JPEG  RSSMRIO2.JPEG).
Le foto dovranno essere in formato JPEG o TIFF con una risoluzione compresa tra 240dpi e 300dpi.
Il file dovrà avere una dimensione non inferiore a 2448 pixel per lato più lungo.
E’ consentita la postproduzione ( curve, contrasto, nitidezza, livelli…ecc. ) senza far uso di fotomontaggi e/o elaborazioni grafiche che rendono lo scatto poco reale. Non sono ammesse diciture, firme o loghi impresse nelle scatto.

ART.6
GIURIA

La giuria presieduta dal M° Mario Carbone sarà, altresì, composta da tecnici ed esponenti del mondo della fotografia e della cultura.
Le opere saranno valutate in modo totalmente anonimo e secondo criteri che verranno scelti dalla Giuria durante una seduta preliminare.
Il giudizio della Giuria è insindacabile.

ART. 7
PREMI

  • Al primo classificato sarà assegnata una Fotocamera Reflex Digitale corredata di obiettivo;
  • Al Secondo classificato sarà assegnato un Treppiedi completo di testa;
  • Al terzo classificato sarà assegnato uno Zaino fotografico.

Si invitano i partecipanti ad essere presenti alla cerimonia di premiazione poiché la proclamazione del vincitore avverrà nel giorno e nel luogo previsto dall’art. 1 del presente regolamento senza ulteriore preavviso.
All’ingresso della sala sarà disponibile una segreteria che provvederà all’accoglienza dei partecipanti.
Non sono ammesse deleghe per il ritiro del premio ne tantomeno la differita della consegna se non per giustificato motivo.

ART.8
PRIVACY, RESPONSABILITA’ DEL PARTECIPANTE, DIRITTI D’AUTORE ED UTILIZZO DELLE OPERE IN CONCORSO

Fatta salva la proprietà intellettuale delle opere che rimane all’autore, gli organizzatori si riservano il diritto all’utilizzo gratuito delle immagini, per scopi divulgativi, promozionali, ecc., con la citazione dell’autore. Le foto inviate non verranno riconsegnate.
Ogni partecipante è responsabile di quanto forma oggetto della sua immagine, pertanto s’impegna ad escludere ogni responsabilità civile e penale degli organizzatori nei confronti di terzi. In particolare dichiara di essere unico autore delle immagini inviate e che esse sono originali, inedite e non in corso di pubblicazione, che non ledono diritti di terzi, e che, qualora ritraggano soggetti per i quali è necessario il consenso o l’autorizzazione, egli l’abbia ottenuto.
La partecipazione al concorso implica l’accettazione integrale del presente regolamento.
I dati raccolti saranno trattati ai sensi del D.Lgs 196/03. Essi saranno utilizzati dagli organizzatori al fine del corretto svolgimento del concorso.

Originale firmato e depositato agli atti.

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LA SCHEDA DI ISCRIZIONE

SCHEDA DI ISCRIZIONE

Prima Edizione del Concorso Letterario Internazionale “Lettera d’amore” – COMUNICATO STAMPA

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Il 22 marzo 2015, si è conclusa la Prima Edizione del Concorso Letterario Internazionale “Lettera d’amore” organizzato dalla Consulta Giovanile di San Sosti, dalla Biblioteca Comunale e dalla Sig.ra Giovanna Daniele, ideatrice del Concorso. Nell’accogliente cornice sansostese, presso l’Hotel Santa Croce, ha avuto luogo la premiazione dei primi tre classificati e l’assegnazione delle menzioni speciali tra il calore e l’attenzione dei numerosi partecipanti.
Sulle calde note della musica dialettale d’autore, il gruppo etnico-popolare “Balanoò Etnoakustika” ha aperto la cerimonia intonando Ninella mia.
Dopo i saluti di rito, il segretario della Consulta Giovanile, Pasquale Ricca, per l’occasione presentatore e moderatore, ha ricordato la sig.ra Lucilla Guaglianone, simbolo di cultura sociale ed umana, a cui questa Prima Edizione del Concorso è stata dedicata.  In un momento di generale commozione il sig. Paolo Guaglianone, cugino di Lucilla,  è stato omaggiato di un ricordo in Suo onore.

Al saluto del primo cittadino, il sindaco Vincenzo De Marco, si sono avvicendati gli interventi dei relatori che hanno illustrato l’evoluzione del Concorso in ogni sua fase. Sono intervenuti: la sig.ra Giovanna Daniele, ideatrice del Concorso; la dott.ssa Maria Pina Aragona Segretaria del Concorso e Vicepresidente della Consulta Giovanile di San Sosti; il sig. Maurizio de Luca delegato della Biblioteca Comunale, Presidente della Consulta Giovanile e Vicepresidente di Giuria; la dott.ssa Rosamaria Bisignani, Presidente di Giuria e consigliere della Consulta. Gli interventi son stati intervallati dalla lettura della lettera di Gilda Ferrante, alunna della classe V elementare dell’Istituto Comprensivo di San Sosti, distintosi per la partecipazione e la bravura, e da video inerenti il Concorso.
Alla scrivente segretaria è toccato l’onore di annunciare i primi tre classificati. Al primo posto si è classificata la lettera avente numero di protocollo 26/C dal titolo “Caro mio eroe” della Sig.ra Cirigliano Chiara di Cassano allo Ionio che ha ritirato personalmente l’attestato ed il premio di € 150,00 consegnato dall’ideatrice del Concorso Giovanna Daniele. Segue il testo della lettera declamata con emozione  dall’autrice:

Caro mio eroe (prot. 26/S)
Caro mio eroe,
sono le 23 e 40 e ti scrivo per dirti che mi manchi.
Sarà che scrivere di notte rende più vulnerabili, sentimentali, eppure io mi sento sempre allo stesso modo quando parlo o scrivo di te.
Qui ogni giornata sembra trascorrere allo stesso modo; stesso lavoro, stessa scuola, stessi amici, stessa espressione scocciata ogni volta che metto i piedi giù dal letto ed inizio una nuova giornata.
Ormai è una routine.
Chissà invece tu come stai e che fai… Chissà se lassù cerchi un’anima che somigli o che semplicemente ti ricordi quella della mamma. A lei manchi molto e ti pensa sempre, me ne accorgo ogni volta che la guardo negli occhi.
Voglio raccontarti ciò che mi è accaduto qualche settimana fa.
Ero in un bosco, sdraiata sulla fresca erba bagnata ed ero immersa nella lettura di un fantastico libro. La storia narrata al suo interno era molto simile a quella della nostra vita. Notando questa coincidenza per un secondo ho abbandonato la lettura ed ho iniziato a fantasticare su noi due.
Quasi involontariamente, voltando il capo verso destra, mi sono accorta che una sagoma, scura come un’ombra, era seduta lì accanto a me. Quasi non ci credevo, mi sono strofinata gli occhi in modo da vederci meglio e quando li ho riaperti mi sono resa conto che eri proprio tu. Mi sono immersa così tanto nella lettura da immaginare di averti al mio fianco
Eri bellissimo, avevi un sorriso mozzafiato. Mi hai fatto una carezza e mi hai sussurrato all’orecchio una delle cose che i padri sono soliti dire alle proprie figlie. A quel punto, anche se incredula, mi sono asciugata una lacrima che in quel momento mi stava rigando il viso e ti ho abbracciato, chiudendo gli occhi. Quando li ho riaperti non c’eri più.
Il mio amore per te non è uno qualunque; non è l’amore per un fidanzato o l’amore per un cane, nonostante mi piacciano molto. È l’amore per un padre, è l’amore per tutto ciò che avremmo potuto fare insieme. È l’amore per gli abbracci mancati, per le carezze non ricevute e non date, per gli anni persi, per i consigli non richiesti anche se necessari… É l’amore per ogni ti voglio bene che non abbiamo potuto dirci perché distanti una vita.
Nonostante mi costi molto dichiararlo, questo è anche l’amore per la distanza che ci divide.
L’amore per quel pezzo di cielo che strapperei se solo potesse servire a farti tornare da me.
Mi piace immaginarti immerso nella lettura di questa lettera; magari una lacrima ti sta attraversando il volto e lo ammetto, sarei felice di questo perché potrei dire di averti accarezzato, almeno una volta.

Ti amo.

* * * * *

Si è classificata al secondo posto la lettera avente n. di protocollo 101/S dal titolo: “Amore mio” del sig. Domenico Santomartino di Cassano allo Ionio che ha ritirato personalmente l’attestato ed il premio di € 100,00 consegnato dal Presidente della Consulta Giovanile Maurizio De Luca. L’autore ha declamato la propria toccante lettera tra gli applausi degli astanti:

 
Amore mio (prot. 101/S)
Amore mio, la tua presenza è un guscio vuoto che mi dorme accanto, una poesia senza rima che dondola tra i denti e cristallizza sotto la luce fredda di un neon. Il tuo nome, Amore, è una parola proibita che pesa in un letto d’ospedale. Non oso svegliarla, la riassumo nella mente, la nutro con le lacrime intasate della paura di perderti. La partorisco con la voce, sottovoce, l’accarezzo con le labbra per paura di sgualcirla, la lascio scivolare tra i tubi che ti trattengono in vita, che pompano il sangue e irrigano i polmoni rosa. Ti
chiamo Amore perché è l’unica cosa che mi resta su questa sedia d’ospedale, insieme alla speranza che tu possa abbracciarmi ancora una volta. Ci siamo salutati tra stelle di vetro di un parabrezza esploso, tra le macerie di una galassia neonata che ha spalancato le sue braccia per portarti via da me, nel buco nero del coma, dove le parole scivolano in dimensioni parallele e i ricordi sono presente che s’inceppa negli ingranaggi del tempo. Ti aspetto, Amore mio, come si aspetta il Natale, contando i giorni, incartando i regali, addobbando le finestre degli occhi con luci colorate. Come vorrei ascoltare la tua voce ancora una  volta, sentire il mio nome sulle tue guance nel preludio di un bacio. Il lavello del bagno piange e lo lascio fare, ho delegato a lui le mie lacrime. È passata zia Alberta, Amore mio, siamo andati in un negozio di scarpe, le sneacker si sono rotte ieri. Avrei dovuto cambiarle da tempo. Ne ho cercato un paio che mi portassero da te, ma non l’ho trovato. Posso raggiungere il tuo corpo, ma non riesco a raggiungere te. Tra tre giorni scadrà il tuo tempo, staccheremo le macchine, rispetteremo il tuo ultimo desiderio e il nostro noi marcirà in una bara di ferro nell’obitorio dei “un altro giorno ancora”. Mi hai lasciato, Amore mio, senza dirmi addio. Mi hai amato, Amore mio, fino all’ultimo respiro. Nell’impatto hai cercato il mio sguardo, tra i pezzi di plastica che fluttuavano nello spazio indefinito di un secondo, tra l’ossigeno che sprizzava scintille nell’aria, tra le lingue di fuoco che inseguivano i nostri corpi, consumando il fumo del carburatore. Non puoi lasciarmi, Amore mio, non puoi farmi questo. Le tue volontà dicono che hai scelto di morire con dignità, ma il tuo cuore mi appartiene e non gli permetto di separarsi da me. I nostri amici non fanno altro che ripetermi: “Chi ci Ama non ci lascia mai” e a me non importa, li lascio comporre ritornelli stonati dove la mente sfugge tra sguardi di compassione e pacche sulle spalle cariche di commozione. Sanno che sono un giocattolo difettoso senza di te, che tu carichi la molla del domani, e così lasciano aperta la porta della morte sul paradigma del tempo, affacciano frasi di circostanza sulla relatività della vita per tessere lodi sull’eternità dell’anima che non conoscono, che hanno barattato con un applicazione sul cellulare. Mi sto lamentando come al solito, Amore mio. Dovrei limitarmi a dire grazie all’educazione che avvicina le persone, all’empatia che condivide le emozioni, ma il “mal comune mezzo gaudio” non mi appartiene, tu sì. Come hai potuto dimenticati di me? Il tuo nome dettava le sue lettere all’inchiostro, i tuoi occhi leggevano le clausole in grassetto, la tua voce discuteva le controindicazioni e il cuore, dove l’avevi lasciato? Quel pezzo di carne che t’ho affidato quando ci siamo baciati sotto casa tua, come hai potuto nascondergli le tue intenzioni, spezzare il filo che ci avrebbe legati per sempre con il diritto delle tue volontà? I medici parlano di morte dolce, indolore, senza sofferenza, ma della morte del mio cuore non si discute mai. Delle promesse che ci siamo scambiati non importa a nessuno, neanche a te, altrimenti me l’avresti detto. Non mi avresti lasciato nell’anticamera dei tuoi pensieri, mentre disponevi del tuo corpo lontano dal mio cuore.
Non siamo sposati, avremmo potuto esserlo prima o poi. Avrei raccolto le viole nei campi per spargere il loro profumo tra le nostre lenzuola, contato i bottoni della giacca nell’attesa di vederti sull’altare per dire sì alla nostra vita insieme e invece sono qui, nella penombra di una fantasia, a giocare con un tempo che non avrà mai uno spazio in cui respirare. Fa freddo. Questa sala d’aspetto è la nostra cappella disabitata, una vita che si consuma in un purgatorio senza possibilità di redenzione. Ti Amo, Amore mio, e finché avrò fiato rivestirò la tua pelle con queste parole, le poserò su ogni suo centimetro, in ogni sua cellula appena nata e insieme daremo un senso a questi ultimi giorni insieme. Il tuo corpo che si rigenera nell’attesa di morire, è una resurrezione che non voglio celebrare, le mie preghiere chiedono altro. Cerco di persuadere Dio imponendo la mia volontà, ma la tua è più forte e mi spaventa. Ho paura, Amore mio, della mancanza nell’abitudine, del saluto sulla porta senza risposta, della tavola apparecchiata in cucina, del bicchiere con i fiori rossi che ti piace tanto, del profumo delle viole selvatiche con il quale inondi la casa quando meno me l’aspetto. Imparerò anch’io a raccontare, nelle notti d’inverno, storie di fantasmi, di eventi soprannaturali che lasciano uno spiraglio sull’ignoto. Diventerò anch’io uno di quei cantastorie che si ascoltano con partecipazione innocente, con la voglia di stupirsi. Già mi vedo, mentre pieno d’emozione, a bassa voce, comincio il mio racconto: “Sai oggi a casa ho sentito un profumo inondarmi le narici, erano viole selvatiche, dolci e intense, ma non era un santo che mi onora della sua presenza è l’Amore mio che riempie il vuoto della sua assenza”. È triste, Amore mio, contare i giorni che mi separeranno dal tuo corpo, essere proiettati in un futuro di distillazione della carne, dimenticando le briciole di vita seminate da questi macchinari, dalle luci intermittenti che colorano il buio del bagliore degli spettri.
Non lasciarmi, Amore mio, preferisco nutrire un’illusione che accettare la fine.
Aiutami a credere che mi starai accanto, lasciami porte aperte da attraversare, baci d’aria sulle guance, abbracci di destino per i giorni senza senso. Lasciami coincidenze sulle quali inviarti un pensiero e insegnami a vivere senza di te.
Insegnami a chiamarti per nome, a raccogliere l’Amore che mi hai lasciato e restituiscimi il cuore, affinché possa imparare ad Amare ancora. Liberami dal dolore del ricordo per conservare le risate e le passeggiate mano nella mano.
Ti dico addio, Amore mio, tra parole che non leggerai mai, tra singhiozzi che si fanno voce e il bianco che colora il silenzio.
Il giorno sta per finire e lo stomaco per esplodere.

Addio …

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Si è classificata al terzo posto le lettera avente n. di protocollo 96/S intitolata “Un foglio di carta e tanta voglia di amare” della sig.ra Cozza Sara di Fagnano Castello (CS) che ha ritirato personalmente l’attestato ed il premio di €50,00 consegnato dal Sindaco del Comune di San Sosti Vincenzo de Marco.

Un foglio di carta e tanta voglia di amare!  Prot. n. 96/S
Cara Italia, ti scrivo questa lettera perché in troppi mi hanno detto di non poterlo fare.
Perché quando nasci e sei ingenuamente privo di conoscenze, il mondo ti accoglie con un’unica e salda regola riguardo la vita: Viverla. Nessuno ti dice che la vita puoi anche scriverla, raccontarla, ricordarla con una fotografia, cantarla sulla spiaggia sotto il sole, disegnarla, dipingerla, respirarla, sentirla, immaginarla ad occhi chiusi e, per i più abili, persino amarla.
Ti scrivo questa lettera per ogni bambino che fantastica dicendo “Da grande voglio fare il pilota” e crede nelle sue capacità anche quando si sente dire che confidare in un sogno non basta più per costruire una carriera. Ti scrivo questa lettera per quell’uomo che oggi ha perso il lavoro e con esso anche il sogno che portava con sé sin da bambino. Si dimentica di te ogni giorno maledicendo il tempo che passa troppo in fretta mentre lui non può fare altro che aspettare immobile un giorno migliore di quello passato. Ti scrivo questa lettera per lo straniero che rifugia in te ogni speranza di vita. Ogni sera, a fine giornata, vorrebbe scriverti una lettera come questa per ringraziarti di avergli donato il regalo più grande e impensabile che lui potesse ricevere: la libertà. Ti considera ormai il suo paese. Ti considera ormai la sua casa. Ti scrivo questa lettera per i giovani che adesso sono su uno scooter che viaggia veloce, che urlano da un finestrino la loro rabbia, che rivestono le mura della città attraverso una bomboletta spray che racchiude i loro pensieri, che alzano il volume della musica per cercare di farsi sentire. Per quei giovani che la musica la ascoltano per non ascoltare i problemi delle persone, che rifugiano le loro insicurezze in una sigaretta che non riescono a gettare a terra, che ballano fino a tarda notte, che bevono per stare bene. I giovani più incontenibili, sbagliati, rumorosi, vivaci di sempre. I giovani che pensano di dover velocizzare le loro emozioni provando a godersi ogni attimo purché, quest’ultimo, sia tanto forte da cancellare un futuro di cui tutti parlano e che, tutti lo ribadiscono, è già stato stabilito. I giovani che amano le cose istantanee e mai penserebbero di sedersi su una sedia con una penna in mano a dichiarare il loro amore ad un paese che li custodisce sin da bambini. Ti scrivo questa lettera per chi alle lettere pulite e candide preferisce la puzza e il valore dei soldi. Nessuna lettera potrà mai comprarti un’auto, una casa, un posto di lavoro. Le lettere regalano emozioni, nient’altro. Amore, gioia, timore, gratitudine, nostalgia. Nient’altro. Sono tutti così presi dalla freneticità della vita che neanche considerano l’idea di scrivere una lettera d’amore. A volte basterebbe solo questo: un foglio di carta e tanta voglia di amare. Amare il mare, le montagne, le pianure, il vento e la pioggia, il freddo mattutino che ti gela le orecchie, i viaggi, la diversità di colore, gli abbracci, i differenti modi di esprimersi. Amare e basta.
 Ed ecco perché ti scrivo questa lettera, cara Italia: per chi vuole vivere meglio ma si dimentica di amare. Perché dal primo momento in cui ti svegli la mattina puoi decidere se apprezzare il tuo paese,aiutarlo, criticarlo, rovinarlo, disegnarlo, dipingerlo, sentirlo, immaginarlo ad occhi chiusi e, per i più abili, persino amarlo.

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Sono state, altresì, attribuite tre menzioni speciali.

Una menzione speciale per la migliore lettera internazionale al sig. Kouame Omar Angolla, un ragazzo proveniente dalla Costa d’Avorio attualmente frequentante l’I.P.S.I.A. di Sant’Agata d’Esaro, Istituto meritevole di lode per  la cultura dell’integrazione che fortemente stimola e tutela anche attraverso i docenti, in particolare il prof. Antonio Castellucci. Kouame Omar Angolla ha presentato la lettera dal titolo: Ma petite maman, evidenziando quanto la lontananza dal luogo natio e dalla propria famiglia pesi per i rifugiati politici, status che gli appartiene. Durante la cerimonia ha personalmente declamato la sua opera della quale segue la traduzione in italiano.

“LETTERA ALLA MIA CARA MAMMAPROT.n.78/C
Durante tutta la mia vita, ti sei battuta contro l’ingiustizia.
Mi hai portato di fronte alle lotte con un solo alleato: papà.
Adesso che non è più là, ti voglio chiedere di darmi una vita migliore.
Ho avuto molte infelicità ed anche poco tempo con te.
Tu sei sempre là, vegli e risali gli irti cammini, tu avanzi senza mai mostrare le debolezze.
Tu sei la mia cara mamma!
Tu hai anche il diritto di rimproverarmi ed
il giusto giorno che arriverà io sarò vicino a te.
Tu mi hai dato la vita e così anche un amore senza condizioni.
Tu mi proteggi e mi dai conforto.
Tu mi fai ridere e piangere.
Tu sarai sempre nel mio cuore, senza che tu lo voglia o no avrai il mio amore.
Per te è anche senza condizioni.  Sorpassa le montagne e protende verso i cieli.
È talmente forte che tu non ti batti più sola; saremo in due ed io darei tutto perché la tua vita diventi un percorso di felicità.
Ti tendo la mano e spero che tu la prenda per andare avanti insieme e non più uno di fronte all’altro e verrà un giorno che io ti dirò grazie.
Grazie per tutto quello che hai fatto per me.
Tu che mi hai dato la voglia di vivere, la voglia di lottare e di riuscire.
Tu che mi hai dato la forza che non ho mai immaginato ed il coraggio che l’essere umano non può avere.
Tu mi hai fatto comprendere che non si può avere tutto nella vita; che la vita è difficile e che la felicità non è facile trovarla.
Mi hai fatto comprendere che non bisogna dare tanta fiducia alle persone e mi hai rassicurato che i dolori ci rendono sempre migliori.
Non ti dimenticherò mai madre mia perché per me resterai impressa nel mio cuore.
Mia cara mamma io ti amo più che tu possa immaginare. Grazie mamma.”

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È stata assegnata una menzione speciale della critica alla lettera avente n. di protocollo 32/S della Sig.ra Ranfino Giovanna di Strudà di Vernole (Lecce) declamata dalla dott.ssa Vincenzina Pifferi, consigliere della Consulta Giovanile.

Per sempre  (prot.n.32/s)
Mio adorato amore,
come ben sai, l’unica cosa in cui riesco bene e’ scrivere. decido, quindi, di trasformare, ancora una volta, i miei sentimenti in parole, affinché rimangano incisi su carta.
Desidero lasciarti qualcosa di concreto ed eterno; qualcosa che ti parlerà di me e ti permetterà di ricordare, rivivere momenti insieme e forse anche emozionare.
Nel corso degli anni ti ho scritto così tante lettere che oramai ho perso il conto.
All’improvviso sentivo crescere dentro me qualcosa di simile ad energia che passava attraverso le mie dita, si impossessava dell’inchiostro nero, materializzandosi su una distesa bianca. Adoravo il momento in cui trovavi le mie lettere nei posti più impensabili della nostra piccola casa e sorridevi, come per dire “ci risiamo!”.
Questa lettera, caro, e’ speciale. se stai leggendo queste parole significa che la mia anima e’ volata via e il mio cuore ha ceduto allo scorrere inesorabile del tempo.
Ti prego di non portare il lutto, ma di continuare a sorridere e a respirare fino in fondo la magia della vita, così come mi hai insegnato a fare tanti anni fa.
Non e’ mai facile dire addio a qualcuno. ho pensato tante volte alla mie ultime parole e ho capito che sarebbero venute da sole.
Credevo che avrei scritto questa lettera in una giornata grigia e piovosa, invece oggi splende il sole. ti sei appisolato sulla poltrona, come ogni pomeriggio e dalla finestra filtrano i timidi raggi del sole che delicatamente si posano sul tuo viso.
Nonostante le rughe e i capelli bianchi riesco ancora a vedere il ragazzo di cui mi sono innamorata 45 anni fa e che ha stravolto la mia vita.
Non credevo l’amore esistesse. credevo che, come la vita, non fosse altro che un inganno. Un po’ come nei numeri di prestigio dove si rimane affascinati da ciò che, in realtà, e’ pura finzione, pura illusione.
Nel profondo del mio cuore, però, sognavo di trovare l’amore, perché sapevo che sareste stato l’unico vento capace di smuovere la rigidità della mia vita e, allo stesso tempo, l’unica barca in grado di salvarmi dal mare in tempesta in cui rischiavo di naufragare.
Ho capito che il mio desiderio diventava realtà, quando ti ho riconosciuto per strada. uso il termine “riconoscere” perché l’amore e’ proprio questo: riconoscere la propria metà, il pezzo mancante con cui completare il puzzle. Ho riconosciuto il tuo sguardo e il tuo sorriso come se ci conoscessimo da sempre; come se in un’altra vita o in un tempo lontano avessimo vissuto insieme. Mi piace immaginare, e in un certo senso anche illudermi, che questo sia possibile.
Pitagora parlava di “metempsicosi”, oggi si usa il termine “reincarnazione”.
In questo momento, più che mai, spero che sia così, perché una sola vita non basta. Il nostro amore e’ troppo grande per terminare quando tutto sarà buio.
Voglio immaginare che ci incontreremo di nuovo e ci riconosceremo, come e’ successo tanti anni fa.
Sono cresciuta in orfanotrofio, dove l’amore non era che un miraggio. Non conoscevo la felicità, la libertà e la spensieratezza che ogni bambino dovrebbe avere. Non sapevo cosa fosse l’affetto che regna in famiglia, ma il calore di un abbraccio. Il primo l’ho ricevuto da te, insieme a tutti quei sentimenti mai provati prima, ma assaporati solo nei libri.
Sei entrato nella mia vita nel momento in cui il terreno stava per sgretolarsi sotto i miei piedi. Con assoluta grazia ed eleganza mi hai preso per mano e insieme abbiamo mosso i primi passi della nostra vita insieme. Ho conosciuto la vera gioia, quando ho sentito dentro me il primo moto di una nuova vita. Diventare madre mi ha reso più matura e mi ha fatto conoscere ciò che di più bello la vita può donare.
Abbiamo costruito una famiglia con i mattoni del nostro amore e tra mille ostacoli.
Per questo ti devo tutto: ti devo una vita intera trascorsa con me.
Come un gigante buono mi hai portato sulle tue spalle da cui ho ammirato il mondo con occhi diversi e da prospettive uniche, di cui non ero a conoscenza.
Sei stato il faro che mi ha salvato in ogni momento di smarrimento, guidandomi verso il porto più sicuro.
Sei stato la forza e il coraggio che mi ha aiutato a distruggere quella corazza che ho sempre portato addosso per difendermi dal resto del mondo.
La mia infanzia ha segnato la mia vita e le ferite lasciate dal passato sono sempre difficili da eliminare. Possiamo coprirle e dimenticarle, illudendoci che non ci siano, ma nei momenti di debolezza le ritroveremo sempre lì, pronte a graffiarci con i loro artigli.
Platone diceva: “tanto più tu scrivi, tanto più dimentichi”. ho fatto questo finché non ho incontrato te; finché il destinatario delle mie lettere non sei diventato tu.
Scrivevo per liberarmi dal dolore che mi trafiggeva il cuore e per dimenticare quelle ombre oscure che invadevano la mia vita.
Hai dedicato la tua vita a proteggermi e a curare le mie ferite con il tuo amore. Per questo lascio a te il mio cuore, materializzato attraverso le mie lettere e le mie parole. contengono non solo la mia vita, ma anche me stessa.
Ogni volta che le leggerai, io sarò accanto a te.
Mentre il mondo si veste con addobbi e luci natalizie, il mio corpo si sveste della propria forza.
Non rifletto quasi mai sul mostro che risiede in me e che si sta nutrendo del mio corpo. la “malattia del secolo”, così come tutti la definiscono, non e’ che uno dei tanti ostacoli di questo lungo percorso. Ciò che importa sono i ricordi, aver vissuto accanto a te, circondata da una vera famiglia.
Mi mancherà il profumo della tua pelle, il calore dei tuoi abbracci, il suono della tua voce quando canticchiavi le canzoni di natale per i nostri figli.
Mi mancherà il tuo sorriso e le nostre passeggiate in riva al mare dove ritrovavamo noi stessi.
Grazie di essere stato un padre, un fratello, un amico ed un marito.
Grazie per aver salvato la mia vita: sei il mio angelo e il mio eroe.
Rimarrò al tuo fianco finché la tua anima non volerà via. Finché non ci rincontreremo di nuovo; perché tanti anni fa abbiamo fatto una promessa: per sempre!
Con tanto amore, tua moglie.”

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La terza ed ultima menzione è stata assegnata per la scrittura alla lettera dal titolo “Breve lettera a un bambino immaginario” della Sig.ra Maria Migaldi di San Sosti. La lettera è stata declamata dalla dott.ssa Annamaria Calonico, membro della Consulta Giovanile.

Breve lettera a un bambino immaginario…prot.n. 45/C
Caro bambino,
sei nato e vivi in un mondo che ha migliorato le condizioni di vita rispetto al passato superando il problema della sopravvivenza che attanagliava, anni or sono, le popolazioni. Oggi, la qualità della vita è mediatamente più elevata, la sua prospettiva è molto aumentata grazie alla prevenzione e alla cura più adeguata delle malattie.
Caro bambino, vivi, oggi, in un mondo più ricco di stimoli culturali, che si sforza di difendere i tuoi diritti in nome della Costituzione, riconoscendoti l’importanza di avere una famiglia amorevole, l’istruzione e cure adeguate in caso di disabilità. Devi attendere però, giustamente, al compimento di alcuni doveri familiari, etici, sociali, quali la collaborazione, il rispetto degli altri, delle regole di convivenza civile e poi delle leggi dello Stato.
Sei nato nell’era digitale che apre prospettive fantastiche se si fa un uso corretto dei suoi strumenti. Essi ti consentono una comunicazione immediata e globale che abbatte le barriere dello spazio e del tempo creando la possibilità di essere presente in altre parti del mondo e di arricchire le conoscenze.
Tuttavia, mio caro, la tua vita non sarà facile come sembra: ti accorgerai presto di aver ereditato un Paese oppresso da piaghe secolari che lo stanno devastando. La mafia, cancro della società, fa sì che un ristretto numero di persone determini la vita di molti altri, detenendo enormi capitali provenienti dal commercio di droga, dalle estorsioni, dalle speculazioni immobiliari. Ancora, la corruzione dei nostri governanti, la mancanza di un ideale politico sembrano prevalere sull’interesse della collettività e sui buoni principi della democrazia che ci sono pervenuti da civiltà antiche e illuminate.
Lo sfruttamento del suolo e dei mari, il dissesto idrogeologico, la mancanza in politica di obiettivi a lungo termine che creino uno sviluppo razionale, minano la speranza di un mondo vivibile per te e le nuove generazioni.
Ma non devi arrenderti!
Crescendo, guarda alla Storia, aggrappati alla memoria che rappresentano la forza propulsiva per un futuro luminoso e, insieme agli altri, costruisci la tua esistenza.
L’Italia è il paese di Mazzini e di Garibaldi, che sono stati l’anima del Risorgimento, e di tanti martiri generosi e coraggiosi.
È anche il paese in cui i “Padri Costituenti”, dopo la seconda guerra mondiale, hanno scritto la nostra Costituzione alla luce della Dichiarazione dei diritti dell’uomo (1789), lavorando affinché tutti gli italiani potessero vivere in pace, rispettosi gli uni degli altri, senza discriminazioni di razza, religione, sesso, opinioni politiche e per ciascuno vi fossero uguali opportunità.
Non dimenticare, mio caro bambino, che l’Italia è maestra di ogni forma d’arte: dalla musica alla letteratura con Verdi, Puccini, Vivaldi, ma anche Leopardi, Pirandello, Alvaro; dalla scienza, alla tecnica, all’architettura, con Michelangelo, Raffaello, Borromini…
Umberto Eco, parlando ai giovani, qualche giorno fa, circa il patrimonio artistico presente in Italia ha affermato: – Anche l’America si è ispirata al Neoclassicismo e al Rinascimento italiani per costruire edifici, chiese, monumenti che l’hanno resa grande e importante.
Dunque, carissimo, ama lo studio, l’impegno e, in seguito, il lavoro, che ti permetteranno di contribuire alla crescita di una società in cui ogni cittadino abbia la possibilità di soddisfare i bisogni fondamentali e… tant’altro. In cui ognuno si senta libero e coinvolto nella partecipazione attiva alla cosa pubblica.
Trai linfa vitale dal passato per proiettarti verso un futuro che restituisca all’Italia la bellezza e il decoro che tanto le si addicono.

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Si è così conclusa la prima Edizione del Concorso Letterario Internazionale “Lettera d’amore” con grande successo di pubblico e di partecipazione. Si ringraziano tutti coloro che hanno contribuito alla riuscita del Concorso lavorando con impegno fuori e dietro le quinte. Alla prossima edizione!

La segretaria del Concorso

Dott.ssa Maria Pina Aragona

Primo Concorso Letterario Internazionale “Lettera d’amore”, dedicato a Lucilla Guaglianone.

Concorso Letteraio Internazionale Lettera d'amore

La prima Edizione del Concorso letterario Internazionale “Lettera d’amore” sta volgendo al termine e la Consulta dei Giovani del Comune di San Sosti, la Biblioteca Comunale e la sig.ra Giovanna Daniele invitano con emozione alla cerimonia di premiazione che si terrà giorno 22 marzo alle ore 16.30 presso l’Hotel Santa Croce in San Sosti.

Durante l’evento saranno premiati i primi tre classificati, assegnate menzioni speciali e distribuiti gli attestati di partecipazione a ciascun autore.

Le 113 lettere pervenute sono state sottoposte al giudizio insindacabile di una Giuria altamente qualificata che è così composta:

Presidente di Giuria: Dott.ssa Rosamaria Bisignani.

Laureata in lettere moderne e iscritta alla facoltà di filologia moderna. Collaboratrice del trimestrale di informazione religiosa: “La voce del Pettoruto” del Santuario della Madonna del Pettoruto in San Sosti. Curatrice della rivista letteraria on line “Voce alle donne” sul sito www.goladelrosa.eu. Socia fondatrice dell’associazione di promozione sociale Formactiva di Roggiano Gravina (CS) e Vicepresidente di associazioni locali e zonali di grande impegno socio-culturale. Consigliere della Consulta Giovanile. Collaboratrice parrocchiale. Moderatrice, relatrice e organizzatrice di convegni.

Vicepresidente di Giuria: Sig. Maurizio De Luca.

Presidente della Consulta Giovanile del Comune di San Sosti. Tirocinio di 4 anni presso la facoltà di Scienze della Formazione primaria presso l’Unical. Formazione su tecniche e servizi di informazione e di catalogazione bibliografica secondo lo standard internazionale di descrizione bibliografica (IBSD) e le regole di catalogazione italiane per autori(RICA). Volontario con specifica mansione di catalogazione di libri, documenti e video presso la Biblioteca Comunale di San Sosti.

Sig.ra Giovanna Daniele: ideatrice del Concorso Letterario Internazionale “Lettera d’amore” dedicato a Lucilla Guaglianone. Poetessa e vincitrice di Concorsi Letterari Internazionali di poesia. Esperta in scienza della nutrizione.

Dott. Francesco Boncompagni: Assessore alla cultura del Comune di San Sosti. Cardiologo di fama nazionale, ha ricoperto e ricopre importanti incarichi regionali e nazionali.

Sig.ra Marisa Callisto: formazione classica. Abilitazione all’insegnamento. Cancelliere. Fondatrice e Presidente dell’Associazione “Paesaggiando” finalizzata alla promozione dei paesi e dei territori in cui essi si trovano secondo un paradigma di condivisione e cooperazione che va oltre i campanilismi di frontiera.

Sig. Luigi Calonico: Maturità scientifica. Responsabile della Segreteria Affari Generali del Ministero della Giustizia presso l’Istituto Penitenziario di Castrovillari. Direttore artistico della Pro Loco Artemisia di San Sosti. Musicista di trentennale esperienza che vanta collaborazioni importanti con autori e cantautori locali e nazionali. Fondatore di diversi gruppi musicali che esaltano i suoni del sud come patrimonio da valorizzare e conservare.

Prof. Fernando Castellucci: Docente in pensione, laureato in materie letterarie, abilitato, ha insegnato prima nelle scuole elementari e poi negli istituti secondari di primo grado. Inserito nel dizionario degli Scrittori Italiani D’Oggi (Pellegrini Editore), ha collaborato con i Circoli culturali “Amici dell’Unesco” e con l’UNLA (Unione Nazionale per la Lotta contro l’Analfabetismo.) Già iscritto alla LANSI (libera associazione nazionale stampa italiana), ha collaborato come corrispondente, con vari giornali. È stato Consigliere Comunale e assessore con delega alla Pubblica Istruzione al Comune di San Sosti.

Ins. Maria Ferraro: docente di scuola primaria in pensione dal 2011. Responsabile del gruppo di preghiera San Pio. Ministro straordinario dell’eucarestia e collaboratrice parrocchiale. Responsabile delle catechiste dal 2007 al 2012.

Prof.ssa Francesca Gresia: Docente di lettere presso l’Istituto secondario di primo grado di San Sosti. Laurea in pedagogia e master in pedagogia applicata. Ha lavorato per dieci anni, fino al 1998, in una equipe psico-socio-pedagogica.

Sig.ra Giuditta Marasco: Diploma di maturità d’arte applicata. Pittrice, scultrice, intarsiatrice. La sua opera in legno “la natività” è esposta presso il Museo di Corigliano Calabro (CS). Musicista.

Mons. Carmelo Perrone: Teologo – Canonico – Parroco. Rettore Emerito del Santuario della Madonna del Pettoruto. Direttore del Centro Studi Internazionale Mariano “Nostra Signora di Fatima”. Giornalista.

Dott.ssa Stefania Postorivo: Laurea magistrale in scienze politiche e laurea magistrale in servizi sociali. Iscritta all’albo dei giornalisti e all’albo A degli assistenti sociali specialisti. Componente del direttivo della fondazione Roberta Lanzino. Corrispondente del giornale “La Provincia”. Segretaria Cai. Moderatrice/relatrice/organizzatrice di convegni. Responsabile del progetto amico nelle scuole per la legalità e le pari opportunità a.s. 2013/2014.

Sig. Luigi Sirimarco: Agente di Pubblica Sicurezza in servizio presso la Sottosezione Polizia Stradale di Frascineto (CS). Autore di commedie dialettali calabresi che hanno riscosso successo di pubblico, critica e stampa locale. Presidente del gruppo teatrale “Pronto Soccorso” nato nel 1997 ed ufficializzato nel 2005. Autore di opere in prosa depositate presso gli uffici SIAE che raccontano con genuinità le emergenze del Mezzogiorno. Tra le sue opere più importanti: “U matrimonio ppi pricura”, “Fratelli d’Italia”, “A zingareddra”, “nun c’è matrimoniu senza chiantu e funirali senza risa”.

Prof. Vincenzo Tiesi: Docente di lettere in pensione dal 2008. Abilitato in lingua e letteratura italiana e in storia e filosofia, ha avuto esperienze didattiche nelle elementari, nei licei e nella Scuola Media. Giurato in concorsi poetici dell’alto Ionio a Trebisacce. Autore di una raccolta di poesia “Briciole di vita” e di vari saggi. Relatore al primo sinodo diocesano di San Marco Scalea.

Preme evidenziare che tutte le attività relative al Concorso, comprese quelle avvenute in seno alla Giuria, sono state opportunamente documentate nei verbali e negli atti redatti dalla scrivente segretaria, Dott.ssa Maria Pina Aragona.

Gli organizzatori felici del successo di questa Prima Edizione del Concorso “Lettera d’amore”, ringraziano i partecipanti con questo speciale saluto.

Italo Martire: a soli 15 anni, l’esordio in serie B

di Mariacarmela Aragona

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Italo Martide San SostiInarrestabile la scalata al successo di Italo Martire; quest’anno l’esordio in serie B nonostante la sua giovanissima età. Un vero talento che regala fantastiche emozioni ad appassionati e non di questo sport. Fa tenerezza vederlo a fianco dei giocatori più grandi ma quando tocca a lui la tenerezza lascia il posto allo stupore: si erge dall’acqua con energia ed eleganza impareggiabili da far invidia ai più intrepidi nuotatori. Sotto la puntuale direzione del mister Francesco Manna che con audacia, determinazione e straordinarie capacità diItalo Martide super visione manageriale sta accompagnando la squadra nel suo percorso agonistico, Italo, a soli 15 anni, è entrato a far parte della compagine del Settebello cosentino. La squadra, composta dagli atleti veterani, sta investendo molto sulle giovani leve per spiccare il volo nella classifica. Noi siamo tutti con Italo che partita dopo partita sta dando prova della sua bravura e facciamo il tifo per lui e la sua famiglia che lo sostiene in questa irrefrenabile passione. Anche il campionato under17 interregionale è iniziato, qui il portiere Martire gioca con i suoi coetanei e con sacrificio e impegno raggiunge ottimi Italo Martide San Sostirisultati dando a tutti noi grande soddisfazione. Lo sport educa al rispetto dell’altro e alla collaborazione di squadra, due ingredienti fondamentali nello sviluppo della personalità di un ragazzo che come Italo è proiettato a raggiungere alte mete. Nel video frammenti della partita e intervista a Italo, immagini che immortalano uno dei giorni più belli della vita del nostro giovane campione!

Il bello e … il brutto

di Francesco Capalbo

Il bello

La Calabria spesso appare come un enorme spiazzo di battaglia.Sopra di esso, in ogni città, in ogni paese e in ogni sua frazione si combatte quotidianamente una cruenta, estenuante, irrisolvibile  gara di tiro alla fune. Da un capo della fune c’è  l’onesto, il presentabile, il bello; dall’altro l’appressato, l’inguardabile … il brutto.

Nel vicinato  in cui sono nato molteplici sono i tentativi intrapresi dai suoi abitanti per sottrarlo al degrado e all’abbandono. Da  una parte della fune ci sono, solo per citare un esempio, Maria e Raffaele che hanno ristrutturato la loro casa con le loro mani, incastonando ogni pietra con abilità da muratori consumati . Avendo compreso  che “costruire altrove” .. continua a leggere su Mille storie, mille memorie

LA MUSICA COME METAFORA STRUTTURALE DELL’ANIMA: HERTZ “cedimenti-strutturali”.

Di Lucio Paura

Hetz - Cedimenti StrutturaliHERTZ “cedimenti-strutturali”

Voce Chitarra-Acustica: Noemi Bruno; Sax Alto: Francesco Rigermo Spinelli;        Piano-Tastiere-Coro: Giò Novello; Basso Elettrico: Matteo Spagnuolo; Batteria-Percussioni: Pasquale Spagnuolo; Chitarra Elettrica: Giuseppe Lo Polito.

 L’underground musicale calabrese è ricco di proposte valide e di gruppi che sfornano ottima musica e gli “HERTZ cedimenti-strutturali” fanno sicuramente parte di questo insieme; i loro brani sono splendidi e originali, intrisi di un Rock all’italiana con spruzzate di Pop cantautorale.

Gli arrangiamenti sono intelligenti e mai banali incrociando l’eclettica Chitarra sempre alla ricerca di nuove sonorità con la Tastiera dal sapore “vintage”, tutto accompagnato dal Basso e dal Sax che fanno tremare l’anima … ed un ottimo lavoro di Batteria che colora i brani con scrupolosa follia ed energia. E la Voce? Bellissima! Peculiare nei suoi acuti sempre in grado di emozionare …

Insomma, un gruppo giovane ma già maturo che fa “vibrare” e “crollare” la “struttura muraria” dell’indifferenza.

L.P.

 

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“FormActiva” debutta e lancia la sfida.

FormActiva

San Sosti, concorso letterario dedicato a Lucilla Guaglianone. Promosso e curato dalla Consulta giovanile e dalla Biblioteca comunale

Di Alessandro Amodio

20141204, trafiletto S_Sosti GdSPrima edizione per il concorso letterario internazionale “Lettera d’amore”, dedicato a Lucilla Guaglianone promosso e curato dalla Consulta Giovanile e dalla Biblioteca comunale sansostese, il cui responsabile è Carmelo Cundari. L’amico Peppino De Luca, nel momento della triste e prematura dipartita di Lucilla Guaglianone, ricordava che sul manifesto c’era scritto: “persona d’impareggiabile signorilità”. Mai appellativo fu più “appropriato”. Anzi – prosegue l’amico – «Lucilla è stata ed è nel nostro immaginario collettivo tra le più belle persone del nostro paesello». Il ricordo va agli anni in cui “studentessa a Parigi, bellissima nell’aspetto, nei modi e nei comportamenti con gli amici dei suoi genitori” era sempre gioviale. «La tristezza della sua malattia non le impedì di essere, agli occhi di chi la conosceva, la stessa ragazza di sempre: colta, aperta al dialogo, impareggiabile nel linguaggio». Ecco perché un concorso dedicato a Lucilla Guaglianone, ideato da Giovanna Daniele, non può che essere un ricordo ad una persona “inimitabile”. Tornando al concorso, per informazioni ci si può rivolgere, oltre che all’ideatrice, anche al presidente della Consulta Giovanile Maria Pina Aragona; al segretario della stessa Maurizio De Luca. «Il concorso è aperto a tutti – afferma a proposito la presidente Aragona – ed è importante perché si vuole “sfatare” l’abitudine odierna di conservare magari gli “sms” sul cellulare e non più le lettere d’amore. Eppure nessun “sms” sarà mai intenso e soddisfacente quanto una lettera scritta a mano su un foglio di carta. La velocità di trasmissione dell’informazione – conclude la Aragona – distoglie dalle parole meditate e dalla capacità di dipanare i pensieri sulla pagina scritta: ecco perché la Consulta giovanile di San Sosti ha bandito il concorso, auspicando un “valoroso” ritorno alla penna e invitando tutti a partecipare». Per partecipare occorre scaricare e stampare il bando sul profilo “social” della Consulta Giovanile di San Sosti oppure sul sito www.goladelrosa.eu. La partecipazione al concorso è gratuita e l’elaborato dovrà essere inviato, preferibilmente a mezzo raccomandata a/r, a “Concorso Lettera d’amore” c/o Biblioteca Comunale, via Vittorio Emanuele II, 87010 San Sosti (Cosenza), ovvero consegnato a mano al presidente della Consulta Giovanile, entro e non oltre il prossimo 15 dicembre.  Tutti i lavori saranno sottoposti al giudizio insindacabile di una giuria altamente qualificata e agli stessi saranno assegnati premi in denaro nella cerimonia di premiazione, che si svolgerà presumibilmente, in questo mese di dicembre.

Digressione

Lettere d'amoreSCARICA LA SCHEDA DI PARTECIPAZIONE

La Consulta dei Giovani del Comune di San Sosti in collaborazione con la Biblioteca Comunale di San Sosti e la sig.ra Giovanna Daniele, ideatrice del concorso, bandisce la prima edizione del Concorso Internazionale “Lettera d’amore” dedicato a Lucilla Guaglianone.

REGOLAMENTO

Art. 1. Il concorso è aperto ad autori di tutte le nazionalità e non è previsto alcun limite di età. Ciascun autore potrà partecipare stilando un testo in prosa, non in poesia, inedito, configurato come lettera d’amore e rivolto ad un destinatario qualsiasi (persona reale o immaginaria, animale, oggetto, luogo o paesaggio).

Art. 2. Il testo, della lunghezza massima di 1 foglio formato A4 (2 facciate), potrà essere scritto in qualsiasi lingua. Se redatto in lingua straniera o in dialetto, dovrà allegarsi la traduzione in lingua italiana.

Art. 3. Dell’elaborato dovranno essere consegnate due copie di cui una scritta a mano e l’altra in formato pdf ovvero due copie scritte a mano qualora non fosse possibile stilare il testo con l’ausilio di un personal computer.

Art. 4.  Il testo non dovrà in alcun punto recare indicazione del nome dell’autore o altro riferimento che possa consentire il riconoscimento di quest’ultimo, pena l’esclusione dal concorso. Il nome dell’autore, con i relativi dati personali, dovrà essere inserito sulla scheda di partecipazione allegata al regolamento nella quale si indicheranno, unitamente alle generalità, la dichiarazione di autenticità del testo, l’autorizzazione alla pubblicazione gratuita della lettera, nonché, l’adesione a tutte le norme del concorso.

Art. 5. La partecipazione al concorso è gratuita. L’elaborato dovrà essere inviato, preferibilmente a mezzo raccomandata A/R, al seguente indirizzo: Concorso Lettera d’amore c/o Biblioteca Comunale di San Sosti, Via Vittorio Emanuele II, 87010 San Sosti (Cosenza), ovvero, consegnato a mano al Presidente della Consulta Giovanile Aragona Maria Pina entro e non oltre il 15 dicembre 2014.

Art. 6.  Tutti i lavori saranno sottoposti al giudizio insindacabile di una giuria altamente qualificata. Saranno assegnati i seguenti premi: Euro 150,00 al primo classificato, Euro 100,00 al secondo, Euro 50,00 al terzo; altri premi ai segnalati. Nella cerimonia di premiazione, che si svolgerà presumibilmente nel mese di dicembre, il premio dovrà essere ritirato personalmente; tuttavia, nel caso in cui non sarà possibile la presenza del vincitore, l’organizzazione si impegnerà a far pervenire il premio nelle forme che si concorderanno successivamente.

Art. 7. Solo i vincitori e i segnalati saranno avvisati tempestivamente. I risultati verranno resi noti a mezzo della stampa locale, del sito internet di informazione locale (Portale GoladelRosa www.giornaleinterattivo.it) e della pagina Facebook della Consulta Giovanile.  Gli autori, per il fatto stesso di partecipare al concorso, cedono il diritto di pubblicazione, all’interno del sito e della stampa anzidetti, senza aver nulla a pretendere come diritto d’autore. I diritti rimangono comunque di proprietà dei singoli Autori.

Art. 8. Gli elaborati, premiati o meno, non saranno restituiti e andranno ad arricchire la Biblioteca Comunale di San Sosti. L’organizzazione non risponderà della mancata ricezione dei testi.

Art. 9. La partecipazione al concorso comporterà l’accettazione di tutte le norme del presente regolamento.

 

Per info rivolgersi al Presidente della Consulta Giovanile Maria Pina Aragona n. 098161498, al segretario della Consulta Giovanile Maurizio De Luca num. 3401778801, alla sig.ra Giovanna Daniele n. 3453323393.

San Sosti, lì 13.11.2014

Il Presidente della Consulta                                          Il segretario della Consulta
Maria Pina Aragona                                                   Maurizio De Luca

Il Responsabile della Biblioteca                                     La promotrice del Concorso
Carmelo Cundari                                                       Giovanna Daniele

PER PARTECIPARE:
SCARICA LA SCHEDA DI PARTECIPAZIONE

“Tra Roma e il mare. Storia e futuro di un settore urbano”. Presentazione del libro di Lina Malfona.

Si apprende e si pubblica la notizia che la nostra concittadina, l’Arch. Lina Malfona, ha presentato a Roma il suo libro: Tra Roma e il mare. Storia e futuro di un settore urbano – Libria Editore. Di seguito si riporta la copertina.
All’auotrice del libro vanno le nostre congratulazione.

*Cliccare sull’immagine per ingrandirla.

 

Tra Roma e il mare. Storia e futuro di un settore urbano

I sassi di San Sosti

di Francesco Capalbo
Nei giorni in cui Matera, per i suoi sassi, viene dichiarata capitale europea della cultura, a San Sosti riemergono umili segni di un decoroso passato.

I lavori di completamento della rete per il metano hanno riesumato i resti di un vecchio tracciato: un esercito disciplinato di pietre, inframezzate da cordoli di cemento.
Ora queste povere pietre sono in attesa di essere continua a leggere su Mille storie, mille memorie

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Pubblicato il manifesto sul I° Concorso fotografico dedicato a Mario Carbone.

Manifesto Concorso Fotografico Mario Carbone

Laurea in Ingegneria Meccanica

Di Raffaele Rosignuolo

Vincenzo De Luca San SostiVincenzo De Luca ha raggiunto un primo traguardo con un bellissimo 110 e lode. Con le sue capacità e le sue doti conquisterà sicuramente altre mete sempre più importanti e noi gli auguriamo di poter esprimere al meglio tutte le sue potenzialità. Ha discusso una tesi molto interessante che riguarda il nostro territorio: “Ipotesi di ripristino della centrale idroelettrica sul fiume Rosa (Comune di San Sosti)”

Rivolgiamo gli auguri più sentiti a Vincenzo e a tutta la sua famiglia.

 

Risultati primarie PD: San Sosti sceglie Mario Oliverio.

Di seguito i dati delle primarie di San Sosti:

VOTANTI 315

OLIVERIO 196

CALLIPO  117

SPERANZA 

I° Concorso fotografico dedicato a Mario Carbone

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Dopo avergli dato la Cittadinanza Onoraria, ora San Sosti si prepara ad accogliere il primo concorso nazionale a premi in onore al fotografo Mario Carbone: “I luoghi della storia”. Di seguito il testo completo con i dettagli sul tema del concorso.

Concorso-Fotografico-I-luoghi-della-Storia-San-Sosti-31-ottobre-14_Pagina_1 Concorso-Fotografico-I-luoghi-della-Storia-San-Sosti-31-ottobre-14_Pagina_2 Concorso-Fotografico-I-luoghi-della-Storia-San-Sosti-31-ottobre-14_Pagina_3 Concorso-Fotografico-I-luoghi-della-Storia-San-Sosti-31-ottobre-14_Pagina_4

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Pubblicata graduatoria per la selezione di un interprete di lingua inglese per il progetto MOSAICO di accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati.

graduatoria

Europee 2014: anche a San Sosti vince il PD, Mastella di FI il più votato.

Di seguito tutti i risultati

Risultati europee 2014 San Sosti

 

PD San Sosti

FI San Sosti

M5S San Sosti

NCD-UDC San Sosti

FDI-AN San Sosti

TSIPRAS San Sosti

SELEZIONE n°1 INTERPRETE DI LINGUA INGLESE PER IL PROGETTO MOSAICO DI SAN SOSTI

L’Associazione Culturale “Don Vincenzo Matrangolo”, in collaborazione con il Comune di San Sosti, per la realizzazione del progetto MOSAICO di accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati, seleziona un interprete di lingua inglese da inserire nel proprio team di lavoro. Le candidature dovranno pervenire, con le modalità previste dal seguente avviso, entro le ore 12:00 del 27 maggio 2014.

selezione n°1 Interprete di lingua inglese

L’orologlio di Gramisci

OLYMPUS DIGITAL CAMERASan Sosti: la torre dell’orologio 

di Francesco Capalbo

Sullo sfondo la Chiesa di Santa Caterina e la torre campanaria negli anni venti

La skyline di San Sosti

Tutti i luoghi, non solo le grandi città, così come gli esseri viventi, hanno un loro profilo che li rende unici e distinguibili.
C’è un’unica differenza: la silhouette di una metropoli è in continua evoluzione, poiché  incessante è lo sviluppo della sua vita materiale che soggioga interi spazi costringendoli a rapide trasformazioni; la sagoma di un piccolo paese subisce invece mutamenti episodici, all’unisono con la flemma che pervade l’esistenza dei suoi abitanti.
La skyline di San Sosti per esempio, si identifica col campanile della Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria, vergine e martire, che sorgendo sopra una sporgenza, è raggiungibile visivamente da ogni punto del borgo. La facciata esterna della Chiesa nel corso degli  anni ha subito pochi cambiamenti: ancora oggi si ha la possibilità di ammirarla  con le stesse fattezze di quando erano in vita i nostri bisnonni. L’ultima volta che essa è stata ritoccata fu  nel 1914, esattamente cento anni fa.
All’epoca il tempio era sprovvisto sia della torre campanaria, che di un orologio pubblico. L’Amministrazione Comunale, presieduta dal farmacista don Gaetano Guaglianone, pensò bene di .. continua a leggere su Mille storie, mille memorie

Una Chiesa povera per i poveri: a Sant’Agata di Esaro i giovani della cooperativa KAIROS hanno realizzato il desiderio di Papa Francesco

di Mariacarmela Aragona

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Su invito del Vescovo Mons. Leonardo Bonanno i giovani della cooperativa Kairos in collaborazione con la Prefettura di Cosenza, hanno accolto nell’ultima emergenza del 2 Maggio 2014, 39 stranieri sbarcati a Lampedusa dalla nave San Giorgio. Sono giunti alla Casa per ferie “Madonna della Selva” giovedì 8 maggio alle ore 00:15, provengono dal Ghana, Mali, Niger, Somalia, Nigeria, Burkina 2Faso, Gambia, sono giovanissimi ed hanno negli occhi lucidi la gioia e le ferite dei sopravvissuti. Già dal primo giorno si sono mostrati degli ospiti educati e rispettosi, hanno soltanto una richiesta: ritrovare i loro familiari sparsi nelle strutture di accoglienza in Italia per poi realizzare il sogno di una vita migliore. All’arrivo sono stati accolti, nonostante il breve preavviso, dalla comunità parrocchiale sant’agatese, dalla Protezione Civile, dalle Misericordie dei paesi limitrofi e da gente di buona volontà che fin dal loro arrivo ha 1manifestato solidarietà e carità. L’accoglienza si traduce in servizi a 360° grazie alla collaborazione dei volontari: dal cibo alle cure sanitarie, dai prodotti per l’igiene al vestiario, dal dialogo in inglese e francese alle nozioni di lingua italiana, dalla possibilità di usare il telefono alle postazioni internet, dalla libertà di pregare (sono cristiani, musulmani e islamici) alle attività ludiche, dalla conoscenza alla relazione. La struttura si trova in montagna, è molto semplice e si sostiene con le offerte per le attività parrocchiali dei campi-scuola ma da qualche giorno è diventata una “casa” per chi non ce l’ha più. “È tempo di tirar fuori il coraggio della carità – sostiene il parroco d. Carmelo Terranova e Vicario Episcopale per la Pastorale – e spalancare le porte a Cristo che oggi viene a noi con il volto di questi giovani 10272648_877556978937597_1864585983083974156_o(1)africani”. Il loro “thank you” e “mercì” per un cioccolato, una sciarpa, un pallone è un’esperienza di umanità che riscalda il cuore. “Non sapevamo né chi erano né da dove venivano, non lo abbiamo neppure chiesto, – afferma il Presidente della cooperativa Kairos Francesco Aragona – li abbiamo accolti perché il cuore ci ha detto di farlo. Ringraziamo per la solidarietà manifestata da tante persone da ogni parte della diocesi, che nel silenzio hanno raccolto quanto è stato possibile nelle loro case e l’hanno donato senza riserve e tutti coloro che ci sostengono con la preghiera”.

 

La Consulta e il reading letterario: Ultimo Brindisi.

Di Rosamaria Bisignani

Lunedì 28 Aprile si è svolto a San Sosti, presso la scuola media “Tommaso Campanella”, il reading letterario “Ultimo Brindisi”.

Il grande maestro bengalese Rabindranath Tagore, ha scritto:
Donna, non sei soltanto l’ opera di Dio,
ma anche degli uomini, che sempre
ti fanno bella con i loro cuori.
I poeti ti tessono una rete
con fili di dorate fantasie;
i pittori danno alla tua forma
sempre nuova immortalità.
Il mare dona le sue perle,
le miniere il loro oro,
i giardini d’ estate, i loro fiori,
per adornarti, per coprirti,
per renderti sempre più preziosa.
Il desiderio del cuore degli uomini
ha steso la sua gloria
sulla tua giovinezza.
Per metà sei donna e per metà sei sogno.

La donna è sempre stata musa ispiratrice delle opere artistiche, considerata baluardo, fonte di luce e di vita, è stata, è e sarà amata, acclamata, decantata, ammirata, ma ahimè anche maltrattata, umiliata e, violata. Purtroppo, ancor oggi, è vittima di violenza e questo fenomeno tragico e inaccettabile è da tempo oggetto di analisi sociologiche e di una letteratura specializzata e, altresì, l’ identificazione e la condanna morale di questo tipo di violenza sono piuttosto recenti e si sono sviluppate parallelamente ai cosiddetti movimenti femministi.

Per violenza di genere s’ intende ogni tipo di abuso fisico, psicologico o giuridico che impedisce alle donne di godere degli stessi diritti degli uomini e si verifica frequentemente nello spazio privato piuttosto che in quello pubblico. In alcune società, le donne sono anche le principali vittime delle guerre etniche e religiose, tanto che la loro eliminazione, mediante torture, umiliazioni e stupri, non solo a livello fisico, ma anche psicologico, viene interpretata come atto volto a negare la riproduzione biologica di un popolo attraverso l’ esistenza stessa del genere femminile.

Tra le prime pensatrici sul problema in oggetto, occorre ricordare Virginia Woolf e Simone de Beauvoir, soprattutto in riferimento all’ esclusione delle donne dal sistema educativo e, pertanto, dalla costruzione di una libertà intellettuale.

Per fortuna, sembrerebbe che le autorità, le forze dell’ordine e le istituzioni sociali si stiano interessando al fenomeno dello stalking e del femminicidio che dilaga sempre più e miete molte vittime. Noi donne lottiamo per la libertà, per l’ onore, l’ amore, gli affetti e per la nostra identità, rispettando anche quella maschile. E se le donne ricorrono alla violenza, lo fanno, solitamente, per difendere la loro dignità e i loro valori.

“Ultimo Brindisi”, è un progetto di sensibilizzazione alla lotta contro la violenza sulle donne, rivolto agli studenti delle scuole della provincia di Cosenza, col patrocinio della Provincia di Cosenza Assessorato alla Cultura – Assessorato Pari Opportunità e la Compagnia la Barraca Teatro di Castrolibero. E noi giovani, membri della Consulta di San Sosti, abbiamo preso a cuore tale iniziativa ritenendo essenziale ed estremamente necessaria una campagna culturale che possa scuotere gli animi e liberare le coscienze.

Il reading letterario si basa su racconti elaborati su testimonianze vere, interpretate da tre attori, Francesco Liuzzi, Francesca Marchese e Rossana Micciulli con l’ausilio di tre leggii e pochi elementi scenici a rafforzare la lettura, con la regia di Nuccia Pugliese. L’iniziativa è essenzialmente rivolta ai giovanissimi, per una prevenzione della problematica, al fine di generare fortemente la cultura delle pari opportunità, scegliendo, come mezzo, il teatro.

L’evento ha riscosso un enorme successo, coinvolgendo emotivamente e moralmente tutti i presenti, il sindaco e l’amministrazione comunale, i rappresentanti delle diverse associazioni locali e non, e si è concluso con i saluti della dott.ssa Maria Pina Aragona, presidentessa della Consulta giovanile di San Sosti e della dott.ssa Stefania Postorivo, referente dell’ associazione “Roberta Lanzino” di Cosenza.

Il coraggio, è fondamentale, è la risorsa che permette di comunicare e di urlare al mondo che si è vittime di violenza e che l’artefice di tale violenza sia il fidanzato, il marito, il vicino di casa, il datore di lavoro. Un plauso alle donne che riescono a farlo e, soprattutto “GRAZIE” a chi sprona a chi sollecita a chi spinge a non aver paura, perché siamo donne, siamo fiere di esserlo, con tutti i nostri pregi e difetti e, RISPETTANDO, chiediamo, soltanto, RISPETTO!

Festa della Cinta in San Sosti – 4 maggio 2014

La Redazione

Ilenia Sammarco

Anche quest’anno è stata festeggiata la Sacra Ricorrenza della Cinta, secondo la secolare tradizione. La solenne Messa è stata celebrata dal Vescovo, Sua Eccellenza Leonardo Bonanno, insieme a numerosi Sacerdoti della nostra Diocesi tra cui Don Carmelo P., Don Agostino, Don Ciro, Don Carmelo T., Don Fernando, Don Marcello. Erano presenti numerose autorità civili e militari. Ospite d’onore il Sindaco di Bra, Bruna Sibille, in questi giorni a San Sosti per onorare il gemellaggio con la nostra comunità. Quest’anno la Cinta è stata portata dalla graziosa Ilenia Sammarco alla quale rivolgiamo i nostri migliori auguri, estesi a tutta la sua famiglia.

Sacra Cinta Madonna del Pettoruto

Il “Teatro Cosmico” del Maestro Guzzolino tra “Sensibilismo” e comicità.

La Redazione

L’esilarante commedia teatrale “Quannu si mazza vatti e quannu s’incudini statti” , scritta da Francesco Guzzolino e realizzata dalla Compagnia teatrale “I Belli dentro”, è andata in scena lo scorso 28 aprile nel Teatro di Roggiano Gravina (Cs). Uno spettacolo basato sulla comicità contrapposta a momenti di grande morale e riflessione, lavoro esaltato dalle ottime performances degli attori che hanno dato vita ad una serie di variopinte gag, imprevisti, giochi linguistici arricchiti gradevolmente dal dialetto che ha catturato il pubblico in sala trascinandolo in briose risate.

Teatro gremito, infatti, le persone hanno abbracciato con scroscianti applausi la compagnia teatrale e l’autore, tributandone un più che meritato successo. Un’opera inedita quella del maestro Guzzolino che ha voluto rappresentare e denunciare la crisi dei valori e il capovolgimento dei ruoli nelle famiglie d’oggi. Altro tema affrontato è la libertà, intesa come slancio verso la visione di Cristo, inoltre, l’opera è stata impregnata dal concetto di luce tratto dal “Sensibilismo” (Corrente artistica inventata dallo stesso autore) contrapposta al buio della Realtà che sovrasta la morte e l’amore.

Erano anche presenti all’evento: Peppino Perticaro (Assessore alla Cultura del Comune di Mottafollone) e Lucio Paura (artista e amico-collaboratore dell’autore).

Sul concetto di Luce nel “Teatro Cosmico” di Guzzolino, lo stesso Lucio Paura, nel 2006, nell’opera “il Sensibilismo” scriveva: <<Questa radiazione elettromagnetica entra dentro, colpisce il vetro dell’anima; i raggi rifratti in obliquo scendono giù, quelli riflessi salgono su verso il triangolo dei tre colori primari per formare l’arcobaleno: la voce del sensibilismo>> .

Mottafollone, amministrative 2014: liste e candidati.

Loghi Mottafollone

liste amministrative 2014

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XV STRABELVEDERE

locandina 2014