Non è mai troppo tardi…

La predisposizione di un individuo a fare sport la si vede già nell’età neonatale. Un bambino in movimento lo si osserva fin dai primi anni di vita. Dalla sua valvola di sfogo si può intuire la propensione. La preferenza di giochi fisici e la grande voglia agonistica esplodono fin dai primi anni di vita. Il futuro campione lo si osserva subito dopo che impara a camminare. Le potenzialità, però, non sempre emergono e la vita tende a foggiare in base a come la si prende o si è costretti a prenderla. La famiglia, i compagni di gioventù, gli amici dell’adolescenza e dell’età adulta ma soprattutto il lavoro, l’ambiente e la nuova famiglia quando si crea, rappresentano dei fortissimi condizionamenti da cui tutti sono più o meno plasmati. Se il giovane predisposto viene seguito fin dalla tenera età e guidato nel corso degli anni per poi essere collocato nei giusti canali, sicuramente sarà in grado di fare sport ad alto livello e potrà diventare il campione vero. Gli individui appartenenti a questa categoria sono rari, la maggior parte degli sportivi finiscono, per cause diversissime, come per gioco nel mondo degli amatori ed in questo ambito si ritagliano un proprio spazio, qualche volta di tutto rispetto che permette loro di diventare famosi ad una età, che la gente comune giudica più da pensione che da sportivi. Il vecchio detto che recita: “ non è mai troppo tardi “ diventa più attuale che mai e ci si trova fuori di casa, in pantaloncini e con l’uscio tirato, alla scoperta dell’ultima inedita avventura. Non appena fuori si è come presi da un coraggio e da una forza che fanno superare ogni inibizione. Ci si trova liberi in mezzo alla gente presa dall’invidia, perché vorrebbe fare la stessa cosa ma non trova la spregiudicatezza per farla, specialmente da noi al sud per il più basso livello culturale. Certe espressioni di vita in certi ambienti vengono considerate fuori luogo ed estreme ed altre, realmente estreme, come la vita sedentaria, l’iperalimentazione, farsi grandi abbuffate con gli amici che rappresentano l’anticamera delle più frequenti malattie dell’epoca moderna, considerate normali o comunque cose di cui non vergognarsi ed andarne fieri. Questo sconvolgimento della realtà dettato un po’ dal ricordo del passato, un po’ dall’ignoranza, ancora adesso prende forma in alcune sacche della nostra società. Lo sport come deterrente, come stile di vita,come prevenzione alla salute, deve andare ad inserirsi proprio in questo ambito per abbattere ogni sorta di tabù e restituire all’individuo la gratificazione e l’apprezzamento da parte di tutti delle proprie sane abitudini. Ma lo sport non è solo pratica per quelli che sono predisposti a farlo, moltissimi che non hanno giusta vocazione possono trarne, lo stesso, grande giovamento. Senza l’assillo del risultato a tutti i costi diventa ancora più rilassante, piacevole e salutare. Il conseguente dispendio energetico consente di fare una dieta più allargata che da una parte è alla base di una più sana alimentazione permettendo l’introito di più nutrienti fondamentali e dall’altra da il piacere di poter mangiare qualcosa in più a tavola senza correre il rischio di prendere peso o farmaci. Questo tipo di pratica sportiva che definirei moderata offre solo vantaggi senza alcun rischio, sopportabile per la sua leggerezza anche da ammalati cronici. Al contrario quella agonistica che non si può improvvisare e che necessita di costante impegno, la consiglierei ad una stretta cerchia di persone predisposte che hanno sempre fatto sport e che non hanno mai smesso di farlo. Quest’ultimo tipo di attività sportiva, non scevra da potenziali rischi, comporta sacrifici e rinunce sia di tempo profuso che di regime alimentare, ma è quella di gran lunga più stimolante e più eccitante, che da più soddisfazioni. Le motivazioni non si fanno attendere, si sa “l’appetito vien mangiando“ ed i risultati sono come gocce di pioggia battente. La differenza viene fatta dal più pulito approccio, l’artificio non paga. La mancanza di purezza è come un grosso nodo che prima o poi viene al pettine, specialmente quando sono i giovani a fare la storia. Per loro l’educazione è fondamentale ed il primo insegnamento deve arrivare dalle istituzioni che devono promuovere campagne formative in grado di creare quella cultura necessaria per spingere verso il buon senso e per fare recuperare quei valori morali che ormai sono sempre più abbandonati nel dimenticatoio.

Antonio Vigna

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