Il legislatore dormiente: eutanasia

In molti ormai conoscono il triste fenomeno dell’eutanasia anche per via della tragica vicenda,mi riferisco alla vicenda Welby, che ha per lungo tempo occupato le “scalette” di tutti i telegiornali nazionali (anche quelli non degni di tale nome). Ma pochi sanno come stiamo messi a livello normativo su questo triste argomento. Innanzi tutto bisogna fare alcune distinzioni fondamentali per poter volgere lo sguardo sul versante giuridico. Esistono tre tipi di eutanasia: 1) L’eutanasia attiva che consiste nella soppressione della vita di una persona attraverso una condotta attiva (o commissiva) per motivi di pietà verso la persona che si trova in uno stato di grave malattia e di solito nello stadio terminale. 2)L’eutanasia passiva che consiste nella sospensione del trattamento che consente di mantenere in vita la persona gravemente malata; ci troviamo pertanto di fronte ad una condotta “omissiva” che consentirebbe di considerare come causa della morte la malattia stessa (a cui viene lasciato fare il suo corso) e non la condotta ad esempio di un medico. 3) L’eutanasia indiretta che si ha quando la morte o comunque l’accorciamento della vita deriva dalla c.d. terapia del dolore cioè dalla somministrazione di massiccie dosi di medicinali volta ad alleviare il dolore. Come dicevo pochi conoscono i profili normativi del problema; pochi sanno ad esempio che l’eutanasia attiva, quando non c’è il consenso della vittima perché magari non è in grado di manifestarlo, per la “Legge Italiana” è una ipotesi di omicidio doloso generalmente aggravato dalla premeditazione (perché la decisione di uccidere è di solito a lungo meditata dai familiari e dal medico curante), dall’uso di sostanze venefiche e dal fatto che vi sia un rapporto di parentela tra la vittima e “l’omicida”, aggravanti che di solito prevalgono sulle possibili attenuanti come ad esempio l’aver ucciso per motivi di particolare valore morale perché non tutti sono d’accordo su tale “valore morale” (in primis la chiesa). Quando invece c’è il consenso della vittima perché cosciente e in grado di intendere e di volere si configura un omicidio del consenziente. Risultato: i parenti e il medico sono messi di fronte ad una scelta insostenibile: prendersi un ergastolo (perdonate la brutalità) o continuare a vedere la sofferenza negli occhi della persona cara. Cioè come và và le cose non si mettono bene! Nella eutanasia passiva le cose sono ancora più complicate. Innanzi tutto perché è difficile stabilire quando una condotta è attiva o omissiva: se il medico si limita a staccare il tubo del respiratore o la macchina che tiene in vita il paziente sta facendo una azione o una omissione? Perchè le cose cambiano! se è una azione ci troviamo di fronte ad una eutanasia attiva (con tutte le conseguenze che ne derivano) se è una omissione allora è passiva. In secondo luogo bisogna distinguere a seconda che vi sia il consenso del paziente (ad esempio a non ricevere più un trattamento) o se non c’è consenso per perdita irreversibile della coscienza. Nel primo caso non si porrebbero problemi ( ovviamente si fa per dire) perché se c’è una volontà del paziente ad esempio a non ricevere più un trattamento questa deve essere rispettata( per cui non si ha omicidio del consenziente) ed anzi se il medico protrae contro la sua volontà le cure commette reato di violenza privata (ma è anche vero però che nel caso del distacco del respiratore il medico non può essere obbligato a farlo) .Nel secondo caso la cosa si complica ancora di più ma in breve si può dire che se anche ci fossero poche possibilità di risveglio il medico deve garantire al paziente tali chance, quando invece non c’è più alcuna speranza allora l’eutanasia è lecita ed anzi dovuta per evitare una incolpazione per, pensate un po’, vilipendio di cadavere. In pratica il problema sta proprio nello stabilire quando delle chance di salvezza vi sono! Ecco che allora l’unica strada possibile (molto controversa) sembrerebbe quella del testamento biologico (date un occhiata all’articolo pubblicato). Quindi che il legislatore (e quindi lo Stato, il governo, i politici), che fino ad ora ha dormito abbandonando completamente la materia al comune reato di omicidio (è la stessa cosa ammazzare una persona durante una partita allo stadio???), SI SVEGLI!!

Spero in qualche commento anche per qualche precisazione o correzione o punto di vista.

Elio Ardifuoco

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Una risposta a “Il legislatore dormiente: eutanasia

  1. Il caso Welby ha avuto un’ampia risonanza in tutta l’informazione.
    Sono rimaste invece da sempre inascoltate le voci di tutti coloro che, nelle stesse condizioni, chiedono di vivere.
    Invito tutti quindi a visitare il sito:
    Liberi di vivere (http://www.liberidivivere.it/)
    a sottoscrivere l’appello che riporto qui sotto e a lasciare un aiuto concreto, magari acquistando uno dei libri offerti, a queste persone che, pur vivendo la sofferenza, non dimenticano di essere uomini e ringraziano la Vita.

    Ecco l’appello:

    ” La malattia, la sofferenza e la morte sono inevitabilmente parte della vita di ogni essere umano.

    Poiché nessuna condizione di salute toglie dignità alla vita umana, in una società davvero libera, solidale e democratica, malattia e sofferenza non possono e non devono diventare motivo di solitudine, abbandono, emarginazione e discriminazione sociale del malato e della sua famiglia, come è indicato negli articoli 3 e 32 della nostra Costituzione e in molte altre Dichiarazioni e Convenzioni internazionali, ultima delle quali la Convenzione dei diritti delle persone con disabilità, promulgata dall’assemblea generale dell’ONU il 13 dicembre 2006 e firmata dall’Italia il 30 marzo 2007.

    Pur nei limiti imposti dalla loro condizione, i malati e loro famiglie vogliono poter continuare la loro vita con dignità e in libertà. Essi non sono un peso per la società, ma sono per tutti un esempio di coraggio e di capacità di vivere, che le istituzioni a ogni livello, nazionale e locale, devono sostenere e promuovere.

    Per questo motivo, chiediamo al Presidente della Repubblica di esercitare l’autorevolezza che gli deriva dall’essere il Capo dello Stato e il garante di tutti i cittadini affinché le istituzioni tutte, a ogni livello:

    1. Pratichino un riconoscimento concreto, tramite investimenti di tipo economico e di promozione culturale, della dignità dell’esistenza di ogni malato, con particolare attenzione ai malati di sclerosi laterale amiotrofica.

    2. Intervengano con adeguate misure legislative e regolamentative per dare ogni cura e sostegno adeguato per combattere il dolore e garantire che ognuno possa ricevere ogni cura sostegno adeguati.

    3. Sostengano le associazioni di malati e più in generale le organizzazioni che si impegnano nello stare accanto ai malati e alle loro famiglie.

    In questi ultimi anni il dibattito pubblico e la richiesta alle istituzioni si è incentrata sulla richiesta della libertà di poter morire. Ciò che noi chiediamo alle istituzioni è che i malati e le loro famiglie siano finalmente messi nelle condizioni di essere liberi di vivere.”

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