Riceviamo dall’ing Malfona e pubblichiamo: “Prospettive per il futuro: Sintesi della relazione introduttiva del Convegno del 24/02/08”

– COMITATO POPOLARE DI ALTERNATIVA DEMOCRATICA-

CONVEGNO DEL 24/02/2008 (presso i locali dell’Hotel Santa Croce di SAN SOSTI)

…..Questa sera vogliamo focalizzare la nostra e, principalmente, la Vostra attenzione sulle problematiche fondamentali del nostro Comune, che poi è il tema del convegno, di quali sono, per esempio, le cause del calo demografico, economico e culturale della nostra popolazione. Vogliamo analizzare insieme, se vi è ancora un margine per frenare questo disfacimento e quali sono le nostre proposte per avviare un processo di rilancio e di rinascita economica e produttiva. Per prima cosa riteniamo che i cittadini hanno bisogno di ritrovare la speranza e la fiducia nel futuro di questo paese, perché è proprio questa che è stata perduta….. Vedete negli anni ’70 … ’80 – nonostante l’emigrazione – esisteva la speranza in questo paese ….. Si costruiva per se e per i propri figli ….. ci immaginavamo un futuro di sviluppo che desse ospitalità e lavoro per tutti. I nostri figli, pensavamo, già avvantaggiati dai nostri sacrifici – investiti per costruire una casa – avrebbero vissuto una vita migliore. Invece ci ritroviamo con un pugno di mosche ….. Queste case che non valgono nemmeno il costo di costruzione, nemmeno i mattoni spesi per costruirle, perché non c’è mercato, in un ambiente che si spopola, dove nessuno investe perché non vede futuro, con i nostri figli costretti ad emigrare per trovare un posto di lavoro dignitoso. Così, nonostante le risorse che il territorio possiede, siamo giunti al collasso.

C’è bisogno di svegliarsi, c’è urgente bisogno di idee, di strategie. Bisogna tornare ad aver voglia di futuro, tornare a sorridere al futuro di questo paese, ricostruire un nuovo futuro. La politica deve ripartire rigenerandosi, cambiando pagina. Il significato vero della politica deve emergere dallo stagno in cui è caduta e si deve rialzare. Non più piccoli interessi e vedute ristrette legati solo al personalismo ed al clientelismo, al piccolo favore personale fine a se stesso, che non aiuta il contesto, ma bisogna tornare a parlare di collettività, di territorio, di comprensorio, perché sono le Sinergie che portano al futuro, sono la Cooperazione, l’Associazionismo che porta al progresso, senza confini e campanilismi logori e anacronistici. Quando dico queste cose non disconosco i bisogni, le esigenze, le necessità che ogni singolo individuo può avere, anzi dico che bisogna star vicino alle esigenze della gente: la municipalità, come struttura, dovrà predisporsi a lenire i bisogni della gente, ma dovrà farlo con spirito di servizio non come favore o voto di scambio.

Vedete, la costruzione del futuro, che dovrà essere un futuro prossimo, sarà l’obiettivo fondamentale della prossima amministrazione comunale.

Ma perché un paesino così ridente, posto in un angolo così caratteristico e accogliente si sta disintegrando? Sta scomparendo? La risposta è una sola: manca la cosa basilare che da linfa vitale ad una comunità, manca l’OCCUPAZIONE, unica cosa che produce reddito e fa girare tutte le cose. La sfida del futuro che si presenta davanti, dunque, è di generare – è di creare – Posti di Lavoro. Ma voi vi chiederete, come fa una comunità con una economia ridotta a generare posti di lavoro, ogni iniziativa, ogni impresa che nasce qui è destinata a soccombere, chi ce li da questi posti di lavoro? Ebbene la nostra unica risorsa è: il territorio e la nostra intelligenza. E il nostro territorio che offre? Di Agricoltura nemmeno a parlarne….. solo qualche orto di guerra; Zootecnia, peggio che andar di notte; Artigianato….. siamo ormai in ritardo, il grande artigianato di questo paese è ormai in pensione ed i giovani non possono inventarselo perché soccomberebbero; l’Industria ? ….. Voi sapreste dirmi chi investirebbe in questa sacca di territorio? Chi costruirebbe una industria qui quando c’è l’ASI di Sibari o la piana di San Marco Argentano? Ci sarebbe il Commercio dove ognuno può cimentarsi ma occorre che il paese sia già in fase di crescita economica….. e qui è il gatto che si morde la coda. Abbiamo però un Patrimonio Ambientale che nessuno può disconoscere ….. ed abbiamo le nostre intelligenze. Come patrimonio ambientale:

– Abbiamo il Rosa questo fiumiciattolo pigro e scrosciante ma che col tempo ha scavato una gola profonda, cupa e straordinariamente affascinante, con la presenza di anfratti, l’orrido e suggestivo degli strapiombi, la vegetazione lussureggiante, gli innumerevoli sentieri e gli spazi per le scampagnate. Un vero e proprio paradiso ambientale, un’oasi ecologica di straordinaria bellezza sotto ogni punto di vista: botanico, faunistico, geologico, archeologico.

– Abbiamo poi la presenza di un luogo mariano incastonato in questa gola, la basilica della Madonna del Pettoruto, riconosciuta in tutta la regione e con un pellegrinaggio imponente. Gente che viene, che passa e che può divenire un potente veicolo di informazione turistica per ogni attività.

– Abbiamo il Parco Nazionale del Pollino con la sua porta sud nella Gola del Rosa, che, se attuata e potenziata, può, anch’essa, divenire un potente veicolo di informazione per qualunque attività che qui si volesse svolgere.

– Abbiamo le nostre tradizioni, le nostre specialità gastronomiche, le nostre usanze, la nostra riconosciuta ospitalità, la nostra vocazione fieristica.

Ma tutto ciò non basta se non riusciremo a coinvolgere tutti i paesi della valle dell’Esaro.

E’ come avere le cartucce senza avere il fucile.

Sviluppo uguale Sinergie.

… E allora ci rendiamo conto che quello che abbiamo è minima cosa rispetto all’enorme potenzialità che può avere un consorzio di comuni ovvero una Rete di Comuni. Vedete, tutti i comuni della valle dell’Esaro sono accomunati da uno stesso obbiettivo: lo sviluppo ….. e rischiano la stessa fine: l’isolamento. Tutti i paesi della valle dell’Esaro soffrono lo stesso male, chi più chi meno, per il fatto di essere stati governati da amministratori ottusi che non hanno visto al di la del proprio naso, sempre arroccati a difendere il proprio orticello elettorale, la propria roccaforte campanilistica ed a gestire il futuro, il nostro futuro, solo per i propri sciocchi tornaconti personali….. la ricandidatura, oggi al comune domani alla provincia, la solita tiritera a cui stiamo assistendo da un secolo con i risultati che vediamo.

Da qualche tempo la regione Calabria ha varato il Piano Strategico Regionale….. Chi ne parla? Il piano di interventi pubblici cui indirizzare i finanziamenti della Comunità Economica Europea nel settennato 2007 – 2013. Piano eccezionale dal punto di vista delle strategie dello sviluppo regionale….. Chi ne parla? Ma certo….. non ne possono parlare perché noi di questa parte di territorio della valle dell’Esaro non siamo stati considerati….. perché noi è come se non esistessimo, siamo rimasti il fanalino di coda, come se in questa zona ci abitassero già i fantasmi…… la periferia della periferia della Calabria.

E i voti, i voti che abbiamo sempre dato ai candidati regionali da dove provenivano, se qualche Assessore regionale – Adamo, Incarnato – non si ricorda, da dove pensa che sono arrivati i voti…… ma certo dai baronetti del quartierino….. dai nobilotti della politica locale….. quelli che quando vanno nelle segreterie, col gruzzoletto di voti, chiedono favori solo per i propri parenti….. se ne fregano i baronetti del Piano Strategico Regionale….. e se ne frega della nostra zona l’Assessore regionale. Ma dicevo: Il Piano Strategico Regionale ….. strumento d’avanguardia dal punto di vista della programmazione, un lavoro egregio degno della Lombardia …… solo che la nostra zona è ignorata. Oltre lo sviluppo di Reggio Calabria, Gioia Tauro, Lamezia….. Si parla della viabilità di rapido collegamento Crotone – Sibari – Metaponto – Taranto ( l’E 90 ). E poi il grande porto di Corigliano, porto commerciale di collegamento coi Balcani….. L’Aeroporto di Sibari….. Il collegamento trasversale Sibari – Paola….. Lo sviluppo dell’alto Tirreno casentino Paola – Praia a Mare. Cosenza con la sua area metropolitana, immaginate da Mongrassano a San Giovanni in Fiore, grande Città Territorio. Il collegamento della Sibaritide col Parco Nazionale del Pollino, e qui casca l’asino….. quale collegamento? Sibari – Castrovillari.

Perché il piano strategico regionale individua il Parco Nazionale del Pollino solo con Castrovillari. Della nostra decantata e naturale Porta Sud del Parco non vi è alcuna traccia. La Porta Sud di cui il nostro Sindaco si gloriava non è stata mai istituita ….. Anche quando il nostro Sindaco era Vice-presidente del Parco. …..Ma siamo ancora alla solita tiritera….. oggi faccio l’assessore, domani il Sindaco dopo il Vice-presidente del Parco….. Ma la nostra resta sempre una sacca di territorio senza avvenire. Visti con l’ottica della Regione Calabria la nostra zona è un territorio cosparso di tante micro-comunità senza peso politico: 1000 abitanti qua, 1500 votanti là, che non contano nella loro contabilità elettoralistica….. bastano 4 o 5 portavoti e il gioco è fatto….. poi basta solo accontentare 4 o 5 portavoti ….. le realtà urbane e territoriali possono essere pure ubicate a “Roccacannuccia”….. Chi se ne frega. E’ necessario ed urgente collegarci in una Rete di Comuni….. per contare di più…..e non solo. Dobbiamo mirare alla costituzione di una Città Territorio.

Sapete cos’è una CITTA’ TERRITORIO? Letteralmente è una città costituita da tante realtà urbane immerse in un grande territorio. Pensate che in larga scala gli urbanisti stanno pensando a Città Territorio come Roma-Napoli-Firenze. Noi siamo già di fatto una città territorio, anziché San Sosti col proprio territorio, Mottafollone, San Donato, Sant’Agata, Malvito, Santa Caterina, Fagnano, Roggiano, San Marco, Altomonte con i propri territori, una sola Città Territorio di oltre 20 mila abitanti, forse 30 mila, costituita da tante realtà urbane ed un vasto territorio….. Ci sono città che hanno al loro interno dei parchi urbani, noi ne avremmo uno più grande da chiamarsi Territorio, che contiene i vari centri abitati. Le autonomie locali sarebbero fatte salve, ma vi sarebbe un organismo sovracomunale garante dello sviluppo organico territoriale a cui le autonomie locali dovranno sottostare. Cosa otterremmo? … Certamente una voce unanime e maggiore peso politico a livello provinciale, regionale e statale….. 30 mila abitanti è tutt’altra cosa che 1500. Il costo dei servizi si abbatterebbe, perché consortile e associato ….. una distribuzione di infrastrutture più equilibrata e con minori sprechi (non sette campi di calcio ma un campo di calcio, una piscina, un centro polivalente, migliori e funzionanti e con manutenzione consortile … non sette biblioteche ma una sola più vasta, più attrezzata)…..

… Maggiore opportunità di lavoro già nella gestione dei servizi comunitari. Per esempio nelle Società pubbliche o pubblico-private di gestione e manutenzione o di trasporto pubblico ci sarà bisogno di lavoro manuale ed intellettuale. (Pensate che a Modena la META, una municipalizzata dei servizi, accoglie oltre 3000 dipendenti) Ci verrebbe a guadagnare la viabilità ed il trasporto all’interno del territorio, che oggi versa in condizioni pietose da terzo mondo…

Il Territorio punterebbe: sul turismo ambientale e religioso per San Sosti, sull’agricoltura per Mottafollone, l’Istruzione a Roggiano, l’Industria a San Marco, e via discorrendo. E’ inutile creare altre zone industriali se ne esiste già una più grande su cui possono convergere gli interessi della zona ed avendo la possibilità di puntare su altri settori più proficui e con più diretta vocazione. Che importerebbe lavorare in qualunque parte del territorio se le distanze di trasporto sono al massimo di mezz’ora. Pensate che per andare da Roma Sud a Roma Nord ci vogliono due ore. Da Milano est a Milano ovest ce ne vogliono tre. Aumenterebbero le opportunità di lavoro nei vari settori perché settori potenziati, migliorati e organizzati, oltre tutta una serie di attività di supporto o indotte che migliorando l’economia porterebbero benessere.

Un’altra cosa dobbiamo creare un Ponte con l’Università della Calabria che è un’altra ricchezza che abbiamo….. I nostri giovani già escono da questa Università e a noi occorre un interscambio culturale con la struttura universitaria, occorre al paese ed occorre a questi giovani professionisti. Perché dalla cultura può essere meglio modellato il futuro e lo sviluppo. Tempo fa avevamo fatto un Progetto di un Centro Interdisciplinare Pilota del Parco Nazionale del Pollino in cui erano coinvolti molti Dipartimenti dell’Università: c’era il Prof. Ietto di Scienza della Terra entusiasta delle nostre montagne che già portava i suoi laureandi in questa zona a studiare la sua geologia, c’era il Prof. Brandemayer di Botanica, il Prof. Tranpher di glottologia, il Prof. Roma di Archeologia e tutti sostenevano a viva voce che l’Università di Arcavacata trovava grande interesse a comunicare col territorio, proprio come missione, come vocazione dell’apparato universitario, e noi dobbiamo sfruttare questa opportunità ….. per stare a contatto con l’ambiente della cultura. Perché le Università sono fucine di ricerca e di idee e possono diffondere quelle idee di sviluppo che ci occorrono. Ma non solo … l’Università sarebbe un ulteriore veicolo di informazione per sponsorizzare il nostro territorio con tutte le potenzialità che possiede. Non a caso abbiamo più volte sollecitato la nostra Amministrazione di coinvolgere l’Università della Calabria per la redazione dello Strumento Urbanistico, ma come possiamo constatare hanno fatto il solito “orecchio da mercante”, insensibili, ma anzi fortemente convinti come sono che anche l’Urbanistica si debba gestire nel chiuso del palazzo, per il solito orticello clientelare, e senza capire che così facendo si nega a questo paese l’ennesima opportunità di uscire dall’isolamento.

Infine la viabilità…..Per uscire dall’isolamento culturale ed economico non possiamo sopportare ancora una strada come la nostra che ci porta ad imboccare l’autostrada sotto insidie e pericoli. La strada provinciale 123 San Sosti – Roggiano e micidiale oltre che medievale per un comprensorio che vuole accettare la sfida del futuro. Già in pianura sul rettifilo è inadeguata al traffico veicolare, è stretta, troppo stretta e sconnessa….. Non può reggere al traffico dei pendolari né dei pulman e dei camion….. non è una strada del 21° secolo. Abbiamo bisogno di un nastro stradale a rapido scorrimento che accolga i turisti e il pellegrinaggio per il Santuario, che metta in sicurezza chi vuole andare e chi vuole venire in questa valle che si appresta al futuro con la volontà di crescere.

Pensate Gente!

La prossima competizione amministrativa si gioca su questi temi ed il confronto è aperto su queste prospettive.

Tommaso Malfona

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