Le parole sono pietre

Carissimo Raffaele, la tua iniziativa è bella e stimolante. Commoventi sono le parole in memoria di tua nonna. Solo chi, in un territorio, è anello di una catena di affetti distribuiti nel tempo, può veramente dire di amare la propria terra.! E che ami veramente il nostro paese, lo rivela anche l’equilibrio racchiuso nelle tue misurate parole, nonché la tua giovane speranza. Credo che sia giusto ospitare nel tuo sito i contributi di quanti abbiano delle critiche politiche da fare; non limitarti però, solo a questo. Nel Sud ed in particolare nella nostra realtà, è necessaria una politica che non si sottragga alla fatica della proposta. Esigi, comportandoti come un vero editore, che gli apporti di quanti intendono parlare di politica abbiano un nocciolo di proposta. Solo così si rende un servizio alla democrazia e si curano gli effetti di un “fare politica” basato più sulla polemica che sulla proposta, vecchio retaggio di una cultura che anche io in passato, colpevolmente, ho sostenuto. In giro esistono tanti surrogati del “fare politica” e man mano che ci avvicineremo alle elezioni comunali, essi dispiegheranno in maniera perniciosa i loro portati patologici. C’è chi la confonde con la satira ed aspetta l’elezione, avvinto da una insonne frenesia, per mettere, come si fa a Carnevale, i propri avversari alla berlina. C’è chi confonde le prerogative del politico con quelle del sostituto procuratore, assumendo aspetto, postura ed iniziative da judici sdignatu (così avrebbero detto in maniera pertinente i nostri avi!). La politica è o dovrebbe essere, partecipazione, elaborazione e proposta. A proposito di proposte, scusa il bisticcio di parole, ti invio quelle fatte da me all’Amministrazione Comunale in una riunione del 26 novembre 2006 sul Piano Strutturale Comunale; se vuoi pubblicale.

E’ bizzarro rilevare come a tutt’oggi non sia dato conoscere in merito il pensiero e del gruppo consiliare di minoranza e del così detto Comitato che in quella stessa occasione, erano stati invitati a dir la loro. Quindi, alcune critiche avanzate sul tuo sito dal Comitato, su fiera, urbanistica ecc, appaiono estrinsecazioni da violette marzoline. E’ appena il caso di ricordare che molte scelte urbanistiche portano l’ imprimatur di alcuni suoi affiliati, a partire dall’idea di far sviluppare in maniera informe il centro abitato lungo il serpentone di via Nazionale, per finire allo strazio urbanistico di Piazza Mercato.

Permettimi infine di entrare nel merito della vicenda “pale eoliche”. Va ribadito che era stata creata un’apposita Commissione che avrebbe dovuto “orientare il Comune di San Sosti verso le migliori soluzioni da intraprendere nel campo energetico”. Di tale commissione, facevano parte anche Oliva Vincenzo ed Enedino Zicarelli . Gli incontri programmati per il 28 febbraio, il 17 marzo ed il primo aprile 2008 hanno registrato l’assenza completa del consigliere Oliva, ed una presenza, in ritardo (il 17 marzo) del consigliere Zicarelli . Tali assenze, unite a quelle dei gruppi invitati, hanno di fatto decretato il fallimento della Commissione stessa. Appare quindi inspiegabile l’articolo apparso sul tuo sito che reca una citazione firmata dai tre consiglieri di minoranza: “Questi amministratori incapaci dovrebbero andare tutti a casa”. E’ forse il barlume di una inattesa autocritica?

Caro Raffaele concludo permettendomi di ricordarti che le parole, anche quelle digitali sono pietre. A te il compito, con la tua intelligenza, di impedire che vengano utilizzate di punta, perchè creano ferite affettive difficilmente sanabili, in un contesto sociale angusto, fatto di poche anime, che necessita invece di attenzione e di dialogo misurato. Soprattutto in vista delle prossime elezioni comunali.

Francesco Capalbo

Capogruppo del gruppo Consiliare

“Uniti per l’Ulivo”

Proposta del Prof. F. Capalbo sul Piano Strutturale Comunale di San Sosti

…Coerentemente con questa impostazione che trova fondamento nell’idea che lo sviluppo economico sostenibile non possa avvenire attraverso il “consumo scriteriato” e la distruzione delle risorse naturali (aria, acqua, suolo) ed antropiche (paesaggio, beni archeologici ed architettonici), ma al contrario sia possibile solo se fondato sulla valorizzazione e protezione di tali risorse si propone che il Piano Strutturale del Comune di San Sosti:

1. riaffermi in maniera vigorosa l’idea del risanamento del centro storico non con una mera e retorica dichiarazione d’intenti, ma attraverso l’elaborazione di concrete strategie per il suo recupero, la sua salvaguardia e la sua riqualificazione architettonica, funzionale ed economica;

2. ribadisca con concrete strategie quanto contenuto nel programma politico della lista “Uniti per San Sosti”: “Nostro precipuo compito è completare il recupero del centro storico, non per un esercizio di pura nostalgia, ma perché ci anima l’idea e ci conforta l’esperienza che non sempre la parola sviluppo è sinonimo di costruire altrove”;

3. ritenga centrale l’idea che non siano necessarie per la nostra comunità “strategie di consumo ulteriore di suolo” se non per definire e prevedere aree dedicate alle piccole attività artigianali ,ad insediamenti produttivi e di tipo sanitario. A tal proposito è necessario che l’Amministrazione Comunale ritenga non compatibile con le proprie linee di programma l’idea, di chi prigioniero di una visione intensiva di sviluppo, a fronte di una volumetria complessiva dell’edificato effettivo di 136660 metri cubi propone volumi ulteriori di costruito “da impegnare nell’assetto urbano del futuro”. Tali visioni di crescita quantitativa dell’edilizia residenziale non sono suffragate neanche dalle indagini tendenziali sull’andamento demografico di San Sosti. Dall’analisi delle tabelle 1 e 2 allegate si evidenzia un decremento lineare della popolazione che tra venti anni si tradurrà in una perdita di circa 150 residenti ove non interverranno mutamenti demografici strutturali;

4. contenga strategie per l’ “utilizzo” del centro storico come Paese Albergo, ovvero unico luogo nel quale far fronte alla domanda tendenziale di residenzialità turistica. La definizione di altre aree accentuerebbe l’esclusione del nucleo storico del Paese dai flussi potenziali di turismo residenziale;

5. predisponga un piano di ottimizzazione dell’edilizia scolastica. Il Comune è dotato di strutture scolastiche sotto utilizzate che fanno apparire poco meditata l’idea di quanti prevedono strategie che tendono ad implementare le aree da destinare a tale forma di edilizia. Un uso ottimale dell’edilizia residenziale scolastica si tradurrebbe in minori costi e maggiori entrate per le casse del comune. (Vedasi importi dei fitti dell’Istituto Tecnico Commerciale di San Sosti);

6. valuti non perturbabile da interventi invasivi, l’area prospiciente la Gola del Fiume Rosa e del Pettoruto, escludendo definitivamente propositi di captazione delle acque ed affermando l’idea di un turismo religioso e naturalistico ordinato e compatibile con l’ambiente;

7. preveda aree naturalistiche ad accesso limitato che promuovano (vedi Gola del fiume Rosa) l’idea di un turismo rispettoso delle dinamiche ecologiche e non indirizzato verso”consumi compulsivi di svago”;

8. consideri la zona del Pettoruto Area dedicata esclusivamente ad attività commerciali eturistiche -alberghiere;

9. qualifichi il territorio, sottraendo all’abbandono intere porzioni di terreno agricolo e forestale (ormai regno incontrastato dei cinghiali!) con una rete di viabilità rurale non invasiva (Area prospiciente Fra’ Giovanni – ZonaVarco);

10. organizzi strategie per un “uso razionale della risorsa acqua” (anche in relazione alla riattivazione dei vecchi canali d’irrigazione e ad un uso economicamente razionale dei serbatoi comunali) e appronti un’ analisi dell’offerta reale e potenziale di fornitura di acqua per uso alimentare;

11. rilevi con scrupolo la dimensione della rete idrica e della fognatura nel capoluogo e nelle contrade .A tal proposito è necessario ribadire come, per l’Ente Regionale, sia “necessario individuare la capacità complessiva insediativa del territorio indipendentemente dalle previsioni di sviluppo demografico o socio economico, ma a partire proprio dalle condizioni delle risorse ambientali (acqua,aria…)” e dalla connessa rete infrastrutturale;

12. individui in maniera partecipata e non reticente, le aree per le quali è forte il rischio idrogeologico e per le quali sono necessari seri studi ed indagini di carattere specifico ai fini della riduzione del rischio ambientale;

13. verifichi, in maniera non superficiale, la compatibilità delle linee strategiche del Piano Strutturale con gli insediamenti Archeologici;

14. identifichi aree per lo stoccaggio dei rifiuti, nell’ottica consapevole del ruolo che tale problematica avrà per la vita degli enti locali negli anni futuri;

15. prospetti un quadro normativo di controllo semplice ma condiviso, (Regolamento edilizio) che permetta un accurato monitoraggio del territorio, impedisca fenomeni di abusivismo edilizio e prefiguri procedure amministrative chiare e rigorose per le aree nelle quali si può intervenire in forma diretta .

Le proposte sopra elencate non esauriscono i punti che stanno alla base della redazione di un Piano strutturale, ma vogliono essere un semplice contributo all’idea che, nella gestione delle vicende urbanistiche di una collettività, è sempre necessario pensare in maniera prioritaria alla tutela del bene collettivo. Le vicende dei decenni scorsi hanno evidenziato come l’esasperata difesa dell’ uso particolare e clientelare del territorio, coniugandosi con l’assenza completa di controllo da parte dell’Amministrazione Comunale, alla fine si è rivoltata contro la collettività e in maniera paradossale, anche contro chi era stato destinatario del privilegio.

La vicissitudine dello spostamento, per mancanza di spazi, della Fiera del Pettoruto ci serva da insegnamento e da monito!

Affinché un Piano abbia una sua validità intrinseca e sia interiorizzato dalla collettività, è necessario che esso sia il frutto di una elaborazione collegiale. Per tale motivo è indispensabile non procrastinare il confronto con le forze culturali,politiche e sociali ed anche con i singoli cittadini.

La Bozza di Piano Strutturale è il contributo iniziale di un gruppo di tecnici ai quali l’Amministrazione Comunale precedente ha dato indicazioni in merito. Esso può essere emendato, corretto, modificato, migliorato, ripreso, riformulato oppure… stravolto dalle indicazioni che nasceranno dal dibattito! Le mie indicazioni scaturiscono, in parte, dalla lettura della Relazione Generale e di Sintesi sul Futuro Assetto Urbano e Territoriale.

Ritengo la progettazione cartografica interessante solo dopo l’elaborazione di scelte dibattute e condivise e per tale motivo non ne ho preso visione .

E’ comunque indispensabile, affinché l’iter che ci porterà alla stesura del Piano strutturale, parta con il piede giusto, che sia sottoscritto in maniera propedeutica, dai Consiglieri Comunali e dai Tecnici una sorta di Patto Etico col quale si ribadisca che le decisioni, in merito all’assetto futuro del territorio comunale, saranno prese solo attraverso incontri pubblici,dibattiti e confronti istituzionali e non attraverso metodi da “porta a porta della clientela” o attraverso forme non partecipate.

San Sosti 26 Novembre 2006

Il Consifìgliere Comunale

Francesco Capalbo

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