AMORI ARISTOCRATICI E… AMORI PLEBEI

È veramente singolare la concezione dell’amore per la propria terra illustrata (o meglio: abilmente insinuata) dall’esimio Prof. Capalbo Francesco nelle prime righe del suo scritto intitolato “Le parole sono pietre”: Solo chi, in un territorio, è anello di una catena di affetti distribuiti nel tempo, può veramente dire di amare la propria terra!
Da plebeo qual sono, mi permetto di tradurre in una vulgata più comprensibile questo linguaggio sofistico: L’amore per la propria terra non è qualcosa di cui si può riempire la bocca chiunque! Infatti si può considerare” terra propria” (e si acquista il diritto di amarla) solo se si può vantare, in loco, un robusto albero genealogico che attesti il “made in…”.
Non ci fa capire, il Prof. Capalbo, se il requisito dell’ascendenza deve sussistere in entrambi i rami parentali (paterno e materno) e da quante generazioni, ma il rovescio negativo è certo: chi proviene da un altro paese, anche della stessa provincia, anche se cresciuto e integrato in questa terra, non potrà mai dire di amarla: sarebbe una bestemmia!
Questa teoria – evidentemente conservatrice e sottilmente razzista – è stata fatta circolare per la prima volta durante la campagna elettorale del 2004, all’insegna del mito della riscoperta delle radici.
Ora, le radici sono certamente importanti per chiunque, sono la storia e l’identità di ciascuno di noi. Ma la storia non è un sarcofago, non è un monumento da guardare. La storia (e dico cose ormai fin troppo ovvie!) è sempre in atto, ci costringe di continuo a mettere in discussione la nostra identità, in un confronto incessante con le diversità. Ridurre le radici a un semplice pedigree da mettere in bella mostra (magari contro avversari politici che non hanno il richiesto marchio DOC) è un’operazione che ognuno potrà giudicare come meglio ritiene, ma sicuramente non giova alla crescita civile di una comunità.
Certo che, in un’epoca in cui i temi sociali dominanti sono il confronto e l’integrazione con le altre culture – a livello nazionale e planetario – vengono i brividi quando si notano tentativi di rimarcazione (in negativo) dell’identità paesana. La maggior parte dei nostri giovani sono sparsi – per motivi di studio o di lavoro – lungo tutta la penisola (come lo sono stati molti di noi e come, purtroppo, lo saranno i nostri figli): secondo questo ragionamento dovrebbero sentirsi esclusi ed emarginati in una “terra” che non è la loro. È questa l’idea che vogliamo trasmettere alle nuove generazioni?
O dovremmo, piuttosto, inserirla tra i “portati patologici” dei “tanti surrogati del fare politica”?

Per costruire qualcosa di veramente buono c’è moltissimo da fare nella nostra piccola comunità, a cominciare dalle demolizione dei pregiudizi più frenanti e retrivi. In una realtà piccola come la nostra, per esempio, non ci si può più contrapporre attraverso vuote etichette politiche, non ci si può nascondere dietro ideologismi fittizi utilizzati, di volta in volta, per raggiungere gli obiettivi più disparati.
Se vogliamo fare politica in modo veramente nuovo dobbiamo metterci d’accordo su quali sono i problemi prioritari da affrontare a San Sosti, e, insieme, cercare e stabilire i modi migliori per risolverli; insieme, stabilire su quale modello di sviluppo incamminarsi; insieme, gestire e controllare l’attività amministrativa. Potranno, così, lavorare insieme tutti coloro che condividono questo obiettivo generale, mentre se ne staranno da un’altra parte quelli per cui l’impegno in politica rappresenta soltanto l’esercizio di un potere, piccolo o grande che sia.
Questa è la mia proposta politica fondamentale, ed è anche quella dell’intero gruppo di minoranza. Una proposta che abbiamo sempre sostenuto in questi quattro anni e che riguarda innanzitutto i metodi. Saremo un po’ antiquati rispetto al machiavellismo imperante, ma nella prassi politico-amministrativa valgono, per noi, gli stessi principi etici e morali a cui si dovrebbe ispirare la vita quotidiana: quindi, nessun fine giustifica metodi sbagliati o, addirittura, aberranti.
Detto questo, avrei qualcosa da aggiungere in merito alla personale chiamata in causa che mi proviene dal Prof. Capalbo (il quale mi sembra particolarmente preoccupato per le discussioni che possono nascere su questo sito, tanto da spingersi a suggerire all’editore atteggiamenti di censura preventiva!). Cercherò di essere brevissimo, per non tediare oltre chi sta avendo la pazienza di leggermi, con l’impegno di ritornare su alcuni temi per eventuali ulteriori chiarimenti.
1) Piano Strutturale Comunale: allego la lettera, pubblicata anche in paese e sulla stampa, con la quale il gruppo di minoranza consiliare ha declinato l’invito all’incontro del 19 dicembre 2006 (il 26 novembre 2006 non eravamo stati invitati!). Annoto soltanto che la proposta sul PSC formulata da Capalbo (che – si noti bene – non è un semplice consigliere comunale ma è il capogruppo della maggioranza), e che non ho alcuna difficoltà a sottoscrivere nella quasi totalità, è stata semplicemente “presentata” (come si fa a una prima cinematografica) e non è stata mai discussa realmente né, soprattutto, è stata difesa. Prova ne è che il proponente non ha mai espresso critiche dirette e “ufficiali” alla bozza del PSC presentata alcuni mesi prima di quell’incontro, ma, anzi, con il suo comportamento l’ha avallata e sostenuta fino ad oggi. Nulla di male, si potrebbe obiettare, se si fa parte di una maggioranza! Ma c’è una piccola contraddizione: quella bozza presenta una programmazione urbanistica che è l’esatto opposto dei principi enunciati da Capalbo.
Solo due esempi. Sulla bozza è previsto un corposo aumento della volumetria abitativa in un contesto completamente staccato e distante dall’attuale centro abitato: al di là del fiume Rosa è stata individuata, infatti, una zona di espansione che, tra l’altro, include anche terreni di proprietà di esponenti della maggioranza. Inoltre, a ridosso dello stesso fiume Rosa (e quindi in totale spregio della legge Galasso sulla tutela dei corsi d’acqua e dei loro bacini), da Fra’ Giovanni ad andare verso il Ponte del Pettoruto sono previsti insediamenti per la ricettività turistica e, anche qui, alcuni terreni interessati sono di proprietà di amministratori comunali.
2) Riguardo alla commissione sulle pale eoliche, che la minoranza avrebbe disertato, mi rendo conto che Capalbo riporta le dichiarazioni di altri, ma questo non lo esime dal dovere di accertamento sulle notizie ricevute, anche perché nel Consiglio Comunale del 30 maggio ha sentito la nostra versione. La commissione sul “piano energetico comunale”, proposta dalla minoranza, è stata boicottata proprio dall’Amministrazione. Già nel mio articolo precedente (“Strane dimissioni”) era evidenziato che la commissione era stata istituita il 20 dicembre 2007, ma per fare la prima convocazione il Sindaco ha lasciato trascorrere oltre due mesi: infatti, come si evince dallo scritto di Capalbo, la prima riunione è stata fissata al 28 febbraio 2008, subito dopo che, in un pubblico convegno, il consigliere di minoranza Enedino Zicarelli aveva rimarcato la noncuranza dell’Amministrazione comunale. Poi, almeno un rappresentante della minoranza è stato presente a tutte e tre le convocazioni di cui, stranamente, nessuno si preoccupava di redigere verbale. Sta di fatto che il 28 febbraio a Zicarelli è stato detto che si rinviava perché mancavano il Sindaco e altri componenti; il 17 marzo, disponibile Zicarelli, c’è stato un altro rinvio perché mancavano altri; il 1° aprile il sottoscritto, insieme ad altri componenti, ha dato la propria disponibilità per oltre un’ora, stazionando nei pressi del Comune e in contatto con l’assessore Cundari, ma anche allora nessuna fumata bianca: ho pensato, poi, che si fosse trattato di un pesce d’aprile. Infine, il 30 maggio, la giunta si presenta in Consiglio Comunale per chiedere una delega in bianco sull’installazione di un parco eolico. È così che si chiede la collaborazione della minoranza? Ignorando o mortificando le proposte che formalmente erano state accettate?

Sì, dobbiamo riflettere davvero con serietà prima di parlare, perché, se le parole sono pietre, le menzogne (ivi comprese le omissioni) sono macigni!

Vincenzo Oliva

P.S. Ultima notizia di cronaca: c’è aria di neo-assessorato in paese! Dopo una settimana di meditazioni, sembra che l’assessore Cundari si sia dimesso dalla carica.

RIUNIONE P.S.C.

ALL’ASSESSORE ALL’URBANISTICA

COMUNE DI SAN SOSTI

Oggetto: Discussione sul P.S.C.

In merito all’invito pervenutoci dalla S. V. per partecipare alla riunione sull’argomento in oggetto, le comunichiamo quanto segue.
Dopo l’incarico di redigere il Piano Strutturale Comunale, affidato dalla precedente Amministrazione nel 2002, per la prima volta si è parlato del P.S.C. in Consiglio Comunale nel marzo 2005 grazie esclusivamente a questo gruppo di minoranza che ne richiese espressamente la convocazione. Ricordammo – in quella seduta – che era compito del C. C. dare le opportune indicazioni per giungere all’approvazione del Documento Preliminare da parte del Consiglio stesso, e la maggioranza si impegnò a muoversi in tale direzione, nel rispetto della legge regionale 19 sull’urbanistica.
Invece, a distanza di oltre un anno da quella data (e precisamente nel mese di giugno 2006) è stata protocollata una bozza del P.S.C. (come Documento Preliminare) della quale, ancora oggi, sembra che fossero a conoscenza solo il sindaco e l’assessore all’urbanistica. Inoltre ci risulta che, dal mese di luglio in poi, sono state tenute su quest’argomento diverse riunioni aperte solo ai consiglieri e ai partiti della maggioranza, mirate semplicemente a raccogliere un acritico consenso sulla bozza preconfezionata del P. S. C.
Adesso che la raccolta del consenso è presumibilmente fallita, vengono finalmente invitati anche i consiglieri di minoranza a discutere sul Piano Strutturale, ma sempre a porte chiuse.
Noi riteniamo tale comportamento gravemente lesivo della dignità e del ruolo del Consiglio Comunale, e quindi offensivo per la cittadinanza intera, che è stata finora esclusa dal dibattito e che è stata informata di questi avvenimenti attraverso un’iniziativa pubblica del nostro gruppo.
Considerato anche che l’amministrazione di cui lei fa parte ha escluso drasticamente ogni possibilità di confrontarsi con i sottoscritti fuori dagli ambiti strettamente istituzionali,

COMUNICHIAMO

alla S. V. che non parteciperemo alla riunione del 19 c. m. perché riteniamo che codesta Amministrazione voglia affrontare l’argomento solo in termini strumentali, rifuggendo da un reale coinvolgimento delle parti sociali, politiche e istituzionali.
Purtroppo, anche l’ultima vicenda sull’occultamento di alcuni debiti fuori bilancio conferma l’autoreferenzialità della sua Amministrazione, la quale agisce come se il Consiglio Comunale non esistesse e senza degnare di attenzione i bisogni veri e le istanze profonde che si levano da una popolazione sempre più disagiata.
Proprio perché è necessario un cambiamento radicale di rotta noi ci dichiariamo ancora disponibili a discutere del Piano Strutturale in riunioni allargate a tutti i cittadini e chiediamo, nello stesso tempo, un Consiglio Comunale aperto al pubblico.

San Sosti 19.12.2006

I Consiglieri Comunali

Vincenzo Olivo Fabio Novello Enedino Zicarelli

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