Come liberare l’idea di partecipazione dalla sua prigione … di silicio

Caro Raffaele,

dalla lettura degli articoli apparsi sul tuo giornale (anche di quelli più sciroccati), emerge in maniera innegabile una prorompente voglia di dibattere e partecipare.

Anch’ io credo che essa sia inibita, ma per cause e problematiche più complesse di quelle che mi è capitato di leggere sul tuo giornale.

Dissento pienamente con quanti reputano che le vicende amministrative da sole possano spiegare lo stallo del dibattito politico che, obiettivamente, impoverisce le potenzialità del nostro paese.

Penso, invece, che mancando i luoghi fisici, come ad esempio le sezioni di partito, nei quali la volontà di partecipazione possa esprimersi, essa rimane attesa digitale intrappolata tra i bit della Rete.

A questa constatazione non si sottraggono i più grandi partiti che, essendo strutture eteree, prive di una loro fisicità, di un gruppo dirigente e di regole condivise, sono evanescenti!.

E c’è poco da trastullarsi !

Se non si rianima con urgenza e gesti conseguenti la forma partito, la politica sarà sempre di più monopolio di singoli o di sparuti gruppi, che magari si sostituiscono ad altri singoli e ad altri gruppi, a Roma come a San Sosti.

E’ da questa constatazione che bisogna ripartire!

Si deve cercare di ricreare insieme delle strutture di partito dove il desiderio di far politica possa trasformarsi in forme mature di partecipazione.

Quando c’erano i partiti che hanno fatto la storia dell’ Italia Repubblicana (il Partito Comunista, la Democrazia Cristiana e il Partito Socialista) a nessuno veniva in mente, se non per sfidare l’allora comune senso del pudore[1], di autocandidarsi a sindaco[2].

Improponibili erano inoltre le cosiddette candidature per continuità (il nocciolo forte di una maggioranza,la giunta, che si candidava a succedere a se stesso).

Le candidature e le alleanze scaturivano da un processo di selezione rigoroso, interno ai partiti, al quale tutti i militanti partecipavano in serate e serate di vivaci discussioni.

Io mi auguro che per le prossime elezioni le candidature (così come le alleanze ed i programmi) siano dibattute e proposte dai partiti che a tal punto risulterebbero nobilitati ed in percepibile evoluzione dopo la pur importante stagione dei gazebo.

La ritrovata centralità dei partiti, e degli accordi tra di essi, permetterebbe inoltre di sottrarre la scelta degli assessori all’alea di una guerra in cui i candidati di una stessa lista gareggiano come formichine fameliche, per una preferenza in più.

Tale logica esasperatamente competitiva,rilasciando le sue tossine nel tempo, è così dannosa da non permettere, neanche a competizione elettorale conclusa, l’instaurarsi di un clima di collaborazione tra i membri di una stessa compagine.

Ma se è vero che i partiti non esauriscono il complesso argomento della partecipazione anche in una piccola comunità, Comitati e Movimenti alla stessa stregua dovrebbero sentirsi obbligati, ove partecipassero alla prossima competizione amministrativa, ad indicare ai militanti le modalità con le quali essi potranno “entrare” nel dibattito, nonché il luogo fisico dove esso si svolgerà e le regole con le quali si potrà monitorare in itinere il Programma ed eventualmente correggerlo o apportarvi suggerimenti.

Solo così si identificano pienamente le responsabilità di quanti verranno candidati e si libera la passione per la partecipazione dalla sua attuale prigione… di silicio.

Nel frattempo accettiamo gli inviti che l’amico Pietro Bruno,con molto senno, ci rivolge e chiediamoci cosa possiamo fare per perseguire obiettivi comuni.

Evitiamo che una esasperata vis polemica tutta strutturata nella testa di noi sansostesi impedisca, di trasformare in gesti conseguenti le buone intenzioni di cui tutti siamo animati.

P.S.

All’ex consigliere Tommaso Malfona, mi permetto di dire che condivido assolutamente quanto afferma e cioè che “i politici sono come i pannolini… vanno cambiati spesso e per lo stesso motivo”.

Con deferenza, allo stesso voglio ricordare che una giudiziosa norma igienica e anche di… marketing, impone in maniera altrettanto categorica, che i pannolini smessi da tempo, non siano più millantati come nuovi.

Con immutata stima

Francesco Capalbo


[1]All’epoca il comune senso del pudore aveva confini ben definiti .

[2]Ha ragione Luigi Fiore ad affermare che “per le elezioni comunali del prossimo anno, sono già molti i virtuali candidati alla carica di sindaco ed altri ancora ce ne saranno !”.


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Una risposta a “Come liberare l’idea di partecipazione dalla sua prigione … di silicio

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