Archivi del mese: giugno 2008

Saluto di Commiato della nostra Diregente Scolastica Erminia Bruno

Di Erminia Bruno (Dirigente scolastica)

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Risposta all’amico Vincenzo Oliva

Chiedo immediatamente scusa all’ing. Malfona per averlo individuato come Assessore ai lavori pubblici del Comune di San Sosti nel 2001 e conseguentemente per averlo criticato per la disattenzione verso programmi ministeriali di riqualificazione urbana che proprio in quegli anni sono decollati.
Resta comunque inteso che le critiche mosse sono da riferire all’Assessore “pro – tempore”.
L’ing. Malfona è persona di grandi vedute e non me ne vorrà.
A Vincenzo Oliva, nell’ordine, rispondo:
1) mi conferma lui stesso, anche da quello che dice nell’ultimo suo intervento e non solo, che il dibattito politico a San Sosti, alcune volte scade in “aspetti personalistici” e di “aggressione verbale”; che poi lui sia, in tale ambito, in posizione vittimistica, ne prendo atto e se così è gli esprimo la mia solidarietà.
Ma bisognerebbe avere, quantomeno, un contradditorio in merito.
2) sono certo di saper svolgere bene il mio ruolo di funzionario ministeriale (dal 2004 come Direttore Amministrativo), come sono certissimo che lui sappia svolgere altrettanto bene il suo ruolo di docente e lo informo che il mio lavoro non consiste nello stimolare, consigliare e informare gli amministratori del mio paese, se non espressamente richiestomi nelle sedi e nei modi istituzionali.
Se poi, quando stiamo passeggiando su via Nazionale o chiaccherando al bar o quando scrivo sul blog mi vengono poste alcune domande, questo è un altro discorso. In tal caso, sono un libero cittadino, che dice la sua, anche quando faccio rilevare l’assenza del comune di San Sosti in alcune opportunità di finanziamento.
Aggiungo che i Decreti Ministeriali e le Leggi di finanziamento sono pubblicate in Gazzetta Ufficiale e non c’è bisogno di Pietro Bruno per potervi accedere, bensì di amministratori sia di maggioranza che di minoranza, attenti, scrupolosi e fattivi.
Non sono tenuto a difendere, a rendere o non rendere buoni servizi ai miei amici, tra i quali mi onoro di considerare anche Vincenzo Oliva, ed ho usato il termine “persone rilevanti della politica sansostese” per indicare quel purtroppo assai ristretto gruppo, che a San Sosti si occupa di politica locale e che al momento è protagonista nel dibattito politico e non per indicare una classe di “Elite”.
Ricordo, comunque, all’amico Vincenzo che più che per le diatribe letterarie sono a favore della politica del fare e la mia disponibilità a proporre e a sviluppare opportunità per San Sosti è totale e va ben oltre la mia proposta di candidarmi a guidare una coalizione alle prossime elezioni comunali.
Anche lanciare un sasso in uno stagno di acqua che sembra immobile alcune volte può essere positivo.

Pietro Bruno

Un opportuno e doveroso riconoscimento!

Carissimo Raffaele,
la finestra che hai aperto sulla nostra città sta riscontrando i dovuti e meritati riconoscimenti; l’ iniziativa ha stimolato un dibattito politico – culturale che, pur con toni aspri, costituisce linfa vitale per la nostra comunità, fortemente ancorata a vecchi retaggi. Purtroppo a volte diventa protagonista la polemica, le considerazioni personali, i monologhi, i contraddittori o le fumose convinzioni, mentre si trascurano i reali temi e le proposte per far crescere la collettività.
La partecipazione è comunque un aspetto positivo perché contribuisce a farci crescere ed ad elevare i toni del dibattito, ed il tuo giornale è uno strumento ideale per la realizzazione di tale presupposto.
Sei davvero commovente e dimostri di custodire nel tuo cuore sentimenti di affetto per le sorti del tuo paese quando rivendichi il senso di appartenenza, esprimi l’auspicio che attraverso questo portale si possa sentire tutti uniti e ribadisci che il tuo unico desiderio è quello di far conoscere San Sosti.
Non è l’acerbo tributo di un giovane che crede alle potenzialità della sua terra, ma ne è soprattutto il naturale sostegno per lo sviluppo, attraverso un apporto culturale di notevole valenza.
Peccato, che questo tuo anelito non abbia “toccato” la sensibilità del più alto rappresentante della comunità e, finora, la sua fredda indifferenza lascia riflettere.
Francamente questo strano silenzio ci lascia turbati e le ragioni di questa latitanza non si riescono a comprendere; io credo che tra i buoni sentimenti che rimangono nel cuore di un sindaco alla scadenza del suo mandato, assieme ai rimpianti per le cose che non si son potute realizzare ci sia il naturale desiderio che la comunità da lui rappresentata continui a crescere, soprattutto in termini di valori ed ideali. Chi allora doveva incoraggiare e favorire la tua iniziativa credo fosse proprio il Sindaco, garante dei principi di imparzialità e di trasparenza.
E’ chiaro che i problemi di bilancio o di pale eoliche….. in questo momento assumono priorità; quelli invece legati ai sentimenti, al dialogo ed alla cooperazione non riscontrano condivisioni.
Poi, stranamente, si parla di abulia, apatia o disinteresse dei giovani verso la politica.
Del resto le problematiche giovanili finora non hanno mai riscontrato sufficiente interesse ed il discorso è stato quasi sempre frettolosamente liquidato con frasi ad effetto solo per riempire spazi elettorali, ma vuote nella sostanza. Infatti, nell’ultimo programma elettorale questa maggioranza si era impegnata a “puntare sui servizi che aiutino i nostri giovani a crescere, a fare esperienze formative, a diventare cittadini di San Sosti e del Mondo più vasto“. Al momento non si registrano interventi in tale direzione, ma solo indifferenza.
Negli interventi che quasi quotidianamente arrivano per il tuo giornale ci sono frequenti richiami sulla opportunità di formulare proposte operative per aiutare in qualche misura la nostra comunità!
Condivido ampiamente questa necessità e provo a formularne una sperando che incontri, attraverso queste pagine, ampio ed interessato riscontro.
Per le elezioni comunali del prossimo anno, sono già molti i virtuali candidati alla carica di sindaco ed altri ancora ce ne saranno !
Ebbene, ognuno incominci a mostrare quanto vale, abbandoni i proclami ed indichi, fin da subito le azioni più importanti che desidera portare avanti se dovesse essere eletto, ma soprattutto come intende realizzarle. Il sindaco è il regista delle proposte della comunità, dovrà misurarsi sulle modalità di gestione, far capire come saranno “produttive” le spese di bilancio ed indicare le risorse necessarie per la realizzazione delle sue idee. In altri termini non vogliamo leggere solo elenchi di intendimenti, sicuramente tutti interessanti, ma azioni concrete e modalità di interventi, anche coraggiosi e che sappiano finalmente iniziare a trasformare il volto di San Sosti.
Aspettiamo di conoscere queste linee guide, misuriamone le reali capacità di convincimento in rapporto alle possibilità di realizzazioni ed avremo così un primo strumento di conoscenza, utile ad individuare chi potrà amministrare il nostro Comune.
Il confronto è aperto!

Luigi Fiore

I SASSI NELLO STAGNO

Mi permetto di fare una piccola considerazione su quanto scrive Pietro Bruno perchè, con tutto il rispetto, mi sembra che giochi un po’ a lanciare sassi nello stagno.
Poichè dal suo primo scritto (quello in cui si propone come prossimo candidato a sindaco) si evince che le notizie su San Sosti le raccoglie generalmente nei suoi rientri da Roma, ritengo che dovrebbe documentarsi meglio prima di fare affermazioni troppo categoriche. E, soprattutto, non dovrebbe fare aprioristicamente di tutte le erbe un fascio, specialmente se a qualche fatto è stato testimone.
Per esempio, nel Consiglio Comunale del 30 maggio, Pietro avrà visto e sentito benissimo che la parola “bile” è stata scagliata addosso al sottoscritto mentre facevo una semplice e garbatissima considerazione sulle assenze di un consigliere e sul suo invito a un maggiore impegno. E credo che in circostanze simili si abbia il sacrosanto diritto di non porgere l’altra guancia.
Posso anche assicurare che da anni (vi sono anche le delibere consiliari che lo documentano) ogniqualvolta la minoranza ha formulato osservazioni o critiche su fatti oggettivi e incontrovertibili, la reazione della parte avversaria si è spostata sul terreno dell’aggressione verbale e personalistica. Perciò è sempre bene sottolineare che non si ha paura di chicchessia!
Parlare dunque, indiscriminatamente, di rancori personali, è un modo non corretto di voler apparire “super partes”. Nulla vieta di mantenere rapporti di stretta amicizia con “personalità di rilievo della politica sansostese”. Anzi…! Però gli amici vanno difesi senza ignorare o travisare i fatti.
Per esempio, non rende un buon servizio ai suoi amici, Pietro Bruno, quando dimostra di non conoscere neppure la storia istituzionale degli ultimi quindici anni, visto e considerato che Tommaso Malfona non è mai stato assessore del Comune di San Sosti e, addirittura, nel 2001 non era neppure consigliere comunale (ovviamente, questo non viene detto a difesa di Malfona ma a difesa della semplice verità dei fatti)!
Infine, una domanda: nel suo ventennale lavoro di funzionario ministeriale – mentre si avvedeva degli innumerevoli finanziamenti pubblici persi dal nostro comune – l’amico Pietro non ha mai pensato di avvertire, stimolare e aiutare gli amministratori locali? O, se lo ha fatto, gli amministratori locali sono stati sordi ai suoi richiami? È gradita una risposta precisa. La chiarezza, lo ripeto, è premessa indispensabile per programmare un futuro di speranza nella disperata situazione in cui versa il nostro paese.

Detto questo, auguro seriamente buon lavoro a tutti.

Vincenzo Oliva

Proposta indecente II: il Ritorno

Nell’articolo pubblicato qualche giorno fa intitolato “Proposta indecente” esprimevo i miei dubbi sulla proposta, tradotta proprio ieri in disegno di legge, avanzato dal presidente (no non del Milan del Consiglio) Berlusconi: dubbi non sul fatto se possa o no essere una buona misura ma sulla sua stessa logicità. E’ infatti incomprensibile e fuori da ogni logica che si voglia intensificare la tutela della Privacy non semplicemente vietando la pubblicazione delle intercettazioni (fino a che le stesse siano considerate segrete) ma ancor prima vietando le intercettazioni stesse rispetto a reati puniti con una pena edittale inferiore nel minimo a 10 anni. Infatti secondo il disegno di legge presentato ieri le intercettazioni sarebbero consentite soltanto per reati per i quali è prevista una pena edittale superiore nel minimo a 10 anni (la legge di solito, ma non sempre, prevede che un reato debba essere punito con una pena che va da un minimo ad un massimo, es. da 5 a 10 anni, sarà poi il giudice a stabilire la pena precisa) salvo alcune eccezioni come corruzione ,concussione, violenza privata, minaccia e calunnia; inoltre devono essere autorizzate da un giudice collegiale e non più dal giudice per le indagini preliminari e altre misure, queste condivisibile, per garantire maggiormente tutte le operazioni di intercettazione. Poi prevede fino a 5 anni di carcere ( spropositato) per pubblici ufficiali (magistrati, cancellieri ecc) che rivelano il contenuto di intercettazione e fino a tre anni, convertibili in pena pecuniaria, per il giornalista che la pubblica.
Dicevo il Ritorno perché Berlusconi Silvio ha già mostrato in passato la propria avversione nei confronti della magistratura in generale e delle intercettazioni in particolare. Devono proprio essergli antipatiche queste intercettazioni, forse non si sente tranquillo a sapere che qualcuno potrebbe ascoltare le sue conversazioni o magari è solo timido… magari è come quando qualcuno ti osserva quando cerchi di fare “pipì”… insomma non è il massimo…quantomeno perché non riesci a concentrarti. Dicevo della sua avversione. Nel 2003 (governo Berlusconi) viene promulgata una Legge sulle immunità dei membri del parlamento in base alla quale : 1) se un magistrato intende intercettare un membro del Parlamento deve chiedere l’autorizzazione alla camera di appartenenza…!!! In pratica non hanno avuto il coraggio di dire espressamente che loro non sono sullo stesso piano dei comuni mortali e hanno detto “si anche io come voi posso essere intercettato…solo che prima devo essere avvisato”. 2) se un magistrato sta intercettando un’altra persona (in ipotesi un Boss di Palma di Montechiaro) la quale “per caso” si trova a parlare con un “divus” per utilizzare tali intercettazioni deve chiedere l’autorizzazione alla camera di appartenenza!! Se ad esempio il boss racconta al parlamentare di aver partecipato alla “strage di via d’Amelio” e la camera (com’è prevedibile) non da l’autorizzazione all’utilizzo, si butta tutto nel cestino. Addirittura si era proposto che fosse sufficiente che in una conversazione fosse nominato un parlamentare perché poi fosse necessaria l’autorizzazione all’uso. Altro che Casta.
Ma tornando al disegno di legge appena approvato. Come al solito Berlusconi Silvio si trova in conflitto di interessi… d’altronde ad avere le mani dappertutto si paga qualche prezzo. Ma come proprio lui che è proprietario di numerosi giornali e di tre reti televisive si mostra indignato per i giornalisti che pubblicano le intercettazioni… quegli stessi giornalisti che facendo di questi scoop gli portano non pochi quattrini… allora uno potrebbe dire bhe allora con questo provvedimento (se verrà tradotto in decreto) va contro i propri interessi! Non ne sarei così sicuro! Il rischio è infatti che dal momento che la pena della reclusione è convertibile in pena pecuniaria ed anzi probabilmente sarà prevista direttamente una pena pecuniaria le redazioni potranno fare un ragionamento di costi benefici: quanto mi costa se pubblico le intercettazioni? Quanto guadagno in termini di vendite se le pubblico in esclusiva? Credo che sia molto più alto il guadagno. Infatti mettiamo che venga condannato a tre anni di reclusione, il massimo della pena; tradotti in denaro, se si considera che ogni giorno di reclusione è valutato pari a 38 euro, avremo che 365 x 38 x 3 = 41.610 euro. Questo è l’ammontare massimo. Bazzecole per una grossa testata giornalistica una cifra pesante per il giornaletto di provincia. Per cui è evidente che potrebbero esserci anche problemi di distorsione della concorrenza.

Elio Ardifuoco

ITALIA – ROMANIA: un pari ma che partita!!

L’atmosfera è sempre quella. Strade deserte e tutti davanti alla tv. Ore 18,00 televisori sincronizzati. In mezzo la strada risuona, dalle abitazione dei vicini, l’inno nazionale e finalmente le tanto attese parole del telecronista che decretano l’inizio della partita.. “campioni del mondo in divisa e calzoncini azzurri sulla sinistra del vostro teleschermo… partiti!!”.
In un match dove la vittoria era d’obbligo, alla luce della disfatta contro l’Olanda, assistiamo ad una partita in cui l’Italia dimostra determinazione e grinta.
L’Italia parte forte e la sensazione è che si possa segnare a momenti. La Romania non sta a guardare e ad ogni occasione azzurra ribadisce colpo su colpo. Partita vera. Il ct Donadoni effettua nuovi cambi rispetto all’ultima uscita azzurra e le cose sembrano andare meglio. Si sfrutta molto il gioco sulle fasce e con Grosso in versione mondiale i nostri attaccanti hanno tante occasioni per andare in rete. Però proprio mentre l’Italia prova a passare in vantaggio, che i rumeni prendono il palo su punizione, decisiva la deviazione di Panucci. I tentativi sono tanti ed alla fine Toni gonfia effettivamente la rete ma per un distrattissimo guardalinee è un gol da annullare. Fuorigioco inesistente. Italiani adirati. Che peccato!! Andare negli spogliatoi in vantaggio lo sarebbe stato, oltre che per il risultato, anche per un punto di vista psicologico. Per la cronaca era appena il 40’del primo tempo.
La ripresa è la stessa storia. Del Piero partito titolare (stasera pure capitano) non va oltre la sufficienza. Stesso discorso anche per i centrocampisti della Roma Perrotta e De Rossi che hanno preso il posto di Ambrosini e Gattuso (capi espiatori della disfatta orange) .
Proprio mentre il nostro ct medita le sostituzioni, per dare maggiore incisività in attacco, che succede l’inverosimile. Retro passaggio di testa di Zambrotta verso Buffon, intercettazione di Mutu che piazza il pallone all’incrocio dei pali ed è l’1-0 per la squadra Rumena.
La sfuriata azzurra è incontenibile. Passano pochi minuti ed è pareggio. Un’azione che passa per i nostri centrali di difesa. Angolo di Pirlo, colpo di testa di Chiellini che ribatte nel centro e Panucci insacca.
Davanti la tv si grida, ma quanto ci piace il calcio a noi italiani…
È un susseguirsi di azioni di attacco da parte dei nostri che ci appassionano, ci entusiasmano. Azioni ben organizzate e manovre avvolgenti. L’ingresso di Cassano alza il tasso tecnico in campo. Ma perché parte sempre dalla panchina? FantaAntonio è in gran giornata. Si spinge insistentemente ma la corazzata azzurra si infrange contro il muro dei rumeni. Un arbitro norvegese in versione natalizia regala un rigore ai gialli. È l’82. Sembra la fine. Probabilmente in una compartecipazione di cause (Mutu non calcia al meglio, ma sicuramente Buffon è una certezza) il rigore è respinto. Triplice fischio finale ed elettrocardiogramma che rientra nella norma. L’Italia con un solo punto in classifica. La possibilità che la nostra avventura finisca qua è abbastanza concreta, però basta mettersi una mano sul cuore, precisamente la dove sulla casacca azzurra brillano le 4 stelline dorate, e ammettere che probabilmente non possiamo pretendere di più da ragazzi che, se pur sconfitti in queste battaglie europee, ci hanno regalato la vittoria più bella. Per la storia: BERLINO 9 LUGLIO 2006…Comunque vada grazie di cuore AZZURRI..

Aldo Maria Rosignuolo

Addio Giovanni

Il cielo è limpido e la temperatura è calda nel primo, vero pomeriggio d’inizio estate. Mentre Giuseppe Costanza, in via Notarbatolo, siede alla guida di una Croma azzurra diretta a Punta Raisi, preceduta e seguita da altre due auto di scorta, poco lontano un uomo entra nella bottega di un barbiere. Salvietta bianca intorno al collo, testa reclinata all’indietro, sigaretta accesa tra le dita, Paolo Borsellino ha gli occhi chiusi e prova a rilassarsi mentre Paolo Biondo, da quindici anni il suo barbiere con bottega in via Zandonai, a due passi da casa, gli passa la lozione dopobarba sul viso scavato. Quello del barbiere è uno dei pochi rituali che è riuscito a mantenere: la “seduta” da Paolo gli serve per ritagliarsi una pausa nel vortice degli impegni quotidiani, e per pensare in solitudine. Al salone da barba, questo pomeriggio, lo ha accompagnato in auto sua figlia Fiammetta, ma più tardi tornerà a piedi da solo, come ha sempre fatto. Sono da poco passate le 18, quando squilla il cellulare.
– si?
– Paolo?

E’ un collega. E gli sta dicendo qualcosa di terribile. Paolo Borsellino sbianca in volto, si raddrizza sulla poltrona del barbiere, fa cenno all’artigiano di fermarsi. La voce gli esce strana, lamentosa.

– Ma che dici?
– Si, è Giovanni. Sappiamo solo che è ferito.

Borsellino si alza, si strappa la salvietta dal collo, senza staccare l’orecchio dal cellulare tira fuori dalla tasca il portafogli, prende due banconote da diecimila lire, quasi le lancia a Paolo Biondo e balza fuori dalla bottega, senza fargli neppure un cenno… Non cammina, adesso, corre. In pochi minuti è a casa, passa dritto e veloce davanti al portiere senza salutare, s’infila in ascensore, arriva alla porta del suo appartamento e bussa una, due volte.
Manfredi gli apre, è sorpreso di quelle scampanellate, suo padre non fa mai più di uno squillo, lo interroga con lo sguardo, ma lui non gli rivolge la parola. Va dritto nel suo studio e si attacca al telefono. Agnese non è in casa, è fuori con un’amica. Lucia e Fiammetta studiano nel soggiorno, ma sentono il trambusto, accorrono nello studio: < Che è successo? >. Paolo non risponde. I ragazzi lo guardano turbato, comprendono che è accaduto qualcosa di orribile. Paolo è immobile, non parla, con il dito insiste sulla tastiera del telefono, forse trova occupato. Ha la bocca contratta, cucita. Lucia lo implora: < Papà dimmi cos’hai, dimmelo >.
Lui tace. Poi di colpo, con gli occhi da pazzo, Borsellino si sfila la cintura dei pantaloni, la afferra e la sbatte contro un muro, due, tre, dieci volte. Urla con rabbia: <Un attentato…Giovanni…è ferito, è all’ospedale Civico>. Lucia, Fiammetta e Manfredi sono impietriti. Lucia è quella che si riprende per prima. Mette una mano sul braccio del padre. Lo ferma, a fatica blocca quelle cinghiate di rabbia. <Andiamo, papà, ora basta. Andiamo da lui>. Prende le chiavi della A112 di Fiammetta, le passa a suo padre. Borsellino si scuote, sembra tornare in sé, si rimette la cintura: <Si, andiamo>.

(Passo tratto dal libro ” L’agenda rossa di Paolo Borsellino” di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza)

Elio Ardifuoco

Welcome to San Sosti

Il concetto di amore per la propria terra può essere molto ampio. Si può amare la propria terra perché è qui che si è nati e cresciuti. La si può amare perché è grazie ad essa che si è fatta carriera arrampicandosi nella fitta rete di parentele e favoritismi, o perché è qui che si hanno tutti i propri averi case, terreni ecc o perché in generale ci ha dato tanto… e la si può amare perché per essa ci si mette in gioco al fine di renderla migliore di come la si è trovata. Ognuno “ama” a proprio modo in base alla propria “sensibilità”. Ma mi permetto di dire che la forma più nobile di amore per la propria terra è quella che ci spinge ad agire affinché tutti possano amarla per la sua ospitalità, per la qualità della vita, per le sue bellezze e per la sua capacità di sorprendere. Ovviamente preciso che non faccio parte di questa categoria…ma spero nel mio piccolo di poter fare qualcosa per entrarci.
Detto questo BENVENUTI a tutti coloro i quali, da Aosta a Siracusa dagli Stati Uniti alla Cina ,venendo a San Sosti decidono di mettere il proprio bagaglio conoscitivo e esperienziale al servizio del progresso e dello sviluppo di San Sosti, che ne ha davvero bisogno!!! Diceva un mio conoscente percorrendo la strada provinciale per entrare a San Sosti “ogni anno quando vengo a San Sosti c’è sempre a stessa “frascieggia” che mi sbatte contro il parabrezza della macchina!”…la frase, magari stupida, mi è sempre rimasta in mente perché con poche e semplici parole riassume il grande limite del nostro paese: la stasi, il rimanere sempre uguale a se stesso negli anni, la totale mancanza di idee innovative, il diniego assoluto del progresso. Eppure ci abitano quelli che qui hanno le radici e che la amano per questo.
Ora passando dalle parole ai fatti, dalle parole che sono pietre ai fatti che sono macigni, credo che il primo passo da fare per poter fare qualcosa di utile per il paese è riconoscerne i limiti. Per una volta lasciamo da parte i pregi e guardiamo ai difetti indipendenti dalla “umana volontà”. San Sosti ,inutile a dirlo, è un paesino non votato alla attività di tipo industriale (che è molto più redditizia di quella agricola), non particolarmente baciato dal sole (quando da noi il sole si nasconde dietro le montagne a Roggiano, per fare un esempio, hanno almeno un’altra ora e mezza di sole) e soprattutto che si trova in un’area geografica isolata dalla quale non ci si passa per “caso” ma bisogna andarci “appositamente” (voglio dire non è San Marco che si trova su un punto di snodo cruciale).
E’dalle “patologie fisiologiche” (cioè intrinseche al luogo) che secondo me bisogna partire. In particolare quest’ultimo è il principale limite con cui San Sosti deve fare i conti e che determina una conseguenza FONDAMENTALE: a San Sosti la gente viene per “qualcosa” e non perché è di passaggio. Se questo qualcosa manca la gente non ha motivo di venire. E quindi il commercio primo fra tutti ne risente e di conseguenza la collettività. Bisogna creare questo qualcosa. Dobbiamo dare alla gente un motivo per venirci a trovare. Se ciò accadrà tutto sarà consequenziale: aumenterà il traffico di affari per i commercianti già esistenti, verranno sicuramente create nuove attività commerciali che possano soddisfare tutte le possibili esigenze dei visitatori, e quindi nuove possibilità di lavoro per i residenti, anche l’unico hotel di San Sosti incomincerà a vedere l’ombra di qualche quattrino e probabilmente ne verranno realizzati di altri, e poi ancora ristoranti, locali, strutture ricettive, bar nuovi e vecchi incrementeranno il volume d’affari e quindi la gente del luogo sarà più ricca e le casse della banca e delle poste incominceranno a sentire l’odore dei soldi e San Sosti incrementerà la propria popolazione spinta a restare o addirittura a venire per la migliore qualità della vita. Certo tra il dire e il fare…ad ogni modo questo penso sia il punto di inzio. Ora attraverso questo giornale interattivo vi chiedo e mi chiedo: quali iniziative concrete anzi pratiche sono necessarie perché la gente dica “bhe oggi andiamo a San Sosti”?
Io nei prossimi giorni cercherò di avanzare qualche proposta e spero davvero che anche voi, chiunque, dai più giovani (piccoli?) ai più grandi (anziani?), facciate le vostre proposte. E sottolineo concrete non proposte che siano espressione di principi generalissimi.

Elio Ardifuoco

SIGNORI, DATEVI UNA CALMATA!

Ho letto gli ultimi articoli pubblicati sulla pagina politica del Giornale interattivo. Non mi sbagliavo. Il dibattito politico a San Sosti è basato principalmente su rancori personali. Se a questo aggiungo anche quello che ho sentito nell’ultimo Consiglio Comunale, come dicono a Roma, “peggio mi sento”. Si è parlato di ” Bile “, si è parlato di “io non ho paura di te” e quant’altro.
SIGNORI, DATEVI UNA CALMATA!
La rabbia ed il rancore personale non fanno ragionare, considerato anche che la prossima Amministrazione comunale, gira gira, sarà formata da tutti noi che, bene o male, ci occupiamo di politica. Dubito che verranno da Bolzano ad amministrarci, e quindi dovete e dobbiamo avere tutti le idee chiare su quello che di concreto c’è da fare per San Sosti.
Partirei, invece, dall’ottimo primo articolo dell’Ing. Malfona (non capisco perché poi nel successivo è voluto un poco scadere di tono parlando di “pannolini sporchi”, considerato che l’amico Francesco Capalbo amministra solo da quattro anni, a fronte di alcuni che si ripropongono ormai da quarant’anni circa, e dimenticandosi che anche lui è stato un amministratore comunale per cinque anni e non mi sembra abbia avuto, nonostante la sua dedizione, risultati brillanti).
I Contratti di Quartiere I, prima grande opportunità per i Comuni di riqualificare zone e quartieri degradati, con finanziamenti statali e regionali, sono partiti nel 2001, D.M. 21. 12. 2001, mentre l’Ing. Malfona faceva proprio l’Assessore ai Lavori Pubblici, le S.T.U. società di trasformazione urbana, altra grande opportunità di sviluppo del territorio, in sinergia con il mondo privato , sono partite nel 2002 ).
Nel primo articolo, dicevo, lo stimato professionista ha fatto un’analisi abbastanza complessa, da me condivisa totalmente, inglobando il Comune di San Sosti in un contesto più ampio di sviluppo che va oltre i confini territoriali comunali e proponendo un armonico sviluppo in sinergia con un’area più vasta, centrando in pieno il concetto attualissimo di Territorio Sistema che sostituisce il concetto di Territorio geografico.
IO INIZIEREI DA QUI’.

Pietro Bruno

COMMENTO ALL’ARTICOLO di Francesco Capalbo “Le parole sono pietre”

Ho letto con vivo interesse, anche se con ritardo, le proposte sul P.S.C. di San Sosti del consigliere comunale Capalbo, proposte che, anche se trite e ritrite, in gran parte condivido.
A detta dell’autore sono state formulate nel mese di novembre 2006, ma ritengo siano già state contraddette dall’operato, o dalla negligenza, della maggioranza consiliare della quale il consigliere Capalbo è parte integrante.
Mi riferisco, per citarne solo qualcuna, alla zona del Pettoruto, che arbitrariamente ed in difformità al vigente strumento urbanistico è stata di fatto trasformata in zona “sanitaria”, oppure all’insediamento della zona fieristica, con la costruzione di padiglioni annessi, attuata senza alcuna variante al Programma di Fabbricazione in corso.
Cosicché mentre ci si richiama ad un democratico dibattito e ad un confronto popolare che possa condurre verso una nuova programmazione urbanistica condivisa, di fatto sono disattese le più elementari norme, anche di buon senso, che impongono il ricorso all’ufficio della variante ogni qualvolta si vogliono favorire interventi non previsti dallo strumento di pianificazione.
Solo la variante, infatti, passando attraverso il riesame dell’assise consiliare è legittimata a promuovere cambiamenti di destinazione urbanistica e non già un mero provvedimento della giunta o, ancor peggio, di qualche assessore o del sindaco.
In merito, poi alle esternazioni improvvisate circa le “violette marzoline” dello stesso consigliere, il quale ritiene di potersi permettere valutazioni critiche su qualsivoglia disciplina come se fosse Prof. pluridecorato, multidisciplinare ed onnisciente, mi risparmio ogni commento, non per timore di scontrarmi con lui ma perché ritengo che meriti una risposta adeguata solo chi sull’argomento vale almeno “sei” ….. E non mi pare che in questo caso ci siano i presupposti.
Al consigliere in questione posso solo augurare, oltre che continuare con lo stesso impegno il percorso politico intrapreso, di fare l’amministratore più accorto e attento in questo scorcio di legislatura che gli resta, tenendo però presente una massima che gli sia categorica: “I politici son come i pannolini… vanno cambiati spesso e per lo stesso motivo”.

Tommaso Malfona