Archivi del mese: agosto 2008

Voce alle donne!!!!!

“Grazie donne. Il mondo è nelle vostre mani. Se vi sarà dato più spazio, voi lo salverete. Grazie a te, donna, per il fatto stesso che sei donna”: poche rivoluzionarie parole che sono contenute nella famosa Enciclica del Papa Giovanni Paolo II, dedicata alle donne, mediante la quale ha voluto rivalutare il ruolo della donna rendendo omaggio, poi, a tutte quelle che si sono dedicate alla cultura e all’arte, nonostante siano state messe in condizione di svantaggio. Altresì, esprime ammirazione per chi ha lottato per difendere la dignità e i diritti della donna.
Difatti, il cammino della donna verso la propria emancipazione è stato lungo, sofferto e continua ancora oggi… tanto che la discriminazione femminile resta anche in Italia!!! Sembra strano, ma è proprio così.
Si parla tanto di uguaglianza, di libertà, di difesa della donna, di parità di diritti e di status sociale, di stampa, di parola, ma purtroppo, la diversità tra l’ uomo e la donna, permane.
Tempo fa, dovendo sostenere l’esame di Storia della critica letteraria italiana, ho letto e, quindi studiato, con grande interesse e (devo dire stupore) un sensazionale articolo firmato da Federico Sanguineti, tratto dalla rivista quadrimestrale “Allegoria”, diretta dal teorico e critico italiano Romano Luperini, risalente al periodo maggio – dicembre 2005, e fortemente attuale.
Il titolo dell’articolo è: “Didattica dei conflitti” e il sottotitolo: “Contro il paradigma di una cultura omosessuata”. Sanguineti inizia il suo articolo così: <<Il tema del mio intervento è la didattica nella scuola di oggi… >> e continua analizzando la scuola italiana, innanzitutto dal punto di vista economico, sostenendo, con dati e fonti precise che il governo italiano spende decine di miliardi di euro per le caserme e per la scuola stanzia circa e soltanto 200 milioni di euro (direi quasi inverosimile). Segue la constatazione che in Italia sono circa due milioni i bambini che soffrono la fame, secondo il quinto rapporto nazionale sulla Condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza, stilato dall’Eurispes e, raccapricciante poi è la condizione disastrosa nella quale versa la cultura italiana: nel bel paese, dice T. Mauro nel suo libro “La cultura degli italiani” (Laterza, Roma- Bari 2004, p. 23.): <<più di 2 milioni di adulti sono analfabeti completi, quasi quindici milioni sono semianalfabeti, altri quindici milioni sono a rischio di ripiombare in tale condizione>>. Inoltre, Sanguineti richiama la denuncia del fallimento del sistema educativo effettuata da Jéan – Claude Michéa in un libro del 1999 (tradotto in italiano da Metauro edizioni, Pesaro 2004), intitolato “L’insegnamento dell’ignoranza”, che, appunto, si configura in uno degli aspetti della crisi della civiltà europea. Lo stesso Luperini sostiene in un suo libro, “La fine del postmoderno” (Napoli 2005, p. 24) che: “… è venuta meno una società civile per la quale la letteratura sia strumento fondamentale di educazione e di identità culturale…”
Tutto questo è allarmante perché si deve largamente considerare basilare e fondamentale il contributo che la letteratura elargisce alla società e agli uomini che la compongono. Essa permette a ciascun uomo e a ciascuna donna di intraprendere un viaggio fantastico, meraviglioso e costruttivo, in grado di arricchire e migliorare le coscienze. Ogni testo, ogni poesia, ogni prosa vive e parla ogni qualvolta vengono letti, suscitando forti emozioni e riuscendo a cogliere la sensibilità presente in ciascuno di noi e che spesso celiamo in rapporto a ciò che ci circonda.
La poesia è la più alta espressione dell’io, ma anche, come dice il Foscolo, la <<più grande delle illusioni>> perché è l’unico strumento in grado di “immortalare” e, quindi di rendere eterno ciò che non c’è più. Ogni testo, descrittivo, narrativo, storico o autobiografico, può far scaturire nell’uomo ogni sorta di sentimento, dalla gioia al pianto, dall’ammirazione alla delusione, l’odio e il dolore, la passione e l’amore. Leggere un libro, un’opera o una raccolta poetica rende l’animo nobile e buono e apre la mente portandola verso nuovi orizzonti, per un bagaglio culturale che cresce e che permette di sentirsi “vivi” anche quando la tristezza sembra occupare pienamente il nostro essere.
Essenziale è lo studio della letteratura, ma è triste dover convenire con Sanguineti quando, sempre nel suo articolo, sostiene, che la cultura diffusa oggi nelle scuole, nelle università e nei centri culturali sia esclusivamente esperienza maschile, presentata come se fosse universale e, quindi, una vera e propria didattica omosessuata. Allora mi chiedo e chiedo: <<come mai nei programmi scolastici, universitari e culturali non vengono inseriti i nomi, le vite, gli scritti e soprattutto non si ode la voce delle donne???>>. Si studiano sempre e soprattutto le vite e le opere degli uomini e si ode soprattutto la loro voce, come se l’ universo fosse materia maschile e come se le donne rappresentassero una sorta di lato oscuro di questo stesso universo: presenti ed agenti, ma invisibili. Perché non deve esistere una “normale” memorabilità delle donne italiane e, pertanto, “pari” a quella degli uomini???
Nel 2004 è stato pubblicato un dizionario bibliografico in tre volumi, dal titolo “Italiane” (Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per le Pari Opportunità, Italiane, dipartimento per l’informazione e l’editoria, Roma 2004, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato S.p.A. – Salario), che riunisce le donne di maggior rilievo nella storia d’Italia, dall’Unità ad oggi, nato per iniziativa del Ministro Stefania Prestigiacomo, che ha promosso il progetto di Eugenia Roccella e Lucetta Scaraffia di raccontare la vita e le opere delle donne celebri e meno celebri, di diverso orientamento politico e culturale, che hanno contribuito in modo determinante alla storia del nostro Paese e alla sua modernizzazione. L’opera cerca di colmare una lacuna della nostra memoria storica, richiamando l’attenzione sul ruolo che, nella crescita sociale e civile e nazionale, hanno svolto le donne. E’ un lavoro interessante, un viaggio eccezionale che ripercorre la storia delle eroine, delle patriote, delle sante, delle mamme, delle mogli che hanno plasmato e illuminato di luce eterea, rosata e abbagliante la nostra bell’Italia. La stessa Prestigiacomo alla fine della presentazione dell’opera scrive: <<…A queste donne tutte noi dobbiamo dire comunque grazie. Tutta l’Italia deve un grazie. Ed ha il dovere civile di coltivarne la memoria>>.
E allora diamo voce alle donne, diamo loro le pagine che meritano nei libri di storia, di letteratura, di antropologia, di scienza, filosofia, astronomia e in tutti gli altri settori, per una cultura veramente e concretamente universale che possa rendere reale la parità tra l’uomo e la donna e possa immortalare anche le donne.
E’ possibile, è corretto che si debba parlare di una storia delle donne, diversa da quella degli uomini? Non appartengono, uomini e donne, alla stessa umanità? Non è assurdo distinguere, nella storia delle vicende umane, una storia degli appartenenti al sesso femminile da quella degli appartenenti al sesso maschile? Perché si studia poco il Femminismo?!? Fenomeno estremamente importante, poiché si identifica nella prima forma di identità pubblica che le donne, prima una agguerrita minoranza, poi in gruppi sempre più estesi, si sono date a partire dalla fine del 1600. Forse non tutti sanno che Venezia, proprio in quel periodo, fu il luogo sorgivo delle prime e radicali formulazioni dell’idea femminista. Ovviamente Venezia non era allora una sorta di “Paradiso delle donne”, però a Venezia ci fu qualcuna di loro che ebbe i mezzi culturali e morali per produrre delle idee nuove, per metterle in iscritto, per ingaggiare una battaglia intellettuale. A quell’epoca si accese un’accanita disputa in merito alle capacità e al ruolo sociale delle donne. Il problema era all’ordine del giorno: le trasformazioni economiche, sociali e politiche avevano posto le premesse di una più ampia e consapevole partecipazione delle donne alla vita politica, artistica e culturale, eppure molte di loro conducevano ancora una vita grama e mortificante, escluse dai livelli alti dell’istruzione e da ogni ruolo significativo e consegnate, vita natural durante, o al matrimonio o alla clausura. Il vero e proprio femminismo nascerà però solo nell’Ottocento. L’orizzonte etico-politico del femminismo ottocentesco è stato quello dell’egualitarismo fra i sessi e della emancipazione giuridica ed economica della donna. Nel corso dell’Ottocento le femministe si sono comunque impegnate, oltre che su obiettivi specifici, anche su tematiche riguardanti i diritti umani e civili in senso ampio: le lotte per la libertà di pensiero e di associazione, per l’abolizione della schiavitù e della prostituzione, per la pace.
Ma soprattutto perché si studia poca letteratura femminile?!?
Perché, ribadisco, persiste una didattica asessuata (usando proprio l’espressione di Federico Sanguineti)?!? Eppure le donne hanno donato, donano e continueranno a donare un enorme e meraviglioso contribuito alla gloria della letteratura, della storia, della scienza e, in genere, di tutta la cultura italiana, europea e mondiale.

Rosamaria Bisignani

Tributo ad un’artista sansostese

Con piacere e orgoglio, riceviamo notizia dei grandi passi che una nostra paesana sta compiendo nel meraviglioso mondo dell’arte. Scopriamo nei dettagli la giovane artista Loredana Marasco per conoscere meglio la sua attività e i suoi lavori. Nasce a Cosenza, trascorre la sua infanzia e la sua adolescenza a San Sosti, frequenta il Liceo Artistico, si trasferisce a Reggio Calabria, dove attualmente vive e lavora, e si diploma in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti. Fine artista del ritratto, illustratrice di libri d’arte, si distingue per la sua capacità e duttilità. Ha esposto, in mostre collettive e personali. Di lei scrive Ibrahim Kodra:

nelle opere di Loredana Marasco convergono in ottima sintonia l’abilità del segno e la sensibilità del colore. Fresca e Poetica, così appare la sua pittura nella quale son ben delineate le masse plastiche. Le immagini sono equilibrate nei toni e armoniosi nei segni. Le atmosfere denotano un percorso di ricerca ricco di riflessioni umanistiche. Sono rinomati i suoi ritratti nel paesaggio. Una pittura suggestiva nella quale è facile scoprire un mondo poetico che nasce da una profonda sensibilità.

I suoi lavori sono esposti dal 9 Agosto al 14 Settembre alla Mostra Reggio Art degli artisti Reggini a Villa Genoese Zerbi di Reggio Calabria. A questa nostra compaesana, facciamo i migliori auguri di una brillante carriera, perchè un giorno possa affermarsi, non solo in Calabria, ma in tutta Italia. Che i suoi lavori possano essere sempre più apprezzati e che noi sansostesi possiamo andarne orgogliosi.

Raffaele Rosignuolo

Relazione del Dott. A.Martucci tenuta al Convegno “Archeologia uomo e territorio”

La Mostra didattico-scientifica del Museo SAN SOZONTE Le operazioni di allestimento della mostra didattico-scientifica ebbero inizio nel mese di ottobre del 2007, con l’organizzazione dei laboratori e delle due sale di esposizione poste al secondo piano della struttura, restaurata con finanziamento dell’Ente Parco. Seguirono le diverse fasi di analisi e catalogazione dei reperti archeologici, presso i laboratori del Museo Nazionale della Sibaritide nei mesi di aprile-maggio 2008 e successivamente esposti nelle vetrine del Museo Multimediale Archeologico del Parco Nazionale del Pollino. Da venerdì 8 agosto 2008 è finalmente possibile visitare la mostra di una campionatura dei reperti più significativi, gentilmente concessi in prestito dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria, provenienti dalle numerose ricognizioni di superficie e dalle campagne di scavi archeologici sul territorio del Comune di San Sosti. Tutto ciò è stato possibile grazie all’opera di volontariato di un gruppo 5 di amici, i quali hanno messo a disposizione il proprio tempo e la propria formazione culturale in un perfetto rapporto sinergico. I volontari che hanno curato l’allestimento della mostra, oltre a me medesimo, sono: il Dott. Giovanni Martucci, laureato in storia con indirizzo archeologico; Stefano Carbone, laureando in Conservazione dei Beni Culturali presso l’UNICAL; Pierino Calonico, Ispettore onorario della Soprintendenza Archeologica della Calabria e Francesco Artuso, tecnico informatico e web-master. Il Museo non si limita alla semplice esposizione di reperti archeologici, bensì ha come obbiettivo quello di trasformarsi in un laboratorio di ricerca, in continua evoluzione, un centro vitale per il monitoraggio del patrimonio artistico-archeologico del Parco e ancora, un centro di studio ed elaborazione dei dati provenienti dall’intero territorio, ricco di testimonianze di antiche popolazioni del passato. Le ricognizioni di superficie interessano un’area molto vasta che comprende il territorio di due regioni, Calabria e Basilicata ad oggi fra i più carenti di quadri di insieme, allo scopo di stabilire una successione diacronica delle popolazioni che vi si stanziarono nel corso dei secoli. Parte di questo immane lavoro di ricerca è sintetizzato in due tesi di laurea, pubblicate nel 2006 con contributo dell’Amministrazione provinciale di Cosenza; in un volume intitolato “Archeologia e topografia nella valle dell’Esaro e dell’Occido”. Le ultime scoperte effettuate nel territorio di San Sosti sono oggetto di studio nella tesi di Laurea di Stefano Carbone dal titolo “Produzione e circolazione della ceramica protostorica nella Sibaritide”. Nella fase di registrazione dei dati, molti studi condotti in passato e alcune pubblicazioni esistenti si sono rivelate imprecisi sia riguardo ai luoghi di rinvenimento che alla descrizione dei reperti. Questi lavori, imprecisi e troppo generici, creano grosse lacune nel corso della ricerca che si avvale principalmente di ciò che resta sul territorio di un’antica civiltà. Troppo spesso in passato si è scritto facendo ricorso alle fonti letterarie e romanzesche, spesso senza nemmeno conoscere il territorio oggetto della ricerca; leggendo oggi quelle pubblicazioni capita di constatare delle vere e proprie omissioni di localizzazioni geografiche, mentre la maggior parte dei commenti sono poco analitici e condotti senza osservare i canoni di una corretta ricerca e troppo spesso decontestualizzati, ciò è causa di letture archeologiche imprecise e distorte. I dati di recente acquisizione, assunti nel corso della ricerca sul territorio, forniscono spunti molto importanti per la trattazione di problematiche diverse quali il sistema di occupazione del territorio nelle diverse epoche storiche, l’inserimento in un preciso contesto dei reperti archeologici, la reale destinazione d’uso di alcuni edifici, la precisa attribuzione cronologica di certi oggetti o classi ceramiche fino ad oggi di incerta datazione.Nell’affrontare il tema delle antiche civiltà che si sono susseguite su questa parte del territorio della Penisola italiana e delle loro diverse espressioni artistico-culturali, si osserva una mancanza di studi riguardanti soprattutto le zone interne della Calabria e della Lucania ricadenti nel territorio del Parco, dove sono stati recentemente individuati decine di insediamenti antichi che arricchiscono il quadro d’insieme.La ricerca si articola in tre diverse fasi: la prima fase tenta si di ricostruire, in base ai nuovi dati acquisiti, il sistema insediativo in età protostorica, la più carente di quadri di insieme.La seconda fase consiste nel delineare il grado di influenza che le grandi Poleis greche di Sybaris, in Calabria e di Siris, in Lucania, esercitavano sui rispettivi territori interni. La terza fase tenta di ricostruire l’aspetto insediativo dopo l’egemonia politico-militare sirita e sibarita fino al medioevo avanzato.Dalle ultime scoperte archeologiche si evince che in età protostorica vi erano essenzialmente quattro grandi insediamenti indigeni che dominavano rispettivamente la valle del Bradano e del Basento e la Sibaritide prima dell’arrivo dei Greci. Questi insediamenti sono Cozzo del Presepe e Incoronata nella Lucania centro-meridionale; Broglio di Trebisacce e Torre Mordillo nella Sibaritide, che esercitavano uno stretto controllo sui territori circostanti mediante insediamenti posti sulle alture collinari a distanze regolari di 6/8 kilometri. L’obbiettivo che il laboratorio scientifico del Museo si prefigge di raggiungere è l’ampliamento e l’aggiornamento della carta archeologica già esistente del versante calabrese del Parco con il completamento e l’inserimento anche del versante lucano. La creazione di una carta archeologica d’insieme rappresenta una straordinaria importanza non solo dal punto di vista cronologico ma anche come strumento analitico in cui convergono una gran mole di notizie derivanti dallo studio dei materiali archeologici, dalle ricognizioni sistematiche di superficie che consentono una migliore conoscenza e lettura delle testimonianze di civiltà antiche comprese in un arco cronologico così vasto.

Angelo Martucci

I “Mulineddri”: valorizzazione delle tradizioni e della cultura sansostese.

Giorno 10 Agosto ore 21, nel centro storico di San Sosti, si svolgerà la 4^a Edizione dei “Mulineddri”. Creata e organizzata nei minimi dettagli dal comitato: “Amici del centro storico“. La manifestazione si svolgerà interamente negli angolini e vicoletti della vecchia San Sosti. Straordinaria iniziativa per poter rivivere, almeno per una sera, l’essenza delle nostre tradizioni e della nostra cultura. Per l’occasione, si degusteranno piatti tipici sansostesi e si potranno ascoltare qua e là artisti di strada, provenienti anche da Roma, che si esibiranno in spettacoli di ogni genere. Quest’anno, è la quarta edizione e il successo è tale da poterla considerare, a sentir dire dalla gente, la festa dell’Estate. Bello è raccontare la fase di organizzazione e preparazione delle pietanze. La gente del luogo si stringe tutta insieme, come le numerose famiglie di una volta, attorno ad un fuoco che scalda il grande pentolame, atto a contenere il quantitativo di pietanze che deve servire per soddisfare i partecipanti alla serata. Si lavora duro per preparare grandi quantità di roba, ma rimane il divertimento, la soddisfazione e l’orgoglio di aver lavorato tutti insieme per regalare e far rivivere gli antichi armoniosi sapori di una cucina genuina, fatta interamente da prodotti provenienti dalla vicina campagna. I presupposti per una serata di qualità ci stanno tutti.

Rivivere le antiche tradizioni è un modo intelligente per far capire ai sansostesi, soprattutto ai più giovani, che siamo una comunità viva legata da un passato comune. Dimenticarlo è come perdere l’identità e il senso di appartenenza al paese. Lo sviluppo interiore e della collettività deve fondarsi sulla conoscenza, da parte di tutti, delle tradizioni e del territorio in cui viviamo. Allora, come una grande famiglia, proviamo ad immedesimarci in questa storica cornice di sapori, usanze e tradizioni per vedere se arriva quel calore al cuore che ci stimola e ci fa sentire uniti e figli della stessa terra.

Raffaele Rosignuolo

Programma dell’Estate sansostese

Di Vincenzo De Marco (Assessore al turismo di San Sosti)

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Qualcosa si muove

Con vivo interesse leggo sul sito goladelrosa, l’apertura del museo archeologico nel nostro comune. Si tratta di un evento culturale di rilevante importanza a cui tutti dobbiamo guardare con coinvolgimento ed attenzione se è vero, come è vero, che la crescita culturale è il volano di tutte le altre conquiste. Alla luce di ciò, dobbiamo sperare che la struttura, che sta per essere inaugurata, sopravviva alla coreografia del primo giorno e diventi, stabilmente, oggetto di interesse da parte dei cittadini, soprattutto dei più giovani ed acculturati, assurgendo così a strumento di crescita della persona e, di conseguenza, del territorio. La conoscenza dei primordiali elementi della nostra civiltà, che si realizza attraverso lo studio degli antichi reperti, contribuisce a farci riappropriare della conoscenza della nostra storia e quindi della nostra identità, momenti conoscitivi importanti per leggere e comprendere bene i fenomeni del nostro tempo. Su queste basi si realizza la crescita di una società la cui quotidianità viene informata da una scala di valori autentici e solidi, fondamenti di una vita migliore. Tempo addietro, in un simposio televisivo cui parteciparono autorevoli esponenti della intellighenzia nazionale, per interpretare i numerosi episodi delittuosi che, con spaventosa cadenza, si ripetevano in una realtà urbana del nostro meridione, la prima cosa che fu stigmatizzata era l’assenza, in quel luogo, di ritrovi culturali a fronte della quale si era centuplicata la presenza di sale di video-giochi. Molti degli studiosi, alla fine, convenirono che l’abbrutimento dei rapporti umani e i molti disagi esistenziali che, quasi sempre, generano fenomeni delittuosi, prendono piede la dove il menage quotidiano è imbrigliato dai legacci del buio culturale e, conseguentemente, dalla assenza degli autentici valori morali. Non ci illudiamo che, con l’apertura del Museo, abbiamo avviato il complesso processo della nostra crescita interiore che, al contrario, richiede l’attivazione di numerosi meccanismi. Vogliamo, tuttavia, ottimisticamente credere che, con la lodevole iniziativa, qualcosa comincia a muoversi e nel verso giusto anche da noi.

Rosignuolo Giovanni

Contributo di Stefano Carbone all’archeologia del nostro territorio

Mi chiamo Stefano Carbone, sono nato e vivo a Crotone; sono laureando in Conservazione dei Beni Culturali con indirizzo Archeologico presso l’UNICAL di Cosenza. Nonostante la notevole distanza tra la mia città e il bellissimo paesino che è San Sosti, mi sento molto legato ad esso dalla sua bellezza e soprattutto dalla fraterna amicizia che mi lega ad Angelo Martucci. Ho partecipato a ben due campagne di scavi archeologici ai Casalini (2001-2003) condotte dal prof. Giuseppe Roma, Direttore della cattedra di Archeologia e Storia delle Arti dell’Ateneo cosentino. Proprio in questi ultimi mesi è in fase di stesura la tesi di laurea assegnatami dalla Cattedra di Archeologia della Magna Grecia, che ha come oggetto questo territorio e più in generale, la Sibaritide in età protostorica. Nelle diverse fasi di analisi, catalogazione e datazioni dei materiali provenienti da diversi siti della Sibaritide, ho avuto l’occasione di studiare numerosi oggetti provenienti dal territorio di San Sosti. Ciò è stato possibile grazie alla disponibilità del mio amico Angelo che si è subito messo a mia completa disposizione fornendomi un’articolata documentazione fotografica e bibliografica della zona. Dai reperti da me analizzati ho trovato molto interessanti i numerosi resti ceramici provenienti dalla località serra, dove sono state individuate due necropoli, risalenti al Geometrico Medio (775-725) e un grande dolium risalente al Bronzo Recente (XIII-X sec. a.C.). sempre dalla località Serra proviene un frammento di vaso a staffa di imitazione micenea, confrontabile con esemplari coevi rinvenuti a Broglio di Trebisacce, risalenti a TE IIIC (XIII-XII sec. a.C.) e una porzione di olla biconica dello stesso periodo che trova confronto con uno simile rinvenuto durante lo scavo archeologico all’interno della chiesa del Carmine, diretto dalla Soprintendenza Archeologica della Calabria. Altrettanto interessante è la ceramica protostorica rinvenuta durante gli scavi dei Casalini, dove addirittura è stata rinvenuta ceramica ad impasto risalente al III millennio a.C. Dal Castello della Rocca proviene un altro frammento di vaso a staffa della stessa tipologia di quello della località Serra, Broglio di Trebisacce e Torre Mordillo. Grazie alle ultime scoperte si può ipotizzare un fitto sistema insediativo, su questa porzione di territorio dell’alta valle dell’Esaro, in villaggi posizionati a distanze regolari con un grande nucleo principale che doveva sorgere sulla sommità della collina dove attualmente sorge il centro storico di San Sosti, (Scavo archeologico chiesa del Carmine) a sua volta sottoposto al grande abitato enotrio di Torre Mordillo, in territorio comunale di Spezzano Albanese, posto all’imbocco della vallata, il quale, proprio grazie a questi abitati minori, controllava tutto il territorio nord-occidentale della Sibaritide. Gli stretti rapporti socio-economici tra il grande abitato enotrio di Torre Mordillo e questa parte di territorio della Sibaritide, è attestato dall’omogeneità artistica dei manufatti sinora rinvenuti (Serra Casalini, Castello della Rocca, Chiesa del Carmine). Quasi tutti i reperti sopra accennati, si possono ammirare nella mostra allestita all’interno del Museo Multimediale Archeologico del Parco Nazionale del Pollino, “San Sozonte che sarà inaugurata venerdì 8 Agosto. Ho avuto il piacere di collaborare con Angelo e gli altri volontari alle fasi di catalogazione e datazione dei materiali esposti nelle vetrine ed alla realizzazione dei pannelli didattici esplicativi dei siti.

Infine mi corre l’obbligo di ringraziare la Dottoressa Silvana Luppino, direttrice dell’Ufficio territoriale di Soprintendenza per il rilascio dell’autorizzazione necessaria per lo studio dei reperti; il Sindaco di San Sosti, On/le Vincenzo BRUNO e tutta la sua Amministrazione Comunale (che mi impegno di omaggiare con una copia del mio elaborato), che ha accolto positivamente la mia richiesta, di collaborare, titolo gratuito, alle fasi di catalogazione dei reperti, che saranno pubblicati nella tesi di laurea già in via di completamento, ed all’allestimento della mostra. Un particolare ringraziamento ad Angelo, il quale si è prodigato che mi venissero accordati i permessi necessari (i quali costituiscono crediti formativi in sede di laurea e per l’accesso ai concorsi pubblici), presso la Soprintendenza Archeologica della Calabria e presso l’Amministrazione di San Sosti.

Stefano Carbone

Corredo di armi, VIII sec. a.C.

Dolium XII-X sec. a.C.