Eloisa e Abelardo – L’amore e la passione tra poesia e filosofia

Cos’è l’amore?!? Cos’è la passione?!? Un fuoco che brucia, la luce che irradia, una forza incontrollabile che giunge senza preavviso, l’infinito…!!!!! Quante definizioni sull’amore e la passione, quanti ritratti, quanti stereotipi… ma l’amore si può spiegare?!? Si può argomentare?!? Forse si può solo vivere….!!!!! E’ l’amore che riempie l’uomo e la donna, che completa la persona trasformandola e rendendola un tutt’uno con l’universo, permettendole di divenire infinita nell’infinito, facendole scoprire di possedere quelle grandi ali per poter spiccare il volo…!!!!! Quanti grandi amori conosciamo e quanti ne disconosciamo, da Tristano e Isotta a Paolo e Francesca, da Romeo e Giulietta a Renzo e Lucia, da Giuseppe Verdi e Giuseppina Strapponi a Gabriele D’Annunzio ed Eleonora Duse, ma la favolosa storia di Eloisa e Abelardo è l’apologia dell’ amore. Lei era la più bella e colta tra le fanciulle di Parigi del XII secolo, sicuramente la prima donna “intellettuale”, capace di tenere testa agli uomini nei ragionamenti e nella dialettica, e lui era il più illustre tra gli studiosi della sua epoca (sembra che per primo abbia usato il termine “teologia”) e tra di loro divampò l’amore e un’ardente passione, dove si intrecciarono ragione e religione tra poesia e filosofia, tra presente e passato….. Il loro amore nacque nel 1116 e si svolse lungo le rive del fiume Senna, nella bellissima Parigi, e quando Eloisa, nata nel 1100 nell’Ile de la Cité di Parigi, conobbe Abelardo, non aveva ancora compiuto diciassette anni e ne rimase innamorata fino a quando morì, quasi sessantacinquenne. Pietro Abelardo, chierico e brillante insegnante di teologia nacque a Palais nel 1079 e dal 1113 insegnò in una scuola sul colle di Sainte Geneviève e quando la conobbe aveva 37 anni. Eloisa, da adolescente, venne affidata al fratello della madre, il canonico di Notre – Dame, Fulberto, perché orfana, e studiò nel convento di Argenteuil con esiti straordinari attendendo con eccezionale impegno alle arti liberali (dalla grammatica alla retorica, fino alla geometria e all’astronomia), padroneggiò il latino, il greco e l’ebraico, tanto che Pietro il Venerabile, il celebre Abate di Cluny, la più grande e importante abbazia d’Europa, scrisse di lei che, studentessa, era “celebre per erudizione“. La sua fama di donna colta, il suo prestigio e la sua bellezza si diffusero rapidamente nel mondo della cultura, e non soltanto a Parigi, e giunsero ad Abelardo che, dotato delle stesse qualità, cultura, prestigio e bellezza fisica, infiammato di passione, proprio lui che fino a quel momento aveva vissuto in perfetta castità, volle conquistarla. Riuscì a farsi assumere come insegnante da Fulberto che, inconsapevolmente, favorì il suo ardente desiderio, affidandogli completamente, in totale fiducia, la nipote come allieva. Lo stesso Abelardo scrisse che in Eloisa si trovava tutto quello che più seduce gli uominiSe per aspetto non era tra le ultime, per la profonda conoscenza delle lettere era la prima; ella godeva di grande prestigio perché è molto raro trovare in una donna una simile conoscenza delle discipline letterarie. Per questo il suo nome veniva ripetuto in tutta la Francia (Lettera I 51). Inevitabilmente, tra i due, di pari levatura, entrambi letterati, colti e belli, scoppiò la passione:<< Cosa posso dire ancora? Prima ci ritrovammo uniti nella stessa casa, poi nell’animo. Col pretesto delle lezioni ci abbandonammo completamente all’amore…lo studio delle lettere ci offriva quegli angoli segreti che la passione predilige. Aperti i libri, le parole si affannavano di più intorno ad argomenti d’amore che di studio, erano più numerosi i baci che le frasi; la mano correva più spesso al seno che ai libri… il nostro desiderio non trascurò nessun aspetto dell’amore…»(Lettera I-52). La relazione non restò segreta a lungo, perchè entrambi incoscienti, non la nascosero, ma l’ostentarono, mostrandosi spavaldamente in pubblico e Abelardo compose per lei anche canti d’amore, ovunque intonati dai suoi allievi. …Persino la gente semplice non poteva dimenticare le tue melodie grazie alla loro dolcezza. Le donne sospiravano d’amore per la bellezza delle tue canzoni e, poiché la maggior parte di esse celebrava il nostro amore, in breve tempo io divenni famosa in molte regioni (Lettera II 108). Allora Fulberto li scoprì e li separò, ma quando Eloisa si accorse di aspettare un figlio, Abelardo, paventando la reazione dello zio, la fece travestire da monaca e la condusse da sua sorella in Bretagna, dove nacque Astrolabio (Rapitore delle stelle). Rientrati a Parigi, Abelardo chiese perdono a Fulberto e sposò Eloisa in gran segreto per non danneggiare la sua carriera, poichè egli non era solo docente, ma anche chierico. In seguito, gli incontri dei due sposi divennero furtivi e rari, finché Abelardo non ordinò ad Eloisa di prendere il velo, inviandola nell’abbazia in cui aveva studiato da bambina: Argenteuil. Fulberto, legittimamente adirato contro chi gli aveva leso l’onore, decise di punire Abelardo con estrema crudeltà, facendolo aggredire ed evirare da tre uomini. Successivamente, due di essi vennero catturati e, secondo la legge del taglione, accecati ed evirati, mentre a Fulberto, il mandante dell’aggressione, nonostante si proclamasse innocente, confiscarono i beni sospendendolo dai suoi incarichi. Da quel momento sia Abelardo che Eloisa si votarono alla religione, ritirandosi: lui nel monastero di S. Dionigi e poi nel convento di Cluny, da Pietro il Venerabile; lei in quello di Argenteuil, poi all’eremo che egli costruì con le sue mani, usando canne ed arbusti, cui donò il nome di Paràclito (Spirito Santo). I due amanti si separarono e mai più si videro, ma continuarono a scriversi, scambiandosi lettere di argomento filosofico, teologico, morale, che, colte, ricche di citazioni e stilisticamente raffinate, sono considerate compendio dell’universo culturale dell’epoca e rappresentano il simulacro di un grande amore. Scrisse Eloisa ad Abelardo:<<…ho imposto il freno del tuo ordine alle parole del mio illimitato dolore…>> (lettera VI 162), perché comprese che per continuare ad essergli vicina e ricevere i suoi preziosi consigli, doveva piacere a Dio e, nominata badessa del Paracleto nel 1136, gli chiese di sostenerla con la sua scienza, offrendo una lezione sul monachesimo femminile e chiedendo regole specifiche per lei e per le sue sorelle, considerando la diversità del sesso. Abelardo morì il 21 aprile 1142, e fu sepolto dapprima nel vicino eremo di Saint-Marcel e poi nel dicembre dello stesso anno fu traslato nel suo Paràclito, dove Eloisa ne accolse le spoglie su sua richiesta, ottenendo anche l’assoluzione da tutti i suoi peccati. Alla sua morte, il 16 maggio 1164, anche Eloisa volle essere sepolta nello stesso loculo: una romantica leggenda riferisce che, quando Eloisa raggiunse il suo Abelardo nella tomba, deposta accanto a lui, su disposizioni che lei stessa aveva dato, Abelardo aprì le braccia e le chiuse strette sul corpo della sua sposa. E un passaggio dell’epitaffio sul loro monumento funebre recita: Aveva (Abelardo) sposato Eloisa che fu la prima badessa. L’amore che aveva unito i loro spiriti e che si conservò durante la loro lontananza attraverso le lettere più teneri e più spirituali ha riunito i loro corpi in questa tomba. Leggendaria è la loro storia d’amore ed importante è la singolarità della figura di Eloisa, testimoniata dai “Problemata”, sua opera di carattere edificante e dall’autobiografia di Abelardo, “Historia calamitatum” (“La storia delle mie disgrazie” ) del 1136, documento di cultura e carteggio d’amore che dona risalto alla vicenda d’amore e ad Eloisa, amante appassionata, che si oppone al matrimonio in nome dell’amore, preferendo essere adultera o meretrice pur di non nuocere al prestigio del suo Abelardo. Eloisa, donna del Medioevo e donna di tutti i tempi, non s’assoggetta al volere del suo uomo perché è convinta della superiorità dell’uomo e dell’inferiorità della donna, ma perché riconosce la superiorità dell’amore, dinanzi al quale necessariamente è spinta ad inchinarsi, anche sacrificando se stessa. Per Eloisa fu subito amore, mentre per Abelardo fu dapprima desiderio sensuale e poi amore e dalle meravigliose lettere si evince che Abelardo, pur non rinnegando il tempo in cui il sentimento per Eloisa fu sentimento e passione carnale, esalta soprattutto l’amore fra gli esseri umani; Eloisa, che gli ha fatto dono assoluto di sé per la vita, rievoca il tempo felice dell’amore e riafferma l’indissolubilità del legame che li ha uniti, attraverso parole appassionate e ragionamenti sottili, lasciando sempre trasparire il filo doloroso che ha guidato la vita di Abelardo e la sua vita: Fu un tuo ordine, non la devozione religiosa, a vincolarmi ancora adolescente alle durezze della vita monastica (Lettera II 110) e ancora: Quei piaceri ai quali entrambi ci dedicammo totalmente quando eravamo amanti, furono tanto dolci per me che non posso dispiacermene, né essi possono svanire dalla mia memoria, nemmeno un poco (Lettera IV 130-131). La corrispondenza di Eloisa ed Abelardo ispirò numerosi poeti, da Hofmann von Hofmannswaldau (Heldenbriefe, 1673; Lettere di eroi) ad A. Pope (Eloise to Abelard, 1717) e a Rousseau, che chiamò “nuova Eloisa”, la protagonista del suo romanzo (Julie, ou la nouvelle Héloise, 1761). Dario Fo, vincitore, nel 1997 del premio Nobel per la letteratura, in Eloisa (Corti di carta, Corriere della Sera, Milano 2007) racconta questa passione totale e travolgente, dando voce alla protagonista, Eloisa, della più bella storia d’amore di tutti i tempi.

Rosamaria Bisignani

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2 risposte a “Eloisa e Abelardo – L’amore e la passione tra poesia e filosofia

  1. cosa si prova a fare sesso?cos’è il sesso?cos’è l’amore?

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  2. Se il mondo sapesse cos’è l’amore, potrebbe imparare a gestirlo e rovinerebbe tutto! L’amore… se non lo provi non potrai mai sapere che cos’è!

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