Archivi del mese: ottobre 2008

Un’altra buona occasione persa

Da un articolo apparso su questo Sito in data 30 ottobre 2008, recante il titolo “Cosenza celebra il regista sansostese”, apprendo che nella Biblioteca Nazionale di Cosenza, da venerdì 31 c.m. ci sarà una Mostra dedicata al famoso fotografo e documentarista, Mario Carbone, e che lunedì 3 novembre, questi, riceverà il premio Mario Gallo. Mi dispiace di non essere presente alla rievocazione di questa figura importantissima, amico e collaboratore di Carlo Levi, del quale ho appreso essere nato a San Sosti e poi divenuto cittadino del mondo della cultura, da un articolo, di qualche tempo fa, di Francesco Capalbo.
Mi dispiace non poter stringere personalmente la mano a chi, come tantissimi altri, ha portato alto il nome della Calabria nel mondo. Se ne conoscono tanti, sia nel campo della cultura, della scienza, dell’arte, del lavoro, ecc..
La Calabria è famosa nel mondo, più di ogni altra Regione d’Italia, ed è questo un dato di fatto. Al riguardo, esiste una associazione, con sede a Roma, Via Nazionale, chiamata proprio “Associazione calabresi famosi nel mondo”, che annovera e annualmente premia, persone nate nella nostra Regione e che si sono distinti nel mondo per i loro meriti ed il loro impegno in tutti i campi della vita sociale, culturale e lavorativa.
Mi ricordo, che lessi con grandissima attenzione l’articolo di Francesco, il quale, con lo stile e la sensibilità, che lo contraddistingue, descriveva la figura affascinante di Mario Carbone, e ne rivelava i natali sansostesi.
Successivamente all’articolo di Francesco Capalbo, Raffaele Rosignuolo, sempre su questo sito, rievocando, anche lui, con altrettanto stile e sensibilità, la figura di Mario Carbone, si rivolgeva all’Amministrazione comunale di San Sosti con il seguente appello: “Voglio proporre all’Amministrazione comunale di San Sosti, sicuro di interpretare il sentimento della maggior parte dei sansostesi, l’iniziativa di conferire la Cittadinanza onoraria al nostro conterraneo (Mario Carbone) e di allestire una mostra delle sue interessanti opere“.
Orbene, è passata l’estate, c’è stato l’Agosto sansostese, quale occasione migliore per poter accogliere nel nostro Comune il grande documentarista, allestire una mostra, e magari fare una cerimonia ufficiale, dandogli la cittadinanza onoraria?
Cosa si è fatto invece? Nulla.
Ancora una volta si sono perse più di una grande occasione; prima di tutto, quella di onorare un nostro concittadino che ha certamente dato lustro al suo paese natio; secondo, si è persa l’opportunità di far conoscere ai sansostesi la figura di Mario Carbone; terzo, si è persa l’occasione di far conoscere San Sosti a tutta l’Italia.
Ma se un Assessore alla Cultura non si occupa di queste cose, di cosa si occupa?
Le serate del mese di Agosto sono passate tra tarantelle, balli e canzonette; si è speso un poco di migliaia di Euro senza aver dato spazio alla cultura ed al momento di riflessione; i vetusti e stucchevoli Cugini di …., che per un’ora e mezza di spettacolo hanno ricevuto circa 9.000 Euro, sono stati il piatto forte dell’Estate sansostese, poi basta.
Perché non si prende ad esempio l’organizzazione delle serate estive, non dico delle grandi città, ma anche dei centri minori, dove l’evento spettacolare è affiancato sempre alla proposta culturale, alla riflessione su problematiche e tematiche sociali; dove si parla di Cinema, di Libri, di Fotografia e di qualsiasi altra cosa che rappresenta un arricchimento del nostro bagaglio di conoscenze?
Perché rimaniamo circoscritti sempre nell’ambito della famosa serata di “musica in piazza”?
Non dico che questa non sia importante, ci mancherebbe altro, specialmente in un periodo di vacanza, ma che non debba rappresentare l’aspetto principale, ma essere da coronamento a tutta una serie di altri eventi.
E’ mai possibile che l’organizzazione di eventi culturali e di svago debba essere soltanto una passerella per questo o quell’amministratore, in modo che poi si possa pavoneggiare e dire “avete visto come sono bravo? Ho fatto venire i cantanti! Quelli che si vedono in televisione!”.
I cantanti, sono pagati con soldi pubblici; non vengono gratis.
Ancora una volta si è persa una grande occasione, ancora una volta si è dimostrato di non essere all’altezza della situazione.
Ho chiesto espressamente a Raffaele Rosignuolo di pubblicare quest’articolo nella pagina di politica locale perché l’organizzazione degli eventi culturali e la gestione, da parte degli Amministratori locali, dei fondi pubblici, stanziati dalla Regione, Provincia, Comunità Montana, fa parte del buon andamento amministrativo del Comune, e si inquadra nel più generale contesto che vuole che vi sia da parte degli amministratori il massimo impegno, la massima capacità ed intraprendenza politico-amministrativa.

Pietro Bruno

Cosenza celebra il regista sansostese

La Cineteca della Calabria si fa promotrice di un’altra iniziativa culturale di interesse non solo regionale. Si tratta della mostra dedicata al fotografo e documentarista di San Sosti, Mario Carbone, che lunedì 3 novembre riceverà anche il premio “Mario Gallo” e del quale è possibile ammirare il suo percorso professionale a partire da venerdì 31 ottobre nella Biblioteca nazionale di Cosenza dove si svolgerà  l’inaugurazione alle ore 17 e 30. La figura di Carbone rientra nel campo di osservazione della Cineteca, presieduta da Eugenio Attanasio, che già, con la pellicola sui fatti di Melissa, si è fatta notare per la volontà di ripercorrere dal punto di vista storico-artistico la storia sociale della nostra terra. Alcuni preziosi documenti di questo artista nostrano, testimoni del novecento calabrese, saranno proiettati sia nella Biblioteca che nelle sale universitarie del Dams. Amico di Carlo Levi, Vasco Pratolini e di Cesare Zavattini, Mario Carbone è nato nel ventre di San Sosti, luogo di confluenza di un dedalo di viuzze, in via Regina Margherita ed è stato folgorato dall’arte della fotografia a soli tredici anni dopo la morte del padre, guardia forestale, avvenuta in Sicilia. Ritornato in Calabria per volontà  della madre ha la possibilità da uno zio di Cosenza di lavorare come ragazzo di bottega nel suo studio fotografico, realizzando foto tessere e ritratti di sposi.
A venti anni decide di emigrare a Milano e lavora da Elio Luxardo il più accreditato studio fotografico della città . Nel 1955 è a Roma dove ha “la fortuna di capire che il fulcro della città è Piazza del Popolo”. E’ qui che incontra amici quali Aldo Torchiaro (allievo di Guttuso), Mimmo Rotella, Mario Schifano, Tano Festa e Franco Angeli, con il quale divide lo studio. Con una punta di autoironia ammette che “andavano a mangiare al ristorante dei fratelli Manghi, famoso per aver nutrito gratis artisti senza soldi”. Mira a fare del cinema e per quarant’anni svolge l’attività di documentarista. Nel 1959 vince il Nastro d’Argento per la migliore fotografia ne “I vecchi” di Raffaele Andreassi. Nel 1960 è chiamato da Carlo Levi che gli chiede di documentare i luoghi del suo confino. E’ lui stesso a descrivere questa esperienza: “Conoscevo Carlo Levi già  da molto tempo, un giorno mi telefonò e mi disse se potevo seguirlo in un viaggio in Lucania con la macchina fotografica. Nel 1963 Cesare Zavattini lo vuole, con altri 14 autori, ne “I Misteri di Roma” in qualità di operatore e regista. Nel 1964 vince il Nastro d’Argento quale regista di una inchiesta sulla nobiltà calabrese dal titolo: “Stemmati di Calabria”.
Gira immagini splendide degli scontri di Valle Giulia ma rischia di essere picchiato e di vedersi distruggere la macchina da presa. Lo salva Bertolucci: il regista garantisce per lui con i manifestanti. Con la Calabria ha un rapporto intenso ma distante. Nel giugno del 1992 l’Università della Calabria lo presenta alla rassegna Ricerca sull’Arcaico.

Danila Letizia (Gazzetta del Sud)

La divina Saffo – La più grande poetessa di tutti i tempi.

La cultura occidentale affonda le sue radici nella storia e nella civiltà dell’antica Grecia e dell’antica Roma, ossia nelle civiltà che vengono definite “classiche” e considerate come fondamento di ogni processo civile e spirituale dell’uomo. L’attività letteraria del mondo greco e latino ebbe come caratteristica fondamentale la ricerca di strutture generali che potessero realizzare anche nella composizione letteraria gli ideali di ordine e di equilibrio tipici della cultura classica. In particolare, in Grecia tra il VII e il VI sec. a. C. nacquero, tra gli altri, due generi letterari molto importanti: l’epica e la lirica. Nel genere epico, il cui fondatore fu Omero, mitico autore dell'”Iliade” e dell'”Odissea”, venivano cantate leggendarie imprese di uomini e di dei mentre, relativamente alla lirica, in origine tale termine indicava tutta la produzione poetica in versi destinata al canto ed accompagnata dal suono della lira. Successivamente, vennero definiti propriamente lirici tutti quei componimenti nei quali predominava la soggettività del poeta e la lirica diventava pertanto, espressione dell’interiorità del poeta. Poeti lirici greci furono Mimnerno (VII sec. a. C.), Alceo (VII sec. a. C.) e la divina Saffo (VII sec. – VI sec. a. C.), ritenuta già nell’antichità come la più grande tra i poeti lirici. Ella nacque ad Ereso nell’isola di Lesbo, da una nobile famiglia, visse quasi sempre a Mitilene e intorno al 600, in esilio, in Sicilia, per rivolgimenti politici. Sposata, ebbe una figlia di nome Cleide e si presume che morì in tarda età, poiché in un papiro si trovano allusioni ad una pelle senile e a capelli bianchi. Compose liriche d’amore, poemetti mitologici e canti per nozze che furono raccolti in nove libri di cui sono pervenute solo poche centinaia di versi, per lo più frammentari. Saffo era amante del bello, raffinata ed elegante nei modi e nell’aspetto, e fu stimata ed ammirata a Mitilene da molte sue concittadine, che si riunivano intorno a lei in un centro femminile del culto di Afrodite e delle Muse, una sorta di cenacolo intellettuale, una comunità tra il sacro e il profano definita “tiaso”, costituita di sole fanciulle, aristocratiche e nubili, giovani donne che subivano il fascino della superiorità spirituale di Saffo, che da lei apprendevano la musica e la danza. Fanciulle che l’abbandonavano solo quando si sposavano e seguivano il loro destino, lasciando nell’animo della poetessa l’amarezza del distacco, che non tardava a riversare nei suoi versi, ricchi di pathos, intrisi di rimpianto per l’amicizia perduta. In particolare, una sua celebre ode, nella quale si lasciava prendere da una furiosa gelosia che esprime con una potenza mai eguagliata da nessun altro poeta, è stata tradotta da Catullo e imitata da Foscolo, l’ode in cui descrive le sofferenze al cospetto di una coppia felice, dell’uomo beato come un dio di fronte alla fanciulla che parla e sorride con dolcezza, mentre, lei, impotente spettatrice, si tortura al loro cospetto. Ecco, allora, l’ode considerata il capolavoro della poesia erotica, che descrive proprio lo sconvolgimento dell’animo turbato dalla gelosia, esaltata già nel I secolo d. C. da un poeta anonimo sul Sublime, rielaborata nella letteratura greca da Apollonio Rodio e da Teocrito e, in quella latina, da Lucrezio, Orazio e persino da Catullo, la cui versione è famosa quasi quanto l’originale:

Mi appare simile agli Dei

quel signore che siede innanzi a te

e ti ascolta, tu parli da vicino

con dolcezza,

e ridi, col tuo fascino, e così

il cuore nel mio petto ha sussultato,

ti ho gettato uno sguardo e tutt’a un tratto

non ho più voce,

no, la mia lingua è come spezzata,

all’improvviso un fuoco lieve è corso

sotto la pelle, i miei occhi non vedono,

le orecchie mi risuonano,

scorre un sudore e un tremito mi prende

tutta , e sono più pallida dell’erba,

è come se mancasse tanto poco

ad esser morta;

pure debbo farmi molta forza.

E’ con Saffo, che per la prima volta nella storia della letteratura, si concretizza la rappresentazione dell’erotismo femminile che col tempo è stato definito, con connotazione denigratoria, “saffico”, ma che è semplicemente espressione dell’eros vissuto legittimamente e nella normalità della cultura greca. L’amore è la tematica fondamentale di tutta la sua poesia che celebra con schiettezza, senza veli e ritrosie, anche verso le fanciulle del tiaso, proprio in virtù della particolare moralità della cultura greca. Saffo amò molto e definì l’ amore come l’essenza della vita, come il più potente dei sentimenti umani e che esalta nei suoi componimenti in un modo nuovo, rompendo con i moduli tradizionali della stessa cultura greca. Per la divina, l’amore non è solo un’ineffabile sentimento dell’anima, ma una forza violenta ed ineluttabile che sconvolge l’anima e il cuore di chi si innamora e si rassegna al groviglio di gioie e di dolori che esso genera:

Amore la mia anima squassa

come vento che sul monte tra le querce si abbatte

Ecco che amore di nuovo

mi dà tormento;

Amore che scioglie le membra,

Amore dolce e amaro

fiera sottile e invincibile…

Inoltre, per Saffo, l’amore svolge un ruolo determinante nella vita e nell’educazione del tiaso, che è il centro della sua ispirazione con le relazioni di vita e di affetti, e, pertanto, lo coglie in tutte le sue sfumature, declamando sia quello travolgente della passione sia quello del turbamento adolescenziale della fanciulla che lo confida alla madre:

Mammina mia,

non posso più battere

il telaio,

stregata dall’amore

per un ragazzo

per opera della languida Afrodite.

Il suo fu un amore squisitamente femminile, che investì tutto ciò che la circondava, in delicatezza e levità, tanto che ancora oggi può essere considerata la più grande poetessa di tutti i tempi perché nessuna donna ha saputo cantare l’amore come lei, in purezza e sincerità. Famosa è la strofa saffica, formata da tre endecasillabi saffici e un adonio, portata nella poesia latina da Catullo e Orazio e che venne ripresa nelle odi barbare dal Carducci. Grazia, soavità e passione: sono queste le caratteristiche della poesia di Saffo che, essendo portata per l’introspezione, coltivò soprattutto la vena intimistica. E’ appunto con lei che nella poesia vive l’interiorità, favorita proprio dalla condizione femminile nel mondo greco, condizione che per lei non era di chiusura giacché, nata in una famiglia aristocratica, aveva rapporti di società, viaggiava, scambiava versi con Alceo, era anche moglie e madre, senza che ciò interferisse con la sua attività nel tiaso e col suo essere poetessa. In un’epoca e in un ambiente in cui la donna godeva di una certa autonomia ed indipendenza, Saffo plasmava un suo mondo poetico, in una cerchia diversa da quella dell’uomo, quasi in isolamento, cercando calore per la sua anima soprattutto nel bello della natura: i fiori, gli usignoli, i paesaggi notturni e le scene di primavera che la deliziavano con uno stupore quasi infantile, facendole apprezzare della bellezza soprattutto la leggiadria e la grazia. Ella traeva materia per il suo canto dalle scene di vita quotidiana e le trasfigurava in un mondo fantastico, in cui trionfavano, in perfetta armonia ed equilibrio di colori ed immagini, la bellezza, l’amore e la luce. Saffo, come tutti gli antichi, viveva la natura in un’aura di sacralità, sole, luna, mare, fiori, erano considerati entità sacre che le suggerivano immagini intime di raccoglimento e di contemplazione della bellezza. Anche l’idea della morte nella poesia di Saffo suggerisce armoniose immagini di serenità e di bellezza, perchè per Saffo il regno delle tenebre non può non avere giardini coperti di fiori e bagnati di rugiada. E’ essenziale sottolineare che Saffo esercitò una notevole influenza sui suoi contemporanei, soprattutto su Alceo, Teognide, Bacchilide e Teocrito, e Strabone così si espresse su di lei: Saffo, un essere meraviglioso! Chè in tutto il passato, di cui si ha memoria, non appare che sia esistita mai una donna, la quale potesse gareggiare con lei nella poesia, nemmeno da lontano; la sua fama eguagliò quella di Omero eppure, proprio quando era più ammirata, cominciò ad essere infangata. Orazio la definì: “mascula” e i commediografi attici l’accusarono di cattivi costumi, di bruttezza fisica e arrivarono persino ad attribuirle un suicidio per amore, dalla rupe di Leucade, perché invaghitasi senza speranza del bellissimo barcaiolo Faone. Tale leggenda, raccontata da Ovidio nelle “Eroidi”, ha ispirato testi teatrali come “Sapho and Phao (1854)” di John Lyly e “Saffo” di Grillparzer, ma anche il romanzo “Avventure di Saffo, poetessa di Mitilene (1780)” di A. Verri; le opere liriche “Saffo” di G. Pacini (1840) e di G. Gounod (1851) e la poesia “L’ultimo canto di Saffo (1822)” di Giacomo Leopardi. Moltissimi l’apprezzarono, come Platone che la definì bella e saggia, Teofrasto che ne rilevò la grazia, e Plutarco che ne attestò l’ardore del cuore. Saffo, pur nell’eleganza e nella musicalità di una tecnica accuratissima, è poetessa istintiva, che tutto assorbe in una sfera soggettiva, ecco perché è moderna ed è una delle autrici più lette e tradotte. Concludo con la composizione dedicata ad Afrodite, famosa fin dall’antichità:

Afrodite immortale dal trono variopinto,

figlia di Zeus, insidiosa, ti supplico,

non distruggermi il cuore di disgusti,

Signora, e d’ansie,

ma vieni qui, come venisti ancora,

udendo la mia voce da lontano,

e uscivi dalla casa tutta d’oro

del Padre tuo:

prendevi il cocchio e leggiadri uccelli veloci

ti portavano sulla terra nera

fitte agitando le ali giù dal cielo

in mezzo all’aria,

ed erano già qui: e tu, o felice,

sorridendo dal tuo volto immortale,

mi chiedevi perché soffrissi ancora,

chiamavo ancora,

che cosa più di tutto questo cuore

folle desiderava: “chi vuoi ora

che convinca ad amarti? Saffo,dimmi,

chi ti fa male?

Se ora ti sfugge, presto ti cercherà,

se non vuole i tuoi doni ne farà,

se non ti ama presto ti amerà,

anche se non vorrai”.

Vieni anche adesso, toglimi di pena.

Ciò che il cuore desidera che avvenga,

fa’ tu che avvenga. Sii proprio tu

la mia alleata.

Rosamaria Bisignani

Bibliografia:

–          I lirici greci, trad. di Manara Valgimigli, Einaudi, Torino, 1969;

–          I modella testuali, di Federico Roncoroni e Margherita Sboarina, Arnoldo Mondadori Scuola, Milano, 1992;

–          Grande enciclopedia De Agostini, Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1992.

Sitografia:

–          http://www.la-poesia.it;

–          http://www.pensieriparole.it.




Nasce il Circolo della Liberta a San Sosti

Il partito Forca Albania viene costituito nel 2000 sui principi del liberalismo e del rispetto dell’identità albanese in Albania e nel mondo.
Riflette nella propria identità e nell’impegno politico le linee guida che costituiscono i principali “liberal party” del mondo occidentale, ed in particolare il modello italiano di Forza Italia.
Negli anni, un proficuo rapporto di collaborazione si è instaurato con i principali quadri nazionali del centro-destra italiano vantando la partecipazione a numerosi meeting e congressi nazionali.
L’aspetto dell’immigrazione, che investe fortemente il popolo albanese nella sua storia e nel suo affannoso presente, è tra i principali punti dell’agenda politica del partito. In merito, molte sono state le partecipazioni a meeting internazionali (Italia, USA, Spagna, Germania, Francia) sull’immigrazione e sui problemi socio-economici dei paesi in via di sviluppo.
In occasione della nascita del nuovo Circolo di Forza Italia a San Sosti lo staff del Partito Forca Albania e il suo presidente Iledin Pillati vorrebbero onorare il prestigioso evento con la propria partecipazione. La manifestazione, oltre ad avere un’importante valenza politico istituzionale, può in questo caso avanzare un dialogo di collaborazione e scambio culturale. Da sempre la Calabria, per la sua storia e con la presenza di molte comunità albanofone nel suo territorio, ha dimostrato di possedere una forte attitudine a favorire l’integrazione sociale a culture diverse.
In occasione della manifestazione, volendo sottolineare gli aspetti prima citati, sarà presente una rappresentanza del gruppo Folk Arberia di Frascineto, già in stretto contatto con il Presidente Pillati, che proporrà un breve intrattenimento artistico.

Locandina

SAN SOSTI

VENERDI’ 24 OTTOBRE ORE 18,00

HOTEL SANTA CROCE

PRESENTAZIONE

CIRCOLO DELLA LIBERTA’ DI SAN SOSTI

LA POLITICA COME PARTECIPAZIONE DEMOCRATICA

Introduce e coordina:

CARMELA MARTUCCI (Promotrice Circolo della libertà San Sosti)

Interverranno:

LUIGI LAVORATO (Presidente Provinciale Circoli della Libertà)

ILEDIN PILLATI (Presidente Forca Albania)

ON.LE ANTONIO PIZZINI (Consigliere Regione Calabria F.I.)

ON.LE IOLE SANTELLI (Vice Pres. Comm. Affari Cost.li della Camera)

La cittadinanza è invitata a partecipare.

Circolo della Libertà di San Sosti

Calcio – Campionato di seconda categoria

Tutto il campionato di Seconda Categoria girone B provincia di Cosenza

Tutte le squadre del Girone B

F.C. Artemisia

Gim Rose

Rovito

San Pietro in Guarano

Askalos

Talao

Real Zumpano

Grisolia

Quattromiglia

Torano St

Castiglione

Nuova Diamante

Mendicino

Fiumefreddo

Grave incidente sul lavoro al Pettoruto

Di Raffaele Rosignuolo

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Appello a tutte le forze politiche, sociali, imprenditoriali di San Sosti.

Sulla base di riflessioni,  che sono ormai consuetudine, quando, in un qualsiasi momento ed in un qualsiasi conteso, parliamo  del nostro Comune, delle sue problematiche di sviluppo e del suo futuro, che quasi sempre ci portano a dare, nostro malgrado, un  giudizio negativo e che ci predispongono ad un atteggiamento di resa di fronte alle concrete difficoltà che San Sosti ha nel trovare una propria via di sviluppo socio-economico.

Sulla base di oggettive difficoltà, di palesi ritardi, di inadempienze politico-amministrative che si sono succedute negli anni precedenti, alcune volte per motivi inerenti a limitazioni tipiche di quei Comuni con un ridottissimo numero di abitanti, ed alcune volte per incapacità o scarsa intraprendenza politica-amministrativa, dandone per certe, sia  la buona volontà che le buone intenzioni, di chi ci ha amministrato sia nel passato prossimo che nel passato più remoto.

Sulla base delle grandi potenzialità che San Sosti ha, sia per le sue caratteristiche naturali, geografiche,  artigianali, e di tradizioni e di cultura popolare.

Sulla base del fatto che nel nostro territorio è presente un Santuario tra i più importanti del meridione, che fa di San Sosti un punto di riferimento della religiosità cattolica.

Sulla base del fatto che a questo bellissimo ed importante Santuario, è correlata una fiera conosciuta in quasi tutta la Calabria, e che richiama una enorme quantità di visitatori e di espositori.

 

PROPONGO per le prossime elezioni comunali

 

quando si tratterà di andare ad individuare chi dovranno essere sia i Capolista, candidati alla carica di Sindaco, che i singoli candidati alla carica di Consigliere, fra i quali verranno scelti gli Assessori, di porre notevole attenzione e di non farsi condizionare da aspetti puramente aritmetici elettoralistici, magari basandosi sul numero dei voti di famiglia o del ristretto gruppo di sostegno, più che basarsi su reali capacità e potenzialità che il ruolo richiede.

Ogni candidatura è valida e sacrosanta, ed ogni cittadino ha il diritto-dovere di potersi proporre o di essere proposto alla guida dell’amministrazione o a  rappresentare una parte politica in Consiglio comunale, ma bisogna tenere presente le difficoltà del momento e le difficoltà che espletare anche quella che può sembrare una carica di semplice Consigliere, può comportare.

 

Queste considerazioni non escludono assolutamente la mia modestissima persona, considerato che in un mio scritto di qualche mese fa mi sono proposto a guidare una coalizione civica e che come ho più volte spiegato, era finalizzata a stimolare il dibattito politico, che al momento sembrava stagnante e basato, alcune volte, su personalismi più che su come affrontare realmente problematiche di rilievo politico. Aggiungo inoltre, di essere conscio che, aspirazioni personali a parte, bisogna che siano gli altri a candidarti e non se stessi, fermo restando la mia disponibilità all’impegno sia politico che sociale nell’ambito della nostra comunità.

Chi ci amministrerà negli anni avvenire si troverà di fronte a difficoltà maggiori di quelle degli anni passati.

La crisi economica a livello  mondiale.

I sempre meno consistenti e frequenti finanziamenti statali, regionali e provinciali.

I tagli alla spesa pubblica.

L’immigrazione, che comunque sta interessando anche i nostri territori e le problematiche essa comporta, compresa la sicurezza.

La spazzatura. Le energie alternative. La disoccupazione. Il degrado ambientale e la sicurezza stradale. Il verde pubblico da far convivere con l’avanzare della cementificazione.

Queste, solo alcune delle problematiche con le quali le Amministrazioni, anche di piccoli Comuni, dovranno fare i conti negli anni avvenire.

Buon lavoro a tutti.

Pietro Bruno

Allora lo stagno c’è

Ma forse che il Prof. Fiore non conosceva le contraddizioni, lo spessore, il metodo, le deficienze politico-amministrative, dell’attuale Amministrazione di San Sosti, con la quale si era candidato alle ultime elezioni e con molta parte della quale aveva governato, come Consigliere comunale e rappresentante della Comunità Montana, nella penultima legislatura?
Ma forse che non conosceva già dalla penultima legislatura il tragico destino della Fiera?
Ma forse che durante i cinque anni in cui è stato Consigliere di maggioranza si sia attivato per cercare di valorizzare ed sfruttare al meglio l’unica, purtroppo, vera risorsa di San Sosti?
E per attivarsi intendo non solo fare delle belle proposte che restano poi nel cassetto, ma bensì, prendere la macchina o il treno e recarsi a contattare esperti del settore, organizzatori di fiere di alto livello, scovare leggi di finanziamento, elaborare progetti e impegnarsi a farli approvare e finanziare.
Non accettare la surroga a Consigliere a pochi mesi dalle elezioni è quasi scontato e poco significativo; importante, invece, è l’azione amministrativa che si intraprende quando si è al timone, anche da semplice Consigliere.
Ho molta stima del Prof. Fiore e sono certo delle sue buone intenzioni e sottoscrivo tutto quello che lui ha rilevato sul pessimo andamento amministrativo di San Sosti ma mi sento in dovere di segnalare che l’attuale Amministrazione è figlia della precedente, con gli stessi metodi gli stessi direttori d’orchestra, con le stese caratteristiche genetiche. Sono dieci anni che il nostro Comune perde treni; uno dietro l’altro.
Conosco centinaia di amministratori di Enti locali che la notte non dormono per cercare di attuare cose importanti, di arricchire di Beni e Servizi l’Ente che governano, di inseguire questo o quel finanziamento, di promuovere iniziative tese a far crescere dal punto di vista socio-economico la popolazione.
Negli anni che vanno dal 2000 al 2004 tante opportunità hanno avuto i piccoli centri urbani. Basti pensare ai Programmi finanziati dai Ministeri dello Sviluppo Economico (Contratti di Programmi, L. 488 e 489), Infrastrutture (Contratti di Quartiere, PRUST, PRU, STU Ambiente, ai Programmi Europei, Urban, Urbact); oppure agli stessi programmi regionali. E non mi voglio dilungare.
Basta affacciarsi sull’Alto Ionio e sul Basso Ionio, e su tantissimi centri delle varie Province calabresi per vedere i risultati di tali attività amministrative.
San Sosti, invece, si trova con dieci anni di ritardo e con una diecina di candidati alla carica di Sindaco, tra i quali parecchi uscenti dalla ultima Amministrazione, che si autoconsiderano i più bravi di tutti.
Alla mia proposta, certamente molto presuntuosa di autocandidarmi a guidare una coalizione civica, qualcuno mi ha detto che io non sarei un leader. E’ vero.
Ma li abbiamo visti i leader cosa sono stati capaci di fare.
Qualche altro mi ha detto che “butto sassi nello stagno”.
Ma allora, vuol dire che lo stagno c’è?

Pietro Bruno

Lettera di rinuncia alla surroga in Consiglio Comunale del Prof. L.Fiore

Al Presidente del Consiglio Comunale

Al Sindaco

Ai Consiglieri comunali

OGGETTO: rinuncia surroga

In riferimento alla lettera di convocazione del Consiglio Comunale del 30 settembre per essere  nominato consigliere del Comune di San Sosti, sento la necessità di esprimere alcune doverose precisazioni.

Premetto che quando un cittadino è chiamato a far parte del Consiglio Comunale della sua città costituisce motivo di orgoglio, ma si avverte anche il peso del ruolo che dovrà svolgere con responsabilità sia in termini di efficacia che di efficienza.

Ritengo che per assolvere tale compito nelle giuste manifestazioni non ci siano più le condizioni pratiche e politiche; sarei pertanto destinato a snaturare le mie prerogative di vigilare sull’azione amministrativa e proporre iniziative vantaggiose per la collettività. Manca poco all’inizio della gestione ordinaria e la legislatura si può considerare conclusa.

Ma anche difficoltà di collocazione all’interno del Consiglio mi impongono la rinuncia; non potrei aderire al gruppo di maggioranza perché ha completamente disatteso le direttrici dello sviluppo presentate agli elettori, ha ignorato la partecipazione dei cittadini, privilegiando invece la filosofia del giorno per giorno alla conquista di personali consensi elettorali senza una visione ed un respiro programmatico più ampio……. In sintesi, allo stato attuale, non è proprio “conveniente vivere a San Sosti”, ma semmai è stato accelerato il processo di svuotamento; il paese vive un’agonia lenta ed inesorabile che soffoca ogni illusione. Altro che “paese laboratorio”, dove ogni cittadino avrebbe esaltato le proprie potenzialità. E dove sono le forme societarie pubblico-privato quale modello organizzativo per la gestione della Fiera? La realtà è che la Fiera, un tempo fulcro dell’economia sansostese, ora è una normale manifestazione che non incide nel tessuto economico locale.

Per motivi di etica politica, neppure con la minoranza avrei potuto fare gruppo, non avendone la legittimazione democratica.

Per queste ragioni counico formalmente di non poter accettare la surroga e pertanto non sarò presente alla odierna seduta consiliare.

Egregio presidente, questa vicenda però mi suggerisce un aspetto rilevante sul quale sarebbe opportuno avviare una seria riflessione.

L’opinione pubblica, i cittadini, gli elettori, i giovani……. si chiedono: il vice sindaco si è dimesso (quando uno si dimette, egregio Cundari, soprattutto da Vice Sindaco significa che certamente c’è qualche cosa che non va e, qualche astensione non purifica l’immagine);

il capo gruppo di maggioranza ha fatto la stessa cosa, due componenti della lista rifiutano la surroga…. Questi, secondo Lei, sono aspetti normali che possono passare inosservati? Non crede che ci sia un malessere diffuso e che questo civico consesso abbia perso credibilità? Non crede sia giusto e doveroso avviare una chiarificazione in rispetto ai tanti cittadini che vorrebbero sapere? Non si può far finta di nulla e pensare invece a ricandidature che non trovano alcuna legittimazione sul piano della buona amministrazione. La verità è che occorre un gesto di lealtà politica, prendere atto che è indispensabile aprire una nuova primavera se veramente vogliamo dare un futuro a questa nostro paese, destinato a diventare sempre più “borgo”, facendo largo ai tanti giovani che potranno portare entusiasmo ed idee innovative. 

 Prof. Luigi Fiore

San Sosti, li 30 settembre 2008