IL Sindaco di San Sosti commemora la ricorrenza del 4 novembre.

Di Vincenzo Bruno

Miei cari concittadini,
il ricordo dei nostri cari defunti periti nelle grandi guerre del 15-18 e del 40-45, è sempre una grande emozione; lo è stata nella cerimonia del 1° anno, lo è altrettanto in questa ultima cerimonia che il sottoscritto presiede in qualità di Sindaco. Una emozione grande che condivido, insieme a tutti voi ed a quanti ogni anno, sono qui per ricordare, per ricordare un parente, un amico un conoscente che a causa della guerra oggi non è più con noi.
E dunque il mio saluto affettuoso ed il mio ringraziamento per essere qui questa mattina, in questa piazza, va ad ognuno di voi, dai ragazzi delle scuole qui convenute, ai loro insegnanti, al dirigente scolastico che con grande sensibilità, ha voluto far partecipare le scuole, al nostro parroco qui presente, a tutti i consiglieri comunali che ogni anno insieme a me hanno presenziato a questa manifestazione, alla medaglia d’oro Franco Bloise, alle forze dell’ordine qui presenti , comando carabinieri di San Sosti e Corpo Forestale dello Stato, Vigili Urbani, a loro tutti va il mio particolare ringraziamento per il lavoro che quotidianamente svolgono sul nostro territorio,al corpo di protezione civile ormai in allestimento nel nostro comune, e soprattutto, consentitemi, il mio caloroso saluto va ai nostri reduci e combattenti ed al loro presidente sig Vincenzo Diurno per la sua particolare testimonianza.
E’ veramente una grande emozione per me e, ne sono certo anche per voi tutti, sottolineare che i nostri giovani, partiti e non più tornati dalle grandi guerre, sono qui presenti, vivono insieme a noi e, nei nostri cuori, ne conserviamo gelosamente il loro ricordo. Presente….., presente….., presente…., Da quand’ero bambino ricordo che venivo insieme a mio padre, al monumento dei caduti in guerra e l’allora rappresentante dei reduci e combattenti, Ninì Coscarelli, ricordava i nostri morti in guerra e noi tutti ripetevamo ….presente. Sono passati molti anni da allora, non abbiamo saputo conservare lo stesso monumento ai caduti perché negli anni passati venne brutalmente distrutto, e la mia Amministrazione ha dovuto ricostruire questo nuovo monumento e l’intera piazza, ma la cultura del ricordo, del rispetto, dell’apprezzamento per i nostri giovani militari, è sempre rimasta uguale, sempre più profonda ed intensa. Mi auguro che i nostri figli ed i figli dei nostri figli, abbiano nel futuro, così come noi dobbiamo esserne convinti nel presente, la consapevolezza che i nostri morti, i tanti milioni di giovani morti che si sono immolati per la patria, ci abbiano insegnato che la guerra non è mai il giusto strumento per derimere qualsiasi conflitto, grande o piccolo che sia, ma che la guerra è sempre la risultante di miseri interessi che distruggono l’umanità, che la guerra genera sempre l’odio e che le sue atrocità lasciano segni indelebili mai più rimarginabili.
Ho cercato di dire, in questi anni, che questo appuntamento non è un appuntamento di circostanza, ma un dovere istituzionale per le classi dirigenti del nostro paese, che hanno l’obbligo di ricordare ai nostri giovani quanto è accaduto , il prezzo pagato, l’ingiustizia e l’orrore vissuto, ed hanno l’obbligo di farlo in maniera corretta, né faziosa né tantomeno qualunquistica, cercando di spiegare sempre le vere ragioni e le vere cause che hanno determinato i conflitti. Non starò qui a ricordare i pretesti che vennero utilizzati per giustificare lo scoppio sia della prima che della seconda guerra mondiale, l’ho già fatto negli anni precedenti e non voglio certamente ripetermi, ma è fuor di dubbio che le falsità, le menzogne, la propaganda del regime, i mass media a servizio del potere dominante, siano stati e sono gli strumenti giusti per convincere l’opinione pubblica mondiale sull’utilità della guerra.
Se oggi, negli anni 2000, nell’era tecnologica, si è stati capaci di giustificare l’assurda guerra, tutt’ora in atto da parte della potenza mondiale degli Stati Uniti nei confronti dell’Iran che sta causando migliaia di morti, che ormai è disprezzata e bandita anche dai più oltranzisti sostenitori iniziali di questa assurda carneficina, che è motivo di campagna elettorale per le elezioni del nuovo Presidente degli Stati Uniti laddove entrambe le coalizioni ormai cercano di prendere le distanze dalla guerra di Bush, se si è tentato di giustificarla come necessaria per combattere ed eliminare il terrorismo mondiale, quando tutto il mondo è consapevole che la presenza degli Stati Uniti nello scacchiere Arabo è motivata esclusivamente da ragioni economiche per la grande presenza di giacimenti petroliferi e da ragioni strategiche per il predominio ed il controllo sul mondo arabo, come pensate che la propaganda guerrafondaia di allora, legata agli interessi dei potentati economici in espansione in Europa negli anni 15-18 e poi nel 39-45, non sapesse trovare analoghe scusanti per scatenare la guerra in ragione di falsi ideali? E così, l’uccisione dell’arciduca Francesco Ferdinando, avvenuta il 28.giugno 1914 a Sarajevo per opera di un nazionalista serbo, fece ritenere al governo di Vienna direttamente responsabile lo stato della Serbia ed il 28 luglio, l’Austria dichiarò guerra alla Serbia con una successiva reazione a catena che coinvolse tutti gli stati europei. E la seconda guerra mondiale, fu di fatto la continuazione della prima guerra laddove l’insoddisfazione economica e l’aspirazione alla supremazia politica indussero i blocchi Franco-Britannico e quello Tedesco ad una rivincita bellica per la ripartizione dei mercati mondiali.
Fu una tragica guerra che coinvolse la maggior parte dei popoli e degli Stati del mondo e che costò all’umanità la perdita di oltre 50 milioni di persone.Quante giovani donne hanno perso il loro compagno ed hanno vissuto un’intera vita infelici, quanti bambini hanno perduto per sempre il loro papà, e quanti bambini innocenti sono morti sotto i bombardamenti nelle città prese d’assedio o nei campi di sterminio, quanti civili sono morti nella guerra di Resistenza per liberare l’Italia dall’oppressione e dal dominio del terrore.
Si, la Resistenza, un momento storico importante e fondamentale per la democrazia e la libertà della nostra patria. Un momento storico, però, tristemente sottovalutato dalla cultura dominante italiana.Penso che molti di voi avranno sentito l’altra sera a Porta a Porta , che il 45% degli italiani, ignora che cosa sia stata la Resistenza. E c’è di più; in questo desolante momento di revisionismo storico generale, di caduta di valori e di importanza della memoria storica, la Resistenza, questo straordinario movimento democratico di giovani, di donne, di anziani, dell’intera società civile, che hanno combattuto e che sono morti per salvare la nostra Patria dall’insulsa oppressione nazifascista che produceva morte ed oppressione su tutto il territorio nazionale, che scelse la lotta imbracciando le armi, combattendo una cruenta lotta armata per liberare l’Italia, viene messo oggi in discussione. Ma i padri della resistenza italiana, tra l’altro tra le più importanti e riconosciute a livello mondiale, furono i padri della Repubblica italiana, della nuova Costituente. De Gasperi, Togliatti, Nenni. Pertini e tanti altri.Come si può oggi paragonare i giovani che parteciparono con il loro nobile gesto alla resistenza con i giovani repubblichini? Essi avevano un ruolo completamente diverso e mentre gli uni lottavano per liberare l’Italia dall’oppressione nazifascista, gli altri tentavano di riorganizzare il fascismo collaborando allo sterminio delle popolazioni civili ormai in rivolta nell’attesa che gli Anglo-americani liberassero definitivamente l’Italia ( vedi la strage di Marzabotto – di S. Anna nell’Emilia Romagna dove 650 persone tra cui donne e bambini, vennero barbaramente trucidati senza alcuna colpa.
Le scuole devono studiare la Resistenza!! Ma come si fa a pensare che quasi il 50% degli italiani non ne abbia mai sentito parlare? E’ un dovere civico, una verità culturale che non può essere nascosta a cui va riservata l’importanza che merita.
E’ un atto dovuto parlare della guerra civile, della resistenza sulle montagne patendo il freddo e la fame, nelle città; è un atto dovuto ricostruire la memoria storica di quegli anni, consultare le cineteche, vedere e rivedere film brillanti come ” la Vita è Bella” andare a visitare il campo di concentramento di Ferramonti nel Comune di Tarsia, qui vicino a noi, per avere il giusto senso di cosa sia stato il regime e l’oppressione nazista e quanto sia stata importante la guerra di resistenza e di liberazione.
Questo discorso non è dunque di circostanza e non è nemmeno di pura retorica.Noi classe dirigente dobbiamo credere nel messaggio che stiamo trasmettendo ai giovani e quotidianamente dobbiamo applicarlo perché i giovani non abbiano dubbi, sospetti, e credano in una classe dirigente onesta intellettualmente che vuole offrire il proprio contributo e governare nel solo ed esclusivo interessa della crescita sociale, civile e culturale del nostro paese.
La presenza di voi tutti in questa piazza è la dimostrazione dell’interesse sempre crescente che come comunità abbiamo saputo dare a questa manifestazione. Una manifestazione che si svolge in tutte le piazze d’Italia che serve a far crescere sempre più il fronte democratico contro la guerra.
In questa giornata così importante, dedicata all’unità nazionale ed alle forze armate, non possiamo dimenticare di porgere il nostro saluto ed il nostro segno di riconoscenza , al contingente di pace italiano dislocato in tante aree geografiche del mondo attanagliate dalla guerra.
Noi classe dirigente, gli educatori, il volontariato e quant’altri, hanno l’obbligo di infondere e costruire una cultura di pace, contro la cultura dell’egoismo, della sopraffazione dell’intolleranza, e per affermare, invece la cultura quotidiana del rispetto, della solidarietà, della distensione, dell’amore.
Grazie, grazie per aver avuto la pazienza di ascoltarmi in questi anni. Credetemi, ciò che ho detto in questi anni ed anche quest’oggi, è un messaggio sincero ed un contributo leale che ho voluto lanciare alla nostra comunità perché essa possa crescere nel rispetto di questi valori fondamentali in cui il sottoscritto crede ciecamente e che quotidianamente ha cercato di mettere in atto in questo difficile adempimento istituzionale alla carica di Sindaco di questa Comunità. Mi auguro di essere riuscito a far rimanere una piccola traccia dei valori di cui abbiamo parlato che io ritengo fondamentali per la convivenza civile e per la crescita solidale e pacifica della nostra comunità.
Sono comunque certo che nel prosieguo,interpretando questi sentimenti, i nuovi amministratori che si avvicenderanno, sapranno fare certamente meglio di me.
L’importante è che cresca a livello locale e mondiale la cultura della pace. E come diceva Primo Levi nel libro “Se questo è un uomo” dove raccontava i crimini commessi dal regime contro l’umanità, nel suo indimenticabile appello dal campo di concentramento.
” Voi che vivete al sicuro, nelle vostre case riscaldate, voi che tornando a casa la sera trovate un piatto caldo ed il calore della vostra famiglia: considerate se questo è un uomo che lavora sommerso dal fango e dalla sporcizia che non sa cosa sia la pace, che lotta per avere un pezzo di pane, che viene ucciso comunque, senza avere una risposta. Considerate se questa è una donna, con la testa rasata e senza un’identità, senza più ricordi con gli occhi persi nel vuoto e senza più amore, rannicchiata come una rana in una gelida sera d’inverno.
Meditate su quello che è stato, ricordate queste parole, scolpitele nel vostro cuore!!!! Non per non dimenticarmi, ma per non dimenticare!!! Mai!!!

Viva la pace

Il Sindaco di San Sosti

Vincenzo Bruno

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Una risposta a “IL Sindaco di San Sosti commemora la ricorrenza del 4 novembre.

  1. “…l’assurda guerra, tutt’ora in atto da parte della potenza mondiale degli Stati Uniti nei confronti dell’Iran …”

    dell’IRAN ?!?!?

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