Archivi del mese: dicembre 2008

Presepe vivente al Pettoruto

Di Raffaele Rosignuolo

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A Natale puoi…

Di Daniela De Marco

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Il ventre di San Sosti

foto dei primi anni '20

Bergo: foto dei primi anni '20

Anni fa il Bergo era il ventre di San Sosti.
Una mistura di odori, rumori, suoni, preci e grida accoglieva chi s’incamminava per quei vicoli. Era il luogo in cui convivevano sacro e profano,galantuomini e braccianti,preti e bestemmiatori. Nella sua casa del Bergo, il notaio don Francesco La Cava apponeva sugli atti il suo sigillo di tabellionato. Tra i vicoli prospicienti la Chiesa, le nobildonne esibivano i loro tre quarti di nobiltà e le popolane, ogni giorno della settimana, imploravano per i propri figli un pugno di fichi secchi. Il Bergo era la fucina del paese :la zona delle forge.

Lo stridio del martello che batteva sull’incudine si avvertiva sincrono alle grida dei ragazzi che giocavano a sbatti muro, con i niculi e le nimeddre, al Chirieleison che veniva cantato a Domineiddio nella vicina Chiesa o nell’asilo delle suore, al ticchettio dei calzolai che inchiodavano i tacchi con la stessa perizia degli orafi, agli alalà che provenivano dalla Casa del Fascio; al vigile silenzio dei vecchi seduti sull’uscio di casa, intenti a catturare o ad allontanare,assecondando le stagioni, i raggi del sole.

Bergo: 19 marzo 1935. Processione di San Giuseppe

Oggi, il vento che s’insinua per i vicoli sembra ricordare, ai più anziani, le voci di Gilormu, calzolaio, in perenne apprensione per i nipoti, di Sceppi Spagnuolo, di ziu Ntoniu Martino, di Angiolina Pisciotta, di Giovanni Cauterucci e di altri ancora che, con la stessa leggerezza di un alito, hanno calcato e abbandonato le informi budella di questo rassicurante grembo.
Nei vicoli del Bergo, gli odori aleggiavano intensi dal primo mattino, fino a tarda sera.
D’inverno quelli di cucinato convivevano senza contrasti con l’odore della legna bruciata, mentre d’estate litigavano con il tanfo di fieno che proveniva dalle stalle.
Su tutti primeggiava, però,l’odore della cotta, il piatto tipico locale, messo a cuocere nelle macellerie per ore e ore sopra un fornellino alimentato con braci.
Più di cent’anni fa l’olfatto critico ed esigente di un prete (Vincenzo Padula) ebbe a rilevare che: “le vie sono piene di cotta; ognuno è macellaio. I sansostesi sono ingordi, cacciatori ostinati”.
Poi le cose sono andate come sono andate, c’è stata l’emigrazione ed il Bergo si è svuotato.
Di chi sia stata la colpa è un altro discorso.
Ora sono rimasti pochi anziani a pattugliarlo con lo sguardo.
I figli, quelli che ritornano, sono custodi di tradizioni che cercano di sottrarre all’oblio globalizzante con l’ebbrezza del sogno e la malinconia del ricordo.

Bergo: Asilo delle suore - anni 50

Francesco Capalbo

Il giornale interattivo collaborerà con le agenzie di stampa calabresi

Di Raffaele Rosignuolo

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Proposta agli emigrati da una cittadina di San Sosti.

Sono una signora di San Sosti, sposata con figli e trovo utilissimo scrivere anonimo. Per me è importante perchè non essendo laureata e non avendo mai scritto molto, proverei un grande imbarazzo nel farmi giudicare. Il paese è piccolo ci conosciamo tutti e non voglio mostrare assolutamente la mia identità. Penso che la modalità anonima sia necessaria, io ora lancerò la mia proposta, molta gente la leggerà, e poco importa se c’è una firma tanto è il contenuto che conta. Se avessi scelto di firmarlo avrei impiegato un mese a preparare un bell’intervento per non fare brutta figura. Penso che come me ce ne siano molti a San Sosti. Invece così mi sento libera e ispirata a dare buoni consigli. Trovo questo giornale un utilissimo mezzo per dare voce alla gente perchè può raccogliere le opinioni e permette di farsi ascoltare. La sensazione che provo ora è di una grande libertà di pensiero e una forte ispirazione a dare buoni consigli senza offendere i miei concittadini. Ho letto tutti gli articoli e i commenti di questi giorni e mi ha colpito soprattutto l’ultimo articolo del professore Capalbo. Il più importante e ricco di significato, nessuno lo ha commentato. La mia ispirazione parte appunto da questo articolo perchè parla di energie che noi abbiamo ma che stiamo sprecando nelle polemiche. Il fatto che questo articolo a differenza di altri non ha ricevuto commenti ne è una dimostrazione. Siamo sempre forti nelle polemiche ma deboli nel proporre qualcosa di serio. Detto ciò faccio tesoro di quest’opportunità che Raffaele mi regala per esprimere una proposta agli emigrati che vivono fuori San Sosti.

Voi vivete in centri sicuramente meglio organizzati di San Sosti, vi siete radicati in queste città o paesi evoluti e ricchi e sicuramente ne trarrete vantaggio. Dateci dei consigli, delle idee che lì da voi funzionano e pensate possano essere portate anche da noi. Voi quando venite nelle vacanze notate le differenze e chi meglio di voi può dare spunto per miglioramenti. Non vedeteci come poveretti o arretrati, noi non siamo stupidi, capiamo come funziona il mondo anche vivendo in un San Sosti privo di stimoli. Siamo persone intelligenti e abbiamo tanta voglia di svilupparci, migliorarci. Date dei consigli ai nostri amministratori e ai cittadini, consigliateci qualche bella idea che vi ha colpiti e pensate si possa trasferire a San Sosti. Spero di essere stata chiara e che la mia proposta venga presa in considerazione.

Una cittadina di San Sosti