Il ventre di San Sosti

foto dei primi anni '20

Bergo: foto dei primi anni '20

Anni fa il Bergo era il ventre di San Sosti.
Una mistura di odori, rumori, suoni, preci e grida accoglieva chi s’incamminava per quei vicoli. Era il luogo in cui convivevano sacro e profano,galantuomini e braccianti,preti e bestemmiatori. Nella sua casa del Bergo, il notaio don Francesco La Cava apponeva sugli atti il suo sigillo di tabellionato. Tra i vicoli prospicienti la Chiesa, le nobildonne esibivano i loro tre quarti di nobiltà e le popolane, ogni giorno della settimana, imploravano per i propri figli un pugno di fichi secchi. Il Bergo era la fucina del paese :la zona delle forge.

Lo stridio del martello che batteva sull’incudine si avvertiva sincrono alle grida dei ragazzi che giocavano a sbatti muro, con i niculi e le nimeddre, al Chirieleison che veniva cantato a Domineiddio nella vicina Chiesa o nell’asilo delle suore, al ticchettio dei calzolai che inchiodavano i tacchi con la stessa perizia degli orafi, agli alalà che provenivano dalla Casa del Fascio; al vigile silenzio dei vecchi seduti sull’uscio di casa, intenti a catturare o ad allontanare,assecondando le stagioni, i raggi del sole.

Bergo: 19 marzo 1935. Processione di San Giuseppe

Oggi, il vento che s’insinua per i vicoli sembra ricordare, ai più anziani, le voci di Gilormu, calzolaio, in perenne apprensione per i nipoti, di Sceppi Spagnuolo, di ziu Ntoniu Martino, di Angiolina Pisciotta, di Giovanni Cauterucci e di altri ancora che, con la stessa leggerezza di un alito, hanno calcato e abbandonato le informi budella di questo rassicurante grembo.
Nei vicoli del Bergo, gli odori aleggiavano intensi dal primo mattino, fino a tarda sera.
D’inverno quelli di cucinato convivevano senza contrasti con l’odore della legna bruciata, mentre d’estate litigavano con il tanfo di fieno che proveniva dalle stalle.
Su tutti primeggiava, però,l’odore della cotta, il piatto tipico locale, messo a cuocere nelle macellerie per ore e ore sopra un fornellino alimentato con braci.
Più di cent’anni fa l’olfatto critico ed esigente di un prete (Vincenzo Padula) ebbe a rilevare che: “le vie sono piene di cotta; ognuno è macellaio. I sansostesi sono ingordi, cacciatori ostinati”.
Poi le cose sono andate come sono andate, c’è stata l’emigrazione ed il Bergo si è svuotato.
Di chi sia stata la colpa è un altro discorso.
Ora sono rimasti pochi anziani a pattugliarlo con lo sguardo.
I figli, quelli che ritornano, sono custodi di tradizioni che cercano di sottrarre all’oblio globalizzante con l’ebbrezza del sogno e la malinconia del ricordo.

Bergo: Asilo delle suore - anni 50

Francesco Capalbo

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Una risposta a “Il ventre di San Sosti

  1. Giovanni Leone

    I tuoi racconti straordinari sono linfa vitale che attraverso le radici del tuo paese danno vita al mio entusiasmo di calabrese amante della bellezza e della storia del nostro territorio.

    Mi piace

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