GUARDIAMOCI IN FACCIA

Dal fermento che si è acceso intorno alla vicenda della “Vena di Frà Giovanni”, ho carpito come sia variegato l’aspetto umano e culturale della nostra società che mi sforzo a rappresentare in modo semplice e chiaro. Da una parte vi sono gli edonisti per i quali esiste il solo vantaggio immediato e sui quali tralascio di dilungarmi. Da un’altra, i politici amministratori che pur non avendo gli strumenti per interpretare e quindi conoscere la complessa realtà storico-culturale del mondo che pretendono di amministrare, forti di un cospicuo numero di amici e parenti che li votano, cercano, con avidità, di protrarre la parentesi della loro ribalta adottando il metodo del più bieco machiavellismo: l’importante è essere votati, il resto non conta. Accanto a questi vi sono cittadini che io definisco di seconda fila, i quali fingendo di essere sdegnati per lo scempio commesso, vogliono, con surrettizia condotta, anticipare la campagna elettorale per attuare le loro inconfessate aspirazioni. Sullo sfondo vi è una massa di cui una ragguardevole parte non riesce a vedere oltre il proprio naso ed avalla qualsiasi condotta amministrativa purchè l’amico amministratore si faccia carico dei propri particolari interessi. Un’altra parte, altrettanto cospicua, vivendo in uno stato di perenne evasione, ostenta un comportamento di sbalordito dissenso, molto simile al dispiacere di Totò che pianse quando seppe della morte dell’Imperatore Diocleziano.
Rimane una sparuta minoranza che dotata di cultura e sensibilità verso il proprio mondo e la propria storia, ha saputo trasformare un atteggiamento di autentico, sentito sdegno, in una garbata protesta dalla forte valenza educativa. Questa sparuta minoranza riesce a vedere un’anima nei cimeli della storia della nostra gente, cogliendo la vibrante testimonianza che essi sprigionano sul vissuto di questi luoghi. E sul loro esempio, sorge incoercibile il bisogno di chiedersi come sia possibile non riconoscere dignità e rispetto a tutto ciò che nei tempi andati ha svolto un ruolo provvidenziale per la gente del luogo, come la vecchia fontana che ha dissetato intere generazioni? Sono queste le considerazioni che voglio porre a fondamento del monito sul rispetto delle testimonianze della nostra storia, nella quale si ramificano le radici che danno linfa alla nostra identità. E’ questa la sensibilità che dovrebbe muoverci ancor prima delle speculazioni sulle strategie di sviluppo turistico che, nel rispetto di questi cimeli, troverebbero un potente mezzo di attuazione.

UN OSSERVATORE DELLE LOCALI VICENDE

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3 risposte a “GUARDIAMOCI IN FACCIA

  1. La pochezza, la mediocrità, l’insensibilità, le scarse conoscenze ecc ecc, stanno “gettando” la nostra cultura, la nostra identità, il nostro territorio.. nel baratro dell’oblio.
    Ma chi erano i sansostesi? UN POPOLO!
    Chi sono oggi? “ALIENI”!

    Un Alieno in cerca della strada di ritorno!

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  2. Non è facile capire ciò che ha scritto l’osservatore delle locali vicende (non perchè io faccia parte, spero, di una delle mediocri categorie da lui indicate), ma solo perchè molto complesso come discorso, ma certo, le parole ed il pensiero manifestato, sono oro colato. In particolar modo concordo con le modalità raffigurative dell’amministratore locale, che, spero non ancora per molto, rappresenta il buio pesto del futuro sansostese, ma non solo. Ieri sera ho partecipato ad una riunione tra il mio gruppo di minoranza ed altri gruppi politici locali, durante la quale, dopo un serio e finalmente pacato scambio di idee e di proposte, ho avuto modo di constatare che c’è chi, come il sottoscritto, vuole davvero fare del bene per questo nostro paese. Finalmente ho visto uno spiraglio di luce in mezzo a tutta questa attuale foschia politica, e soprattutto un vera e seria alternativa a chi, ormai da tempo, senza freni e soprattutto con convinzione degna dei vecchi marpioni medioevali, si è da tempo mostrato al popolo presentandosi come il salvatore delle anime o chi, ancora imperterrito, non s’arrende che non s’arrende….. Ora basta, c’è bisogno di una svolta, c’è bisogno che ognuno davvero si passi la mano sulla coscienza e che si volti pagina. Solo così il nostro paese si potrà risvegliare e rivivere i vecchi albori. Io riservo molte delle mie speranze nei giovani, espero davvero che siano tutti uniti, magari identificandosi in un gruppo e/o in una persona sola, e che diano il loro contributo indispensabile per il futuro di tutti. Io personalmente, o con una candidatura che spero vincente o con il mio supporto a chi si vorrà presentare con le mie idee, spero di ridare vita a tante cose sepolte (in primis lo sport, il turismo e lo spettacolo), che sono linfa vitale per il nostro paese, per i giovani, per la salute ed anche per le finanze. Infatti, non dimentichiamoci che sfruttando i nostri impianti sportivi, le feste di piazza e soprattutto la Fiera del Pettoruto e le strutture comunali (che guarda caso per la Chiesa sono una miniera di devozioni e di danaro, mentre per l’amministrazione comunale sono solo e sempre state debiti su debiti) potrebbero diventare fonte di rinascita per San Sosti, solo se utilizzate a dovere, con criterio e per il popolo non per i pochi eletti. A presto

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  3. A proposito, dimenticavo il commento finale: “ieri sera, finalmente, ognuno dei presnti alla riunione, ha avuto la capacità di guardarsi in faccia…….

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