Vivere in un paesaggio non deturpato è un diritto! Lettera aperta al Sindaco di San Sosti

Egregio sindaco

ogni cittadino, che per motivo di studio, di lavoro o di turismo si reca nelle località del Centro e del Nord Italia rimane colpito per la cura che le Pubbliche Amministrazioni riservano al patrimonio urbano. Tale riguardo,  assegnato ai beni della collettività, non riflette solo logiche di carattere estetico, ma lascia trapelare l’idea che il paesaggio è intimamente connesso alla vita delle comunità che sopra di esso sono insediate e ne costituisce una sorta di biglietto da visita. Un paesaggio ben ordinato, se da una parte lascia trasudare  l’intenso lavorio, laborioso e diligente delle persone che abitano un territorio, dall’altra, permette che emergano le virtù delle classi dirigenti se esse amministrano con sguardo vigile ed animo aperto al bello. Un paesaggio disordinato e ferito da interventi urbanistici scriteriati, concepiti solo per alimentare logiche clientelari, consegna alle future generazioni l’idea che ad amministrare un “luogo” siano state persone che di esso hanno approfittato per vantaggi personali. E non c’è niente di più oltraggioso del ricevere le maledizioni dei posteri, perché depurate da odi e da  rancori contingenti, evocano responsabilità acclarate i cui effetti negativi travalicano l’arco limitato della umana esistenza! Ora, tralasciando polemiche che potrebbero sembrare pretestuose su alcune scelte Amministrative in materia di Urbanistica e di utilizzo del suolo, portate avanti dalle coalizioni da Lei guidate, Le chiediamo di attivarsi, affinché sia posto riparo ad uno scempio di grande impatto visivo che deturpa il volto del Paese ed, in modo particolare, il centro storico. Se il Suo occhio è allenato a leggere il bello ed ad a stigmatizzare il brutto, dote sulla quale non abbiamo motivo di dubitare, Le sarà capitato di osservare l’intricata matassa di fili telefonici ed elettrici che avvolge il Museo Archeologico “San Sozonte”. L’informe intreccio di fili e circuiti è l’eredità orripilante di una visione quantitativa di sviluppo, che in passato ebbe, almeno, il compito di garantire a tutti un telefono  e la luce elettrica. Ora, esso rappresenta soltanto la “schizofrenia” di una classe dirigente che, da una parte, si prodiga con indefesso lavoro per recuperare risorse da destinare in allestimenti museali e, dall’altra, non muove un dito per inserirle in un contesto urbano rivolto al bello. Per tale motivo, Le chiediamo di attivarsi presso l’Enel e Telecom in modo da porre rimedio a tale imbruttimento recuperando il tempo da Lei perduto, forse in maniera inconsapevole. Signor Sindaco, noi  tutti, compreso Lei, bramiamo di vivere nel nostro paese e vogliamo che il nostro sguardo trovi pace, rimirando i luoghi delle nostre lande e non solo quando scrutiamo, con una vena di  invidia e di rassegnazione,  gli scenari urbani dell’Italia Centro – Settentrionale.

La lettera aperta, ci creda, non è rivolta contro la Sua persona, che riteniamo sensibile a tali problematiche, ma per stimolare una riflessione collettiva su come, dall’utilizzo corretto del Patrimonio Urbano, possano scaturire sollecitazioni spendibili per lo sviluppo del nostro paese.

Museo “San Sozonte” ingresso nord : il serpentone elettrico in brutta evidenza

la mura perimetrali avvolte dai fili del telefono

Museo “San Sozonte”: la mura perimetrali avvolte dai fili del telefono

 

ingresso deturpato dai cavi elettrici e telefonici

Museo “San Sozonte”: ingresso deturpato dai cavi elettrici e telefonici

La Redazione Goladelrosa.eu

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4 risposte a “Vivere in un paesaggio non deturpato è un diritto! Lettera aperta al Sindaco di San Sosti

  1. Un osservatore.

    Bravo Raffaele,
    queste sono le cose che vogliamo sentir dire!
    A proposito, su queste problematiche non sembra che l’opposizione istituzionale e neanche quella movimentista abbiano detto una parola.
    Come si giustificheranno questa volta i consiglieri di opposizione?

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  2. Caterina Borrelli

    Bravo, che grande segno di civiltà! Questo modo di sfruttare internet, per esporre le problematiche, è davvero esemplare. Anche per realtà più grandi di San Sosti.
    Un solo consiglio: dai voce a tutti coloro che vogliono esporsi per la collettività e tieni fuori quelle persone che, al contrario, vogliono intervenire esclusivamente per portare acqua al proprio mulino; “chi ha orecchie per intendere, intenda”. Evita ogni tipo di strumentalizzazione, specialmente in campagna elettorale, in quanto, questo strumento, è molto appetibile a colui che vuole “seminare il proprio terreno”. Come ultimo consiglio, se puoi, incentiva le persone ad esprimersi apertamente, senza l’anonimato.

    C.B.

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  3. Leggo ora l’articolo del paesaggio deturpato, e dopo aver fatto sicuramente i miei sempre più sinceri apprezzamenti all’amico Raffaele, mi rendo sempre più conto di quante facce spente abbia San Sosti. Addirittura abbiamo un osservatore che definirei meglio come spia, visto che chi osserva deve uscire alla luce e mostrarsi, magari per dare consigli, non accusare di cecità me e i miei amici di minoranza e restare nell’ombra. Ma d’altronde in questi anni di opposizione abbiamo visto solo poche persone avvicinarsi a noi e darci consigli su quali argomenti e problematiche affrontare, e, anche quando magari non siamo riusciti a soddisfarli, ci hano apprezzato lo stesso per l’impegno. Però almeno conosciamo i loro volti. Che delusione caro spadaccino

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  4. le cose più importanti per san sosti sembrano solo frà giovanni e il museo; ma vi siete fatti un giro per il resto del centro storico?

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