Omaggio ad un grande poeta sansostese: Giuseppe Grosso.

Di Valentina Bruno

Giuseppe Grosso nasce a San Sosti  il 24 Novembre 1948, cresce in una famiglia di contadini, vive la sua infanzia nel piccolo paese ai piedi della Mula e famoso per il Santuario della Madonna del Pettoruto.
Crescendo si accorge dei troppi assillanti problemi che la vita di un povero paesino comporta, problemi che vanno dalla disoccupazione alla miseria, dalla superstizione alla mancanza di strutture che favoriscono l’apertura culturale. Ed è proprio per questo motivo che Giuseppe all’età di 18 anni lascia i propri affetti ed emigra spinto anche dal desiderio, allora comune a molti, di trovare in terra straniera quella “fortuna” che gli era negata nella propria terra. Ma all’estero, “in luogo estraneo tra gente sconosciuta”, si accorge dell’infinita tristezza e dell’amara delusione che un uomo può provare lontano da casa, rimpiange disperatamente tutto ciò che gli appartiene e l’unico appagamento gli viene dato dal verseggiare i suoi stati d’animo. La forma che usa per estrinsecare i suoi pensieri è molto semplice, non si avvale di schemi prestabiliti, in quanto la sua unica preparazione gli è data dalla frequenza di un corso serale per il conseguimento della licenza elementare. Nel 1979 torna nel paese natio dove incontra la donna che poi è diventata sua moglie e la sua vita viene allietata dall’arrivo di una bellissima bimba alla quale dedica molte poesie. Da allora si rivolge con più entusiasmo alla stesura dei suoi versi che nascono dall’esperienza del vivere quotidiano e da una coscienza fortemente umana e sensibile che è tipica di chi nella vita ha sofferto e lottato per crearsi un mondo migliore. I sentimenti che emergono dai suoi scritti lo dimostrano, sentimenti a volte contrastanti che vanno dalla nostalgia di ciò che è stato alla speranza e alla fede in ciò che sarà, sentimenti di ammirazione, quasi di venerazione verso il suo paese, i suoi amici, verso le usanze. Per lui è importante voler bene a tutto ciò che lo circonda, è orgoglioso di essere sansostese e lo dimostra usando nelle sue poesie un linguaggio tipicamente dialettale e dedicando poesie a San Sosti e alla gente comune, nella quale il poeta scopre la bontà, la sincerità e la schiettezza d’animo.

Ecco alcune delle sue stupende poesie che ci fanno capire tutto ciò che prova e che sente per il proprio paese.

“QUESTO È IL MIO PAESE”
Il mio paese si chiama San Sosti
e tutti amano farci una sosta,
perché è bello, dolce, accogliente
e abitato da brava gente.
C’è il Santuario da tutti conosciuto,
quello della Madonna del Pettoruto.
Ci sono strade, vie e piazze
dove passeggiano belle ragazze.
Con tanto amore i pochi abitanti
si vogliono bene tutti quanti!
Del mio paese amo la gente sincera
il cibo gustoso e la semplicità vera,
questo paese è la mia dimora,
le voglio bene con tutto il cuore.
Io a San Sosti vorrei ospitare
tutta la gente che sappia amare,
far sentire con un grande sussulto
che il cuore di San Sosti batte per tutti.

“UN GIORNO TORNERÒ PER SEMPRE”
Spinto dalla nostalgia
sono tornato a San Sosti,
dove ogni cosa mi ricorda il mio passato
cerco una traccia di ciò che un dì è stato.
In questo piccolo paese baciato dal sole,
dalla Madonna del Pettoruto,
rivedo il vecchio pergolato
che faceva da cornice alla mia dimora.
Che tristezza quel muro screpolato,
regge ancora per poco:
non mi stanco di guardare il casolare
dove ho trascorso la mia infanzia.
Ho rivisto le vecchie piazze,
cuore di tante viuzze,
balconi di tufo chiusi senza fiori,
sui tetti miagolano gatti randagi.
Figure di vecchie vestite di nero
appaiono e scompaiono,
richiamate da rintocchi di campane,
segno ancora di esile vita.
San Sosti scrigno che conservi il mio passato,
questi sono gli affetti chiusi nel mio cuore,
che non cancellerò mai.
Purtroppo è giunta l’ora di partire,
sono triste, ti lascio con la morte nel cuore,
portando insieme a me tanti ricordi:
saranno loro a farmi compagnia
quando sarò lontano.
Ma ti prometto che un giorno tornerò
e rimarrò per sempre
fra le tue mura e la mia gente.

“A STORIA DA MADONNA U PITTIRUTU”
Cometa chi giravi ppi llu munnu
na notti Tu mi si vinuta nsuonnu,
a st’umile siervu Tua ha raccuntatu
cumi a San Sosti Tu Ti si firmata.
Tu da lu Paradisu assai luntanu
ha decisu a San Sosti i Ti firmani,
e ccu lu figliu Tua c’aviesi nsinu
Ti si firmata supra la gravina.
Di là passava nu picculu pastoru
chi piecuri guardava ccu tantu amuri,
Tu vicinu a Tia l’ha vulutu
puri su poveru era sordomutu.
Ncantatu da tanta luci e da li raggi
allu sordomutu ha datu nu messaggiu,
ha dittu i dì alla genti di San Sosti
ca nda stu luogu Tu faciesi sosta.
A genti nostra s’è meravigliata
quannu u sordomutu ha parlatu,
guardannu u cielu tra di loru dicienu:
“Chistu è nu miraculu divinu!”
Dopu nu pocu si su radunati
e subitu supra u munti su azziccati.
Non si po’ spiegà ccanu vistu
gli antenati nuostri di San Sosti,
na figura chi brillava cumi u suli:
era na meraviglia celestiali!
Tutta a genti nostra s’è nginucchiata
e ccu devozioni L’ha prigata,
chini chidieva na grazia e chi facia nu vutu:
l’anu chiamata Madonna du Pittirutu.
Dopu chi sta nutizia è vulata
migliaia i pellegrini su arrivati,
prumittiennu ccu spiranza alla Madonna
di vinì allu Pittirutu tutti l’anni.
“Mamma bella chi vieni du paradisu
aiuta i figli tua sansustisi!
Ti priegu natra cosa Vergini Santa:
aiuta tutti quanti gli emigranti,
picchì San Sosti a Tia Ti vò beni
cumi u sangu ca ni scurra nda li veni!
Nui sempri nda lu cori Ti purtamu
e di Tia Madonna mia nun ni scurdamu,
picchì Tu si a Regina i stu paisi
oh Mamma, Mamma bella sansustisa!”

“MADONNA PELLEGRINA”
Nel tuo manto azzurro e bello
Tu Madonna sei la stella,
sei Tu la Mamma Santa
che ci accoglie tutti quanti.
Tu per volontà divina
sei nata Pellegrina,
nei paesi vai in giro
per non fare più soffrire
e portare pace e amore
nelle case e in tutti i cuori.
Tu del cielo sei Regina
e ci illumini il cammino,
sei l’amica più sincera,
sei il respiro di chi spera.
Di San Sosti sei l’orgoglio,
sei la vita che germoglia,
sei più bella della luna
come Te non c’è nessuna,
sei dolcissima e divina
oh Madonna Pellegrina.

“L’ULTIMO VIAGGIO DI PAPA WOJTYLA”
L’ultima strada della via Lattea,
là dove tutto è luce,
tutto è immenso,
tutto è pace:
è là che Ti troveremo
alla fine dei nostri giorni.
Là oltre il sole,
dove finisce il buio,
finisce il male,
incomincia la vita,
dove siamo tutti fratelli:
figli di un solo Dio.

“UN ANGELO”
Un angelo tutti l’abbiamo
piccolo o grande che sia,
che ci protegge e ci aiuta.
Il mio si chiama Francesco…”Mio padre”
e non l’ho neanche salutato.
Forse un giorno in cielo
ci rincontreremo, ci abbracceremo
e nessuno mai ci potrà dividere
come in questa vita è accaduto.

“LA DONNA È LA COLOMBA DELLA PACE”
Donna di ieri, ti guardo negli occhi
e vedo il ricordo di un tempo andato,
vedo il dolore di un’epoca passata, diversa,
in cui tu ancora non esistevi come persona.
Epoca in cui tu eri considerata
solo un oggetto senza pensieri,
né parole, né sentimenti.
Ma il tuo amore superava tutto:
la fatica del lavoro,
la stanchezza quotidiana
e i maltrattamenti di tuo marito…
perché il tuo unico pensiero
era la famiglia.
Donna di oggi, io guardo i tuoi occhi sicuri,
ammiro la tua personalità,
la tua forza ottenuta con stenti e sacrifici.
Oggi tu sei una persona
che afferma i suoi pensieri,
che esprime le sue idee,
che manifesta i suoi sentimenti,
che mette in luce la sua creatività
e la sua razionalità.
Donna di oggi,
devi essere fiera del tuo legame
con la donna del passato,
rappresentato da quell’amore per i figli
che è rimasto saldo nel tuo cuore.
La donna non è solo l’angelo del focolare
ma è creatura di grande virtù.
La donna è simbolo di pace,
di vita, d’amore e di bontà.
Donna, tu non sei solo la mamma
che accarezza amorevolmente il suo bambino,
ma anche la Madonna,
la Madre di Gesù il Salvatore.
La donna è la colomba della pace!

“FRATELLO CARABINIERE”
Oh carabiniere fratello di tutti,
tu sei per noi un’immagine forte.
Sei sempre buono e generoso,
della divisa sei orgoglioso.
Ispiri fiducia a tutta la gente,
di ogni paese e continente.
Nelle missioni di pace sei sempre presente,
a servire la Patria e la povera gente.
Tu combatti con tutto il cuore,
perché nel mondo trionfi l’amore.
Io lo so, oh carabiniere,
che per la Patria sei pronto a morire.
Una cosa voglio dire,
a te fratello carabiniere,
te lo voglio dire di vero cuore:
fai il tuo dovere e ti aiuti il Signore.
Io ogni sera, oh carabiniere,
mi ricordo di te nelle mie preghiere,
chiedo al Signore di starti vicino
e guardarti ogni giorno nel tuo cammino.

“LA SPERANZA”
Grandi poeti hanno citato di me nei loro versi,
molti hanno osteggiato il mio nome,
per molti sono stata una chimera,
per altri un sogno da realizzare,
per alcuni una semplice illusione.
I fanciulli mi affidano i loro sogni,
i giovani mi confidano i loro desideri,
gli adulti forse non ci credono più…
Sono stata da molti derisa ed umiliata,
da altri a volte elogiata.
Molti mi tengono stretta nei loro cuori,
alcuni vedono me riflessa in altre persone
e grazie a me continuano ad andare avanti…
Moltissimi mi hanno persa
durante il loro cammino
e deridono chi in me ha ancora fiducia.
Potete considerarmi la fiamma
che arde ancora in voi,
quel qualcosa di oscuro e misterioso,
quel bagliore che anima la vostra vita:
sono la speranza!

“NA VOTA ERA MANGIÀ E DI SALUTA TI FACIA SCOPPIÀ”
San Sosti terra di lavuraturi:
tanta emigrazioni, tanti sapuri.
Na vota nun c’eranu i surgelati
ma sulamenti salami curati;
l’ha cuntatu nannarieddru
a Pascali u niputieddru,
ca na vota era mangià
e di saluta ti facia scoppià.
Nda nu cancieddru appisu a suffitta
c’era lu maruggiu e i fresi chi pitti,
mentri appicati alla mpirticata
savuzizzi e suprissati.
C’era la nduglia ccu vuccularu,
ccu gammuncieddru a si curari
e a nu latu da cantina
c’era puri a jilatina.
Rusineddra e cummà Lisa
guntavanu a pancetta cca sinisa,
si ti giravi a latru latu
vidiesi i scorzi arrutulati,
nda nu vasettu amu truvatu
puri a carni ncantarata.
Dindra u casciunu cummigliati
c’eranu crucetti e castagni mburnati
e n’adduru i zafarani chi ti facia dicriani,
mentri na pezza di furmaggiu
ti dicia mangia…mangia.
Nanna Carmenia nda cassarola
cucinava cavuli ccu fasuoli,
mentri dindra na frissureddra
ci frijedi i frittateddri.
Nonnu Franciscu cca virdura i l’uortu
priparava u pani cuottu,
ma ppi tutti l’invitati
pisci fritti e avulivi cunsati.
Ccu na pulenta e nu bell’uossu
nissunu dicia ca era gruossu,
all’ultimu na sciddra i baccalà
e tantu vinu a vuluntà.
Mo’ ni simu modernizzati
e chiri tiempi nun su apprizzati,
quannu a manu si zappava
e la roba bona n’avunnava,
tutta a genti lu dicienu
ch’era roba genuina.
Mo’ ssi cosi n’amu scurdati
ppicchì avimu i surgelati
e parlannu ccu crianza
avimu sempri u mali i panza.

GROSSO GIUSEPPE
Via Santa Croce, n. 10
87010 San Sosti (CS)
Cell. 348/2937624

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2 risposte a “Omaggio ad un grande poeta sansostese: Giuseppe Grosso.

  1. Un Socialista

    Peppino Grosso, uomo sensibile con grande umiltà d’animo.
    Poeta amante del suo paese: fonte infinita di ispirazione poetica!

    Un Socialista

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  2. Raffaele Rosignuolo

    Vorrei invitare a partecipare anche altri scrittori, come: Mario Contarino, Leopoldo Di Giovanni, Vincenzo Raimondi e chiunque altro scrive poesie o produce scritti sul nostro territorio. Sarebbe bello poter condividere un momento di elevata cultura e, nello stesso tempo, immedesimarsi, attraverso le righe di una poesia, nello stato d’animo dell’autore che ha trovato ispirazione fra la nostra gente e negli ambienti a noi più cari. Colgo l’occasione per fare i complimenti e ringraziare Giuseppe Grosso e Antonio Cozzitorto e per annunciare ai lettori che, a breve, sarà aperta una sezione del sito sulla produzione letteraria che riguarda il nostro territorio. Una vetrina per i poeti e gli scrittori di San Sosti e dintorni.

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