Inno alla vita (consigli di un medico atleta per riscoprire il senso della vita)

Di Antonio Vigna

Riportiamo la testimonianza di un uomo che partecipa alle più grandi competizioni atletiche del mondo, come  le maratone di New York, di Berlino, di Roma, di Milano ecc, che vuole dimostrare come, con la tenacia e la forza di volontà, si possa raggiungere qualsiasi traguardo: esempio di positività, soprattutto per i giovani.

Quando comprai una bicicletta per fare un po’ di sport  nel lontano 1988,  in punta di piedi, timidamente entrai a fare parte del mondo del ciclismo. Una mattina mentre stavo consumando un pacifico allenamento su strada con quella mountain bike nuova di zecca che qualcuno aveva giudicato a risparmio per non essere munita di parafanghi, mi imbattei  nel branco dei ciclisti che andavano. Montavano tutti  una bici da corsa e spavaldamente si involarono davanti ai miei occhi. Rassegnato li stavo guardando, ma qualcosa si organizzava dentro di me e  diceva provaci.  Nemmeno il tempo di ripensarci e risposi  con coraggio a quella sfida. Limitai alla grande i danni,  misi alle spalle il grosso del gruppo e solo i più forti riuscirono a staccarmi.  Avevano incontrato qualcuno che, provocato, se l’era cavata alla grande come un veterano. Ora non restava che pedalare con una buona bicicletta e tanta voglia di spingere, la sfida era stata ormai lanciata. Ricordo l’intensità di quei momenti,  stavo dedicandomi ad  un hobby che avrebbe cambiato il mio modo di vita. Cominciai ad allenarmi duramente, avevo sempre negli occhi quella mattina, quando con una bicicletta pesante, con dei copertoni che erano una via di mezzo tra quelli di una bici  e  una moto, feci la mia parte alla grande tra  stupore e  incredulità.  In seguito ne comprai una  da corsa mentre  quella mountain bike diventò famosa per avere tagliato vittoriosa seducenti  traguardi. La seconda volta che vinsi a Terranova del Pollino dopo avere vinto anche l’edizione dell’anno precedente, qualcuno diceva: questa è la bicicletta che ha vinto l’anno scorso, mentre io presente all’atto del commento sfuggivo all’attenzione. Quella bici con le sue peculiarità, un fanale montato era più visibile e famosa di me.  Il merito era tutto mio anche se la popolarità era subordinata al mezzo di battaglia. Il tappo della bottiglia di spumante,  che aprii per festeggiare con gli amici   la mia prima vittoria dell’anno precedente, è ancora conservato dentro la coppa che vinsi  nell’occasione. Le vittorie si susseguirono  e la voglia di continuare crebbe in modo esponenziale. L’entusiasmo dei primi successi  mi portò a conseguire nel ciclismo  importanti traguardi.  Nel 2000  passai all’atletica.

Il più grande intuito, in ogni circostanza,  è capire cos’è meglio per noi e non perdere l’attimo per farlo. La vita è piena di insidie ma anche di grandi opportunità in grado di cambiarcela, di farci stare bene e di apprezzarne il suo grande inestimabile tesoro. Ognuno di noi dovrebbe sempre ricercare dentro di se questo intuito per limitare  i danni in tempo di carestia e cogliere al massimo i vantaggi in tempo di prosperità. Spesso non vediamo il bene vicino e ci accaniamo a cercarlo lontano senza trovarlo, perdendoci nei meandri dell’esistenza. Fermiamoci per un attimo, guardiamoci dentro e chiediamoci cosa veramente vogliamo con umiltà, rispetto e semplicità. Forse quello che stiamo cercando l’abbiamo già trovato.

Cominciai a correre su strada e su pista, cimentandomi su tutte le distanze e presto la corsa diventò la mia attività sportiva preferita. Smentendo tutte le critiche che mi erano state fatte per aver lasciato il ciclismo dove ero ormai  leader,  pian piano, in silenzio e con tanto duro lavoro,  sono arrivato a  ritagliarmi, nella categoria, uno  spazio apprezzabile anche nel mondo dell’atletica. Il primo vero risultato che finì per convincere tutti, fu la mia prima maratona (Roma 2003) che chiusi in 3 ore e 6 minuti.  Ricevuti  complimenti autorevoli, non ebbi tempo per appagarmi, all’indomani ero già pronto per continuare con  intensità gli allenamenti. Individuata la maratona come la gara a me più congeniale ne iniziai la lunga serie  da Roma, passando per New York fino a Berlino dello scorso anno. La maratona di Treviso, di fine marzo di quest’anno,  valida per il campionato Italiano è stata la mia ottava.

Puntualizzerei una cosa  importante, la vita è così breve vivetela intensamente e se potete createvi gli stimoli per uno stile  salutare ed appagante. Il  più grande cimento  è quello di dargli un senso, che quasi sempre non si riesce a trovare e di cercare di non farsi imbrigliare nelle reti che spesso ci sottende. Il pericolo più grave è l’immobilismo che ci uccide ancora prima di lasciare questo mondo. Farsi prendere dalla pigrizia è come imbroccare una strada senza ritorno. Mettersi in competizione, inventarsi qualcosa che impegna “il corpo e la mente” è la giusta medicina  per non cadere in questa trappola mortale. Mantenersi sempre allenati, non necessariamente spinti da spirito agonistico,  è quanto di meglio si possa fare per aiutare noi stessi e gli altri e forse per trovare quel senso della vita tanto difficile da raggiungere,  che ci mette in condizione di farci sentire ancora utili, di ricaricarci e di dare forte spinta alle nostre azioni. Immersi in questi pensieri, che considererei  ricerca, concentrati  fra le cose più semplici, lontano da astratti e complicati teoremi, un giorno, chissà che non ci si possa imbattere nel bel mezzo di interessanti  risultati dai quali coagulino e prendano forma scoperte cristalline,  nuova carica vitale e  grande gioia per averne avuto l’intuito.

Antonio Vigna

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