Dal consiglio comunale del 6 agosto: relazione sul bilancio di previsione 2009.

Di “Assessore al Bilancio Vincenzo Oliva”

Signori  Consiglieri, Signor Sindaco,

nel presentare al Consiglio Comunale e alla cittadinanza tutta il documento di previsione dell’esercizio finanziario 2009, la parola più adatta che riesco a trovare per riassumerne in modo efficace la natura e il senso politico è solo questa: una sfida.

Una sfida, prima di tutto, perché il bilancio del 2009 si confronta senza dubbio con la situazione più difficile e più gravosa della storia del nostro Comune, credo, dalla nascita della Repubblica. Abbiamo trovato un deficit contabile di circa 200.000 euro nel tentativo di pareggiare le spese correnti con le entrate ordinarie o comunque storicizzate. In termini più semplici e più chiari ciò significa che con tutte le risorse economiche accertate dell’ente non si riesce a coprire la spesa necessaria per pagare gli stipendi dei dipendenti, il materiale degli uffici e tutto quanto è necessario per il loro funzionamento, le rate dei mutui, il carburante e la manutenzione degli automezzi,  i servizi obbligatori che il Comune deve offrire ai cittadini e quelli – ormai pochissimi – a domanda individuale, come la mensa e il trasporto scolastici: per poter far fronte a tutte queste spese essenziali mancano, dunque, al Comune di San Sosti 200.000 euro. Questo deficit ha iniziato a palesarsi  all’inizio dell’ultimo decennio, è via via cresciuto e, nel giro di un anno, tra il 2008 e il 2009 è addirittura raddoppiato passando da 100.000 euro ai 200.000 già menzionati.

Poiché l’argomento è di importanza fondamentale per la vita del nostro comune, non posso esimermi dall’analizzarlo e commentarlo brevemente. Alcuni esponenti delle passate amministrazioni hanno sempre cercato di giustificare questo divario addossando le colpe esclusivamente allo stato che ha ridotto i trasferimenti ai comuni; ma se ciò in parte è vero non si può neppure fingere di ignorare che la crescita del deficit non è per niente proporzionale alla riduzione dei contributi statali ma certamente è molto più alta, e quindi vi sono precise responsabilità di coloro che hanno amministrato e non sono stati capaci, almeno, di consolidare le risorse esistenti.   Per esempio, si è lavorato poco e male sull’evasione fiscale e, soprattutto sulla riscossione, tanto è vero che nei conti consuntivi degli ultimi anni sono stati eliminate dai residui attivi diverse somme relative a tributi diventati inesigibili perché, di fatto, prescritti (e tralascio, qui, tutto il discorso sulla disparità di trattamento nei confronti dei cittadini).

L’unica strada che si è tentato di percorrere è stata quella di ricorrere ogni anno, in extremis, all’individuazione di entrate straordinarie più o meno probabili, senza una programmazione economica organica e di lungo respiro. Così si è iniziato, nel 2003, a inserire nelle voci di entrata del bilancio la vendita di un bosco e, successivamente, di un altro; poi è stata la volta del famigerato raddoppio della tassa sulla spazzatura; l’anno scorso è stata compiuta, addirittura, un’operazione di riequilibrio iscrivendo in bilancio la somma di 105.000 euro collegata alla firma della convenzione per l’impianto eolico (per inciso, quella somma che doveva essere versata al Comune nell’ottobre 2008 non è ancora stata incassata, ma la vecchia amministrazione ha chiuso anche il rendiconto del 2008 senza neppure preoccuparsi di inviare una lettera di sollecito riguardo al pagamento).

Questo è, dunque, lo stato delle finanze del nostro Comune, questa è la situazione che abbiamo trovato e da cui dobbiamo partire.

La nuova Amministrazione comunale eletta dai cittadini sansostesi il 6 e 7 giugno si è trovata subito di fronte a un bivio, poiché le strade che si potevano intraprendere erano e sono soltanto due: o puntare su delle entrate straordinarie e sufficientemente credibili, o dichiarare il dissesto economico e finanziario.

Ed ecco, qui, emerge il significato più profondo che ho voluto attribuire al termine “sfida”, perché la strada più ovvia, più facile e più comoda per un’Amministrazione nuova che si voglia scrollare di dosso ogni responsabilità derivante dal passato era certamente quella del dissesto: bastava semplicemente presentare i conti alle autorità preposte, invitando un commissario ad adottare tutte le misure necessarie per riportare il bilancio comunale in pareggio. Noi amministratori saremmo rimasti al nostro posto senza avere alcun grattacapo con le esigenze o le rimostranze dei cittadini per diversi mesi, e poi avremmo continuato il nostro mandato politico sulla base di quanto determinato dall’organo prefettizio.  Potevamo, dunque, scegliere una strada davvero invitante, oltre che del tutto legittima, tanto più che questa situazione finanziariamente disastrosa ci è stata lasciata da un’Amministrazione che, come ultimo atto di irresponsabilità, se n’è andata a casa senza predisporre il bilancio 2009 il quale, per  legge, doveva essere approvato entro il 31 maggio. Per esempio, gli amministratori dei comuni di Malvito e di Sant’Agata, che spesso erano presi come pietra di paragone in quest’aula del Consiglio comunale, hanno dimostrato grande serietà e correttezza  presentandosi alle elezioni con i conti approvati, senza scaricare le loro responsabilità sui nuovi arrivati. I nostri non hanno avuto questa correttezza, anche perché, forse, non ne avrebbero avuto neppure le capacità.

Ripeto, allora, che avremmo avuto tutte le migliori ragioni per dichiarare il dissesto finanziario, ma un’ipotesi del genere ci procurava e ci procura un forte disagio morale e intellettuale, perché sappiamo benissimo che la legge prevede dei provvedimenti preliminari obbligatori per gli enti  che vanno al dissesto, e quindi il Comune di San Sosti avrebbe avuto innanzitutto e subito il blocco quasi generale dei pagamenti, sarebbero stati soppressi i servizi non obbligatori a cui accennavo prima (la mensa scolastica e il trasporto degli alunni), tutte le tasse sarebbero state portate alla tariffa massima e infine – siccome tutto questo non sarebbe bastato perché molti tributi sono già a quote elevate – diversi dipendenti comunali sarebbero stati messi senz’altro in mobilità, con la prospettiva di allontanarsi chissà dove o di perdere addirittura il posto di lavoro.

Giungere a questa conclusione senza aver fatto almeno un tentativo per scongiurare il peggio ci è sembrato ripugnante: noi non abbiamo voluto far pagare alla popolazione sansostese l’insipienza amministrativa di chi ci ha preceduto nell’ultimo decennio, e così abbiamo accettato la sfida che ci si è posta davanti.

La risorsa straordinaria su cui abbiamo puntato per recuperare i 200.000 euro di deficit è costituita dalla vendita di alcuni lotti boschivi in aree caratterizzate da bosco ceduo e boschi destinati a un taglio selettivo.

Non posso certo non rilevare, anche in questa sede istituzionale, come in ciò si possa riscontrare anche un po’ l’ironia della sorte, e un po’ di ironia comincia ovviamente a far capolino tra gli attuali avversari politici, considerato che tra il 2004 e il 2005, all’esordio del mio mandato di consigliere di minoranza, ho intrapreso una decisa opposizione in merito alla vendita dei boschi.

Ma altrettanto chiaramente e fermamente posso dire che non è cambiato nulla nel mio modo di vedere le cose da quel momento ad oggi. La mia opposizione è nata quando sono venuto a conoscenza degli atti del Comando Provinciale del Corpo Forestale dello Stato che evidenziavano come l’Amministrazione comunale di San Sosti procedeva a un taglio senza le dovute misure di tutela per la ricrescita del bosco stesso, mentre per la predisposizione dell’appalto di un altro taglio lo stesso Comando dettava precise e dettagliate prescrizioni che gli amministratori di allora cercarono inutilmente di aggirare. Ragion per cui, se la vitalità del nostro patrimonio boschivo è salva, certo è anche un po’ merito dell’attività di controllo politico svolta dal sottoscritto.

Ora, come allora, io ritengo che tutte le scelte politiche debbano incanalarsi nel rispetto delle regole a tutti livelli, perciò quest’Amministrazione intende arrivare alla vendita e al taglio del bosco attenendosi scrupolosamente a tutto quanto il Corpo Forestale e le altre autorità competenti riterranno utile per la salvaguardia dell’equilibrio ambientale.

In secondo luogo, voglio dire con la massima chiarezza che la vendita di questo bosco (che mi auguro si realizzi nei tempi necessari a convalidare la previsione di bilancio)  non risolve da sé i problemi strutturali connessi al deficit che ho appena illustrato. Questa risorsa, oggi come oggi, è semplicemente un puntello per non precipitare, un’operazione per salvare almeno l’esistente. Il lavoro più importante e più faticoso per la sfida che abbiamo raccolto verrà dopo, se la vendita andrà a buon fine. Ci dovremo attivare – e lo stiamo già iniziando a fare – per la ricerca di risorse che possano diventare stabili nel tempo, almeno nel medio periodo.

Una delle strade attraverso cui crediamo di poter reperire risorse idonee a risanare il nostro bilancio e a favorire un solido sviluppo è quella delle energie rinnovabili. Lo stesso patrimonio boschivo può diventare una risorsa permanente se si riuscirà, com’è nostro intento, a predisporre un piano di assestamento forestale che, attraverso uno studio scientifico di tutti i nostri boschi, può garantire miglioramenti alla vegetazione, con un utilizzo diversificato dell’intero patrimonio boschivo comunale, che sarebbe così continuamente monitorato e controllato.

Oggi, nel breve termine, non è possibile quantificare alcuna somma, perciò non abbiamo neppure modificato il piano triennale delle opere pubbliche deliberato dalla Giunta precedente, né ha molto senso soffermarsi  sulle varie voci di bilancio che sono il risultato di operazioni aritmetiche obbligate.

Con questa breve relazione ho voluto semplicemente far sapere, nella sede istituzionale più elevata del nostro Comune,  qual è lo stato di salute dell’Ente e quindi della Comunità nella sua interezza.

Senza panegirici e senza fronzoli dico a tutti – ma forse è solo una conferma – che la situazione è drammatica, perciò scegliere di approvare questo Bilancio dell’esercizio 2009 vuol dire soprattutto evitare che diventi tragica.

Con questo spirito rivolgo a tutti un accorato appello a collaborare per riuscire a tirar fuori il meglio che questo paese ancora può dare: un appello ai dipendenti comunali, ai lavoratori socialmente utili e di pubblica utilità, ai cittadini.

Ai consiglieri comunali mi permetto di ricordare che questo anno e il prossimo rappresentano un passaggio cruciale per la vita del nostro Comune: non dimentichiamo neppure per un attimo l’alta responsabilità che ci siamo assunti con il consenso degli elettori.

Se i consiglieri di minoranza vorranno accettare pacificamente il responso elettorale delle nostre istituzioni democratiche e intraprendere un rapporto di confronto sereno sugli argomenti che riguardano la crescita e lo sviluppo del nostro paese saremo ben lieti di dare e avere una costruttiva collaborazione.

Vincenzo Oliva Assessore al Bilancio

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2 risposte a “Dal consiglio comunale del 6 agosto: relazione sul bilancio di previsione 2009.

  1. Esimio Assessore al Bilancio, io sono molto giovane e non posso sapere, ma, a sentire i discorsi di voi politici locali e di semplici cittadini, mi è parso di capire che questa storia del deficit di bilancio và avanti da almeno un ventennio. Che significa questo? Significa che chi ha amministrato in tutti questi anni lo ha fatto malissimo. Ha sperperato scriteriatamente; io penso che un buon padre di famiglia sa come deve funzionare il proprio bilancio familiare, o no? Certamente si limita ad amministrarlo con parsimonia…
    Dal Suo articolo mi è parso di capire che passerete i cinque anni a tappare i buchi… e tutto quello che avete detto nei comizi (che non ho avuto modo di ascoltare, però ho letto entrambi i progammi) sull’occupazione? Siete stati votati per questo…In questo senso non siete obbligati nei miei confronti perchè io ho scelto di non votare nessuno e forse ho fatto bene, anche se devo dire che mi sentivo più vicino a voi.

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  2. Zia Concetta

    D’accordo con Antonio. Aggiungo che la crisi non è solo finanziaria, è soprattutto morale.

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