Al Santuario del Pettoruto il 100° della nascita di P.Vincenzo Idà, fondatore delle Suore Missionarie del Catechismo.

La Redazione

Padre Vincenzo IdàLe comunità delle Suore di San Marco e del Santuario del Pettoruto invitano a partecipare alla commemorazione del primo 100° della nascita di Padre Vincenzo Idà che si terrà nel Santuario Regionale Basilica Minore Maria Incoronata del Pettoruto in San Sosti (cs), domenica 27 settembre, ore 11.30.
Presenteranno la figura del Padre la Rev.ma Madre Bernardina Perez Hernandez, Superiora Generale delle Suore Missionarie del Catechismo e il Sac. Don Ciro Favaro, pro-rettore del Santuario Maria Incoronata del Pettoruto.
Seguirà la celebrazione Eucaristica presieduta da S.E. Mons. Domenico Crusco.

Per gentile concessione del Comune di Gerocarne, pubblichiamo l’articolo riportato su Gerocarneonline.it riguardante la vita di Padre Vincenzo Idà.

Padre Vincenzo Idà è morto in Messico il giorno 22.9.1984, portandosi dietro un solo rammarico: quello di non avere potuto rivedere la sua amatissima terra di Calabria, ove era nato il 26 aprile 1909 in Gerocarne.
Egli, sin da tenerissima età, fu preso da fervore religioso e decise di servire Cristo, studiando per diventare sacerdote. Ci riuscì il 28 luglio 1935, allorché tale ordinazione gli fu conferita dall’allora Vescovo di Mileto Mons. Paolo Albera. Da quel giorno tutta la sua vita, tutti i suoi palpiti, tutto il suo zelo furono dedicati ai poveri, agli anziani, agli orfani, sviluppando una lunghissima trama d’amore che ebbe il suo bandolo nella sua parrocchia di Anoia Superiore (Reggio Calabria) nel 1937 con l’istituzione ufficiale di «Ali Materne», un noviziato di suore e seminario di vocazioni sacerdotali, dai quali usciranno le menti e le braccia per allargare la trama di amore cristiano con vari ospizi di mendicità e scuole di avviamento al lavoro, le cui tappe sono una conquista territoriale di recupero morale e sociale: Cittanova, Cinquefrondi, Oppido Mamertina, Pizzo, Acquaro, Cosoleto, Staletti e tanti altri in Calabria.
Ma Padre Idà non si ferma, perché avverte la necessità di varcare i confini della sua terra e passa in Puglia, ad Ariccia e Genzano nel Lazio e da qui tocca l’Abruzzo, tappa dopo tappa, con tenacia sorretta dalla sua immensa fede in Cristo e nella collaborazione della Provvidenza che non gli viene meno mai, come accade a quanti sono puri di spirito e di nobili propositi.
Nel 1976 Padre Vincenzo Idà riesce ad «esportare» l’opera sua al di là dell’Atlantico e semina amore, operosità e fervore cristiano ad Oxaca e Camargo nel Messico, ove sarà amato e apprezzato sino al momento della morte.
Il 28 luglio 1985, i molti amici e fedeli che egli contava in Calabria avrebbero voluto festeggiare le sue nozze d’oro col sacerdozio cristiano, una grande occasione per esternare a lui affetto e riconoscenza per l’opera svolta senza pause, senza tentennamenti, in perfetta armonia con la sua convinta predicazione di amore e di riscatto, sacrificando tutto a favore dei bisognosi, come solo i grandi chiamati sanno fare.
Dall’apostolato di questo nobile figlio di Gerocarne, la terra di Calabria ha guadagnato ammirazione e rispetto nel mondo, perché egli ha capito e affrontato il problema dell’emarginazione prima che diventasse «moda» piazzaiola e motivo di vuote accademie oratorie senza apprezzabili o vicini risultati alle viste.
Padre Vincenzo Idà ha capito in umiltà che bisognava rimboccarsi le maniche e lo ha fatto, talché oggi restano a dimostrarlo le pietre miliari del suo lungo, deciso, indefeso cammino a favore del prossimo che soffre.
Personalmente, mi fu caro averlo potuto conoscere un giorno in Ariccia nella sua pienezza e vigoria fisica, colpiti dalla sua semplicità, dalla sua accattivante schiettezza, dalla sua edificante serenità.
Il ricordo di quell’incontro mi affascina ancora ed acuisce in me il rimpianto di sapere che egli non è più fra di noi, accolto in cielo dal padre Celeste nella gloria gratificante dei giusti.
Le sue spoglie mortali, tornate in Italia il 29 settembre scorso, sono state tumulate ad Anoia Superiore per espresso desiderio dell’estinto, ove sono state visitate da folle di fedeli, di amici ed estimatori, i quali gli hanno voluto tributare un commosso atto di reverente omaggio, elevando a Dio una prece per l’anima benedetta di questo grande sacerdote e apostolo di questi nostri tempi bui.
Domenico Condoleo, scrivendo di lui ebbe a dire, molti anni fa:
«Il missionario Idà della Calabria al Messico col fascino della bontà».
Al 501 Hotel di Vibo Valentia il 27 ottobre 1979, un suo concittadino, il dott. Tommaso Cannatelli, in qualità di Presidente del Rotary International, gli volle conferire un premio, consistente in una ricca ed artistica pergamena, elaborata dall’egregio pittore Colombo Achille di Vibo Valentia, tra simboli di questa storica Città, il cui contenuto sintetizzava la vita e l’opera, oltre alla figura morale, di Padre Vincenzo Idà.
Ci piace riportare la motivazione dell’acclamazione in pergamena: «A Vincenzo Idà, che nell’adempimento del suo sacerdozio, mosso dalla fede incrollabile degli umili e dalla forza immensa dei credenti, ha operato aldilà di ogni materiale possibilità, creando isole di sicuro rifugio morale e sociale per i deboli e per gli emarginati, il Rotary International di Vibo Valentia conferisce la medaglia del «Servire al di sopra di sé stessi».

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