Una nobile vocazione

Di Francesco Capalbo

Il 6 luglio pubblicammo un post dal titolo: “Il monsignore con il sigaro” su don Peppino Cauterucci, parroco di San Sosti per oltre quarant’anni. Nella foto utilizzata a corredo dell’articolo, è possibile scorgere anche il vescovo di allora ed altre persone di San Sosti. Essa fu scattata nella zona del Calvario, proprio in prossimità del primo asilo delle suore Piccole Operaie dei Sacri Cuori e ritrae una torma sbalordita, ma ordinata di bambine e bambini ciondolanti, che si tengono per mano e che indossano grembiulini tutti uguali con due strisce verticali od orizzontali. Chiude il gruppo un signore che porta un cappello da antico prevosto: è don Ciccio Malfona. Continua a leggere su www.francescocapalbo.blogspot.com

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Una risposta a “Una nobile vocazione

  1. ANONIMOAILAVORIFORZATI

    ENCOMIABILE IL LAVORO DI RICOSTRUZIONE STORICA DI QUEGLI AVVENIMENTI RISALENTI ALLA FINE DELL’800 ED INDUBBIAMENTE DI GRANDE PREGIO L’ARTICOLO RIPRESO DAL GIORNALE “LA LOTTA”. LA LETTURA DI ESSO CI FA CAPIRE COME LA STORIA DI SAN SOSTI, AL PARI DELLA STORIA DEL MERIDIONE, E’ STATA DETERMINATA DALL’AGIRE DELLE CLASSI NOBILIARI. I NOBILI ERANO COLORO CHE AVEVANO IL POTERE E LO ESERCITAVANO A LORO PIACIMENTO. NELL’ARTICOLO NON SI FA MENZIONE DEI CONTADINI, DEGLI ARTIGIANI, DEI COMMERCIANTI DI TUTTE QUELLE PERSONE CHE ALIMENTAVANO L’ECONOMIA DEL NOSTRO PAESE E CHE DOVEVANO SOTTOSTARE AI CAPRICCI DELLA NOBILTA’. SI FA INVECE MENZIONE DI FAMIGLIE CHE HANNO AVUTO POI NEL CORSO DEGLI ANNI UN POTERE NON SOLO ECONOMICO MA ANCHE POLITICO ED ANZICHE’ MIGLIORARE LE CONDIZIONI DI VITA DEL PAESE HANNO SEMPRE PIU’ PRETESO IL RISPETTO, IL SERVILISMO E L’INCHINO. IN UN ALTRO POST HO DETTO DI COME IN ALTRE ZONE DELLA CALABRIA I NOBILI POSSEDEVANO GRANDI ESTENSIONI DI TERRA, MAGARI TENUTA INCOLTA MENTRE LA POVERA GENTE MORIVA DI FAME. E GIA’ LA GENTE, IL POPOLO DI CUI NON SI PARLA MAI! QUANTI CONTADINI, QUANTI ARTIGIANI, QUANTI COMMERCIANTI A SAN SOSTI SONO MORTI E DI LORO NON SI PERPETUA LA MEMORIA? INVECE DI COSTORO NOBILI CHE ORGANIZZAVANO I PRANZI E LE CENE CON TANTO DI BALLI SFARZOSI, CHE ORGANIZZAVANO LE BATTUTE DI CACCIA CHE VENIVANO SERVITE E RIVERITE SE NE RICORDA SEMPRE IL NOME E IL LORO AGIRE. SPERO CHE IL TITOLO DA TE SCELTO “UNA NOBILE VOCAZIONE” SIA IRONICO, SAPRAI BENISSIMO CHE ALL’EPOCA AVERE UN PRETE IN FAMIGLIA PER UNA FAMIGLIA NOBILE ERA UN VANTO COME DEL RESTO AVERLO CAVALIERE. LA CHIESA, COME BEN SAI NEGLI ANNI HA MANTENUTO INALTERATO IL PROPRIO POTERE E PRESTIGIO MENTRE PER FORTUNA QUEI NOBILI CHE L’ARTICOLO CITA MAN MANO HANNO PERSO IL POTERE ED ANCHE IL PRESTIGIO. SOPRATTUTTO HANNO PERSO IL POTERE CULTURALE CHE DETENEVANO IN MANIERA EVIDENTE. SOLO NELLE NOBILI FAMIGLIE VI DOVEVANO ESSERE LAUREATI, PRETI E CAVALIERI E GLI ALTRI, IL RESTO DELLA POPOLAZIONE? SE AVEVANO LA FORTUNA DI IMPARARE UN MESTIERE SE LA CAVAVANO (PERCHE’ UN DETTO POPOLARE DICE: PRIAVITI, MASTRI E CANI NON MORANU MAI I FAMI) SE INVECE, COME LA MAGGIOR PARTE DELLA GENTE NON AVEVANO QUESTA FORTUNA, ERANO COSTRETTE A COLTIVARE LA TERRA SE L’AVEVANO OPPURE QUELLA DEI NOSTRI SIGNORI.

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