Riceviamo e pubblichiamo: notizia sull’Ascia di San Sosti, Calabria, Italia. (KYNISKOS, 520a.c Occidentale greca,realizzato in Sibari).

Di Vincenzo De Luca (da Milano)

La si dice proveniente dai dintorni di S. Agata d’Esaro, ma in realtà fu scoperta nel 1846 (sei miglia) lontano, sopra una costa montana (600 a 890 metri di quota) fra estesi ruderi, che alcuni cultori di memorie locali attribuivano ad una primitiva S. Agata ed altri chiamavano invece Artemisia, seguendo Gabriele  Barrio nell’identificarvi l’Artemision  menzionato nel fr…  di Ecateo ed alterando il genere del nome sull’assonanza d’un toponimo ancora vivo. L’“ascia” fu per primo disegnata dal Capialbi e pubblicata dal Minervini; nel 1857 si trovava ancora a San Sosti, nel cui territorio era venuta alla luce; fu poi acquistata da Alessandro Castellani, passò con la sua collezione da Napoli a Parigi e di là a Londra nel 1884. Paola Zancari Montuoro – Ricerche intorno a Temesa – “Hera e il Demone” pagina 1.

Ferdinando II (Borbone) con decreto 16-09-1839, disciplinava l’esportazione degli oggetti antichi e d’arte, in maniera molto severa. Vietava lo spostamento di un qualunque oggetto d’interesse storico–artistico dal suo sito di origine. E’ da presumere quindi che l’oggetto (l’ascia) fu acquistato a San Sosti da A. Castellani mediante trattativa privata (possibile solo se lo stesso oggetto non fosse stato dichiarato dall’autorità locale di intersesse storico-artistico). Risulta che il collezionista Castellani avesse a Napoli la sua rappresentanza, e che fosse venuto a conoscenza dell’ascia dal Minervini (segretario perpetuo dell’accademia Pontiana, Bullettino archeologico Napoletano 1853 pagine 137-138). L’ascia presso il museo di Londra, rimaneva famosa per la sua iscrizione arcaica, non sicuramente per la località in cui fu rinvenuta. Fino a quando le nuove approfondite ricerche di P. Z. M. (anni sessanta), intorno ai luoghi in cui fu trovata , portarono ad individuare in quei luoghi (casalini di San Sosti e la gola del Rosa) il demone (nero) di Temesa, visto da Pausania fra varie personificazioni nella pittura di stile arcaico di Olimpia. Ciò rese famosa l’ascia, al grande pubblico relativamente ai luoghi in cui venne ritrovata . Venne in questo periodo, notato, che presso il British Museum, l’attribuzione dell’ascia a San Sosti veniva messa in dubbio dal fatto che veniva descritta come proveniente da Santa Sostis e Campania, errori materiali sicuramente dovuti a trascrizione, ma di fatto non risultava ne San Sosti ne Calabria nella presentazione dell’ascia. Tali errori sono stati corretti soltanto nell’agosto del 2008. Se a questo punto consideriamo come per l’antica Cirillae (Cirella appunto) si vantano origini sibaritiche e dai Casalini di San Sosti proviene, tra altre tracce di insediamento antico, una famosa “ascia” di bronzo iscritta del British Museum, ben si potrà intravedere come il nostro valico (gola del fiume Rosa) possa aver rivestito un’importante funzione in età arcaica, nel quadro delle comunicazioni istmiche tra Sybaris ed il Tirreno.  L.Q. “ I casalini di San Sosti” pagina 23. Gli studiosi moderni che si sono occupati del nostro testo pensano dunque che Kyniskos sia stato un macellaio, o anche un macellaio sacro,cioè un vittimario addetto ai sacrifici che si compivano nel santuario di Hera. Tutti comunque sono d’accordo nel ritenere che l’oggetto bronzeo  generalmente definito come “ascia”, su cui l’epigrafe si trova, rappresenti  lo strumento del suo mestiere. Che Kyniskos sia stato un vittimario e che l’oggetto da lui offerto alla dea alluda a quella sua attività sembra fuor di dubbio. Non è però del tutto esatta la definizione di “ascia” che si suole dare all’oggetto bronzeo. Come P. Z. M. è venuta a dimostrare, si tratta non già di una vera e propria ascia ( fra l’altro essa manca del taglio), ma di un’ascia martello, o anche se si vuole, di un martello doppio. Uno strumento di questo genere serviva evidentemente non a tagliare il corpo della vittima ma piuttosto vibrare sulla sua fronte quel colpo che lo doveva uccidere. M. G. – “La scure- martello da S.Sosti” pagina 50.

Ma uno strumento tipico d’un certo lavoro non può essere offerto alla divinità con i proventi del lavoro stesso se non da chi esercitava quel mestiere e manifesta la sua riconoscenza per la protezione divina, cui deve il successo nell’operare. Il dedicante Kyniskos si dichiara “funzionario speciale”, e come tale doveva essere localmente ben noto ed inconfondibile poiché non aggiunge nemmeno il patronimico; quindi non è un operaio, fabbro o bronzista, ed il dono emblematico della sua attività è rituale. Secondo un uso caro ai Greci dell’età arcaica, l’oggetto stesso parla, quasi fosse dotato di anima e di favella. L’oggetto dunque afferma di essere sacro a Hera, cioè di appartenerle, in quanto un tale Kyniskos lo ha offerto alla dea come decima dei suoi guadagni. Hera come “quella in pianura” come desiderio di legare per sempre l’ex voto al santuario cui  si era inteso di donarlo. M. G. – “La scure martello da S. Sosti” pagina 49.

Vincenzo De Luca

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5 risposte a “Riceviamo e pubblichiamo: notizia sull’Ascia di San Sosti, Calabria, Italia. (KYNISKOS, 520a.c Occidentale greca,realizzato in Sibari).

  1. Caro Vincenzo, non posso che nuovamente elogiare la tua persona, su quello che scrivi e sulle notizie che dai; è certo, che in questo nostro paese che sembra più dirigersi alla deriva, sapere che esistano persone come te, che tengono alle loro tradizioni, ai loro luoghi di infanzia, pur vivendo fuori, fa splendere una piccola luce nel buio sansostese. Grazie Vincenzo e soprattutto grazie per quello che fai anche per la nostra cultura e la nostra immagine all’esterno. A presto

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  2. Un pessimista

    La presunzione è una brutta bestia! Ecco un altro esperto in materia. Come potrebbe un meccanico prescivere medicine ad un ammalato?
    Ache io leggo ma non mi fossilizzo a leggere solo quello che più mi fa comodo. Mi piace confrontare più versioni. Caro Sig. De Luca le posso dire che quello che lei ripete in continuazione sono teorie campate in aria scritte anni fa, le ricerche, nel frattempo sono andate avanti. Ho avuto modo di leggere testi accademici e le assicuro che è il contrario di quanto lei afferma sull’identità dell’offerente, sulla funzione dell’oggetto e quant’altro. Vogliamo mettere in dubbio anche questo sarebbe come dire che la penicilina non guarisce dalle infezioni.
    Sull’identificazione di Temesa è ormai notizia certa che è stata individuata nei pressi di Amantea, notizia di Rai Tre e che tutt’ora ci sono scavi in corso.
    Mi meraviglio solo del fatto che gli esperti archeologi non abbiano fatto chiarimento al suo articolo. Spero lo facciano al più presto, sicuramente argomenteranno molto meglio di me, semplice appassionato come lei.

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  3. vincenzo de luca

    Consiglio al sig.” pessimista”, che legge i testi universitari, prima di esprimere giudizi ,di leggere con attenzione il testo, e noterà che Vincenzo De luca non fa altro che riportare le “tesi” di archeologi e di esperti in traduzioni di epigrafi della Magna Grecia, i quali fanno di San Sosti un centro archeologico e culturale risalente al periodo Magno Greco . Che Temesa corrisponda ai Casalini lo dice la Profssa. Zancani, non Vincenzo De Luca. Che San Sosti, come ben saprà il “dotto” pessimista, dagli studi effettuati dal Prof. D. Marino e F.C. Papparella, in “Ricerche archeologiche su Pollino Sud-Occidentale . Prime considerazioni sulle campagne di scavo 2004 nella chiesa del Carmine e nel Castello della Rocca di San Sosti” ha testimonianze protostoriche fino all’età medievale .Il testo integrale si può trovare sul sito internet http://www.fastionline.org . Il sig. pessimista devo dedurre non è di San Sosti,oppure appartiene alla categoria di paesani che dicono “ è meglio che le tradizioni e la cultura non hanno nessun valore per il paese “ c’è da esserne fieri.

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  4. Un pessimista

    Sig. De Luca, ho avuto copia di alcune pubblicazioni a cura degli archeologi Marino e Papparella dal Dott. Martucci, che ha partecipato proprio a quello scavo nella chiesa del Carmine di cui lei parla e mi creda non sta scritto da nessuna parte che Temesa è ai Casalini. Durante lo scavo è stato scoperto che San Sosti ha origini greche. il Dot.. Martucci mi ha fatto capire che dove adesso nasce San Sosti prima c’era un abitato greco.
    Parlando con il Dott. Martucci, io sostenevo come lei che ai Casalini ci fosse una città greca, quasi mi rideva in faccia e mi spiegò che ci ha scavato per ben due anni con la sua Università. Tutto quello che si vede è di età bizantina, punto.
    Dallo scavo sono venuti alla luce reperti preistorici, ma non greci. Vogliamo contestare anche questo?
    Ha letto la sua tesi di laurea pubblicatagli dalla Provincia? Io ne ho avuto una copia. E’ tutto spiegato lì. Non è la solita pubblicazione a carattere amatoriale, sono i risultati di ricerche fatte con docenti universitari. Se poi vogliamo sostenere che i docenti universitari non ci capiscono niente e noi siamo menti eccelse…beh! allora ci dobbiamo preoccupare perchè abbiamo dei problemi seri…sarebbe come insegnare ad un chirurgo come si fa un intervento.
    Come vede, anche a San Sosti c’è gente UMILE che legge e si AGGIORNA!
    Per ritornare all’argomento, ho letto anche le pubblicazioni di Montuoro e ho capito che fa una serie di supposizioni personali.
    Se mi posso permettere, le vorrei consigliare di comperare Viaggio nel Tempo, in vendita nelle edicole a San Sosti, apprenderà molte cose nuove in proposito, compresi gli esiti degli scavi nella chiesa del Carmine, ai Casalini ed al Castello della Rocca. Si cresce culturalmente solo con il confronto e non sostendeno ad ogni costo le proprie tesi, negando evidenze schiaccianti.
    Lei non può dire a me che sono un paesanotto “mangia, vivi e fricatinni”, non glielo consento, penso di essere più anziano di lei, ho insegnato nelle scuole per 35 anni, ciò nonostante sono molto vicino ai ragazzi del museo e non mi vergongo affato ad ammettere che da loro ho appreso molte cose ed ho cambiato idea su altre. Ha avuto modo, ad esempio, di Ascoltare Antonio Cozzitorto, il figlio di Franco il meccanico, per intenderci? Avrà una ventina di anni, ma ha un modo di spiegare l’archeologia che non ha nulla da invidiare ai grandi nomi che vediamo in TV.
    Questo è il potenziale che abbiamo a San Sosti, ma gente incolta e arrogante non lo prende nemmeno in considerazione, quest’ultimo pensiero non è rivolto a lei.
    Per concludere le dico che io vado fiero di questi ragazzi e di altri come loro che operano per la crescita del proprio paese.

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  5. vincenzo de luca

    Bronze axe-head Un’ascia di bronzo testa Western Greek, made in Sybaris in Calabria, about 520 BC Occidentale greca, realizzato in Sibari in Calabria, circa 520 aC
    From San Sosti, Calabria, Italy Da San Sosti, Calabria, Italia

    An axe dedicated by a butcher Un’ascia dedicato da un macellaio
    This elaborate bronxe axe-head, decorated with palmettes and volutes, was clearly not intended for everyday use. Questa ascia elaborati bronxe testa, decorata con palmette e volute, non era chiaramente destinato per l’uso quotidiano. Axes sometimes had ceremonial uses, and could be carried like sceptres, their symbolism deriving from their use in killing animals for sacrifice. The Greek inscription on the side of this axe makes its special nature clear. Assi a volte aveva usi cerimoniali, e potranno essere realizzati come scettri, il loro simbolismo derivanti dal loro uso a uccidere gli animali per il sacrificio. L’iscrizione greca sul lato di questo asse fa la sua natura speciale chiaro. It translates: ‘I am the sacred property of Hera-in-the-plain: Kyniskos the butcher dedicated me, a tithe from his works’. Si traduce: ‘Io sono la proprietà sacra di Hera-in-the-plain: Kyniskos il macellaio dedicato a me, una decima dalle sue opere’.

    We do not know the location of the sanctuary of Hera-in-the-plain. Non sappiamo la posizione del santuario di Hera-in-the-pianura. However, the inscription does evoke this individual from the ancient world: we know his name, his occupation, and something of his mentality. Tuttavia, l’iscrizione non evocare questo individuo dal mondo antico: noi sappiamo il suo nome, la sua occupazione, e qualcosa della sua mentalità. He obviously felt that he should thank the gods for his prosperity, and perhaps also that his wealth might continue if he shared it with them. Egli evidentemente sentiva che doveva ringraziare gli dèi per la sua prosperità, e forse anche che la sua ricchezza.

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