«Io nacqui a debellar tre mali estremi: tirannide, sofismi, ipocrisia.» – Tommaso Campanella. C’era una volta Smindirìde…

Di Guglielmo Cordasco
Direttore ospedale S. Marco Arg.

Quando la nera striscia d’asfalto dell’autostrada  arranca sul Pollino lasciando il golfo di Taranto e la  piana di Sibari che ne è parte centrale come l’orchestra in un  teatro greco, di fronte a questo proscenio naturale persino  il moderno  e frettoloso viaggiatore si ricorda di  quanto  scrisse  il numismatico e archeologo parigino Francois Lenormant (1837-1883):

“ Non credo che esista in nessuna parte del mondo qualcosa di più bello della pianura ove fu Sibari. Vi è riunita ogni bellezza in una volta: la ridente verzura dei dintorni di Napoli, la vastità dei più maestosi paesaggi alpestri, il sole ed il mare della Grecia “.

E ancora Lenormant nel volume “ La Grande Grèce ” : “Il certo è che i Sibariti usavano della loro ricchezza per mantenere un lusso inaudito, ben più conforme alle abitudini dell’Asia, che a quelle della Grecia. Non vi era – si racconta – nessuna casa benestante presso di loro, che non avesse i suoi nani ed i suoi piccoli cani di Malta, comperati a gran prezzo. L’uso di Sibari era di far portare ai bambini, sino alla pubertà, delle vesti di porpora e una ricca benda d’oro ai capelli”.

Il  geografo greco Strabone (vissuto forse tra il 58 e il 21 a.C. ) racconta che Sibari , fondata dai coloni greci tra i fiumi Crati e Coscile nel 700 circa a.C., era straordinariamente ricca ed i suoi abitanti vivevamo in maniera lussuosa e raffinata, insomma per l’ epoca una capitale del “ bon ton “.

Persino Seneca si occupa nel “De Ira” di un personaggio mitico della ricca Sibari: l’opulentissimo Smindirìde, uomo giunto al massimo grado dello sfarzo.

È evidente quindi che l’aggettivo figurativo sibarita, secondo il dizionario De Mauro, sta a significare “chi è particolarmente amante del lusso e dei piaceri raffinati “.
La nostra regione ha dunque  raffinatissimi  antenati, il cui nome (come aggettivo) è sinonimo di lusso, raffinatezza, gusto.
Anche se,  per onore della verità,  non può tacersi come il già citato  Lenormant lamenti l’estrema sporcizia di un albergo di Vibo Valentia nel quale, chiedendo il cambio delle lenzuola, si sentì rispondere che vi avevano dormito solo due viaggiatori e quindi potevano senz’altro considerarsi pulite!

Il prof. Mario Iazzolino ha scritto un bellissimo saggio “Viaggiatori stranieri e la Calabria”  : per noi calabresi lettura commovente e insieme suscitatrice di rabbia pensando al tempo, misurabile in secoli, vanamente trascorso , per le occasioni gettate nel pozzo dell’incapacità , per le scelte politiche ad oggi  fallimentari se non truffaldine .
Mi ha colpito particolarmente uno dei “viaggiatori” citati da Iazzolino ,  Sir Henry Swinburne che scrive “ I baroni sono in genere molto lontani dal considerarsi i protettori, padri politici dei loro vassalli “ .
Basta sostituire i baroni latifondisti di ieri con i politici arrivisti di oggi e i vassalli di ieri con i  cittadini di oggi per trovare , dopo quasi due secoli, il gentiluomo inglese straordinariamente attuale .

E ancora lo stesso Swinburne  : “ Se il governo fosse più sollecito del bene generale che degli interessi particolari; se la giustizia fosse amministrata con maggiore onestà e imparzialità…; se le tasse fossero più equamente e giudiziosamente imposte e più benevolmente esatte; se il villano schiacciato dalla miseria avesse un rifugio dove cercare asilo nel giorno dell’oppressione, queste fertili campagne potrebbero sollevarsi dal presente stato di desolazione, e ricche, fiorenti città potrebbero risorgere lungo le spiagge oggi deserte “ .

Potremmo “consolarci” leggendo le audaci considerazioni  che nel 1936 il generale Enrico Caviglia (1862-1945) , vincitore di Vittorio Veneto, battaglia che segna la fine della Prima guerra mondiale, Maresciallo d’Italia e Collare dell’Annunziata, scrive nel suo diario: “Gli italiani sono come l’ambra : più li freghi, più si elettrizzano. Però basta un piccolo contatto per scaricarli. Allora sono di nuovo pronti per essere fregati». E nell’anno della conquista dell’impero e del massimo consenso per il fascismo, parlando di Mussolini : uno che «pela gli italiani come polli, ed essi ne sembrano contenti».

È quindi un male italiano avere una classe politica “distratta” e non solo un atavico destino calabro, sino  ad oggi immodificabile, come rassegnatamente crediamo ?
Anche se fosse così, è amarissima consolazione che non offre nessuno spiraglio alla speranza per una regione che ne ha necessità ancor più che del pane quotidiano.

Ecco perché dobbiamo guardare all’oggi attraverso il filtro della realtà passata e alla sua scia di secoli trascorsi inutilmente .

Non si può accettare la pur fascinosa ideologia di  Tomasi di Lampedusa,  riassunta e semplificata, come scriveva Pampaloni, nella terza parte de Il Gattopardo — «senza vento l’aria sarebbe stata uno stagno putrido, ma anche le ventate risanatrici trascinavano con sé tante porcherie» —, nel discorso di Tancredi e nella sua celebre frase che descrive la situazione storica della Sicilia del 1860: «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi». Infine, in riferimento alla concezione di Lampedusa della storia umana, vale l’espressione di don Fabrizio: «e dopo sarà diverso, ma peggiore».

Tutto ciò,  tragicamente bello  nello splendido romanzo,   è solo tragedia e morte sociale se si trasforma in credo politico regionale o nazionale .

Pensiamo invece che per troppi anni, per troppi secoli, la Calabria, la Magna Graecia della raffinata Sibari,  si è abbrutita nella quotidianità del bisogno .

E noi, odierni miseri eredi dei Sibariti, viviamo in luoghi  dove trionfa solo la sciatteria, i cui sinonimi sono: incuria, infingardaggine,poltronaggine, disamore, disattenzione, disinteresse, negligenza, noncuranza, trasandatezza, trascuratezza ma anche menefreghismo, disimpegno, disordine, indolenza .

Tutto il contrario di accuratezza, amore, applicazione, attenzione, diligenza, disciplina, finezza, impegno, precisione, premura, ricercatezza, studio .

Basta fare un breve giro in una qualsiasi località della regione per osservare lo sciatto: scuole,  ospedali, municipi, strade, giardini, monti, mare, città, uffici pubblici …
E spesso, troppo spesso purtroppo, ancor più sciatti degli edifici e degli arredi sono coloro che vi operano.
Ovunque è prolifera l’arte dell’arrangiarsi, ovunque si percepisce la mancanza di progetti, idealità, obiettivi anche a breve e medio termine.
Siamo abituati e rassegnati a vivere nella bruttura, la sporcizia sommerge  strade e intere città; straziante è lo spettacolo di quei poveri cani randagi, vittime del disumano abbandono e indicati alla pubblica infamia come pericoli pubblici.
Desolante è lo spettacolo dei manifesti elettorali appiccicati dappertutto, nessuno dei “candidati” ha rifiutato lo sconcio consentito dalla sciatteria comunale.

E allora perché non fare una proposta capace di far ritrovare ad ognuno l’orgoglio per la propria terra, con la secolare cultura e le raffinate origini: opponiamoci alla sciatteria in ogni sua manifestazione, cominciamo con la nostra  casa, il condominio, l’ufficio.

Uno dei più grandi pensatori mai esistiti, il frate calabrese Tommaso Campanella subì per decenni atroci torture corporali e umiliazioni continue nello spirito, ma, in un’epoca che descrisse a fosche tinte,  si propose di indicare le vie provvidenziali per ritornare alla felice età dell’oro .

Per il suo pensiero frate Tommaso è ritenuto un vero “rivoluzionario”, una sorta di “profeta disarmato” come il mondo odierno ama definire chi abbatte (o almeno prova a farlo)  i regimi con la sola forza delle idee: da lui prendiamo esempio e iniziamo la nostra rivoluzione contro la sciatteria: avremo una speranza di riscatto ma anche l’unica certezza di un futuro per i nostri figli.

Guglielmo Cordasco

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3 risposte a “«Io nacqui a debellar tre mali estremi: tirannide, sofismi, ipocrisia.» – Tommaso Campanella. C’era una volta Smindirìde…

  1. Tremila anni fa eravamo fra le terre più sviluppate del pianeta . Qui da noi si parlava di Filosofia e si praticavano le belle arti che ingentilivano gli animi, gli uomini che vivevano nella Magna Grecia comandavano il mondo allora conosciuto. Nello stesso tempo, nel resto del pianeta, si viveva nelle palafitte, si mangiava carne cruda, si viveva per sopravvivere. Qui da noi si mangiava in modo raffinato, si coltivavano piantagioni molto pregiate ed esisteva il commercio e lo scambio di risorse primarie fra le colonie. Dalla Valle dell’Esaro, e quindi dalla Valle del Crati, passarono oggetti di inestimato valore. Dopo tremila anni, la situazione si è ribaltata. Siamo fra le terre meno sviluppate d’Europa. Non comandiamo più e non contiamo più nulla! Siamo indietro di almeno 300 anni e chi è di San Marco Argentano potrà capirlo benissimo, solo oggi, dopo 300 anni dalla rivoluzione industriale, sono arrivate le prime industrie. Che dire della ferrovie e dei trasporti. L’alta velocità, e quindi Frecciarossa, si ferma a Salerno! Anche il governo ci ha abbandonato, le istituzioni non ci aiutano. Lei ha centrato bene il problema, quello sociale, ma da soli non penso che possiamo far rinascere l’orgoglio della nostra terra!!

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  2. Must be positive…ripartire progettualizzando, l’idea e’ buona… armate le menti!

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  3. vincenzo de luca

    ACCORGIMENTO A TUTTE LE NAZIONI. Abitator del mondo,al Senno Primo volgete gli occhi,e voi vedrete quanto tirannia brutta, che veste il bel manto di nobiltà e valor, vi mette all’imo. Mirate poi d’ipocrisia, che primo fu divin culto, e santità con spanto,l’insidie; e di sofismi poi l’incanto,contrari al Senno,ch’io tanto sublimo. Contra sofisti Socrate sagace,contra tiranni venne Caton giusto, contra ipocriti CRISTO,eterea face. Ma scoprir l’empio, il falsario e l’ingiusto non basta, né al minor correre audace,se tutti al Senno non rendiamo il gusto. Da METAPHYSICA 1590. (Tornato nella natia regione il Campanella si rende conto di come le calamità naturali ,le incursioni dei pirati turchi , la superstizione popolare per l’imminente fine del secolo e il malgoverno degli Spagnoli abbiano esasperato la popolazione. Il clima è adatto per una rivolta così, con alcuni compagni e discepoli ,organizza una congiura per rovesciare il dominio dei feudatari e del clero e per instaurare una repubblica comunista e naturalistica che riporti felicità e abbondanza per tutti. Davide Scala).

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