Considerazioni sull’epigrafe in alfabeto Acheo dell’ascia di Kyniskos

Di Vincenzo De Luca

Tratto dall’articolo di Margherita Guarducci.

L’epigrafe dal 1853 in poi, cioè, da quando Giulio Minervini la pubblicò per la prima volta nel Bollettino archeologico napoletano (1852-53 pp 137-139) è stata più volte presa in esame dagli studiosi. L’ultima a trattarne è stata, ch’io sappia, Lilian H.Jeffery nel suo volume The Local Sripts of Archaic Greece (Oxford 1961 pp 252 s., 260 n.8 tav 50) sulle iscrizioni greche arcaiche.  Ed ancora E. Schwyzer, Dialectorum Graecarum exempla epigraphica potoria, Lipsiae, 1923, n.437. Le nuove e approfondite ricerche di Paola Zancani, intorno alla località in cui l’oggetto fu rinvenuto e intorno alla destinazione e ai caratteri dell’oggetto stesso, m’inducono ora ad accogliere l’invito della mia amica e a guardare con rinnovata attenzione l’importante documento. Redatto in dialetto dorico e in alfabeto acheo, esso suona cosi:

<Sono sacro di Hera, quella in pianura. Kyniskos  mi dedicò, lo ortamos,come decima dei (suoi) lavori>. Ho semplicemente traslitterato, per ora, la parola più discutibile e più discussa, ortamo, riservandomi  di tornarci sopra per definirne il significato.  La nostra epigrafe viene generalmente datata al VI secolo a.C. La Jeffery, la quale di solito predilige le datazioni il più possibile basse, indica in questo caso – con un punto interrogativo – l’ultimo quarto del secolo :525-500?. In realtà, anche a mio giudizio, il VI secolo è una datazione  conveniente:  non si può certo né risalire  al VII né al V. Ma forse è possibile precisare un po’ meglio. Le possibilità sono riposte, nel nostro caso, nell’esame approfondito dei caratteri epigrafici. E’ vero che il criterio paleografico dev’essere sempre accompagnato da una certa riserva, ma qui siamo favoriti dal poter disporre, oggi, di un numero abbastanza cospicuo di epigrafi arcaiche redatte in alfabeto acheo. Nell’esaminare i caratteri epigrafici della dedica di Kyniskos, terrò presenti  soprattutto altri sei testi, di cui tre appartengono al territorio sibarita, due a Posidonia  colonia di Sibari, uno a Crotone. Il verbo co¢pteiu suscita infatti nella nostra mente un concetto che non è quello di <tagliare>, bensì quello  di <colpire violentemente>. Si ricordi, a questo proposito, la spiegazione che di co¢ptw dà il Frisk ( H. Frisk Grie. Etym. Wort. S.v. co¢ptw), nel suo dizionario etimologico: <stossen, schlagen, hanen, hammern> ecc. ; dove è particolarmente  interessante lo <hammern> (= martellare). La preposizion cata¢ che precede il co¢pteiu aggiunge il concetto di movimento dall’alto verso il basso, così che, spiegando a¢rtameiu come  catacopteiu, Eschilo viene a dare ad  a¢rtameu. Il significato di <abbattere con un violento colpo>. La voce ortaamo   potrebbe dunque riferirsi – nella nostra epigrafe – all’atto iniziale e principale del sacrificio e comunque dell’uccisione di una bestia: quell’atto appunto al quale ci riconduce il martello bronzeo dedicato da Kyniskos. Poiché il più antico esempio del termine ortamo compare, almeno per ora, nella nostra epigrafe, non si può escludere che la parola abbia espresso in origine soltanto l’azione dell’infliggere alla bestia il colpo mortale  e che in seguito si sia estesa anche al taglio cruento della carne e perfino al mestiere del cuoco, nelle cui mansioni il taglio della carne occupa ovviamente una parte notevole. Tornando a Kyniskos, è incerto se egli sia stato un vittimario per così dire profano che soltanto all’occasione prestasse l’opera sua nei santuari e in particolare nel santuario di Hera, oppure se già esistesse nella sua città, come più tardi esisteva altrove, la carica  ufficiale di vittimario sacro ( Ju¢th). L’eleganza dell’ex voto di Kyniskos ci dice comunque che l’opera sua era abbastanza redditizia e la sua decisione di offrire il proprio dono al santuario di Hera <nella pianura> dimostra che dei luoghi sacri dell’antica città questo era probamente il più insigne.

Di Margherita Guarducci

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Una risposta a “Considerazioni sull’epigrafe in alfabeto Acheo dell’ascia di Kyniskos

  1. Con enorme tristezza noto che quando si parla di cazzate paesane tutti rispondono ed ognuno si sente sindaco, presidente del consiglio o allenatore della nazionale, ma quando si tratta della nostra storia dove l’ignoranza è quasi totale nessuno osa pronunciarsi per non sfigurare.
    Dal basso della mia ignoranza posso solo dirti grazie per la divulgazione della conoscenza che regali a tutti noi, per la quale sicuramente hai dovuto sostenere un costo e sacrifici, ti abbraccio e continua a renderci dotti di ogni conoscenza, segno di una grande intelligenza della quale San Sosti ha BISOGNO.
    Vincenzo Raimondi.

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