San Sosti all’avanguardia della musica popolare

Di Mario Sirimarco

San Sosti vanta una tradizione musicale popolare di notevole rilevanza culturale e di straordinaria ricchezza di percorsi tematici (dal filone religioso legato alla devozione alla Madonna del Pettoruto e ai riti della Settimana Santa, a quello dei canti di amore e di nostalgia per la propria terra, a quello ludico-carnevalesco, a quello più d’autore, sintetizzato dalla istrionica figura di Francesco Marasco … manca solo il filone più politico e di protesta sociale che pure è molto presente nella canzone popolare in genere).
Questa tradizione “sansostese” si inserisce a pieno titolo nel più generale contesto della musica popolare calabrese che, anche se meno conosciuta rispetto a quella napoletana o salentina, rappresenta un terreno molto fertile come dimostra, per esempio, l’interesse di Eugenio Bennato, la cui poetica è alla base dell’attività di un gruppo interessante come i “Zona Briganti” (al quale partecipa Francesco Martucci, figlio di Claudia Ferrari, una delle voci più belle di San Sosti).
Per rendersi conto della portata della musica popolare calabrese basta ricordare, negli anni passati, la straordinaria esperienza del Collettivo Dedalus con un disco capolavoro (certamente il lavoro più importante di ricerca musicale regionale) dal titolo “La terra delle ginestre” e, in anni più recenti, Peppino Voltarelli e il “Parto delle nuvole pesanti” che hanno avuto (ed hanno anche se le loro strade si sono separate) il merito di riprendere la nostra tradizione musicale, di presentarla in chiave moderna e di farla conoscere fuori dalla nostra regione. Ma anche altri gruppi hanno dato e danno un contributo di originalità e vivacità (Mattanza, QuartAumentata, Re Niliu, Ciroma).
Mi piace ricordare che San Sosti è ancora proficuamente impegnata in questo percorso musicale, che non è meramente nostalgico o archeologico, ma rappresenta, nel mondo globale e culturalmente uniformato, una proiezione verso il futuro, la musica popolare è la musica del futuro. C’è certamente la meritoria attività di ricerca musicale che ha portato all’esperienza dei gruppi folkloristici; c’è, su un piano diverso, il suggestivo esperimento del gruppo “Balanòo” che si propone una rielaborazione “creativa” dei temi musicali popolari del Sud (ma forse di tutti i Sud del mondo), una contaminazione/ibridazione di suoni, di strumenti e di atmosfere.
Il gruppo (composto da numerosi sansostesi, dai “veterani” Luigi Calonico, Pasquale Ranuio, Dino Gallo che hanno mangiato tutta la vita pane e musica, al giovane e promettente Stefano Saetta, da Luigi Sirimarco, Francesca Ranuio e Angela Reale oltre a Luigi Stabile e a Carlo Pellicano) dovrebbe, a breve, pubblicare un primo Cd che siamo ansiosi di ascoltare.
Mario Sirimarco
sansosti.blogspot.com
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3 risposte a “San Sosti all’avanguardia della musica popolare

  1. Francesco Marchianò

    San Sosti cela aspetti storici e sociali inediti che vanno riscoperti e valorizzati. Nella nostra zona vive e lavora un valido ricercatore dell’Università di Bologna, che collabora anche con altri atenei, che potrebbe un contributo alla ricerca. Si tratta del musicologo di Terranova da Sibari prof. Enzo La Vena che ha condotto studi e ricerche sulla musica e i canti sacri e profani degli Albanesi d’Italia. Nell’accomiatarmi porgo i miei auguri al gruppo Balanòo.
    Francesco Marchianò

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  2. X MArio Sirimarco

    Certamente di elevato pregio il tuo articolo, ma vorrei poter esprimere la mia opinione a proposito dei gruppi citati. Mancano i Sabatum Quarted, attualmente a mio parere il migliore rispetto agli altri, senza nulla togliere a nessun altro, soprattutto ai veterani citati ai quali vanno i miei complimenti. A proposito della ZONA BRIGANTI penso che ormai siano scomparsi e che il loro momentaneo successo sia stato legato al fatto che come garante e soprattutto come immagine portavano il Pesante Nome Di Eugenio Bennato.
    Ma da quando l’anima del gruppo, quindi la voce, è andata via di tale gruppo non è rimasta traccia. Solo Una povera Illusione

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  3. Mi fà piacere leggere questo articolo e vedere che lo scopo di tutti noi , gruppi…persone…associazioni, è quello di far conoscere al mondo la nostra tradizione musicale e culturale.

    un caloroso abbraccio
    Domenico Macrì

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