Le ultime di Massimo Gramellini.

Di Fedaino2 per il G.I.

Fonte: La Stampa

9/6/2010
Peppino l’assassino

Ferve il dibattito sull’Unità d’Italia. Dopo aver letto l’affascinante rilettura di Cota (Cavour era un federalista che voleva annettersi Cernusco sul Naviglio, ma le camicie rosse lo costrinsero a prendere Catanzaro), mi sono accostato con curiosità all’intervista in cui il sottosegretario Gianfranco Miccichè ha esposto a Siciliaoggi i risultati dei suoi studi sull’invasore Peppino Garibaldi. Il giovane eroe non fugge dall’Italia dopo una fallita sollevazione mazziniana, ma inseguito da un’accusa di omicidio. Arrivato in «un Paese sudamericano» (che il Miccichè non nomina in ossequio alla nuova legge: le indagini sono ancora in corso) il serial killer Peppino ammazza di nuovo, ruba e gli tagliano un orecchio: ecco perché portava i capelli lunghi. Tornando in patria, strangola Anita nei pressi di Hammamet, poi dice che è morta di malattia. E’ fatto così. E’ un massacratore che in Sicilia fa uccidere i bambini. Gli eroismi che gli vengono attribuiti sono opera di una riscrittura della storia, realizzata da quattro romanzieri coordinati da Alessandro Dumas.
Ho meditato a lungo le rivelazioni di Dan Brown Miccichè, per poi confrontarle con quelle di un rivale di Garibaldi, il conte Cavour, che di lui lasciò scritto: «E’ un galantuomo, ha fatto vedere al mondo che anche gli italiani sanno combattere». Sarò fazioso, ma fra i due statisti antigaribaldini, Miccichè e Cavour, tenderei a fidarmi di Cavour. Se non altro perché, essendo un contemporaneo, non poteva farsi circuire come noi dalle invenzioni di Dumas e dei suoi romanzieri (non erano moschettieri?)

 

10/6/2010
Madame Costituzione

Per dirottare la rabbia dei clienti su un capro espiatorio in carne e ossa, i Grandi Magazzini dei romanzi di Pennac avevano ingaggiato Monsieur Malaussène: sua era sempre la colpa dei guasti, degli imprevisti, dei disservizi. Le aziende vere lo hanno imitato, inventandosi i call center: sfogatoi della nostra impotenza a ottocento euro al mese. Anche Berlusconi era in cerca di un Malaussène, di un call center contro il quale scaricare la sua rabbia. E l’ha trovato. Conoscendo i suoi gusti, non poteva che essere una femmina. Madame Costituzione. Dopo la scomparsa dei genitori, Catto e Comunista, la signora si è data un solo scopo nella vita: mettere i bastoni fra le ruote al rivoluzionario di Arcore, che anche ieri si è definito «un imprenditore provvisoriamente prestato alla politica»: da sedici anni, perché in Italia nulla è più definitivo del provvisorio.

Lui vuole fare il capufficio della libertà? E lei gli ricorda che il presidente del Consiglio è un ministro come gli altri. Lui vuole ridurre – per il nostro bene – i poteri di giudici e giornalisti? E lei, pedante: non si può, non si può. Lasciami almeno sgravare le imprese da «lacci e lacciuoli», la implora. Niente, non gli concede nemmeno quello: Madame è una radical-chic d’altri tempi, una specie di Camilla Cederna in formato cartaceo. Nel corso della sua esistenza eroica Berlusconi ha combattuto e vinto contro tanti nemici, ma si trattava di esseri umani. Cosa può fare, persino un semidivino come lui, contro questa Piovra immateriale che si nutre di regole fatte della stessa sostanza degli incubi?

 

11/6/2010
Intercettazioni

Buongiorno e Jena escono oggi in bianco per abituarsi a quando la legge sulle intercettazioni impedirà loro di affrontare gli argomenti che nutrono da sempre i corsivi di satira e di costume

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