ERA in “pianura”.

Di Vincenzo De Luca

Santuario dedicato ad ERA in “pianura”. Era in pianura per distinguere questa sede da quella “urbana”, di cui si hanno molte fonti letterarie (Phylarc.ap Athen 12,512 ; Heracl. Pont .Athen 12, 521). L’ascia rituale con iscrizione votiva, 560 a. C. (P.G. Carratelli, in “ I Greci d’occidente” ) di San Sosti, “Sono sacra di Era, QUELLA IN PIANURA, Kyniskos mi dedicò, lo ortamos ( il funzionario speciale ),come decima dei (suoi) lavori”, con traduzione di M. Guarducci, individua un Temenos, ovvero un luogo sacro appartenente al santuario della dea e la sua recinzione ai confini della Chora (zona coltivata, che indicava il territorio agricolo della città di Sibari 720-510 a.C.), quindi fuori dalla città. Plutarco, attribuisce l’epiteto Leucadia ad Era di Sibari, per distinguerla da quella della città che è accettata e fatto risalire a qualche omonimo (sulla montagna, sulla collina) locale. Di Era fuori le mura si può leggere anche da un passo di Stefano di Bisanzio, l’autore riferisce dell’empia azione compiuta da un Sibarita il quale, “in pianura”, nella campagna, frustava un suo schiavo e non smise di farlo neanche dopo che questo si rifugiò presso l’altare di Era; smise di farlo solo quando lo schiavo si rifugiò presso la tomba del padre. Sappiamo che la sepoltura del vecchio padrone non poteva avvenire nell’interno della città, lo vietavano le norme urbanistiche di Sibari. Pertanto si deduce che l’altare della dea fosse in campagna. Si ricava ancora che il santuario potesse essere frequentato da schiavi e sembra offrire loro, se perseguitati o fuggitivi, una qualche forma di immunità.

Altre fonti riferiscono di Era, nei suoi altari, nel Pantheon della città achea, come rifugio di cittadini o stranieri perseguitati: la loro violazione avrebbe provocato l’ira della dea e quindi la rovina della città stessa. Ateneo racconta gli eventi che precedettero la distruzione della città, attribuendo ai fatti raccontati da Filarco ed Eraclide Ponetico che la dea si sdegnò quando i Sibariti uccisero 30 ambasciatori Crotoniani rifugiatesi nel tempio. I Sibariti uccisero i sostenitori del tiranno Teli, che per salvarsi si rifugiarono sugli altari della dea. Anche il tempio urbano, quindi, godeva di un diritto di tutela dei supplicanti, diritto derivante dalla sacralità del luogo e che nel Temenos ad Era “in pianura” sembra esteso anche ai fedeli di origine servile. Non si sa con certezza dell’istituto della “manomissione sacra” (gli schiavi venivano sciolti, liberati) nel tempio; come risulta che avvenisse nel santuario di Era Lacinia a Crotone. Avveniva lo stesso anche nei santuari extramurari? Lo status di fedeli e i benefici ad essi offerti, fanno luce su quello che doveva essere nei santuari della pianura l’incontro tra greci e indigeni di condizione subalterna (barbari, nel senso che parlavano un’altra lingua). Il santuario cui fa riferimento l’ascia di San Sosti, poteva marcare i confini con la città e dimostra l’importanza dei centri religiosi ai fini dell’occupazione del territorio, come esempio il diritto d’asilo, poteva indicare, oltre ai confini della città (Sibari), anche, benissimo la via istmica verso il Tirreno (Lao o Scidro).

Sono stati consultati testi di R. Lucca

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