UN MONTEPULCIANO CON PIO IX

Di Cesare De Rosis

E’ in corso di stampa un volume sull’Unità d’Italia sotto la microstoria del nostro territorio e il suo hinterland dal titolo: “Spezzano Albanese per l’Unità d’Italia”.  A questo volumetto, che va a colmare – grazie al contributo di Francesco Marchianò – un vuoto della nostra storia locale, ho dato un modestissimo contributo curandone gli aspetti introduttivi a mò di prefazione senza sviluppare, per ragioni di spazio in primis, alcune note che mi stavano a cuore. Essendo, poi, un lavoro d’equipe sarebbe stato di poco gusto caratterizzare l’elaborato con idee non da tutti condivise. Ad aiutare questa mia breve riflessione viene incontro un una lettera pubblicata sul quotidiano “Avvenire” il 19 settembre 2010 a firma di Simone Baroncia.

Ricorrono i 140 anni della “presa di Roma”. E’ vero che la Breccia di Porta Pia, come con orgoglio sottolineano alcuni, segnò la fine temporale del Papa, ma segnò anche l’inizio di una presenza costante di cattolici nella politica italiana, oltre che di intellettuali. Pensiamo ai contributi dati da Alessandro Manzoni e Rosmini appena formatasi l’Unità, alla costruzione delle Banche cooperative che hanno consentito lo sviluppo economico, alle settimane sociali proposte da Toniolo; pensiamo alle figure che si sono intrecciate lungo la nostra storia italiana: da Murri e Sturzo a La Pira e Moro, da De Gasperi a Zaccagnini e Scoppola, Giulio Andreotti che Cossiga così sintetizzava: Andreotti coniugò bene – fedeltà alla Chiesa e fedeltà allo Stato. Sarebbe molto interessante studiare la politica estera andreottiana e osservare quante volte egli tenne conto, per ragioni di convinzione personale ma anche di equilibri geopolitici, degli interessi della Chiesa. Proprio in ricorrenza della beatificazione da parte di Giovanni Paolo II del Papa del Risorgimento nel 2000, Giulio Andreotti tornò ad immergersi nelle carte della Roma dell’Ottocento, pubblicando il libro “Sotto il segno di Pio IX”che fa seguito ad un altro interessante testo dello stesso autore pubblicato nel 1968. Salutato agli esordi come un liberale, Giovanni Maria Mastai-Ferretti deluse i patrioti che lo avrebbero voluto alla testa di una Confederazione italica, come nella mia già citata introduzione rilevavo. Per questo l’immagine ricorrente di lui non è benevola e lo si collega al controverso Sillabo e al Concilio che proclamò l’infallibilità del Sommo Pontefice. Con questa ricerca, Andreotti vuole allontanarsi dalla figura del capo di stato, per mettere in luce l’aspetto spirituale dell’immagine di Pio IX. Torna così utile il giudizio di uno studioso e uomo politico laicista doc, Giovanni Spadolini, secondo il quale Pio IX fu uno dei pontefici meno “politici” e più profondamente fedeli alla sua missione spirituale della Chiesa che la storia del papato abbia mai conosciuto (Cfr. L’opposizione cattolica da Porta Pia al ’98. Firenze, 1954). Di Pio IX si sono occupati anche poeti, oltre che storici e religiosi, tra questi ne annovero due. Il primo è l’intellettuale spezzanese Giuseppe Angelo Nociti (1832 – 1899) che scrisse un’ode al pontefice in questione esaltandone le virtù e l’elevata statura morale, politica e religiosa. Pio IX è il papa, ricordiamolo, dell’Immacolata. L’8 dicembre 1854, solennità dell’Immacolata Concezione di Maria, in S. Pietro a Roma, Pio IX nella pienezza del suo potere dottrinale, definisce dogma di fede che Maria è stata concepita senza peccato d’origine ed è Tutta Santa fin dall’inizio della sua esistenza. Maria Immacolata, da lui sempre amata fin da bambino, ora sarà la “Stella fulgida” del suo pontificato e di tutta la Chiesa, così da essere giustamente chiamato “il Pontefice dell’Immacolata”. “La proclamazione di questo dogma racchiude in germe tutto il disegno di Pio IX” – dirà il cardinale Lucido Maria Parocchi (Cfr. R. De Mattei, Pio IX, Casale Monf. (AL), 2000). Il secondo poeta da menzionare è Giosuè Carducci che pone sul papa un accento burlesco, rasentando l’irriverenza. Nel 1877 il poeta conclude il suo “Canto d’amore” con questi famosi versi: “Io piglio a braccio quel di se stesso antico prigionier… Cittadino Mastai, bevi un bicchiere”. Anche a me sarebbe senz’altro piaciuto sorseggiare del vino con Pio IX. Tornando alle questioni risorgimentali possiamo dire che la Provvidenza guidò gli eventi, perché la breccia di Porta Pia permise ai cattolici di permeare di quella cattolicità la cultura post – risorgimentale, che, senza nasconderci ha aveva radici “massoniche”. Anche il “non expedit” (il cosiddetto divieto tassativo di papa Pio IX ai cattolici di partecipare e quindi legittimare il potere politico che andava costituendosi) infondo non è stato del tutto eseguito, ed anche i papi hanno sempre invitato ad essere vicino al popolo italiano. Questa è la storia che ci appartiene. L’Unità d’Italia è stata fatta storicamente dai Savoia, Garibaldi, Mazzini e Cavour, ma gli italiani sono fatti anche, ed è bene sottolinearlo, del loro cattolicesimo.

Cesare De Rosis

28 – 09 – 2010

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