Ultimo atto, RELATIVISMO: Après moi le déluge

Di Cesare De Rosis

Forte, non facile, ampio, sottile quanto serio è un problema, quello del relativismo, che attanaglia il nostro Occidente.
E’ sicuramente un discorso su cui si potrebbe a lungo argomentare, visto che molteplici e consistenti sono state le voci, senza ombra di dubbio più autorevoli della mia, che hanno focalizzato la questione.
Scrittori e studiosi di un certo calibro vedono, a ragione, nel relativismo un autentico “cavallo di Troia” all’interno della fortezza assediata dell’Occidente.
Papa Benedetto XVI si è lamenta spesso che “la mentalità edonistica e consumistica predominante favorisce, nei fedeli come nei pastori, una deriva verso la superficialità e un egocentrismo che nuoce alla vita ecclesiale”. Nella cultura di oggi, osserva papa Ratzinger, “la morte di Dio” annunciata nei decenni passati, da tanti intellettuali cede il posto ad uno sterile culto dell’individuo. In questo contesto culturale, c’è il rischio anche per i credenti di cadere dunque “in un’atrofia spirituale e in un vuoto del cuore, caratterizzati talvolta da forme surrogate di appartenenza religiosa e di vago spiritualismo”.
A queste riflessioni viene incontro il cardinale Jorge Arturo Medina Estevéz il quale afferma  giustamente che “la secolarizzazione si nutre dell’agnosticismo e diventa una mentalità totalitaria perché esige che Dio sia ridotto all’ambito dell’intimità personale, senza riconoscerle alcun diritto nella vita pubblica della città, anzi segnalando qualsiasi riconoscimento come un attentato al diritto della struttura secolarizzata. La secolarizzazione diventa così un assoluto e quando un uomo di fede riesce a scalare una posizione di potere in una società secolarizzata, si vede incatenato dal dogma secondo il quale bisogna sempre prescindere da Dio e dalle sue leggi”.
Aggregato al fenomeno del relativismo, del conformismo e della secolarizzazione è la manifestazione del multiculturalismo. Qui, però, occorre una doverosa precisazione: personalmente ritengo che il multiculturalismo non sia un elemento negativo, anzi sono convinto del contrario, esso diventa minaccioso se tenta di cancellare le radici, la tradizione e l’identità di un popolo. E qui ribadisco ciò che sottolineavo con vigore alcuni anni fa: ripresa dei valori cristiani che sono alla base della nostra identità nazionale ed europea.
La Chiesa è concorde nel rispetto delle diverse culture per le quali, oggi, propone una “missionarietà” che parte dal valorizzare i valori propri di ogni popolo ed etnia. Se sia possibile conciliare i valori etici delle varie popolazioni e quelli cattolici senza che venga persa la cultura tradizionale originaria, è il tema delle critiche più frequentemente rivolte ai missionari e alla modalità di trasmissione dei valori evangelici, che viene accusata di essere troppo occidentalizzante: per questo la Chiesa Cattolica si concentra invece sull’inculturazione, cercando di mediare la visione etica delle “verità” rivelate con le tradizioni locali.
In seguito al mio articolo del 2003 sono tornato sull’argomento in calce ad un convegno di natura politica organizzato nella Sala consiliare del comune di Spezzano Albanese il 15 settembre 2005  presso il quale ho relazionato affermando che “le radici culturali dell’Europa sono cristiane e il tentativo di mettere in ombra queste radici porta alla crisi di identità e al relativismo culturale dilagante”.
Alcuni mesi prima il Decano del Collegio cardinalizio Joseph Ratzinger, alla vigilia della sua elezione alla Cattedra di Pietro, nell’omelia  della Missa Pro Eligendo Romano Pontifice affermava:
“Quanti venti di dottrina abbiamo conosciuto in questi ultimi decenni, quante correnti ideologiche, quante mode del pensiero… La piccola barca del pensiero di molti cristiani è stata non di rado agitata da queste onde – gettata da un estremo all’altro: dal marxismo al liberalismo, fino al libertinismo; dal collettivismo all’individualismo radicale; dall’ateismo ad un vago misticismo religioso; dall’agnosticismo al sincretismo e così via. Ogni giorno nascono nuove sette e si realizza quanto dice San Paolo sull’inganno degli uomini, sull’astuzia che tende a trarre nell’errore (cf Ef 4, 14). Avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo. Mentre il relativismo, cioè il lasciarsi portare “qua e là da qualsiasi vento di dottrina”, appare come l’unico atteggiamento all’altezza dei tempi odierni. Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie”.
Del fatto che viviamo sommersi in un pauroso relativismo ne parlava di recente un giovane ricercatore Mario Gaudio, in seguito ad un articolo di Piero Ostellino apparso sul Corriere della Sera, che cercava di individuare le cause del relativismo che “inquina” l’Europa. E’ un articolo d’opinione e come tale va rispettato, al di là della condivisione che in questo caso è parziale. Ma devo ammettere che è un discorso organico e degno di attenzione.
Circa le unioni di fatto per noi cattolici è assolutamente impossibile scendere ad alcun compromesso. Ho espresso la mia opinione molto chiaramente su un articolo pubblicato di recente: Si deve assicurare un’attenzione speciale all’istituzione coniugale e familiare, alla quale nessun’altra forma di organizzazione relazionale può essere paragonata. Ribadisco ancora una volta ciò di cui sono assolutamente convinto: l’unica unione che deve rimanere legale è quella tra uomo e donna punto e basta.
Medina Estevéz nota che si parla di coppia per descrivere la situazione di un uomo e una donna che vivono insieme senza essere sposati; la parola si usa anche per descrivere le unioni omosessuali. Si evita il termine “matrimonio” per accontentarsi, purtroppo, di un vocabolo ambiguo che lascia nel vago la realtà precisa del legame.  Sono inoltre consapevole che l’embrione sia vita (o potenzialmente essere) e la vita va difesa dal primo momento del concepimento. Tale opinione, essendo soggettiva, può raccogliere il consenso di molti ed anche le critiche legittime di chi la pensa diversamente.
L’asserzione finale dell’articolo di Gaudio è condivisibile. “Il criterio di una morale che sia sintesi della migliore tradizione laica con i migliori principi del cristianesimo  può combattere il relativismo culturale dei nostri giorni e contribuire all’edificazione di una nuova società che possa avere le sue radici fondate su idee solide e su conoscenze inconfutabili”.
Il relativismo è una piaga della società ma anche di molti cattolici, il compianto Servo di Dio papa Giovanni Paolo II, di venerata memoria, affermava che “un certo relativismo tende ad alimentare atteggiamenti discriminatori nei confronti dei contenuti della dottrina e della morale cattolica, accettati o rigettati sulla base di preferenze soggettive ed arbitrarie”. Ma non solo, il fenomeno del relativismo è  recluso proprio dal magistero di papa Wojtyla: “In alcune correnti del pensiero moderno si è giunti ad esaltare la libertà al punto da farne un assoluto, che sarebbe la sorgente dei valori. In questa direzione si muovono le dottrine che perdono il senso della trascendenza o quelle che sono esplicitamente atee. Si sono attribuite alla coscienza individuale le prerogative di un’istanza suprema del giudizio morale, che decide categoricamente e infallibilmente del bene e del male. All’affermazione del dovere di seguire la propria coscienza si è indebitamente aggiunta l’affermazione che il giudizio morale è vero per il fatto stesso che proviene dalla coscienza. Ma, in tal modo, l’imprescindibile esigenza di verità è scomparsa, in favore di un criterio di sincerità, di autenticità, di « accordo con se stessi », tanto che si è giunti ad una concezione radicalmente soggettivista del giudizio morale”.
Sulla stessa scia il Sommo Pontefice Benedetto XVI, il quale da Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede aveva affermato che “[il] relativismo culturale [..] offre evidenti segni di sé nella teorizzazione e difesa del pluralismo etico che sancisce la decadenza e la dissoluzione della ragione e dei principi della legge morale naturale. A seguito di questa tendenza non è inusuale, purtroppo, riscontrare in dichiarazioni pubbliche affermazioni in cui si sostiene che tale pluralismo etico è la condizione per la democrazia”.
Ultimamente essendosi presentata la necessità, poiché il relativismo avanza sempre di più e andiamo di male in peggio, il Santo Padre è ritornato sull’argomento e l’ha fatto durante il suo viaggio in Germania. Il papa teologo torna ad affermare il suo drammatico giudizio sull’Occidente secolarizzato e lo ha ribadito con un suggerimento chiaro,  preciso e deciso che si è esplicato con l’invito alla cultura occidentale per un nuovo “illuminismo”, intriso però di una razionalità non chiusa al divino, che s’innesti nel dialogo fra le culture e le religioni. Ha tessuto un discorso organico che è sintesi di conciliazione tra fede e ragione. “La fede come ambito del sacro, ragione come sfera della vita profana. Quando queste due dimensioni camminano da sole sono destinate a produrre disastri: una fede cieca priva di intelligibilità , ha detto papa Ratzinger, brucia ogni possibile immagine di Dio producendo violenza e intolleranza nei rapporti personali e sociali . Quando al contrario la ragione, disprezzando la fede, si erge ad unica garante dell’interpretazione e del senso della vita, cacciando fuori Dio dalla propria prospettiva, non fa che sconvolgere ogni possibile verità sull’uomo e sul suo mondo. Porre in antitesi Verità e Religione come fa Kierkegaard quando afferma che la fede comincia li dove il pensiero finisce comporta un isolamento di entrambi senza prospettiva . La massima del filosofo appena citato può essere intesa in chiave positiva e, partendo dai normali limiti umani, considerare la fede come stadio superiore ai confini della ratio.
In conclusione ritengo valido l’asserto che dovremmo capovolgere l’assioma degli illuministi e dire: anche chi non riesce a trovare (perché, sfortunatamente, affetto dal dramma dell’ateismo) la strada dell’accettazione del Creatore dovrebbe in ogni modo cercare di vivere indirizzando la sua esistenza, veluti si Deus daretur, come se Dio ci fosse. Questo è uno dei grandi aforismi che ci ha trasmesso papa Benedetto XVI.
La società odierna purtroppo da molto tempo, scrive a ragione, João Scognamiglio Clà Diaz, sta percorrendo un cammino inverso a quello della Cananea, ossia, sempre più si paganizza e fugge dal Salvatore. In fondo stiamo attraversando la peggiore crisi della fede mai accaduta nella storia, immersi in un laicismo soggiogante, vera minaccia e sfida della Chiesa.
Ma ci si potrebbe chiedere qual è il risultato del relativismo culturale – morale (che tendono a compenetrarsi a vicenda) e l’indifferenza religiosa? L’amato Giovanni Paolo II avrebbe così risposto: La diffusa perdita del significato trascendente dell’esistenza umana porta al fallimento nella vita morale e sociale.
Non uniformarsi ad ogni corrente nascente è un rimedio, così come l’anticonformismo naturalmente supportato da una base di validi contenuti. Sia chiaro che essere anticonformisti non necessariamente vuol dire andare controcorrente. Insomma più spirito critico stabilito però sulla fede che non oscura la ragione, ma la completa.
Il nostro ex parroco don Giovanni Nigro diceva, e mi scuserà se prendo a prestito le sue parole, che l’uomo non ha bisogno di configurarsi con ogni moda momentanea, egli è fatto per volare alto come le aquile, ma la negligenza di spiccare il volo gli fa credere di essere come le galline.
Il relativismo etico, ci ricorda ancora Benedetto XVI, vede nella maggioranza di un momento la fonte ultima del diritto, ma la storia insegna che le maggioranze possono sbagliare.

Bibliografia
-A. MEDINA ESTEVEZ, Secolarizzazione: la grande sfida della Chiesa, in “Radici cristiane”ottobre 2005 pag.62
– A.A.V.V. Wikipedia – Enciclopedia alla voce Relativismo.
– J. RATZINGER, Omelia Missa Pro Eligendo Romano Pontifice, Basilica di S.Pietro,18-04-2005.
GIOVANNI PAOLO II, Parole sull’uomo, Vol.II Corriere della Sera 2005.
– GIOVANNI PAOLO II, Veritatis splendor , Città del Vaticano 6 agosto 1993.
– BENEDETTO XVI, L’Occidente deve ritrovare il timore di Dio, in “Avvenire” 12 sett.2006. p.4.
P. RICCI SINDONI, La ragione di Ratzinger, in “Avvenire” 14 sett.2006, p.29.
Si legga M. Canevacci Il dibattito aperto dalle dichiarazioni del cardinale Ratzinger ora Papa Benedetto XVI
Relativismo e sincretismo, un antidoto contro i totalitarismi in “Liberazione” 28 aprile 2005

Riferimenti
G.C. DE ROSIS, Recensione al libro di Andrea Vaccaro « Il Dogma del Paradiso » in « Uri » Anno IX  Num 5, sett.ott.2006,pp.8-9. – G.C.DE ROSIS a cura di, Vita familiare cristiana secondo il comandamento dell’amore, in “Camminare insieme” Anno XVIII n.1 gennaio 2006. G.C.DE ROSIS, Cuius regio, eius et religio, in « Mater Ecclesiae » Anno I n.4 Dic.2003 p.5. M.GAUDIO, I rischi del relativismo culturale, in www.licei scientifici.it 2004.
– Il saggio è una rielaborazione di un mio precedete contributo: G. Cesare De Rosis “RELATIVISMO: IL CANTO DEL CIGNO” in Arbitalia 14 -09 -2006

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3 risposte a “Ultimo atto, RELATIVISMO: Après moi le déluge

  1. Salve sig De Rosis. Ho letto con molto interesse il suo punto di vista. Mi ha dato l’input per una riflessione che vorrei condividere con lei e i suoi lettori.
    Io sono un giovane ragazzo e ho notato, dalla mia breve esperienza di vita, che c’è una grande differenza di intendere il senso della religione fra la mia generazione e quella di mia nonna.
    Mentre, per esempio, mia nonna è una assidua frequentatrice della chiesa, prega molto anche a casa, quando ne parla si vede nei suoi occhi che in Cristo e nei Santi ha molta fede e, come lei, penso, anche molte sue coetanee, al contrario, la generazione di mia mamma (che ha 52 anni), e soprattutto la mia (io ne ho 24), si comportano diversamente. Entriamo molto meno in chiesa, non ascoltiamo sempre le celebrazioni religiose, insomma, conosciamo pochissimo la dottrina cattolica.
    Come si spiega questo?
    Secondo me la chiesa, in alcuni settori, deve rinnovarsi: nei settori della comunicazione e del coinvolgimento. Deve, sempre secondo il mio punto di vista, adeguarsi ai tempi, perchè è impensabile che la nostra generazione si possa fare a casa l’altarino con i Santi, metta il quadro della Madonna con i fiori nel salone o si dica un rosario! Oggi le vediamo fare alle nonne, e quando moriranno? Con loro scompariranno questi costumi che hanno svolto da sempre un ruolo fondamentale nel tramandare la religione.
    La chiesa è ancora in tempo per riprendersi il ruolo che aveva qualche decennio fa nella società e per fare questo deve cercare con i giovani, attraverso le associazioni cattoliche, di trovare nuovi simboli, nuovi strumenti per diffondere il messaggio della religione. Insomma, deve imparare a comunicare con il linguaggio dei giovani di oggi.. perchè saremo noi i grandi del futuro!!!!

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  2. Cesare De Rosis

    L’intervento da te redatto è senz’altro reale poichè dipinge una situazione concreta. La Chiesa e un pò tutte le Religioni sono in crisi a causa proprio di ciò che ho esposto nel mio testo. Su molte questioni la Chiesa è in costante aggiornamento e cerca per quanto possibile di venire incontro alle esigenze e alle perplessità di noi giovani (io ho 27 anni). Il cardinale Siri diceva: “Iddio ci aiuta con la sua grazia, ma vuole pure che noi facciamo la nostra parte”. L’argomento meriterebbe ulteriori approfondimenti soprattutto dal punto di vista sociologico.

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  3. relativismo o secolarismo

    ….Il relativismo, se è totale non risolve nulla ….. Il relativismo si presenta come la base filosofica della democrazia ,la quale si fonderebbe appunto sul fatto che nessuno può pretendere di conoscere la strada giusta ,la democrazia deriverebbe cioè dal fatto che tutte la strade si riconoscono reciprocamente come tentativi parziali di raggiungere ciò che è migliore e ricercano nel dialogo una qualche comunione ,alla quale arreca il proprio contributo anche la conoscenza ,che però in ultima analisi non si può ricondurre a una forma comune . Un sistema di libertà dovrebbe essere per sua natura un sistema di posizioni relative che comunicano tra loro ,che dipendono inoltre da varie combinazioni storiche e restano aperte a nuovi sviluppi. Una società liberale dovrebbe essere una società relativista ; solo a queste condizioni essa è in grado di rimanere libera e di mantenersi aperta . In ambito politico questo modo di vedere è esatto fino a un certo punto. Non vi è un’opzione politica che possa dirsi esclusivamente giusta. Ciò che è relativo ,ossia l’instaurazione di un’ordinata convivenza umana su basi liberale , non può essere assoluto: l’aver pensato il contrario è stato appunto l’errore del marxismo e delle teologie politiche. Certo ,anche sul piano politico con il relativismo totale non si risolve nulla: vi è un’ingiustizia che non può mai diventare giusta ( per esempio l’uccisione degli innocenti o il negare alle persone o ai gruppi il diritto della dignità umana e di ciò che essa comporta ) e vi è una giustizia che non può mai diventare ingiustizia . In ambito politico-sociale non si può pertanto negare al relativismo una qualche legittimità. Ma il problema deriva dal fatto che esso non si pone dei limiti . Infatti viene adottato espressamente anche sul piano della religione e dell’etica ….. su face-book o you-tube, vi sono iscritti molti religiosi e laici ,i quali continuano di “fatto” a fare ciò che fanno nella vita professionale, forma di relativismo assoluto ??….

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