37° CARNEVALE SANSOSTESE, C’ ERA UNA VOLTA SAN SOSTI……

Di “Pro Loco “Artemisia””

Per non dimenticare … è proprio questo il motto, lo slogan che anima e da’ vita alla trentasettesima edizione del Carnevale Sansostese, rinomato evento, la cui tradizione risale a tempi remotissimi, certamente intorno al 1850, e che a tutt’oggi  unisce al lato prettamente ludico e folkloristico della manifestazione , un alto ed intrinseco valore culturale.

E’ cosa nota, il tempo che passa stende il velo dell’oblio nella nostra memoria e, come nebbia soffusa, tutto avvolge, persone e vicende, vanificando il ricordo di chi è vissuto tra noi, nel nostro ambiente, per tanti anni, di chi ha respirato la stessa aria e ha sognato sotto lo stesso cielo; gente che ha condizionato la nostra esistenza, caratterizzato la nostra cultura;  uomini che, senza saperlo, sono diventati artefici della storia locale. Purtroppo, ai nostri giorni, ci ritroviamo immersi in un mondo frenetico in cui si vive per dimenticare, senza badare che poi, troppo spesso, si finisce di dimenticare di vivere …

E allora come si può dar voce al passato in un’epoca in cui si parla di “post-tutto”, di tramonti e declini, di fine e mai di inizio?

Ecco, nasce qui la nostra idea … quella di un Carnevale che, in quanto tale diverte, colora, maschera e trasforma, ma non solo … al contempo narra una storia, che sottovoce inizia così:  “C’era una volta San Sosti …”

Quello che intendiamo riproporre domenica sei marzo è uno scorcio del nostro paese di tanti anni fa, la storia vissuta, quella di tutti i giorni, di un centro storico altamente popolato, pregno di vita, di chiasso, di botteghe, di grida e schiamazzi di bambini che si rincorrono e giocano per strada, come si faceva una volta …. Quando ci si divertiva con niente, quando le piccole cose facevano ancora sognare, quando bastava una favola della nonna per sentirsi felici, quando un abbraccio era ancora considerato una ricchezza …

C’era una volta San Sosti, piena di vicoli e “vaneddri”, oggi per lo più disabitate ma allora così piene di vita, di famiglie, di bravi e sapienti artigiani, gente umile e dedita al proprio lavoro … per un giorno tenteremo di ridar vita a quei volti e a quei mestieri, caduti in disuso per inerzia delle nuove generazioni, prima ancora che per decontestualizzazione…

Riproporremo così “ u scarparu”, ovvero il calzolaio, “u furgiaru”, cioè il fabbro, “u cavudararu”, colui che stagnava le pentole di rame, “u cusituru”, il sarto, “u mulinaru”, il mugnaio, “ u capiddraru”,  bizzarra figura che arrivava in paese ed in cambio di trecce e ciocche di capelli offriva nastri, bambole o fiori in plastica…

Ricorderemo ancora “ u cappiddraru” , colui che faceva cappelli per adulti e bambini, “ l’ammolaforbici”, ovvero l’arrotino che “ammolava” cioè affilava coltelli, forbici ed  asce, “u varliraru” che realizzava botti e varili, “u carvunaru”, che faceva il carbone, “u mbrillaru”, che costruiva e all’occorrenza riparava ombrelli, “u siggiaru” che impagliava sedie, “ u bannista”, mestiere di carattere divulgativo che  informava la comunità di una festa, un fatto nuovo, un provvedimento dell’amministrazione comunale..

È, in sostanza, una rassegna di ritratti di uomini e donne, da cui viene fuori uno spaccato della vita paesana di ieri, determinata dalla mentalità, dalla cultura, dal costume dell’epoca … Personaggi che vanno dall’umile bracciante all’intellettuale, dallo scaltro all’ingenuo, dal politico al cultore del magico, dall’indifferente al praticante.

C’era una volta San Sosti …. piena d’amore ….

Fame e povertà non impedivano ai giovani di scegliersi e amarsi … tutt’altro … i sentimenti regnavano sovrani e costituivano senza ombra di dubbio l’enorme ricchezza del tempo.

Anche questo aspetto abbiamo deciso di cogliere e rappresentare ,mettendo in scena un matrimonio, descrivendolo nelle sue fasi e nei rituali, così come avveniva …  Era tutto più romantico, poiché le occasioni di parlarsi erano poche e i fidanzati comunicavano con gli sguardi, gli ammiccamenti e tramite canzoni, le così dette “ serenate”, vere e proprie dichiarazioni d’amore in musica.

Le serenate erano frequenti, il fidanzato esternava in note il forte sentimento, cantando sotto la finestra dell’amata, che però difficilmente si affacciava … ma faceva filtrare uno spiraglio di luce all’interno, era il segno per esprimere il proprio gradimento. Formule d’amore di un tempo, di una poesia che le donne di ogni epoca vorrebbero ascoltare …

Esisteva poi un’usanza singolare: il ragazzo che voleva chiedere in sposa una ragazza, dopo aver fatto la richiesta ufficiale tramite un amico o un compare, metteva di notte davanti alla porta dell’amata  un grosso ceppo di legno, se la risposta del padre era un sì, egli metteva il ceppo dentro casa e i due ragazzi potevano essere considerati fidanzati. Alle nozze si arrivava dopo un periodo più o meno lungo di fidanzamento e prima che i due giovani potessero godere di una loro vita privata, senza l’intercessione delle rispettive famiglie, doveva passare ancora, qualche giorno, ed in certi casi anche mesi, dopo il magico momento del “sì” .

Tre giorni prima del matrimonio si portavano alla nuova casa i pezzi del corredo della sposa e si preparava il letto matrimoniale, mettendovi sopra soldi e confetti.

Nel giorno delle nozze  erano i parenti più intimi dello sposo a vestire la sposa e ad intonare, durante il cerimoniale, melodiosi e sentimentali inni nuziali.

Lo sposo veniva accompagnato da parenti, amici e dal compare, mentre forti scariche d’arma da fuoco ne annunciavano l’arrivo, tra gli applausi dei presenti.

Dopo l’uscita dalla Chiesa, gli sposi si recavano a piedi, seguiti da un numeroso corteo, presso grossi stanzoni, affittati per l’occasione, dove si mangiava e ballava fino a tarda notte. Lungo il percorso, la coppia era sempre preceduta da uno stuolo di ragazzini intenti a raccogliere i confetti , le monetine e il grano che gli invitati erano soliti lanciare per strada o dai balconi,  in segno di buon augurio. Non mancavano ad allietare le nozze, i soliti buontemponi che animavano la compagnia con canti, poesie o brindisi, dedicati di volta in volta agli sposi, alle mamme, ai parenti o agli stessi invitati. La musica veniva fornita da persone del mestiere, si cantava e ballava fino a tarda notte.

C’era una volta San Sosti … i nonni e i bambini …

E’ questo  uno degli aspetti più dolci che intendiamo far rivivere, quello della favola, “a rumanza”, che le nonne raccontavano ai bimbi davanti al camino acceso durante le lunghe giornate invernali o all’aperto, nei mesi caldi … folle di occhi incantati che in quelle parole scandite da lenta saggezza, davano corpo ai loro sogni ….  boschi fatati,  mari in tempesta,  carrozze magiche,  col piccolo dito in bocca, cavalcando bianchi destrieri, fischiettando con lo zufolo magico canzoni  imparate chissà dove.

I giochi e i passatempi dei bambini si svolgevano di solito all’aria aperta, erano semplici, salutari e adatti alla vita di allora … bastava una palla di pezza per trascorrere ore serene …  tra i più rappresentativi riproporremo il tiro alla fune, sport di origine contadina, “ u trugliu e paletta”, “a pignata”, “ a campana”, “u rutiddru”, attrezzo di legno a forma di cono, “a spienzula” ovvero l’altalena …

I bambini di allora erano soggetti attivi, pieni di fantasia e creatività, erano protagonisti  del gioco in ogni momento …

C’era una volta San Sosti … e il suo Carnevale …

Erano i cosiddetti “fistini”, serate danzanti , la vera anima dell’antico Carnevale, feste da ballo molto attese e frequentate, che duravano fino a «Carnevaletto», il sabato successivo al Carnevale. Oggi le case sono grandi e confortevoli, ma in passato, piccole e scarsamente attrezzate, bisognava prepararle con arredi di fortuna: poche sedie e il letto in un angolo che faceva da “strano ingombro”. Si ballava fino a stancarsi al suono delle fisarmoniche e delle chitarre e di tanto in tanto un’interruzione consentiva di rifocillarsi con qualche bicchiere di vino e dolci caserecci.

Riutilizzando gli antichi locali del nostro centro storico ridaremo vita ai tradizionali fistini, ci sembrerà quasi di riascoltare le voci, la musica e le allegre risate dei nostri nonni, quando c’era ancora il gusto di stare insieme e di affrontare così ..con un ballo e un bicchier di vino, le durezze della vita …

Al Gruppo Folk di San Sosti “ A Pacchianeddra Sansustisa”, spetterà poi il compito di rappresentare il «Corteo dei Mesi dell’anno», di cui gia’ parlava Giovanni De Giacomo nel suo libro “Popolo di Calabria” pubblicato nel 1886, dicendo a proposito: “Siamo a San Sosti in provincia di Cosenza:“ è Carnevale e tredici uomini, camuffati miseramente in maschera, in mezzo a molti monelli escono in piazza e cominciano «li parti» .  La straordinaria importanza di questa rappresentazione, un unicum in Calabria, che ricorda vagamente le antiche “Saturae” Etrusche, portò il Prof. De Giacomo, agli inizi del 1900, a far riprodurre ed acquistare le maschere di San Sosti, su commissione del Prof. Francesco Baldasseroni ,del Museo di Etnologia Italiana di Firenze, poiché quei costumi riproducevano il tipo dei Calabresi dell’epoca.

Ogni mese, caratterizzato da particolari elementi simbolici, relativi al ciclo agricolo e alimentare, sfilava cantando e recitando un testo di versi; la presenza della moglie di Aprile aveva probabilmente un significato propiziatorio collegato all’inizio della primavera, mentre la maschera di Capodanno era di apertura, di ingresso, come il presentatore della sceneggiata, festaiolo, buontempone, per cui ben si accompagnava ai personaggi della rappresentazione.

Le maschere, patrimonio storico di tradizioni care al nostro paese, sono attualmente conservate al Museo Nazionale di Arte e Tradizioni Popolari di Roma, intatte e complete in ogni parte dei costumi.

Tra le molte altre novità di questo 37° Carnevale, degna di menzione è la “ Bicchierata Tricolore 2011”, particolare Guinness Dei Primati, che sarà realizzato lunedì sette marzo, quando l’intera Via Nazionale, cuore del nostro paese, verrà attraversata da 2011 bicchieri ,messi in fila su apposite tavolate e colmi di vino. Il guinness si inserisce nell’ambito delle iniziative celebrative del 150° Anniversario dell’Unità dItalia, trionferanno pertanto i colori della nostra bandiera: verde ,rosso e bianco.

Martedì otto marzo, avrà invece luogo la tradizionale sfilata dei carri allegorici, delle maschere organizzate e dei gruppi folkloristici.

…  Dunque … C’era una volta San Sosti, paese di fiaba, di musica e di tanto cuore, di gente semplice e  molto allegra ….. sono trascorsi gli anni, sono cambiati i nostri visi, avvicendate le generazioni, ma San Sosti c’è ancora …. Che afferma orgogliosa la sua identità nel recupero di una grande memoria storica … che ricorda, emoziona, si racconta e festeggia …. che non vuole e non sa dimenticare….

Benvenuti al CARNEVALE SANSOSTESE…..

**Sono graditi commenti firmati

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6 risposte a “37° CARNEVALE SANSOSTESE, C’ ERA UNA VOLTA SAN SOSTI……

  1. Ho appena letto un testo di grande letteratura calabrese; sintomo di possesso di grandi emozioni da parte di colui che lo ha scritto coinvolgendo ancora dippiù questo misero lettore: Bravi, bravissimi. Peppino De Luca

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  2. Pasquale Ranuio

    Colgo l’occasione per ringraziare la Pro Loco Artemisia a nome di tutti quei cittadini Sansostesi autentici che sono strettamente legati alla cultura e alla tradizione popolare del nostro paese,per la bellissima idea di far rivivere ai piu’, per un pomeriggio uno spaccato della vita sociale di un tempo.Quelle sensazioni di unita’, socialita’, affetto e rispetto che un tempo ogni cittadino poteva avvertire,i profumi,le storie,la vita che scorreva tra i vicoletti del nostro centro storico.Il nostro gruppo “A PACCHIANEDDRA SANSUSTISA”e’ ben lieta di dare il proprio contributo ad una manifestazione pregna di genuinita’.Colgo l’occasione per invitare tutti al festino che organizzeremo con tutti i componenti del gruppo nell’ex museo comunale.Concludo con un forte incitamento agli organizzatori:questa e’ la strada giusta a mio avviso,il carnevale sansostese non puo’ e non dev’essere confuso con tutti i tentativi che qualsiasi borgo della valle dell’Esaro si accinge a fare,il nostro e’ il carnevale sansostese,con una grande storia direi centenaria,con una grande cultura, leggasi le maschere dei dodici mesi dell’anno ecc,i festini popolari la cucina tipica di carnevale,le farse e le maschere di carnevale e quant’altro!!un grande contenitore culturale che dev’ essere salvaguardato e non relegato ad una semplice sfilata di anonimi carri…allegorici di scarsa fattura!!la strada e’ quella giusta basta solo percorrerla.Grazie pro loco grazie San Sosti!!

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  3. Angelo Martucci

    Complimenti vivissimi agli ideatori della manifestazione! Voi si che sapete come far rivivere le nostre tradizioni! Soprattutto sapete come valorizzare e promuovere il nostro Patrimonio Culturale. A tal proposito avete pensato di chiudere il Museo ed adibirlo a sala da ballo, complimenti di nuovo! Un sodalizio perfetto. E non è finita qui! Nel momento in cui un libero cittadino (il sottoscritto) ha presentato un esposto alla caserma dei Carabbinieri sottolineando che all’interno dei locali sono ancora conservati reperti importanti regolarmente catalogati dalla Soprintendenza Archeologica della Calabria e che il locale, essendo in possesso del Parco Nazionale del Pollino per contratto di convenzione trentennale, questo cittadino (il sottoscritto) è stato aggregido pubblicamente, combinazione, davanti ai Carabinieri, con parole ingiuriose e poco pudiche dal presidente della Pro-Loco Artemisia. L’assessore, penso alla Cultura (suo fratello), è stato molto più garbato: non solo ha rincarato la dose con ingiurie e parole poco pudiche, quanto aggrediva fisicamente il cittadino (il sottoscritto) dandogli una testata sul naso, sempre tra ingiurie e diffamazioni di ogni genere.
    Con questo voglio solo dire che i nostri nonni, innanzi ad un comportameento del genere si “rivoltano nella tomba” altro che tradizioni, altro che pace, altro che serenità. Questi soggetti sono in realtà cultori di odio sociale, arrivisti ed erroganti, con il cuore pieno di odio e di vendetta. Ecco da chi è governato San Sosti. Spero che questo mio intervento non mi costi un’altra “capocciata sul naso”, anche perchè soffro di sinusite frontale e vi assicuro che mi farebbe veramente male! Viva San Sosti!

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  4. forza napoli

    Un saluto a tutti gli abitanti di San Sosti e tanti complimenti per l’organizzazione del carnevale con la speranza che pubblichiate i video della festa in rete oppure gradirei che mi indirizzaste,qualora e’possibile,verso la ricerca di quest’ultimi in internet.
    Luciano Impieri

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  5. vincenzo calonico 1970 San Sosti

    Il carnevale 2011 … altro eccellente risultato conseguito dalla cittadinanza sansostese nei riguardi di tutti gli altri paesi della valle dell’Esaro dopo la Sagra del Cinghiale. Non avevo dubbi a proposito, sapendo la passione e l’acume a riguardo della pro loco con il suo Presidente e l’Assessore Sirimarco Luigi.
    A volte mi chiedo … … se malauguratamente non ci fossero loro, i nostri figli avrebbero la possibilità di partecipare a manifestazioni di tal genere?

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  6. bellissimo paese San Sosti!!

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