Quello che la politica dovrebbe essere

Di Antonio Vigna

Quando si ha un’idea consolidata su qualcosa, il cui significato  esprime un concetto conosciutissimo  per la sua attualità e coinvolgente quotidianità  diventa spesso preda della più avvilente superficialità, sconfinando  nel più banale ed opprimente luogo comune,  con il quale tutti  sono disposti a lavarsi la bocca. Mi chiedo perché parlando di politica questo accade sempre. Tutti potrebbero fare a proposito  una loro personalissima analisi che in molti punti troverebbe d’accordo una buona percentuale di persone ma  non cambierebbe una virgola sul significato che il termine esprime e che inevitabilmente è di profonda sfiducia  appena il ricordo affiora. La causa è vecchia quando il mondo e va ricercata nella natura stessa degli uomini. Sinonimi come brama, avidità, gelosia ed egoismo ne sono la spiegazione più esemplare. Una volta Individuata la nicchia dove si annida il  male si dovrebbe estirparlo. Questa rimozione non facile, tuttavia non è impossibile ed è la strada dove occorre indirizzare  il nostro cammino. Trovare il coraggio per iniziare a ragionare  in modo diverso  è  doloroso ma  necessario perché in cambio c’è la sopravvivenza. Se un seme viene messo nella terra  ai primi caldi primaverili nascerà la pianta, se il terreno è la mente umana ci vorranno molte primavere perché la pianta nasca. Così come  nel terreno nessuna pianta nascerà se non sarà previamente coltivato,  anche nelle menti degli uomini dovranno essere avviati lunghi  processi  di   coltivazione dove si dovranno  mantenere alti i concetti di educazione e rispetto globale della persona, di  ogni  grado e ceto  sociale. Si dovrebbero avviare  insegnamenti rivolti ai ragazzi fin dalle prime fasi di apprendimento ma anche  agli adulti che attraverso il loro esempio dovrebbero rendere concreti ed accettabili gli stessi. Sarà importantissima la scelta dei principi con i quali si dovrà  complessare il seme da inserire nel terreno mente. In altre parole i principi che si dovrebbero trasmettere ai giovani dovrebbero  in primis   diventare nostri e nel far questo non si può  prescindere da una loro profonda conoscenza ed incarnazione. In politica  i parlamentari partendo dal rispetto di loro stessi e dei loro colleghi  che sono stati chiamati dal popolo a governare, senza  farsi ostruzione con logiche   parziali  e spicciole dovrebbero sempre mirare a fare  l’interesse della collettività ed in questa ottica rispettare ed accettare tutte le cose giuste  prodotte dai loro antagonisti politici. L’opposizione dovrebbe essere attenta, critica e propositiva senza  mai oltrepassare i limiti della correttezza, forte e composta dovrebbe punzecchiare ma permettere alle forze di governo di  lavorare con tranquillità, aspettare la fine del mandato e lasciare alla volontà del popolo   il giudizio finale  di una riconferma o di un rinnovamento politico. Qualsiasi coalizione, chiamata o richiamata a governare, dovrebbe ripartire da tutto quello che di buono e positivo  è  stato fatto in precedenza a prescindere da chi lo ha fatto. Abbattere a priori, indistintamente tutto ciò  che funziona per l’unico  motivo che chi lo ha ideato e creato appartiene ad una forza politica diversa, è la cosa più gretta e sciocca  che si possa fare. Un governo che riesca ad arrivare fino in fondo ai 5 anni di legislatura consentiti, dovrebbe essere premiato, al contrario  quello che per debolezza  interna non vi riesca  dovrebbe essere penalizzato per avere prodotto sperpero di denaro pubblico, per essersi  reso responsabile di  elezioni anticipate, che già di per se costano, e per avere causato un’interruzione amministrativa  con il  blocco della produzione del paese e le relative penalizzanti conseguenze economiche. In politica i principi educativi  si dovrebbero estendere e divulgare  proprio  come i padri dovrebbero fare con i  figli all’interno delle loro famiglie. I valori etici della politica dovrebbero rappresentare il fulcro intorno al quale dovrebbe ruotare l’intera società.

 La Regione Calabria,  In ambito di sanità    si sta cimentando ed ha da tempo elaborato un piano sanitario che non è ancora partito ma nel quale  è già  stato stabilito il numero delle strutture complesse della rete ospedaliera. E’ risaputo che  in sanità si fanno molti  sprechi e che numerose  strutture improduttive dovranno  essere chiuse. Nel fare questo in un campo così vitale, è importantissimo usare criteri vantaggiosi, di estrema imparzialità e non legati a logiche di altra natura che sarebbero catastrofiche per i conseguenti  disagi  causati ai cittadini e  penalizzanti per l’economia della  Regione e dell’Italia tutta. Indebolire strutture storicamente funzionanti e geograficamente bene posizionate, in grado di erogare con naturalezza maggiore produttività, per avvantaggiarne altre sorrette da maggiore forza politica ma con minore  valenza di tali specifiche peculiarità sarebbe un gravissimo errore. Tagliare rami secchi da un albero è cosa giusta da fare, ma  impedire che la linfa possa scorrere lungo alcuni di essi, aspettare che questi secchino per poi tagliarli è tanto perverso quanto pericoloso per la vita dell’intero albero. Una simile sorte è quanto potrebbe accadere in alcune U.O. dell’Ospedale di Castrovillari che ha saputo guadagnarsi nel corso della sua storia un successo indiscusso e non solo non meriterebbe di essere indebolito come di fatto sembra si stia subodorando, ma potenziato. Come dirigente medico all’interno dell’ U.O.  ORL dell’Ospedale di Castrovillari mi trovo ad assistere ad un lento impoverimento delle risorse umane e strutturali della stessa, tuttavia  non voglio smettere di credere che alla fine il buon senso prevalga  su tutto. Questa lunga fase di stallo in cui ci troviamo potrebbe perfino essere positiva e stimolare una profonda analisi su difficili problematiche, evitare decisioni affrettate che potrebbero risultare sbagliate e gravemente penalizzanti. Nel caso specifico,  resta da scegliere la sede della seconda struttura complessa ORL da affiancare a quella dell’ospedale di Cosenza. Una, fra quella di Corigliano e Castrovillari, da come si evince dal piano sanitario regionale elaborato,  dovrebbe essere soppressa. La Sibaritide ha più forza politica e se da una parte Corigliano è sprovvisto di rianimazione la struttura complessa ORL potrebbe essere spostata a Rossano che invece ne è provvista. Questa mossa , a mio avviso avventatissima , lascerebbe sguarnito, per patologie di natura ORL, tutto il bacino del Pollino che rappresenta la parte nord della Calabria. L’utenza di tale area, da sondaggi  fatti  su  pazienti che si rivolgono direttamente al sottoscritto per essere curati,  non accetterebbe mai di riversarsi su Rossano  con l’inevitabile risultato  da una parte di congestionare l’U.O. ORL di Cosenza e dall’altra di creare una fuga di malati verso la Basilicata ed altre regioni che rovinosamente porterebbero a nostro conto il costo delle spese sanitarie erogate. La logica vorrebbe che l’Ospedale di Castrovillari  riconosciuto come ospedale di riferimento spoke venisse  potenziato in tutte le sue singole U.O.  che nel  loro  insieme rappresentano una fetta della migliore sanità da molti anni erogata nella regione Calabria. Ancora una volta uso il condizionale  perché conosco bene i polli del nostro pollaio che come sempre si vogliono fare del  male. Se ci sforzassimo di capire sacrosanti ed obiettive esigenze come queste,  indirizzate a vantaggio dell’economia e dell’intera  collettività, ne  avremmo le capacità   se solo  lo volessimo o meglio ancora se venissimo stimolati a farlo, forse riusciremmo concretamente  ad innescare un circolo virtuoso che metterebbe le basi per l’allestimento del giusto seme da inseminare nelle menti degli uomini e finalmente  provare ad uscire dal buio tunnel in cui è immersa la regione Calabria da sempre.

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