Spunti di riflessione sull’Arte di Chimenti in ricorrenza dell’Esposizione alla Biennale di Venezia

Di Cesare De Rosis

Il maestro Pino Chimenti è protagonista nell’esposizione internazionale d’arte della “Biennale di Venezia”. L’artista è stato selezionato da un comitato tecnico – scientifico voluto da Vittorio Sgarbi su incarico del Ministero dei Beni culturali. La notizia è straordinaria poiché Chimenti è l’unico artista calabrese presente al “Padiglione Italia” ( Corderie dell’arsenale) della già citata importante esposizione. L’opera si intitola: “Sirene della comunicazione con racconto eroico”. “L’ opera racconta – secondo quanto dice Chimenti stesso – in chiave neo – figurativa la mutazione ideologica ed antropologica subita dall’uomo a causa di una malintesa artificializzazione. Gli elementi figurali della composizione, vagamente antropomorfi, rappresentano infatti in termini allegorici e simbolici, guerrieri, personificazioni del potere e della cultura immersi in un mondo dove la comunicazione ubiquitaria è diventata ormai sirena del male e del conflitto” (Calabria Ora 13 – 06 – 2011).

Il nostro non ha bisogno di essere presentato poiché i cataloghi delle sue opere hanno già fatto il giro del mondo. Tuttavia lo scorso anno chi scrive si è cimentato a studiare le opere del maestro elaborando l’asserzione che segue.

L’arte di Pino Chimenti non è semplice. Racchiude densi significati da codificare e interpretare, per cui impresa abbastanza ardua risulta cercare di tracciare un profilo del suo complesso labirinto artistico.Già in passato ho avuto  occasione per  riflettere sulle opere del Maestro e ho voluto appuntare  modeste note che non hanno alcuna  pretesa di asserzioni munite di particolare originalità, ma che si aggiungono al vasto repertorio critico di cui il Chimenti è stato oggetto di studi.  Ascoltando il Prof. Balmas dell’Università “La Sapienza” di Roma (in calce alla Premiazione Premio Città di Spezzano, di cui Chimento è stato insignito)  si è avuto modo di appurare che, in realtà, l’arte di Chimenti ha – sic et simpliciter – creato una nuova corrente artistica, un inedito stile che farà storia. Chimenti, d’altra parte, “ è un artista che non si piega ai dettami delle correnti artistiche pubblicate né appartiene a particolari geografie culturali, pur essendo sensibile al contesto storico europeo, nel quale ha costruito dialoghi intensi ed autenticamente dialettici” così come affermava Giorgio Cortenova nel 1997. Infatti il Chimenti:

–        non può essere considerato un espressionista, malgrado come i  pittori dell’Espressionismo si opponga a ogni forma di naturalismo e sostenga l’assoluta priorità della rappresentazione del sentimento individuale.

–        Non è un astrattista nonostante degli astrattisti (e di Kandinskij in modo particolare) mantenga la liberazione dello spazio e la valorizzazione degli elementi che costituiscono l’opera: linee, forme e colori.

–        Non è un surrealista o un dadaista, nonostante del Surrealismo, le sue opere, come quelle del Man Ray e Picabia, rappresentino deformazioni zoomorfe, atmosfere inquietanti e accostamenti inconsueti.

–        Non può essere inglobato nella corrente cubista, nonostante dal cubismo erediti un elemento essenziale, cioè non rappresenta in modo naturalistico il mondo circostante, ma lo scompone spesso in piani e forme geometriche.

–        Non può essere considerato pittore neo-futurista, anche se come la pittura futurista la sua arte creativa sa rappresentare il movimento e il continuo progresso industriale evidenziando il processo di globalizzazione che in questo tempo si intreccia con la storia. Chimenti tiene conto della Pop Art.

–        Non si può inglobare come esponente della pittura “Metafisica”, malgrado, Chimenti come De Chirico, raffigura cose della realtà, le pone in un proprio ordine personale, frutto della sua riflessione. Lo spazio nelle opere di Chimenti risulta sempre affrancato da vincoli di tipo prospettico caratterizzati da “costruzioni” ed elementi accostati secondo un ordine apparentemente irreale, tanto da determinare un certo disagio nell’osservatore.

Chimenti, dunque, supera le avanguardie storiche e alcuni aspetti della pittura postmoderna (Transavanguardia, Citazionismo, ecc.) con una personale visione del mondo, che risulta  complessa e originale. Tale superamento si manifesta attraverso una neofigurazione avveniristica e affabulatoria: un neo “universo iconologico e metaforico”, legato al mito e all’ironia. Infatti nelle opere di Chimenti sono presenti nuove creature arcane e grottesche, che, pur appartenendo alla fantasia, alludono alla nostra realtà deformata e in decadenza. Tale complessità visiva e concettuale induce a riflettere che le risposte immediate, anche in ambito artistico, sono spesso superficiali. Pensiamo di non essere blasfesmi se facciamo nostre le parole di Alberto Moravia, che abbiamo sempre condiviso, e le proiettiamo all’arte di Chimenti: “La vitalità esclude la visione del mondo, perchè la visione del mondo si forma e si sviluppa a partire dall’abbandono del terreno sicuro della vitalità. E chi rimane fedele alla vitalità non può aspirare a forgiarsi una visione del mondo”. Non si direbbe, ma il maestro Chimenti – iniziatore di un nuovo movimento – ci confida di ispirarsi a due grandi del passato: Piero della Francesca e Paolo Uccello. Del primo studia la luce e l’impassibilità delle rappresentazioni figurali; del secondo la liberazione dello spazio e mondo fantastico.

Chimenti prosegue nell’invenzione costante di piccoli miti personali, di strane leggende, nelle quali dei personaggi – tra il surreale e il ludico, tra il grottesco e l’affabile – si trastullano in mezzo ghirlande di forme variopinte, di marezzature cromatiche, di sottili estroflessioni magnetiche, sempre sostenute da un minuzioso grafismo”. Sono le straordinarie parole con cui Gillo Dorfles traccia, a parer nostro, l’aforisma che più calza e che più riassume l’opera del maestro”.

Pasquale De Marco in un recente contributo pubblicato sulla “Gazzetta del Sud” ( 29- 07 – 2011) riassume in modo quasi telegrafico ma incisivo la complessa e variegata arte del Chimenti e vale la pena di proporla a corredo del presente contributo: “Dopo un periodo di ricerca concettuale, la pittura di Chimenti acquista, nella seconda metà degli anni Settanta, maggiore libertà compositiva con accenti astratto – fantastici. I suoi cicli pittorici continuano con il favoloso e l’onirico, l’immaginifico e l’estrazione ermetica e, attualmente, con le figurazioni simbiotiche in conflitto”.

Cesare DE ROSIS

 

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