Lettera di Frate Giovanni a Fratre Umile da Bisignano

Umile fratello,
Dio solo sa quante volte abbia rivolto a te il pensiero nelle temperate giornate di questo fine autunno, mentre da mane a vespero raccoglievo, orando, le olive nel parvo uliveto del Monastero.
Ti immaginavo impegnato nel dissodare glebe aride per trasformarle in zolle ubertose di Paradiso.
Niuno meglio di te conosce la fatica di quanti lavorano la terra  alle pendici di monte Mula.
Gli ulivi che vegetano in questo angolo remoto di Calabria, d’inverno resistono a temperature rigide e i loro frutti, mondi da insetti, generano un prezioso unguento. Le drupe sono però piccole, quasi senza polpa e per cavarne un barile di olio, occorre raccoglierne più di cinque tomoli.
Umile amico, in questo luogo noto una miracolosa similitudine tra la natura e l’indole di chi lo abita. Le coltivazioni esistenti, che potrebbero generare ricchezza, sono trascurate, hanno i tratti irregolari e non lasciano presagire, a chi dovesse avventurarsi per queste terre, che mano d’uomo si sia mai posata su di esse.  Malgrado ciò, gli alberi continuano a dare copiosi frutti ed anche, come nel caso degli ulivi, di ottima qualità. Qualcosa di analogo è profuso nel carattere della paupera gens indigena che, pur maltrattata, continua a vivere in modo probo ed onesto.
Cotidie la vita nel Monastero di Sansozonte riserva inaspettate novità.
Postremo in exemplum, uno strampalato frate di nome Franciscus è stato sorpreso nell’Osteria della Santa Croce a dissertare senza averne niuno titolo, ora lacrimoso ora ilare, circa il concetto teologale di Luce e di Ombra. Lo plaudivano in maniera inquietante gli stessi frati malfidi che due anni fa, nello stesso luogo, ricevettero gli emissari dei turchi e del Pirata di Zigala.
Benevolo fratre, un’altra vicenda ben più inquietante, che di seguito ti sarà narrata, avverte però l’immanente bisogno d’esser illuminata dal crisma delle tue sante opinioni.
Taluni agresti, che hanno mani nodose come rami di ulivo, tempo fa riferirono di aver visto galoppare nei territori dell’Esaro seguaci del famigerato cavaliere spagnolo Mastrosso. In un primo momento ho dubitato sulla salute delle loro cervella, supponendo che la storia di Osso, Carcagnosso e Mastrosso fosse una leggenda narrata ai bambini per smorzarne gli acerbi capricci. Invece, osservando andar di passo per i gomiti del Pettoruto destrieri foresti, ho avuto modo di ricredermi. Alla loro testa trottava un enigmatico cavaliere avvolto in un panno nero a falda lunga. L’oscuro messere sfoggiava un copricapo con bianco piumaggio, i suoi fianchi erano cinti da uno spadino e da ricchi accessori, le sue dita protette da pregiati paramani. Larghe tasche e sontuosi ricami in oro facevano bella mostra sui suoi pantaloni.
Più tardi ho appreso che trattavasi di Franciscus il Morelito (ahimè un altro Franciscus!) soprannominato “pinzochero”: un signorotto, ambizioso e spietato che si proclama seguace di Mastrosso, ma gode, inspiegabilmente di buone protezioni in alcuni recessi corrotti di Santa Madre Chiesa.
Corre voce che Il Morelito (che nell’Urbe è valvassore del famigerato signor de l’Alemagna), si sia associato con risaputi briganti e abbia rivelato loro importanti segreti; si vocifera quinci che abbia traviato funzionari del vicereame e corrotto giudici del tribunale della Santa Inquisizione.
Dicitur praeterea, che per nettarli, si sia finanche intestato in maniera fittizia beni che appartenevano a risaputi predoni.
Prescelto fratello, ho saputo, per via confidenziale, che nel contado di Sansozonte il marcio signore intrattiene rapporti amichevoli con un noto monsignor e gode tutt’ora dei servigi di un mancato chierico che si professa suo devoto emissario.
Umile Santo trattieni lo sdegno, poiché le sorprese non sono ancora finite!
E’appurato infatti che vincoli ambigui legano il Morelito a don Domenico Furfuro, precedente Episcopo della nostra Diocesi.
L’imprudente pastore ha ospitato “il pinzochero” nel suo ovile e durante le Sacre Cerimonie lo ha fatto persino assidere alla sua destra, per meglio alimentarne le brame.
Gli “Acta Apostolicae sedis” dell’anno 1610 palesano inoltre come monsignor Furfuro, abbia fornito false credenziali al famoso brigante Lucerna, amico del Morelito, facendolo assurgere, nella città di Pietro, a Cavaliere dell’Ordine di Sant’Agapito papa.
Poverello di Bisignano, avvilito per tali vicissitudini, impetro te, profondo conoscitore di incagli etici, di dar risposta all’ interrogativo che ora tutta la vicenda pone.
Ove per pura fatalità noi uomini di Chiesa dovessimo incontrare tale cavaliere, appartenente sì ad un ordine equestre pontificio, ma pur sempre impenitente forabannito, saremmo obbligati a riverirlo appellandolo “eccellenza”?.
Ti scrivo mentre gli archibugi dei villici salutano in segno di giubilo il nuovo anno, incendiando polvere pirica.
Il mio animo brancola però nel buio ed è irretito dal dubbio, temendo le tenaglie della Santa Inquisizione. Ho scoperto namque di nutrire un profondo ardore per i martiri protestanti di Guardia Piemontese che nel cruento giugno del 1561 morirono sgozzati solo perché avevano preteso che cardinali, vescovi e monsignori divenissero probi et incorruttibili.
Padre, tu che ti contenti di un abito frusto e manduchi solo pochi avanzi di pane duro, non puoi esimerti dall’ invocare l’intervento della Immacolata Concezione, della cui sola Confraternita ti di dici ultimo servo.
Protegga la Vergine Maria il nostro infelice Monastero dalle incursioni dei sodali del Morelito e allontani i satanici effluvi che le riprovevoli azioni di don Domenico Furfuro propagano tra i flessi della nostra valle sventurata!

NON NOBIS, DOMINE, NON NOBIS, SED NOMINI TUO DA GLORIAM

Frate Giovanni

Dal Monastero di San Sozonte

I mensis Iannuarius , Anno Domini 1612

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2 risposte a “Lettera di Frate Giovanni a Fratre Umile da Bisignano

  1. Reverendissimo frate Giovanni,è sicuramente un modo poco educato il vostro di mettere nella pentola o meglio nel calderone di San Sosti una serie di vicende nostrane con vicende di natura che sicuramente non appartengono al nostro modo di vivere qui nel nostro paese. Aprrezzo la vostra sapienza ma non condivido il vostro modo di affrontare le questioni anche perchè molte volte offendete la nostra cultura,la nostra ospitalità(che ci contraddistingue),il nostro modo di fare alla sansostese. Il nostro piccolo paese sta vivendo momenti difficili,la crisi economica ci sta rendendo sempre più deboli,ma anche questo fa parte della storia che verrà scritta negli anni a venire,il commissariamento del Comune avrà degli strascichi che ci porteremo dietro per molti anni, allora come si esce da questo labirinto? Non certo con queste lettere che Lei scrive, Reverendissimo frate Giovanni. Il suo e un confondere ancora di più, chi non riesce a vedere un spiraglio dietro l’angolo,un po di sole all’orizzonte. Penso a mio modesto parere che piuttosto che barricarsi dietro queste maschere bisognerebbe invece uscire allo scoperto, e piuttosto farsi vedere bene in faccia,farsi riconoscere e giocare la partita del nostro futuro a carte scoperte e chi ha l’asso nella manica lo mostri sul tavolo affinchè le nuove generazioni,i giovani, tutti riescano ad avere dei riferimenti sicuri,basati su certezze non su fantomatiche tresche ed allucinanti visioni.I monasteri fanno parte del nostro passato e un capitolo chiuso.
    San Sosti ha bisogno di gente come Francesco,Paquale,Nicola,Antonio,Vincenzo,Maria,Angela,Salvatore,Rosetta,Rosario,etc. etc.etc.etc. gente con il Nome e il Cognome,gente che è facilmente riconoscibile e da poter apprezzare e valorizzare.
    Un Sincero Augurio di un Proficuo Nuovo Anno 2012 che San Sosti possa rinascere. Viva la Democrazia e la Libertà.

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  2. Frate Giovanni è un personaggio letterario

    Qui c’è un enorme equivoco!
    Frate Giovanni è un personaggio letterario e e io credo racconti fatti universali che non sono confinati tra le mura del diruto Monastero diSansozonte.
    Non è un politico, non ha simpatie di partito ma racconta solo quello che avviene sotto questo cielo.
    Molti lo apprezzano alcuni lo detestano. Gli uni e gli altri di fatto con le loro opposte reazioni riconoscono la universalità del personaggio.
    Io per esempio riconosco nelle sue parole fatti ed avvenimenti accaduti a Pordenone
    Frate Giovanni è cittadino di Sansozonte?
    Possiamo solo dire che la sua figura è cittadina del mondo intero e potrebbe ispirare, come ho già detto in un altro commento ,per la sua universalità sceneggiature cinematografiche.

    Un lettore di Frate Giovanni

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