Il referendum nascosto per tagliare gli stipendi dei politici

Da alcune settimane è partita la raccolta firme per tagliare gli stipendi di  deputati e senatori. Un referendum abrogativo in tono minore, dato che nessuno  ne parla. Promotore il partito dell’Unione popolare «Abbiamo spedito i moduli a tutti i comuni  italiani – spiega il segretario Maria Di Prato – tutti i cittadini possono  partecipare». Lo sanno in pochi, eppure in questi giorni è possibile firmare per tagliare gli  stipendi dei nostri parlamentari. La raccolta delle sottoscrizioni è promossa  dal piccolo partito Unione popolare. Una campagna referendaria in tono minore,  che rischia di rivoluzionare la politica italiana. Eppure sono in pochi a conoscere la campagna. «Ci stanno  boicottando» denunciano dall’Unione popolare. «Poche righe sui giornali,  pochissimo spazio in televisione. A darci una mano è il web: su facebook abbiamo  già contattato circa 120mila cittadini». Tredicimila gli iscritti al gruppo. «È  importante che tutti lo sappiano – lancia un appello Maria Di Prato – noi  abbiamo inviato i moduli per la raccolta delle firme a tutti gli ottomila comuni  italiani. Si può firmare ovunque, basta chiedere del referendum dell’Unione  Popolare».
L’obiettivo è ambizioso. Devono essere raccolte 500mila  firme entro la metà di agosto. Ma non impossibile. «Siamo quasi a metà strada.  Al momento abbiamo circa 200mila adesioni» racconta Maria Di Prato, segretario  del movimento. Un passato nell’Udc, dove nel 2008 Pier Ferdinando Casini la  chiamò per dirigere il dipartimento del merito («ma sono andata via presto,  perché il merito in quel partito non sanno nemmeno cosa vuol dire»), la leader  di Unione Popolare ha già partecipato alla raccolta firme per il referendum  contro il Porcellum, poi bocciato dalla Corte Costituzionale. Fornendo agli  organizzatori almeno 100mila firme. Stavolta la legge elettorale non c’entra. Si tratta di  ridurre «gli stipendi d’oro dei parlamentari», come spiega il manifesto  dell’iniziativa. Un referendum abrogativo per modificare la legge 1261 del 1965,  che determina l’indennità spettante ai membri del Parlamento. Se il referendum  fosse approvato, a saltare non sarebbero gli stipendi di deputati e senatori – previsti dalla Costituzione – ma la diaria. L’articolo 2 della legge. «Abbiamo  preferito andare sul sicuro – spiega Di Prato – dopo la delusione del referendum  sul Porcellum non vogliamo rischiare. Verrano tagliati i 3.500 euro mensili che  ogni parlamentare riceve per il soggiorno a Roma. La cosa ridicola è che a  incassare questa somma sono anche quegli eletti che nella Capitale ci vivono.  Abbiamo calcolato che lo Stato potrebbe risparmiare circa 50 milioni di euro  l’anno». Non si tratta di una cifra esorbitante. «Di certo non abbatterà il  debito pubblico – continua il segretario – ma questa iniziativa ha un forte  significato politico: in tempi di crisi chi comanda deve dare l’esempio». Nessuna adesione politica. «Ha aderito la base, diversi  sindaci civici e alcuni comitati del Movimento 5 Stelle». Ma tra i parlamentari  non ha ancora firmato nessuno. «Ci aspettiamo che Antonio Di Pietro e Nichi  Vendola possano almeno fare qualche dichiarazione pubblica a favore di questa  iniziativa». L’iter non è comunque immediato. Le firme potranno essere  consegnate in Cassazione solo a gennaio (nell’anno solare che precede le  elezioni politiche è vietato presentare un referendum). Entro l’autunno del 2013  la Suprema Corte verificherà l’entità e la legittimità delle sottoscrizioni, che  devono essere almeno mezzo milione. Più o meno nel gennaio 2014 la Corte  Costituzionale valuterà i quesiti. Il tempo di convocare la consultazione  popolare, e nella primavera del 2014 gli italiani potranno andare a  votare.

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2 risposte a “Il referendum nascosto per tagliare gli stipendi dei politici

  1. fiore francesco

    bisogna andare a votare immediatamente

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  2. sono andata per firmare -castrovillari-e mi hanno detto che non hanno loro i moduli ….vergognoso

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