Spezzano commemora don Benedetto Gismondi

Di Cesare De Rosis

I Santi sono tanti, in ogni epoca e in ogni situazione di vita ve ne sono stati. Ma ci sono non poche figure che non risultano nella “Bibliotheca Sanctorum” o nel martirologio Romano in quanto ancora non sono saliti sugli onori degli altari. L’orionino Don Benedetto Gismondi (1901- 1972) è uno di questi. E’ stato parroco della parrocchia del Carmine dal 1962 alla morte avvenuta il 16 novembre 1972. Volle essere sepolto nel cimitero di Spezzano. La cittadina arbëreshë lo ha così ricordato con affetto nel 40esimo anniversario dal suo ritorno alla Casa del Padre. Suggestiva la celebrazione eucaristica avvenuta nella Chiesa di Costantinopoli ed officiata dal parroco don Fiorenzo De Simone. Nella memoria collettiva è rimasto celebre per la distribuzione dei “cinesini” (piccoli confetti alla cannella), che, a suo ricordo, sono stati distribuiti ai fedeli dopo la santa Messa di suffragio alla sua cara e dolce anima. A me piace dire che nelle anime ha promosso l’esperienza del Divino. Quando si dice che è stato un dono di Dio possiamo pensare che sono le misteriose attenzioni divine con le quali Dio si fa presente nella storia del mondo e dell’uomo. I fedeli pregano da tempo don Benedetto non meno che se fosse già santo. L’importante è la sostanza; se in una figura di cristiano si riconosce la santità e lo si prega la carta bollata avrà poi tutto il tempo di arrivare.

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