Mostra Iconografica a Spixana: Espone Antonio Gattabria. Icona, Immagine dell’invisibile

Di Cesare De Rosis

arcangelo_micheleSi terrà dal 15 Dicembre 2012 al 6 Gennaio 2013 presso la Biblioteca civica “Giuseppe Angelo Nociti” in Spezzano Albanese una mostra di icone realizzate dal maestro Antonio Gattabria, il quale  utilizza le affascinanti tecniche tradizionali greche caratterizzate dall’uso di pigmenti naturali, tavole pregiate e, soprattutto, apposite preghiere tipiche dell’antica iconografia bizantina.
In itinere si terranno due importanti iniziative: la prima sabato 29 Dicembre che consiste in un laboratorio di stage- Materiali e tecniche iconografiche della tradizione bizantina. La seconda iniziativa consiste in un Convegno che ha come tema: “Icona, Immagine dell’invisibile” e vedrà come relatori Papàs Antonio Bellusci e chi scrive. A moderare l’evento la Dott.ssa Domenica Milione, responsabile della Biblioteca Civica. Sarà presente ed interverrà, ovviamente, l’autore.
Avendo redatto la mia tesi di laurea specialistica in Storia dell’arte bizantina e, avendo dedicato un lungo capitolo ai neo-iconografi, non avrei potuto non annoverare Gattabria se al tempo non fosse stato agli albori. Non avremmo immaginato che la sua perizia e meticolosità, a cui fa da base una straordinaria maestria, raggiungesse vette così alte. Una mostra che precede quella che si sta anticipando in questa sede è stata allestita  a San Costantino Albanese dal 7 al 22 agosto 2011 presso l’Etnomuseo della civiltà contadina arbëreshe. L’esposizione portava il seguente titolo: “L’icona immagine dell’Invisibile”.
Tra le tavole esposte si annoverano le immagini dei Santi Medici Cosma e Damiano, S. Giovanni Battista, S. Nicola di Myra, S. Costantino il Grande, S. Barbara e le immancabili icone della Vergine Orante, del Nymphios e del Mandyllion. L’icona, dicono i greci, è “deuteròtypos toù prototypoù”, cioè “riflesso della realtà di Dio”, perchè essa dà all’immagine una nuova dimensione, quella trascendente, in quanto supera la forma della nostra realtà per far presente la realtà di Dio.
Cos’è l’icona oggi? L’icona dal greco – eikon, immagine sacra su tavola lignea, è l’espressione grafica del messaggio cristiano affermato nel Vangelo attraverso le parole e estrinsecato nella Teologia, perciò spesso in ambito bizantino viene usato il termine “scrivere” piuttosto che “dipingere” quando vien confezionata un’icona. Oggi, tuttavia, il termine si è un po’ dilatato e si parla di icona, ad esempio, anche della Madonna Achiropita di Rossano che è un dipinto murale.
Parimenti alla Sacra Scrittura – ci insegnava la Prof.ssa Maria Pia Di Dario Guida –  l’immagine sacra è mediatrice del rapporto tra l’uomo e il divino, una mistica mediatrice tra il mondo terreno e quello celeste. Una specie di finestra spirituale aperta che permette a coloro che lo vogliono di contemplare il Signore. Venerando l’icona si venera colui che vi è raffigurato (il Cristo, la Vergine Madre di Dio e i Santi). Essa, infatti, non è una semplice rappresentazione storica, ma è parte integrante del culto.
Ancora qualche annotazione: Le caratteristiche dell’arte  bizantina sono l’astrazione dalla realtà oggettiva e la rinunzia alla definizione spazio-temporale della rappresentazione.
Altre caratteristiche sono i colori vivi e luminosi, disegni chiusi e marcati atti a distruggere peso e volume nelle immagini e di una complessa simbologia.
Le figure sono stilizzate e apparentemente più rozze rispetto ai modelli greci classici, ma anche molto espressive, perché scopo dell’arte cristiana è quello di narrare il messaggio evangelico e quindi di educare.
Esemplare è, a modestissimo avviso di chi scrive, una riflessione di San Giovanni Damasceno. Il santo scriveva che Dio è venuto per gli uomini nel suo Figlio Gesù Cristo, il quale entra nel mondo degli uomini e accoglie il corpo umano: “perchè abbiamo bisogno di quello che è simile a noi”.
Il visibile non trasmette l’essenza del Dio incomprensibile. Ma come il corpo ha la sua ombra, così anche ogni originale ha la sua copia, “icona è ricordo”. E come la Sacra Scrittura è una rappresentazione verbale, un’immagine della storia sacra, così anche le icone sono una sua rappresentazione, però non verbale, bensì fatta con i tocchi del pennello e con i colori.
Per questo l’icona – immagine – non è una copia di quello che è rappresentato, bensì ilsimbolo, con l’aiuto del quale possiamo arrivare fino alla comprensione del Divino. L’icona gioca il ruolo del mistico mediatore tra il mondo terrestre e quello celeste. Così è stato delimitato il senso dell’iconografia.
La confezione stessa dell’icona con elementi che derivano dal mondo minerale, vegetale e animale (legno, acqua, gesso, uovo, terre colorate) vuole sottolineare l’armonia dell’uomo con il creato quale era prima del peccato.  Nelle icone si ha il ripetersi delle tipologie iconografiche tramandate, secondo quanto stabilito nel Concilio Niceno II, dove si stabilì che era legittimo venerare le immagini sacre, l’artista non può dar sfogo alla libera fantasia, ma deve attenersi a quanto prescritto dalla Chiesa, perché l’iconografia non è un’arte indirizzata al solo gusto estetico, ma un’arte al servizio della fede. Non voglio spendere ulteriori parole di elogio verso chi realizza tali icone  che in questa sede stiamo presentando per una duplice ragione: la prima perché potrebbe sembrare eccessiva retorica ed inoltre perché le mie parole sono meglio sintetizzate dai fatti, in quanto questa mostra è l’incipit di numerose altre che sicuramente le faranno da seguito. Orietur in tenebris lux tua.

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