Primo Gennaio 2025 – Giulio Andreotti

 Di Cesare De Rosis

AndreottiUn recente saggio, di straordinaria peculiarità, dell’amico Mario Gaudio dal titolo “Nove appunti di Natale, di Giulio Andreotti” è stato pubblicato sulla rivista Diritto di cronaca, ed ha riscontrato un certo successo. E’ stato l’input per rispolverare un altro vecchio lavoro del senatore Andreotti che, a ridosso del Capodanno, può tornare utile leggere se non altro perché porta nel titolo la data del Primo Gennaio.
In occasione del Grande Giubileo del 2000, che tutti ricordiamo con enorme emozione, l’ex leader della Democrazia Cristiana, nonché per sette volte a capo del governo, come da ormai antica consuetudine, per festeggiare il Natale, regalò un’edizione fuori commercio di un suo vecchio piccolo, prezioso testo intitolato : «1 gennaio 2025». In questo libello racconta come sarà il mondo durante il prossimo Giubileo. E quale sarà il Pontefice, nel 2025, secondo il raccontino? Proprio Benedetto XVI. Andreotti aveva anticipato, mentre c’era ancora Papa Giovanni Paolo II, il nome del successore di Karol Wojtyla. Nessuno poteva prevedere che, dopo il pontefice polacco, sarebbe tornato in auge il nome di Benedetto: era più facile immaginare a «Giovanni Paolo III», anche se era difficile «bissare» i successi del predecessore. Si tratta di uno scritto breve ma gustoso per chi ama la Storia della Chiesa. E’ un racconto nel vero senso del termine, poiché è una narrazione in prosa di contenuto fantastico o realistico di minore estensione rispetto al romanzo. Diremmo un racconto ritrovato. Come in tutti gli altri scritti, anche in questo spicca per l’eccellente retorica e raggiunge il suo scopo che è la persuasione, come ci insegna Aristotele, ma di più c’è che Andreotti fu “profetico”.                                                      

***

Giulio Andreotti
Roma, 1 gennaio 2025 

La scommessa è riuscita. Benedetto XVI aveva assicurato che l’Anno Santo avrebbe superato come importanza il grande Giubileo dell’inizio del secolo ed è ormai certo di aver vinto. 
La notte di Natale con un pulsante ha aperto simultaneamente da San Pietro le porte delle quattro Basiliche maggiori. Ci sono rimasti un po’ male i tre cardinali ai quali spettava per tradizione; ma si devono inchinare alla modernità. «Sono fermi ai tempi di internet» ha detto il Papa in una dichiarazione fatta ai seimila inviati speciali della stampa estera; ai quali ha anticipato alcune riforme elaborate dalla curia, su sue precise istruzioni personali. Il latino tornerà ad essere la lingua veicolare nella Chiesa, fermo restando l’uso degli idiomi locali per le celebrazioni liturgiche. Un collegio di docenti della Sapienza sottoporrà i candidati vescovi ad un esame scritto e orale. Constatata, poi, la generale violazione delle regole fissate da Giovanni XXIII – di venerata memoria – sull’obbligo, per il clero, di usare in Roma la veste talare e uscire a testa coperta almeno con uno zucchetto (saltem pileolum), d’ora innanzi tutto questo sarà vietato. In tal modo Sua Santità è certo che si ritornerà ai buoni usi e non si vedranno più reverendi e reverendissimi girare per l’Urbe in jeans, maglioncini e sahariane scolorite. Per i cardinali invece si preannunciano novità. Pio XII prima accorciò e poi abolì del tutto la coda; Giovanni XXIII l’ermellino, Paolo VI il mantellone; e così via. Tutte queste semplificazioni saranno cancellate con il ritorno puro e semplice al decoro dei porporati secondo le raffigurazioni raffaellesche. 

Il Sommo Pontefice ha proseguito le sue dichiarazioni lodando il Comune di Roma per aver quasi completato i lavori urgenti programmati per il 2000 (salvo alcuni rinvii al 2050). Il giorno dell’Epifania riceverà, per ringraziarli, i rappresentanti dei sessantadue partiti che dopo le recenti semplificazioni sono rappresentati in Campidoglio. 
L’uditorio, che non era sembrato portar interesse alle interna corporis delle gerarchie ecclesiastiche, aveva mostrato un minimo di attenzione per la garbata presa per il bavero verso le autorità cittadine. Ha avuto invece un sussulto quando il successore di san Pietro, a conclusione, ha annunciato la formazione di una squadra vaticana di calcio sponsorizzata dai Cavalieri di Colombo. È stato già richiesto il riconoscimento alla Fifa con domanda di iscrizione al campionato europeo. Per il momento le partite saranno disputate allo stadio Flaminio, mentre per il ritiro dei giuocatori verrà utilizzato il palazzetto di Santa Marta, libero tra un conclave e l’altro. Il colore delle maglie sarà ovviamente bianco con bordo giallo. Non è chiaro se vi sarà al centro il triregno con le chiavi decussate. Domani la stampa di tutto il mondo riporterà questa informazione, certamente a scapito delle cronache sugli eventi giubilari, compreso il grande pranzo di stasera a Castel Gandolfo in onore dei quarantadue capi di Stato convenuti per lucrare le indulgenze. Ai non cattolici, non potendosi dare abbuoni di pene, verrà offerto un esemplare della medaglia annuale con lo stemma pontificio e il logo del Giubileo. Non si conosce il menu, ma per un riguardo agli islamici sono escluse bevande alcoliche. 
Doveva essere una sorpresa ma sono già di dominio pubblico due “contorni” dello storico ricevimento. Alcune romanze della Tosca – opera ambientata appunto nel Castello – saranno cantate dal celeberrimo tenore Luciano Pavarotti, che in questi giorni ha festeggiato il suo novantesimo compleanno. Viene respinto sdegnosamente il sospetto che la voce sia diffusa con il playback. Sull’alto del Gianicolo sarà accesa subito dopo la più grande girandola che si sia mai vista; sarà un succedersi policromatico degli stemmi di tutti i papi, a partire dall’anno 1025 (pontificato di Giovanni XIX, romano appartenente ai Conti di Tuscolo). Ci si limita al secondo millennio, anche per non creare problemi verso i pontefici, a cominciare da san Pietro e da san Lino, che non avevano simboli gentilizi. 
Con grave disappunto del milione di pellegrini che si alternerà per tutto l’anno, la settimana prossima il Papa andrà per qualche giorno a riposarsi sullo yacht che batte la sua bandiera e che gli è stato donato dai cattolici canadesi. L’imbarcazione ha ripreso il nome di quella di Pio IX (Immacolata Concezione), suscitando proteste – peraltro garbate – di un discendente di Nino Bixio che, come è noto, nel settembre 1870, occupando Civitavecchia, rispettò il natante pontificio, attirandosi le ire dei suoi compagni garibaldini, senza avere il minimo ringraziamento da parte della Santa Sede. 
A Roma abbiamo già il gran pieno, comprese le tendopoli allestite in tutte le ville storiche e dislocate nell’intera provincia. 
Si parla intanto di un Giubileo straordinario nel 2033 per il secondo millennio della crocifissione di nostro Signore. Ma non vi sono conferme ufficiali. 

 

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