Credibilità o inganno

Di Michele Iannello

Ci avviciniamo alle politiche, con le idee offuscate da ombre e situazioni a dir poco paradossali. In un sistema democratico, una buona legge elettorale dovrebbe riuscire ad assicurare a chi vince, la governabilità o almeno la più ampia rappresentanza delle forze politiche operanti nei territori. Un sistema politico-istituzionale rappresentativo ed efficace, che richiede a coloro eletti, adattamento creativo, capacità di gestione ma ancor più importante la scelta dei candidati da parte dei cittadini. In questo caso, le liste bloccate non consentono agli elettori di scegliere tra diversi candidati della stessa formazione politica e come se non bastasse, il diverso criterio di attribuzione del premio di maggioranza (alla camera su scala nazionale e al senato su base regionale) può produrre maggioranze diverse nelle due camere, con conseguente difficoltà di rappresentatività a favore della governabilità. Il principio di fedeltà dell’eletto verso l’elettore, le regole del confronto politico dovrebbero rimanere costanti nel tempo e non essere cambiate a piacimento. Noi cittadini, in tutto ciò dovremmo intravvedere la possibilità di riannodare il rapporto tra politici e territorio tra istituzioni e vita comune. Perché chiamarla porcellum, una legge elettorale non voluta da tutti ma cambiata da nessuno. Perché non creare una maggiore competizione elettorale, il cittadino è chiamato ad esprimere la preferenza solo alle primarie è solo, se d’accordo con gli “ordini di partito, altrimenti rischi di non votare.
La strada per noi italiani sembra tracciata, è impossibile giustificare il persistere di certe politiche antipopolari. Perché, non candidare figure che vivono e lavorano nei territori che aspirano a rappresentare. Noi calabresi avevamo bisogno di votare Rosy Bindi (PD)e non persone che vivono nel territorio come Stefania Covello o Franco Laratta. Altre liste, vedi Ingroia con la presenza di quattro partiti destinati a scomparire (IDV-PDCI-Rifondazione Comunista e Verdi) che con i loro dirigenti ben piazzati al primo posto nel (listino) danno vita ad un vero e proprio riciclaggio.
Troppe persone sono rimaste ferme a guardare a scrutare l’orizzonte in attesa di tempi migliori, oppure, con uno schema già ben definito. Tutte queste scelte, quelle dei candidabili e non, sono a discrezione delle segreterie di partito. Il popolo, sovrano di che cosa? Candidare per accaparrarsi consensi e non per dare garanzie al cittadino, candidarsi in base al livello dell’opportunità politica, e i partiti dicono di avvalersi di una Commissione ETICA. Tutto ciò, provoca inquietudine nel cittadino, l’incapacità di riconoscersi nella politica porta a voler cambiare e rinnovare. Trenta miliardi di euro confiscati alla mafia, agli evasori, alla criminalità da rinvestire nel mezzogiorno, a favore delle imprese e dell’occupazione, dove sono? IL 23 Gennaio ultima seduta in Parlamento, tutti a brindare e a fotografare bei momenti di politica italiana. Ebbene sapete cosa si è votato? Il rifinanziamento delle spese militari, hanno votato tutti a favore tranne l’IDV. E gli F35? Bersani era in aula o preso dagli impegni delegò qualcuno?
In questa tornata elettorale, sentiremo spesso un termine che faremmo bene a ricordare. Non parole tipo, candidabile, credibile o nuovo bensì, catapultato. Ebbene, non abbiamo a che fare con arnesi medioevali ma con candidati di partito che sono spostati a piacimento dalle loro segreterie politiche. Signori, tanto non votiamo la persona anzi, non ponete questa domanda altrimenti vi sentirete rispondere “ Mi sono candidato qui, per dimostrare agli elettori che  al nord e al sud i problemi si equivalgono, non avendo pregiudizi per il territorio. Che bello! Povera Italia!
Monti farà da stampella al futuro governo, evidentemente gli impegni presi dai leader dei partiti con l’UE non sono stati giudicati una garanzia sufficiente.
Il voto di oggi ha tutta l’aria di essere il primo tassello di un mosaico pre-definito verso il Monti bis.
C’era una volta l’Italia, un grande paese occidentale che voleva essere all’avanguardia della politica europeista.

                                                                                                Michele Iannello

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