Il legame tra politica e cittadini – Democrazia e libertà

Di Michele Iannello

La politica da tempo è “usata” per scopi personali, da sempre costretta a eseguire decisioni prese non più dai diretti interessati ma da comitati retti da tecnocrati e ragionieri. I partiti vivono di “rendita” e non applicano più quella logica che nel tempo accompagna il mutare del tessuto sociale. In questi ultimi venti anni, a nostro malgrado, alcuni politici hanno fatto uso di ( un’equazione amministrativa) a dir poco ridicola, che consisteva nel dire al popolo: O pagare la crescente povertà con maggiore disoccupazione o accettare la povertà in cambio di una disoccupazione meno alta. Dove sono e chi, le correnti le organizzazioni, i partiti in grado di lanciare messaggi limpidi e di proporre mezzi efficaci in relazione ai problemi sempre più complessi della governabilità. Si sta ritornando indietro nel tempo, è sempre più crescente la disuguaglianza tra chi gode dei mezzi che garantiscono loro una tranquilla continuità di reddito e chi, è costretto, ha vivere in condizioni di precarietà. Abbiamo bisogno, di persone che diano indirizzi di governo utili per pervenire a una maggiore equità nella distribuzione delle risorse, impedendo, a una parte di costruire il proprio benessere sul malessere altrui. Da sempre, patrocinare la causa del povero in periodi specifici dell’anno mette in condizioni l’interessato di mettersi in luce perseguendo fini prettamente personali .

Purtroppo, anche noi indirettamente stiamo contribuendo a tutto ciò. Sapete come? Lasciando sì, che le nostre forze si disperdano si dividano. Dovremmo avere più aspirazione all’uguaglianza, tutti insieme arrivare a condividere libertà e diritti ma non ci accorgiamo di essere sottoposti a continui soprusi e inganni . Bisogna esigere dalla macchina dello Stato un superiore rendimento di utilità sociale, là dove, ancora non è arrivata l’azione dei partiti politici. La politica non è un lavoro che può essere soddisfatta solo con l’intelletto o l’azione del singolo, ma bisogna aspirare a introdurre la “ partecipazione” nel costume delle massi nazionali. Tutto ciò, alimenti entusiasmi e pensieri e metta nelle condizioni chiunque a imporre la propria libertà d’espressione escludendo quelle influenze negative che mettono ancor di più distanza tra istituzioni e cittadini.

Personalmente, rimpiango quella politica “partecipata” fatta presso le vecchie sedi di partito, con momenti dedicati alla funzione e alla conoscenza. L’attività associativa è l’attività più nobile verso la comunità, rinnovare la politica dove i giovani ne siano protagonisti futuri. I tempi cambiano, le ideologie si affievoliscono ma, almeno in me, rimane forte il pensiero politico Socialista di persone come Pertini, Nenni, Salvèmini e Giacomo Mancini. Uomini che mi hanno fatto amare la politica per quello che dovrebbe essere, un servizio per tutti e non per il singolo. Pertini carismatico, il suo pensiero? “Dare la concezione che qualsiasi carica si ricoprisse, in ogni atto o azione il fine unico era risaldare il legame tra cittadini e Stato. Nenni passionale ma deciso. Salvèmini legato ai problemi del nostro Meridione. Giacomo Mancini indelebile. Mi rispecchio da sempre nel suo pensiero, il cercare quegli strumenti che aiutino a riscattare la nostra terra,  quella politica autonoma che esalti la democrazia e la libertà, il pensiero di un uomo che ha dato tanto e tutto alla nostra terra. E’ solo grazie a queste persone (opinione personale), alla loro aspirazione che nel tempo siamo arrivati a condividere libertà e diritti.

E ora?

Ci stiamo accorgendo, di come, sia in passato sia oggi la politica presenta due categorie di persone: quelli che la fanno e quelli che ne approfittano. Il voto democratico o pilotato. Votare coalizioni che hanno intenti comuni, che professino le stesse idee o dobbiamo essere consapevoli che “regole” enunciate per altri mestieri sembrano inapplicabili nella politica. IL sistema Giudiziario richiede riforme immediate, siamo soggetti a una giustizia obsoleta che fa presto a giudicare ma tardi a sentenziare. Tutto questo, non fa altro che rallentare la ripresa economica. Come pensiamo di favorire gli investimenti in Italia se un Impresa per recuperare un credito impiega in media 1200 giorni? La verità, è che il nostro sistema giudiziario viene preso dagli altri paesi (vedi gli Stati Uniti)come esempio negativo per il rispetto di regole e norme. Dove troppi interessi sono comuni, permettendo a chi dovrebbe dare un segnale forte di garanzia Istituzionale(vedi Ingroia) di accantonare momentaneamente  il proprio lavoro (Magistrato) e dedicarsi a l’hobby della politica.

Innovazione, semplificazione e celerità questa sarebbe una buona politica delle riforme.Il tutto seguito da una buona dose di moralità, un’avvocatura seria e responsabile che miri come unico fine non alla carriera personale ma al rispetto dei diritti e doveri del popolo.

 

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