La diga che c’è e non c’è: Esaro, 30 anni di scandalo italiano

Di Giampiero De Luca (youreporter.it)

La storia della diga dell’Esaro è iniziata con i primi sondaggi geologici effettuati durante gli anni sessanta e settanta in prossimità dei comuni di Sant’Agata di Esaro e di Malvito, nella provincia di Cosenza.
Agli inizi degli anni ’80 l’ex Cassa del Mezzogiorno, poi Agesud, ha affidato i lavori della diga al raggruppamento d’imprese Lodigiani, Italstrade, Del Favero, per una spesa iniziale prevista di 75 miliardi delle vecchie lire.
I lavori appaltati nel 1982 sono andati avanti a rilento anche perché gli enti locali interessati hanno poi dimostrato atteggiamenti incoerenti dato che non erano stati stabiliti i territori che avrebbero beneficiato della costruzione della diga. Nel 1987 in seguito ad un movimento franoso sulla sponda sinistra dell’invaso, i lavori furono sospesi e circa 300 operai messi in cassa integrazione. Il raggruppamento d’imprese durante la sospensione di una parte dei lavori, ha continuato a detenere la titolarità dell’appalto facendolo lievitare fino a 745 miliardi, sempre delle vecchie lire.
Nel 1993 interviene la magistratura che blocca definitivamente i lavori della diga dell’Esaro. Viene emesso un ordine di custodia cautelare nei confronti del commissario del consorzio di bonifica con l’accusa della richiesta, rivolta alla ditta Lodigiani, di ben 5 miliardi di lire, ai quali si aggiungono anche altri 350 miliardi per la realizzazione dei canali di gronda.
Nel 2002 grazie ad un accordo quadro con il governo d’allora, si rimette in moto la macchina dei lavori appaltata ad una ditta di Milano, la Torno Internazionale Spa. Durante la fase di costruzione, la Sorical, società calabrase a capitale pubblico privato, per la gestione dell’approvvigionamento e la fornitura dell’acqua ad uso potabile sul territorio della Regione Calabria, subentra all’amministrazione regionale in qualità di Ente Attuatore.
Essendo tale ente con capitale sociale detenuto per metà dalla regione, si scopre che nel restante 50% trovasi agenzie sia italiane che straniere: Led Italia, Idracos, Siba, Sicilia Acque, Geal AcquaLatina spa, Sicea Spa, Sagidep Spa, Compagnia generale delle acque spa, ed Veolia general des Eaux, gruppo francese che gestisce le risorse idriche all’estero ed in particolare in Italia, in quasi tutte le regioni, non di rado assieme ai nomi citati sopra.
Nel 2005 la regione Calabria stanzia ulteriori 78 milioni di euro per vedere finalmente completata l’opera. Dall’82 al 2005, sono già stati spesi oltre 350 milioni di euro, per un’opera che non vede neanche il 20% dei lavori in corso. Nonostante questo ulteriore finanziamento pubblico, nel 2006, a causa di un contenzioso fra appaltatore ed amministrazione, 70 operai vengono licenziati dalla ditta Torno, società addetta alla costruzione della diga dell’Esaro.
A marzo del 2007, la procura di Castrovillari sequestra nuovamente il cantiere e la documentazione progettuale a causa di un’inchiesta giudiziaria promossa dal progettista Ing. Alberto Trevisan, che vedeva fra gli indagati: vertici della Sorical e l’assessore regionale calabrese ai lavori pubblici. A giugno dello stesso anno, la procura a seguito di un’ordinanza del tribunale del riesame, riapre il cantiere, ma i lavori rimanevano fermi per l’assenza di maestranze.
Nel 2008, l’ennesimo colpo di scena. Viene formalizzata la cessione del ramo d’azienda da Torno Internazionale Spa ad Impresa Spa di Roma e vengono dati in subappalto alla ditta Bam di Cosenza la realizzazione dei lavori residui: completamento della vasca di dissipazione ed le strade per accedere alla diga. Insomma, tutto l’invaso.
Ma ad oggi quei lavori non sono mai stati avviati. I soldi, quasi 600 milioni di euro, non si sa che fine abbiano fatto, o meglio, bisognerebbe chiederlo alle varie aziende che si sono succedute per la realizzazione della diga.

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