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Archeologia – estratto del lavoro di tesi di laurea di S.Carbone sul territorio di San Sosti.

Di Stefano Carbone

La Sibaritide in età protostorica: esiti delle ricerche, Tesi di Laurea a.a.c.c. 2008-2009

Nell’esprimere i più sentiti ringraziamenti ai Comuni di: Trebisacce, Francavilla Marittima, Spezzano Albanese, per la gentile collaborazione, un particolare ringraziamento all’Amministrazione Comunale di San Sosti e al Sig. Sindaco, ON/le Vincenzo BRUNO, per aver accolto positivamente la mia richiesta di collaborazione all’avviamento (analisi e catalogazione dei reperti archeologici) del Museo Multimediale Archeologico del Parco Nazionale del Pollino, sito in via Vittorio Emanuele, con incarico: Giusta Delibera di Giunta del 03.07.2008, n° 39.

I ringraziamenti più sentiti e sinceri vanno al mio amico fraterno Angelo Martucci, per avermi guidato passo, passo nella stesura di questo elaborato di Laurea.

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Relazione del Dott. A.Martucci tenuta al Convegno “Archeologia uomo e territorio”

La Mostra didattico-scientifica del Museo SAN SOZONTE Le operazioni di allestimento della mostra didattico-scientifica ebbero inizio nel mese di ottobre del 2007, con l’organizzazione dei laboratori e delle due sale di esposizione poste al secondo piano della struttura, restaurata con finanziamento dell’Ente Parco. Seguirono le diverse fasi di analisi e catalogazione dei reperti archeologici, presso i laboratori del Museo Nazionale della Sibaritide nei mesi di aprile-maggio 2008 e successivamente esposti nelle vetrine del Museo Multimediale Archeologico del Parco Nazionale del Pollino. Da venerdì 8 agosto 2008 è finalmente possibile visitare la mostra di una campionatura dei reperti più significativi, gentilmente concessi in prestito dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria, provenienti dalle numerose ricognizioni di superficie e dalle campagne di scavi archeologici sul territorio del Comune di San Sosti. Tutto ciò è stato possibile grazie all’opera di volontariato di un gruppo 5 di amici, i quali hanno messo a disposizione il proprio tempo e la propria formazione culturale in un perfetto rapporto sinergico. I volontari che hanno curato l’allestimento della mostra, oltre a me medesimo, sono: il Dott. Giovanni Martucci, laureato in storia con indirizzo archeologico; Stefano Carbone, laureando in Conservazione dei Beni Culturali presso l’UNICAL; Pierino Calonico, Ispettore onorario della Soprintendenza Archeologica della Calabria e Francesco Artuso, tecnico informatico e web-master. Il Museo non si limita alla semplice esposizione di reperti archeologici, bensì ha come obbiettivo quello di trasformarsi in un laboratorio di ricerca, in continua evoluzione, un centro vitale per il monitoraggio del patrimonio artistico-archeologico del Parco e ancora, un centro di studio ed elaborazione dei dati provenienti dall’intero territorio, ricco di testimonianze di antiche popolazioni del passato. Le ricognizioni di superficie interessano un’area molto vasta che comprende il territorio di due regioni, Calabria e Basilicata ad oggi fra i più carenti di quadri di insieme, allo scopo di stabilire una successione diacronica delle popolazioni che vi si stanziarono nel corso dei secoli. Parte di questo immane lavoro di ricerca è sintetizzato in due tesi di laurea, pubblicate nel 2006 con contributo dell’Amministrazione provinciale di Cosenza; in un volume intitolato “Archeologia e topografia nella valle dell’Esaro e dell’Occido”. Le ultime scoperte effettuate nel territorio di San Sosti sono oggetto di studio nella tesi di Laurea di Stefano Carbone dal titolo “Produzione e circolazione della ceramica protostorica nella Sibaritide”. Nella fase di registrazione dei dati, molti studi condotti in passato e alcune pubblicazioni esistenti si sono rivelate imprecisi sia riguardo ai luoghi di rinvenimento che alla descrizione dei reperti. Questi lavori, imprecisi e troppo generici, creano grosse lacune nel corso della ricerca che si avvale principalmente di ciò che resta sul territorio di un’antica civiltà. Troppo spesso in passato si è scritto facendo ricorso alle fonti letterarie e romanzesche, spesso senza nemmeno conoscere il territorio oggetto della ricerca; leggendo oggi quelle pubblicazioni capita di constatare delle vere e proprie omissioni di localizzazioni geografiche, mentre la maggior parte dei commenti sono poco analitici e condotti senza osservare i canoni di una corretta ricerca e troppo spesso decontestualizzati, ciò è causa di letture archeologiche imprecise e distorte. I dati di recente acquisizione, assunti nel corso della ricerca sul territorio, forniscono spunti molto importanti per la trattazione di problematiche diverse quali il sistema di occupazione del territorio nelle diverse epoche storiche, l’inserimento in un preciso contesto dei reperti archeologici, la reale destinazione d’uso di alcuni edifici, la precisa attribuzione cronologica di certi oggetti o classi ceramiche fino ad oggi di incerta datazione.Nell’affrontare il tema delle antiche civiltà che si sono susseguite su questa parte del territorio della Penisola italiana e delle loro diverse espressioni artistico-culturali, si osserva una mancanza di studi riguardanti soprattutto le zone interne della Calabria e della Lucania ricadenti nel territorio del Parco, dove sono stati recentemente individuati decine di insediamenti antichi che arricchiscono il quadro d’insieme.La ricerca si articola in tre diverse fasi: la prima fase tenta si di ricostruire, in base ai nuovi dati acquisiti, il sistema insediativo in età protostorica, la più carente di quadri di insieme.La seconda fase consiste nel delineare il grado di influenza che le grandi Poleis greche di Sybaris, in Calabria e di Siris, in Lucania, esercitavano sui rispettivi territori interni. La terza fase tenta di ricostruire l’aspetto insediativo dopo l’egemonia politico-militare sirita e sibarita fino al medioevo avanzato.Dalle ultime scoperte archeologiche si evince che in età protostorica vi erano essenzialmente quattro grandi insediamenti indigeni che dominavano rispettivamente la valle del Bradano e del Basento e la Sibaritide prima dell’arrivo dei Greci. Questi insediamenti sono Cozzo del Presepe e Incoronata nella Lucania centro-meridionale; Broglio di Trebisacce e Torre Mordillo nella Sibaritide, che esercitavano uno stretto controllo sui territori circostanti mediante insediamenti posti sulle alture collinari a distanze regolari di 6/8 kilometri. L’obbiettivo che il laboratorio scientifico del Museo si prefigge di raggiungere è l’ampliamento e l’aggiornamento della carta archeologica già esistente del versante calabrese del Parco con il completamento e l’inserimento anche del versante lucano. La creazione di una carta archeologica d’insieme rappresenta una straordinaria importanza non solo dal punto di vista cronologico ma anche come strumento analitico in cui convergono una gran mole di notizie derivanti dallo studio dei materiali archeologici, dalle ricognizioni sistematiche di superficie che consentono una migliore conoscenza e lettura delle testimonianze di civiltà antiche comprese in un arco cronologico così vasto.

Angelo Martucci

Contributo di Stefano Carbone all’archeologia del nostro territorio

Mi chiamo Stefano Carbone, sono nato e vivo a Crotone; sono laureando in Conservazione dei Beni Culturali con indirizzo Archeologico presso l’UNICAL di Cosenza. Nonostante la notevole distanza tra la mia città e il bellissimo paesino che è San Sosti, mi sento molto legato ad esso dalla sua bellezza e soprattutto dalla fraterna amicizia che mi lega ad Angelo Martucci. Ho partecipato a ben due campagne di scavi archeologici ai Casalini (2001-2003) condotte dal prof. Giuseppe Roma, Direttore della cattedra di Archeologia e Storia delle Arti dell’Ateneo cosentino. Proprio in questi ultimi mesi è in fase di stesura la tesi di laurea assegnatami dalla Cattedra di Archeologia della Magna Grecia, che ha come oggetto questo territorio e più in generale, la Sibaritide in età protostorica. Nelle diverse fasi di analisi, catalogazione e datazioni dei materiali provenienti da diversi siti della Sibaritide, ho avuto l’occasione di studiare numerosi oggetti provenienti dal territorio di San Sosti. Ciò è stato possibile grazie alla disponibilità del mio amico Angelo che si è subito messo a mia completa disposizione fornendomi un’articolata documentazione fotografica e bibliografica della zona. Dai reperti da me analizzati ho trovato molto interessanti i numerosi resti ceramici provenienti dalla località serra, dove sono state individuate due necropoli, risalenti al Geometrico Medio (775-725) e un grande dolium risalente al Bronzo Recente (XIII-X sec. a.C.). sempre dalla località Serra proviene un frammento di vaso a staffa di imitazione micenea, confrontabile con esemplari coevi rinvenuti a Broglio di Trebisacce, risalenti a TE IIIC (XIII-XII sec. a.C.) e una porzione di olla biconica dello stesso periodo che trova confronto con uno simile rinvenuto durante lo scavo archeologico all’interno della chiesa del Carmine, diretto dalla Soprintendenza Archeologica della Calabria. Altrettanto interessante è la ceramica protostorica rinvenuta durante gli scavi dei Casalini, dove addirittura è stata rinvenuta ceramica ad impasto risalente al III millennio a.C. Dal Castello della Rocca proviene un altro frammento di vaso a staffa della stessa tipologia di quello della località Serra, Broglio di Trebisacce e Torre Mordillo. Grazie alle ultime scoperte si può ipotizzare un fitto sistema insediativo, su questa porzione di territorio dell’alta valle dell’Esaro, in villaggi posizionati a distanze regolari con un grande nucleo principale che doveva sorgere sulla sommità della collina dove attualmente sorge il centro storico di San Sosti, (Scavo archeologico chiesa del Carmine) a sua volta sottoposto al grande abitato enotrio di Torre Mordillo, in territorio comunale di Spezzano Albanese, posto all’imbocco della vallata, il quale, proprio grazie a questi abitati minori, controllava tutto il territorio nord-occidentale della Sibaritide. Gli stretti rapporti socio-economici tra il grande abitato enotrio di Torre Mordillo e questa parte di territorio della Sibaritide, è attestato dall’omogeneità artistica dei manufatti sinora rinvenuti (Serra Casalini, Castello della Rocca, Chiesa del Carmine). Quasi tutti i reperti sopra accennati, si possono ammirare nella mostra allestita all’interno del Museo Multimediale Archeologico del Parco Nazionale del Pollino, “San Sozonte che sarà inaugurata venerdì 8 Agosto. Ho avuto il piacere di collaborare con Angelo e gli altri volontari alle fasi di catalogazione e datazione dei materiali esposti nelle vetrine ed alla realizzazione dei pannelli didattici esplicativi dei siti.

Infine mi corre l’obbligo di ringraziare la Dottoressa Silvana Luppino, direttrice dell’Ufficio territoriale di Soprintendenza per il rilascio dell’autorizzazione necessaria per lo studio dei reperti; il Sindaco di San Sosti, On/le Vincenzo BRUNO e tutta la sua Amministrazione Comunale (che mi impegno di omaggiare con una copia del mio elaborato), che ha accolto positivamente la mia richiesta, di collaborare, titolo gratuito, alle fasi di catalogazione dei reperti, che saranno pubblicati nella tesi di laurea già in via di completamento, ed all’allestimento della mostra. Un particolare ringraziamento ad Angelo, il quale si è prodigato che mi venissero accordati i permessi necessari (i quali costituiscono crediti formativi in sede di laurea e per l’accesso ai concorsi pubblici), presso la Soprintendenza Archeologica della Calabria e presso l’Amministrazione di San Sosti.

Stefano Carbone

Corredo di armi, VIII sec. a.C.

Dolium XII-X sec. a.C.