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Prima Edizione del Concorso Letterario Internazionale “Lettera d’amore” – COMUNICATO STAMPA

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Il 22 marzo 2015, si è conclusa la Prima Edizione del Concorso Letterario Internazionale “Lettera d’amore” organizzato dalla Consulta Giovanile di San Sosti, dalla Biblioteca Comunale e dalla Sig.ra Giovanna Daniele, ideatrice del Concorso. Nell’accogliente cornice sansostese, presso l’Hotel Santa Croce, ha avuto luogo la premiazione dei primi tre classificati e l’assegnazione delle menzioni speciali tra il calore e l’attenzione dei numerosi partecipanti.
Sulle calde note della musica dialettale d’autore, il gruppo etnico-popolare “Balanoò Etnoakustika” ha aperto la cerimonia intonando Ninella mia.
Dopo i saluti di rito, il segretario della Consulta Giovanile, Pasquale Ricca, per l’occasione presentatore e moderatore, ha ricordato la sig.ra Lucilla Guaglianone, simbolo di cultura sociale ed umana, a cui questa Prima Edizione del Concorso è stata dedicata.  In un momento di generale commozione il sig. Paolo Guaglianone, cugino di Lucilla,  è stato omaggiato di un ricordo in Suo onore.

Al saluto del primo cittadino, il sindaco Vincenzo De Marco, si sono avvicendati gli interventi dei relatori che hanno illustrato l’evoluzione del Concorso in ogni sua fase. Sono intervenuti: la sig.ra Giovanna Daniele, ideatrice del Concorso; la dott.ssa Maria Pina Aragona Segretaria del Concorso e Vicepresidente della Consulta Giovanile di San Sosti; il sig. Maurizio de Luca delegato della Biblioteca Comunale, Presidente della Consulta Giovanile e Vicepresidente di Giuria; la dott.ssa Rosamaria Bisignani, Presidente di Giuria e consigliere della Consulta. Gli interventi son stati intervallati dalla lettura della lettera di Gilda Ferrante, alunna della classe V elementare dell’Istituto Comprensivo di San Sosti, distintosi per la partecipazione e la bravura, e da video inerenti il Concorso.
Alla scrivente segretaria è toccato l’onore di annunciare i primi tre classificati. Al primo posto si è classificata la lettera avente numero di protocollo 26/C dal titolo “Caro mio eroe” della Sig.ra Cirigliano Chiara di Cassano allo Ionio che ha ritirato personalmente l’attestato ed il premio di € 150,00 consegnato dall’ideatrice del Concorso Giovanna Daniele. Segue il testo della lettera declamata con emozione  dall’autrice:

Caro mio eroe (prot. 26/S)
Caro mio eroe,
sono le 23 e 40 e ti scrivo per dirti che mi manchi.
Sarà che scrivere di notte rende più vulnerabili, sentimentali, eppure io mi sento sempre allo stesso modo quando parlo o scrivo di te.
Qui ogni giornata sembra trascorrere allo stesso modo; stesso lavoro, stessa scuola, stessi amici, stessa espressione scocciata ogni volta che metto i piedi giù dal letto ed inizio una nuova giornata.
Ormai è una routine.
Chissà invece tu come stai e che fai… Chissà se lassù cerchi un’anima che somigli o che semplicemente ti ricordi quella della mamma. A lei manchi molto e ti pensa sempre, me ne accorgo ogni volta che la guardo negli occhi.
Voglio raccontarti ciò che mi è accaduto qualche settimana fa.
Ero in un bosco, sdraiata sulla fresca erba bagnata ed ero immersa nella lettura di un fantastico libro. La storia narrata al suo interno era molto simile a quella della nostra vita. Notando questa coincidenza per un secondo ho abbandonato la lettura ed ho iniziato a fantasticare su noi due.
Quasi involontariamente, voltando il capo verso destra, mi sono accorta che una sagoma, scura come un’ombra, era seduta lì accanto a me. Quasi non ci credevo, mi sono strofinata gli occhi in modo da vederci meglio e quando li ho riaperti mi sono resa conto che eri proprio tu. Mi sono immersa così tanto nella lettura da immaginare di averti al mio fianco
Eri bellissimo, avevi un sorriso mozzafiato. Mi hai fatto una carezza e mi hai sussurrato all’orecchio una delle cose che i padri sono soliti dire alle proprie figlie. A quel punto, anche se incredula, mi sono asciugata una lacrima che in quel momento mi stava rigando il viso e ti ho abbracciato, chiudendo gli occhi. Quando li ho riaperti non c’eri più.
Il mio amore per te non è uno qualunque; non è l’amore per un fidanzato o l’amore per un cane, nonostante mi piacciano molto. È l’amore per un padre, è l’amore per tutto ciò che avremmo potuto fare insieme. È l’amore per gli abbracci mancati, per le carezze non ricevute e non date, per gli anni persi, per i consigli non richiesti anche se necessari… É l’amore per ogni ti voglio bene che non abbiamo potuto dirci perché distanti una vita.
Nonostante mi costi molto dichiararlo, questo è anche l’amore per la distanza che ci divide.
L’amore per quel pezzo di cielo che strapperei se solo potesse servire a farti tornare da me.
Mi piace immaginarti immerso nella lettura di questa lettera; magari una lacrima ti sta attraversando il volto e lo ammetto, sarei felice di questo perché potrei dire di averti accarezzato, almeno una volta.

Ti amo.

* * * * *

Si è classificata al secondo posto la lettera avente n. di protocollo 101/S dal titolo: “Amore mio” del sig. Domenico Santomartino di Cassano allo Ionio che ha ritirato personalmente l’attestato ed il premio di € 100,00 consegnato dal Presidente della Consulta Giovanile Maurizio De Luca. L’autore ha declamato la propria toccante lettera tra gli applausi degli astanti:

 
Amore mio (prot. 101/S)
Amore mio, la tua presenza è un guscio vuoto che mi dorme accanto, una poesia senza rima che dondola tra i denti e cristallizza sotto la luce fredda di un neon. Il tuo nome, Amore, è una parola proibita che pesa in un letto d’ospedale. Non oso svegliarla, la riassumo nella mente, la nutro con le lacrime intasate della paura di perderti. La partorisco con la voce, sottovoce, l’accarezzo con le labbra per paura di sgualcirla, la lascio scivolare tra i tubi che ti trattengono in vita, che pompano il sangue e irrigano i polmoni rosa. Ti
chiamo Amore perché è l’unica cosa che mi resta su questa sedia d’ospedale, insieme alla speranza che tu possa abbracciarmi ancora una volta. Ci siamo salutati tra stelle di vetro di un parabrezza esploso, tra le macerie di una galassia neonata che ha spalancato le sue braccia per portarti via da me, nel buco nero del coma, dove le parole scivolano in dimensioni parallele e i ricordi sono presente che s’inceppa negli ingranaggi del tempo. Ti aspetto, Amore mio, come si aspetta il Natale, contando i giorni, incartando i regali, addobbando le finestre degli occhi con luci colorate. Come vorrei ascoltare la tua voce ancora una  volta, sentire il mio nome sulle tue guance nel preludio di un bacio. Il lavello del bagno piange e lo lascio fare, ho delegato a lui le mie lacrime. È passata zia Alberta, Amore mio, siamo andati in un negozio di scarpe, le sneacker si sono rotte ieri. Avrei dovuto cambiarle da tempo. Ne ho cercato un paio che mi portassero da te, ma non l’ho trovato. Posso raggiungere il tuo corpo, ma non riesco a raggiungere te. Tra tre giorni scadrà il tuo tempo, staccheremo le macchine, rispetteremo il tuo ultimo desiderio e il nostro noi marcirà in una bara di ferro nell’obitorio dei “un altro giorno ancora”. Mi hai lasciato, Amore mio, senza dirmi addio. Mi hai amato, Amore mio, fino all’ultimo respiro. Nell’impatto hai cercato il mio sguardo, tra i pezzi di plastica che fluttuavano nello spazio indefinito di un secondo, tra l’ossigeno che sprizzava scintille nell’aria, tra le lingue di fuoco che inseguivano i nostri corpi, consumando il fumo del carburatore. Non puoi lasciarmi, Amore mio, non puoi farmi questo. Le tue volontà dicono che hai scelto di morire con dignità, ma il tuo cuore mi appartiene e non gli permetto di separarsi da me. I nostri amici non fanno altro che ripetermi: “Chi ci Ama non ci lascia mai” e a me non importa, li lascio comporre ritornelli stonati dove la mente sfugge tra sguardi di compassione e pacche sulle spalle cariche di commozione. Sanno che sono un giocattolo difettoso senza di te, che tu carichi la molla del domani, e così lasciano aperta la porta della morte sul paradigma del tempo, affacciano frasi di circostanza sulla relatività della vita per tessere lodi sull’eternità dell’anima che non conoscono, che hanno barattato con un applicazione sul cellulare. Mi sto lamentando come al solito, Amore mio. Dovrei limitarmi a dire grazie all’educazione che avvicina le persone, all’empatia che condivide le emozioni, ma il “mal comune mezzo gaudio” non mi appartiene, tu sì. Come hai potuto dimenticati di me? Il tuo nome dettava le sue lettere all’inchiostro, i tuoi occhi leggevano le clausole in grassetto, la tua voce discuteva le controindicazioni e il cuore, dove l’avevi lasciato? Quel pezzo di carne che t’ho affidato quando ci siamo baciati sotto casa tua, come hai potuto nascondergli le tue intenzioni, spezzare il filo che ci avrebbe legati per sempre con il diritto delle tue volontà? I medici parlano di morte dolce, indolore, senza sofferenza, ma della morte del mio cuore non si discute mai. Delle promesse che ci siamo scambiati non importa a nessuno, neanche a te, altrimenti me l’avresti detto. Non mi avresti lasciato nell’anticamera dei tuoi pensieri, mentre disponevi del tuo corpo lontano dal mio cuore.
Non siamo sposati, avremmo potuto esserlo prima o poi. Avrei raccolto le viole nei campi per spargere il loro profumo tra le nostre lenzuola, contato i bottoni della giacca nell’attesa di vederti sull’altare per dire sì alla nostra vita insieme e invece sono qui, nella penombra di una fantasia, a giocare con un tempo che non avrà mai uno spazio in cui respirare. Fa freddo. Questa sala d’aspetto è la nostra cappella disabitata, una vita che si consuma in un purgatorio senza possibilità di redenzione. Ti Amo, Amore mio, e finché avrò fiato rivestirò la tua pelle con queste parole, le poserò su ogni suo centimetro, in ogni sua cellula appena nata e insieme daremo un senso a questi ultimi giorni insieme. Il tuo corpo che si rigenera nell’attesa di morire, è una resurrezione che non voglio celebrare, le mie preghiere chiedono altro. Cerco di persuadere Dio imponendo la mia volontà, ma la tua è più forte e mi spaventa. Ho paura, Amore mio, della mancanza nell’abitudine, del saluto sulla porta senza risposta, della tavola apparecchiata in cucina, del bicchiere con i fiori rossi che ti piace tanto, del profumo delle viole selvatiche con il quale inondi la casa quando meno me l’aspetto. Imparerò anch’io a raccontare, nelle notti d’inverno, storie di fantasmi, di eventi soprannaturali che lasciano uno spiraglio sull’ignoto. Diventerò anch’io uno di quei cantastorie che si ascoltano con partecipazione innocente, con la voglia di stupirsi. Già mi vedo, mentre pieno d’emozione, a bassa voce, comincio il mio racconto: “Sai oggi a casa ho sentito un profumo inondarmi le narici, erano viole selvatiche, dolci e intense, ma non era un santo che mi onora della sua presenza è l’Amore mio che riempie il vuoto della sua assenza”. È triste, Amore mio, contare i giorni che mi separeranno dal tuo corpo, essere proiettati in un futuro di distillazione della carne, dimenticando le briciole di vita seminate da questi macchinari, dalle luci intermittenti che colorano il buio del bagliore degli spettri.
Non lasciarmi, Amore mio, preferisco nutrire un’illusione che accettare la fine.
Aiutami a credere che mi starai accanto, lasciami porte aperte da attraversare, baci d’aria sulle guance, abbracci di destino per i giorni senza senso. Lasciami coincidenze sulle quali inviarti un pensiero e insegnami a vivere senza di te.
Insegnami a chiamarti per nome, a raccogliere l’Amore che mi hai lasciato e restituiscimi il cuore, affinché possa imparare ad Amare ancora. Liberami dal dolore del ricordo per conservare le risate e le passeggiate mano nella mano.
Ti dico addio, Amore mio, tra parole che non leggerai mai, tra singhiozzi che si fanno voce e il bianco che colora il silenzio.
Il giorno sta per finire e lo stomaco per esplodere.

Addio …

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Si è classificata al terzo posto le lettera avente n. di protocollo 96/S intitolata “Un foglio di carta e tanta voglia di amare” della sig.ra Cozza Sara di Fagnano Castello (CS) che ha ritirato personalmente l’attestato ed il premio di €50,00 consegnato dal Sindaco del Comune di San Sosti Vincenzo de Marco.

Un foglio di carta e tanta voglia di amare!  Prot. n. 96/S
Cara Italia, ti scrivo questa lettera perché in troppi mi hanno detto di non poterlo fare.
Perché quando nasci e sei ingenuamente privo di conoscenze, il mondo ti accoglie con un’unica e salda regola riguardo la vita: Viverla. Nessuno ti dice che la vita puoi anche scriverla, raccontarla, ricordarla con una fotografia, cantarla sulla spiaggia sotto il sole, disegnarla, dipingerla, respirarla, sentirla, immaginarla ad occhi chiusi e, per i più abili, persino amarla.
Ti scrivo questa lettera per ogni bambino che fantastica dicendo “Da grande voglio fare il pilota” e crede nelle sue capacità anche quando si sente dire che confidare in un sogno non basta più per costruire una carriera. Ti scrivo questa lettera per quell’uomo che oggi ha perso il lavoro e con esso anche il sogno che portava con sé sin da bambino. Si dimentica di te ogni giorno maledicendo il tempo che passa troppo in fretta mentre lui non può fare altro che aspettare immobile un giorno migliore di quello passato. Ti scrivo questa lettera per lo straniero che rifugia in te ogni speranza di vita. Ogni sera, a fine giornata, vorrebbe scriverti una lettera come questa per ringraziarti di avergli donato il regalo più grande e impensabile che lui potesse ricevere: la libertà. Ti considera ormai il suo paese. Ti considera ormai la sua casa. Ti scrivo questa lettera per i giovani che adesso sono su uno scooter che viaggia veloce, che urlano da un finestrino la loro rabbia, che rivestono le mura della città attraverso una bomboletta spray che racchiude i loro pensieri, che alzano il volume della musica per cercare di farsi sentire. Per quei giovani che la musica la ascoltano per non ascoltare i problemi delle persone, che rifugiano le loro insicurezze in una sigaretta che non riescono a gettare a terra, che ballano fino a tarda notte, che bevono per stare bene. I giovani più incontenibili, sbagliati, rumorosi, vivaci di sempre. I giovani che pensano di dover velocizzare le loro emozioni provando a godersi ogni attimo purché, quest’ultimo, sia tanto forte da cancellare un futuro di cui tutti parlano e che, tutti lo ribadiscono, è già stato stabilito. I giovani che amano le cose istantanee e mai penserebbero di sedersi su una sedia con una penna in mano a dichiarare il loro amore ad un paese che li custodisce sin da bambini. Ti scrivo questa lettera per chi alle lettere pulite e candide preferisce la puzza e il valore dei soldi. Nessuna lettera potrà mai comprarti un’auto, una casa, un posto di lavoro. Le lettere regalano emozioni, nient’altro. Amore, gioia, timore, gratitudine, nostalgia. Nient’altro. Sono tutti così presi dalla freneticità della vita che neanche considerano l’idea di scrivere una lettera d’amore. A volte basterebbe solo questo: un foglio di carta e tanta voglia di amare. Amare il mare, le montagne, le pianure, il vento e la pioggia, il freddo mattutino che ti gela le orecchie, i viaggi, la diversità di colore, gli abbracci, i differenti modi di esprimersi. Amare e basta.
 Ed ecco perché ti scrivo questa lettera, cara Italia: per chi vuole vivere meglio ma si dimentica di amare. Perché dal primo momento in cui ti svegli la mattina puoi decidere se apprezzare il tuo paese,aiutarlo, criticarlo, rovinarlo, disegnarlo, dipingerlo, sentirlo, immaginarlo ad occhi chiusi e, per i più abili, persino amarlo.

* * * * *

Sono state, altresì, attribuite tre menzioni speciali.

Una menzione speciale per la migliore lettera internazionale al sig. Kouame Omar Angolla, un ragazzo proveniente dalla Costa d’Avorio attualmente frequentante l’I.P.S.I.A. di Sant’Agata d’Esaro, Istituto meritevole di lode per  la cultura dell’integrazione che fortemente stimola e tutela anche attraverso i docenti, in particolare il prof. Antonio Castellucci. Kouame Omar Angolla ha presentato la lettera dal titolo: Ma petite maman, evidenziando quanto la lontananza dal luogo natio e dalla propria famiglia pesi per i rifugiati politici, status che gli appartiene. Durante la cerimonia ha personalmente declamato la sua opera della quale segue la traduzione in italiano.

“LETTERA ALLA MIA CARA MAMMAPROT.n.78/C
Durante tutta la mia vita, ti sei battuta contro l’ingiustizia.
Mi hai portato di fronte alle lotte con un solo alleato: papà.
Adesso che non è più là, ti voglio chiedere di darmi una vita migliore.
Ho avuto molte infelicità ed anche poco tempo con te.
Tu sei sempre là, vegli e risali gli irti cammini, tu avanzi senza mai mostrare le debolezze.
Tu sei la mia cara mamma!
Tu hai anche il diritto di rimproverarmi ed
il giusto giorno che arriverà io sarò vicino a te.
Tu mi hai dato la vita e così anche un amore senza condizioni.
Tu mi proteggi e mi dai conforto.
Tu mi fai ridere e piangere.
Tu sarai sempre nel mio cuore, senza che tu lo voglia o no avrai il mio amore.
Per te è anche senza condizioni.  Sorpassa le montagne e protende verso i cieli.
È talmente forte che tu non ti batti più sola; saremo in due ed io darei tutto perché la tua vita diventi un percorso di felicità.
Ti tendo la mano e spero che tu la prenda per andare avanti insieme e non più uno di fronte all’altro e verrà un giorno che io ti dirò grazie.
Grazie per tutto quello che hai fatto per me.
Tu che mi hai dato la voglia di vivere, la voglia di lottare e di riuscire.
Tu che mi hai dato la forza che non ho mai immaginato ed il coraggio che l’essere umano non può avere.
Tu mi hai fatto comprendere che non si può avere tutto nella vita; che la vita è difficile e che la felicità non è facile trovarla.
Mi hai fatto comprendere che non bisogna dare tanta fiducia alle persone e mi hai rassicurato che i dolori ci rendono sempre migliori.
Non ti dimenticherò mai madre mia perché per me resterai impressa nel mio cuore.
Mia cara mamma io ti amo più che tu possa immaginare. Grazie mamma.”

* * * * *

È stata assegnata una menzione speciale della critica alla lettera avente n. di protocollo 32/S della Sig.ra Ranfino Giovanna di Strudà di Vernole (Lecce) declamata dalla dott.ssa Vincenzina Pifferi, consigliere della Consulta Giovanile.

Per sempre  (prot.n.32/s)
Mio adorato amore,
come ben sai, l’unica cosa in cui riesco bene e’ scrivere. decido, quindi, di trasformare, ancora una volta, i miei sentimenti in parole, affinché rimangano incisi su carta.
Desidero lasciarti qualcosa di concreto ed eterno; qualcosa che ti parlerà di me e ti permetterà di ricordare, rivivere momenti insieme e forse anche emozionare.
Nel corso degli anni ti ho scritto così tante lettere che oramai ho perso il conto.
All’improvviso sentivo crescere dentro me qualcosa di simile ad energia che passava attraverso le mie dita, si impossessava dell’inchiostro nero, materializzandosi su una distesa bianca. Adoravo il momento in cui trovavi le mie lettere nei posti più impensabili della nostra piccola casa e sorridevi, come per dire “ci risiamo!”.
Questa lettera, caro, e’ speciale. se stai leggendo queste parole significa che la mia anima e’ volata via e il mio cuore ha ceduto allo scorrere inesorabile del tempo.
Ti prego di non portare il lutto, ma di continuare a sorridere e a respirare fino in fondo la magia della vita, così come mi hai insegnato a fare tanti anni fa.
Non e’ mai facile dire addio a qualcuno. ho pensato tante volte alla mie ultime parole e ho capito che sarebbero venute da sole.
Credevo che avrei scritto questa lettera in una giornata grigia e piovosa, invece oggi splende il sole. ti sei appisolato sulla poltrona, come ogni pomeriggio e dalla finestra filtrano i timidi raggi del sole che delicatamente si posano sul tuo viso.
Nonostante le rughe e i capelli bianchi riesco ancora a vedere il ragazzo di cui mi sono innamorata 45 anni fa e che ha stravolto la mia vita.
Non credevo l’amore esistesse. credevo che, come la vita, non fosse altro che un inganno. Un po’ come nei numeri di prestigio dove si rimane affascinati da ciò che, in realtà, e’ pura finzione, pura illusione.
Nel profondo del mio cuore, però, sognavo di trovare l’amore, perché sapevo che sareste stato l’unico vento capace di smuovere la rigidità della mia vita e, allo stesso tempo, l’unica barca in grado di salvarmi dal mare in tempesta in cui rischiavo di naufragare.
Ho capito che il mio desiderio diventava realtà, quando ti ho riconosciuto per strada. uso il termine “riconoscere” perché l’amore e’ proprio questo: riconoscere la propria metà, il pezzo mancante con cui completare il puzzle. Ho riconosciuto il tuo sguardo e il tuo sorriso come se ci conoscessimo da sempre; come se in un’altra vita o in un tempo lontano avessimo vissuto insieme. Mi piace immaginare, e in un certo senso anche illudermi, che questo sia possibile.
Pitagora parlava di “metempsicosi”, oggi si usa il termine “reincarnazione”.
In questo momento, più che mai, spero che sia così, perché una sola vita non basta. Il nostro amore e’ troppo grande per terminare quando tutto sarà buio.
Voglio immaginare che ci incontreremo di nuovo e ci riconosceremo, come e’ successo tanti anni fa.
Sono cresciuta in orfanotrofio, dove l’amore non era che un miraggio. Non conoscevo la felicità, la libertà e la spensieratezza che ogni bambino dovrebbe avere. Non sapevo cosa fosse l’affetto che regna in famiglia, ma il calore di un abbraccio. Il primo l’ho ricevuto da te, insieme a tutti quei sentimenti mai provati prima, ma assaporati solo nei libri.
Sei entrato nella mia vita nel momento in cui il terreno stava per sgretolarsi sotto i miei piedi. Con assoluta grazia ed eleganza mi hai preso per mano e insieme abbiamo mosso i primi passi della nostra vita insieme. Ho conosciuto la vera gioia, quando ho sentito dentro me il primo moto di una nuova vita. Diventare madre mi ha reso più matura e mi ha fatto conoscere ciò che di più bello la vita può donare.
Abbiamo costruito una famiglia con i mattoni del nostro amore e tra mille ostacoli.
Per questo ti devo tutto: ti devo una vita intera trascorsa con me.
Come un gigante buono mi hai portato sulle tue spalle da cui ho ammirato il mondo con occhi diversi e da prospettive uniche, di cui non ero a conoscenza.
Sei stato il faro che mi ha salvato in ogni momento di smarrimento, guidandomi verso il porto più sicuro.
Sei stato la forza e il coraggio che mi ha aiutato a distruggere quella corazza che ho sempre portato addosso per difendermi dal resto del mondo.
La mia infanzia ha segnato la mia vita e le ferite lasciate dal passato sono sempre difficili da eliminare. Possiamo coprirle e dimenticarle, illudendoci che non ci siano, ma nei momenti di debolezza le ritroveremo sempre lì, pronte a graffiarci con i loro artigli.
Platone diceva: “tanto più tu scrivi, tanto più dimentichi”. ho fatto questo finché non ho incontrato te; finché il destinatario delle mie lettere non sei diventato tu.
Scrivevo per liberarmi dal dolore che mi trafiggeva il cuore e per dimenticare quelle ombre oscure che invadevano la mia vita.
Hai dedicato la tua vita a proteggermi e a curare le mie ferite con il tuo amore. Per questo lascio a te il mio cuore, materializzato attraverso le mie lettere e le mie parole. contengono non solo la mia vita, ma anche me stessa.
Ogni volta che le leggerai, io sarò accanto a te.
Mentre il mondo si veste con addobbi e luci natalizie, il mio corpo si sveste della propria forza.
Non rifletto quasi mai sul mostro che risiede in me e che si sta nutrendo del mio corpo. la “malattia del secolo”, così come tutti la definiscono, non e’ che uno dei tanti ostacoli di questo lungo percorso. Ciò che importa sono i ricordi, aver vissuto accanto a te, circondata da una vera famiglia.
Mi mancherà il profumo della tua pelle, il calore dei tuoi abbracci, il suono della tua voce quando canticchiavi le canzoni di natale per i nostri figli.
Mi mancherà il tuo sorriso e le nostre passeggiate in riva al mare dove ritrovavamo noi stessi.
Grazie di essere stato un padre, un fratello, un amico ed un marito.
Grazie per aver salvato la mia vita: sei il mio angelo e il mio eroe.
Rimarrò al tuo fianco finché la tua anima non volerà via. Finché non ci rincontreremo di nuovo; perché tanti anni fa abbiamo fatto una promessa: per sempre!
Con tanto amore, tua moglie.”

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La terza ed ultima menzione è stata assegnata per la scrittura alla lettera dal titolo “Breve lettera a un bambino immaginario” della Sig.ra Maria Migaldi di San Sosti. La lettera è stata declamata dalla dott.ssa Annamaria Calonico, membro della Consulta Giovanile.

Breve lettera a un bambino immaginario…prot.n. 45/C
Caro bambino,
sei nato e vivi in un mondo che ha migliorato le condizioni di vita rispetto al passato superando il problema della sopravvivenza che attanagliava, anni or sono, le popolazioni. Oggi, la qualità della vita è mediatamente più elevata, la sua prospettiva è molto aumentata grazie alla prevenzione e alla cura più adeguata delle malattie.
Caro bambino, vivi, oggi, in un mondo più ricco di stimoli culturali, che si sforza di difendere i tuoi diritti in nome della Costituzione, riconoscendoti l’importanza di avere una famiglia amorevole, l’istruzione e cure adeguate in caso di disabilità. Devi attendere però, giustamente, al compimento di alcuni doveri familiari, etici, sociali, quali la collaborazione, il rispetto degli altri, delle regole di convivenza civile e poi delle leggi dello Stato.
Sei nato nell’era digitale che apre prospettive fantastiche se si fa un uso corretto dei suoi strumenti. Essi ti consentono una comunicazione immediata e globale che abbatte le barriere dello spazio e del tempo creando la possibilità di essere presente in altre parti del mondo e di arricchire le conoscenze.
Tuttavia, mio caro, la tua vita non sarà facile come sembra: ti accorgerai presto di aver ereditato un Paese oppresso da piaghe secolari che lo stanno devastando. La mafia, cancro della società, fa sì che un ristretto numero di persone determini la vita di molti altri, detenendo enormi capitali provenienti dal commercio di droga, dalle estorsioni, dalle speculazioni immobiliari. Ancora, la corruzione dei nostri governanti, la mancanza di un ideale politico sembrano prevalere sull’interesse della collettività e sui buoni principi della democrazia che ci sono pervenuti da civiltà antiche e illuminate.
Lo sfruttamento del suolo e dei mari, il dissesto idrogeologico, la mancanza in politica di obiettivi a lungo termine che creino uno sviluppo razionale, minano la speranza di un mondo vivibile per te e le nuove generazioni.
Ma non devi arrenderti!
Crescendo, guarda alla Storia, aggrappati alla memoria che rappresentano la forza propulsiva per un futuro luminoso e, insieme agli altri, costruisci la tua esistenza.
L’Italia è il paese di Mazzini e di Garibaldi, che sono stati l’anima del Risorgimento, e di tanti martiri generosi e coraggiosi.
È anche il paese in cui i “Padri Costituenti”, dopo la seconda guerra mondiale, hanno scritto la nostra Costituzione alla luce della Dichiarazione dei diritti dell’uomo (1789), lavorando affinché tutti gli italiani potessero vivere in pace, rispettosi gli uni degli altri, senza discriminazioni di razza, religione, sesso, opinioni politiche e per ciascuno vi fossero uguali opportunità.
Non dimenticare, mio caro bambino, che l’Italia è maestra di ogni forma d’arte: dalla musica alla letteratura con Verdi, Puccini, Vivaldi, ma anche Leopardi, Pirandello, Alvaro; dalla scienza, alla tecnica, all’architettura, con Michelangelo, Raffaello, Borromini…
Umberto Eco, parlando ai giovani, qualche giorno fa, circa il patrimonio artistico presente in Italia ha affermato: – Anche l’America si è ispirata al Neoclassicismo e al Rinascimento italiani per costruire edifici, chiese, monumenti che l’hanno resa grande e importante.
Dunque, carissimo, ama lo studio, l’impegno e, in seguito, il lavoro, che ti permetteranno di contribuire alla crescita di una società in cui ogni cittadino abbia la possibilità di soddisfare i bisogni fondamentali e… tant’altro. In cui ognuno si senta libero e coinvolto nella partecipazione attiva alla cosa pubblica.
Trai linfa vitale dal passato per proiettarti verso un futuro che restituisca all’Italia la bellezza e il decoro che tanto le si addicono.

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Si è così conclusa la prima Edizione del Concorso Letterario Internazionale “Lettera d’amore” con grande successo di pubblico e di partecipazione. Si ringraziano tutti coloro che hanno contribuito alla riuscita del Concorso lavorando con impegno fuori e dietro le quinte. Alla prossima edizione!

La segretaria del Concorso

Dott.ssa Maria Pina Aragona