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Un’altra buona occasione persa

Da un articolo apparso su questo Sito in data 30 ottobre 2008, recante il titolo “Cosenza celebra il regista sansostese”, apprendo che nella Biblioteca Nazionale di Cosenza, da venerdì 31 c.m. ci sarà una Mostra dedicata al famoso fotografo e documentarista, Mario Carbone, e che lunedì 3 novembre, questi, riceverà il premio Mario Gallo. Mi dispiace di non essere presente alla rievocazione di questa figura importantissima, amico e collaboratore di Carlo Levi, del quale ho appreso essere nato a San Sosti e poi divenuto cittadino del mondo della cultura, da un articolo, di qualche tempo fa, di Francesco Capalbo.
Mi dispiace non poter stringere personalmente la mano a chi, come tantissimi altri, ha portato alto il nome della Calabria nel mondo. Se ne conoscono tanti, sia nel campo della cultura, della scienza, dell’arte, del lavoro, ecc..
La Calabria è famosa nel mondo, più di ogni altra Regione d’Italia, ed è questo un dato di fatto. Al riguardo, esiste una associazione, con sede a Roma, Via Nazionale, chiamata proprio “Associazione calabresi famosi nel mondo”, che annovera e annualmente premia, persone nate nella nostra Regione e che si sono distinti nel mondo per i loro meriti ed il loro impegno in tutti i campi della vita sociale, culturale e lavorativa.
Mi ricordo, che lessi con grandissima attenzione l’articolo di Francesco, il quale, con lo stile e la sensibilità, che lo contraddistingue, descriveva la figura affascinante di Mario Carbone, e ne rivelava i natali sansostesi.
Successivamente all’articolo di Francesco Capalbo, Raffaele Rosignuolo, sempre su questo sito, rievocando, anche lui, con altrettanto stile e sensibilità, la figura di Mario Carbone, si rivolgeva all’Amministrazione comunale di San Sosti con il seguente appello: “Voglio proporre all’Amministrazione comunale di San Sosti, sicuro di interpretare il sentimento della maggior parte dei sansostesi, l’iniziativa di conferire la Cittadinanza onoraria al nostro conterraneo (Mario Carbone) e di allestire una mostra delle sue interessanti opere“.
Orbene, è passata l’estate, c’è stato l’Agosto sansostese, quale occasione migliore per poter accogliere nel nostro Comune il grande documentarista, allestire una mostra, e magari fare una cerimonia ufficiale, dandogli la cittadinanza onoraria?
Cosa si è fatto invece? Nulla.
Ancora una volta si sono perse più di una grande occasione; prima di tutto, quella di onorare un nostro concittadino che ha certamente dato lustro al suo paese natio; secondo, si è persa l’opportunità di far conoscere ai sansostesi la figura di Mario Carbone; terzo, si è persa l’occasione di far conoscere San Sosti a tutta l’Italia.
Ma se un Assessore alla Cultura non si occupa di queste cose, di cosa si occupa?
Le serate del mese di Agosto sono passate tra tarantelle, balli e canzonette; si è speso un poco di migliaia di Euro senza aver dato spazio alla cultura ed al momento di riflessione; i vetusti e stucchevoli Cugini di …., che per un’ora e mezza di spettacolo hanno ricevuto circa 9.000 Euro, sono stati il piatto forte dell’Estate sansostese, poi basta.
Perché non si prende ad esempio l’organizzazione delle serate estive, non dico delle grandi città, ma anche dei centri minori, dove l’evento spettacolare è affiancato sempre alla proposta culturale, alla riflessione su problematiche e tematiche sociali; dove si parla di Cinema, di Libri, di Fotografia e di qualsiasi altra cosa che rappresenta un arricchimento del nostro bagaglio di conoscenze?
Perché rimaniamo circoscritti sempre nell’ambito della famosa serata di “musica in piazza”?
Non dico che questa non sia importante, ci mancherebbe altro, specialmente in un periodo di vacanza, ma che non debba rappresentare l’aspetto principale, ma essere da coronamento a tutta una serie di altri eventi.
E’ mai possibile che l’organizzazione di eventi culturali e di svago debba essere soltanto una passerella per questo o quell’amministratore, in modo che poi si possa pavoneggiare e dire “avete visto come sono bravo? Ho fatto venire i cantanti! Quelli che si vedono in televisione!”.
I cantanti, sono pagati con soldi pubblici; non vengono gratis.
Ancora una volta si è persa una grande occasione, ancora una volta si è dimostrato di non essere all’altezza della situazione.
Ho chiesto espressamente a Raffaele Rosignuolo di pubblicare quest’articolo nella pagina di politica locale perché l’organizzazione degli eventi culturali e la gestione, da parte degli Amministratori locali, dei fondi pubblici, stanziati dalla Regione, Provincia, Comunità Montana, fa parte del buon andamento amministrativo del Comune, e si inquadra nel più generale contesto che vuole che vi sia da parte degli amministratori il massimo impegno, la massima capacità ed intraprendenza politico-amministrativa.

Pietro Bruno

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Cosenza celebra il regista sansostese

La Cineteca della Calabria si fa promotrice di un’altra iniziativa culturale di interesse non solo regionale. Si tratta della mostra dedicata al fotografo e documentarista di San Sosti, Mario Carbone, che lunedì 3 novembre riceverà anche il premio “Mario Gallo” e del quale è possibile ammirare il suo percorso professionale a partire da venerdì 31 ottobre nella Biblioteca nazionale di Cosenza dove si svolgerà  l’inaugurazione alle ore 17 e 30. La figura di Carbone rientra nel campo di osservazione della Cineteca, presieduta da Eugenio Attanasio, che già, con la pellicola sui fatti di Melissa, si è fatta notare per la volontà di ripercorrere dal punto di vista storico-artistico la storia sociale della nostra terra. Alcuni preziosi documenti di questo artista nostrano, testimoni del novecento calabrese, saranno proiettati sia nella Biblioteca che nelle sale universitarie del Dams. Amico di Carlo Levi, Vasco Pratolini e di Cesare Zavattini, Mario Carbone è nato nel ventre di San Sosti, luogo di confluenza di un dedalo di viuzze, in via Regina Margherita ed è stato folgorato dall’arte della fotografia a soli tredici anni dopo la morte del padre, guardia forestale, avvenuta in Sicilia. Ritornato in Calabria per volontà  della madre ha la possibilità da uno zio di Cosenza di lavorare come ragazzo di bottega nel suo studio fotografico, realizzando foto tessere e ritratti di sposi.
A venti anni decide di emigrare a Milano e lavora da Elio Luxardo il più accreditato studio fotografico della città . Nel 1955 è a Roma dove ha “la fortuna di capire che il fulcro della città è Piazza del Popolo”. E’ qui che incontra amici quali Aldo Torchiaro (allievo di Guttuso), Mimmo Rotella, Mario Schifano, Tano Festa e Franco Angeli, con il quale divide lo studio. Con una punta di autoironia ammette che “andavano a mangiare al ristorante dei fratelli Manghi, famoso per aver nutrito gratis artisti senza soldi”. Mira a fare del cinema e per quarant’anni svolge l’attività di documentarista. Nel 1959 vince il Nastro d’Argento per la migliore fotografia ne “I vecchi” di Raffaele Andreassi. Nel 1960 è chiamato da Carlo Levi che gli chiede di documentare i luoghi del suo confino. E’ lui stesso a descrivere questa esperienza: “Conoscevo Carlo Levi già  da molto tempo, un giorno mi telefonò e mi disse se potevo seguirlo in un viaggio in Lucania con la macchina fotografica. Nel 1963 Cesare Zavattini lo vuole, con altri 14 autori, ne “I Misteri di Roma” in qualità di operatore e regista. Nel 1964 vince il Nastro d’Argento quale regista di una inchiesta sulla nobiltà calabrese dal titolo: “Stemmati di Calabria”.
Gira immagini splendide degli scontri di Valle Giulia ma rischia di essere picchiato e di vedersi distruggere la macchina da presa. Lo salva Bertolucci: il regista garantisce per lui con i manifestanti. Con la Calabria ha un rapporto intenso ma distante. Nel giugno del 1992 l’Università della Calabria lo presenta alla rassegna Ricerca sull’Arcaico.

Danila Letizia (Gazzetta del Sud)

San Sosti tra orgoglio ed affetto

Di Raffaele Rosignuolo

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Il documentarista calabrese amico di Carlo Levi e di Vasco Pratolini

Di Francesco Capalbo

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