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Riceviamo e pubblichiamo da Filippo Matteucci: MASTER and servant – Piccola Allegoria della nuova tirannide

Di Filippo Matteucci

Democrazia elettiva
I padroni di bassa qualità, per restare al potere, usano sgherri e lacchè per tartassare i servi, e utilizzano parte dei soldi estorti ai servi per pagare sgherri e lacchè, ovvero per comprarsi voti. Il resto lo intascano loro.
Questo permette loro di socializzare i costi del consenso, cioè di far pagare alla maggioranza di oppositori o di disinteressati il costo sia delle rendite distribuite ai clientes sia dei copiosi sussidi che le famiglie al potere ritagliano per se stesse, camuffandoli sotto le più varie forme e con le più varie modalità. Ovviamente, a tal fine, più disinteressati e distratti ci sono fra il popolo, meglio è.
(“… se metà dei servi si rivoltano, abbiamo abbastanza denaro per assoldare l’altra metà dei servi, e mandarla a sparare addosso ai rivoltosi…”
oggi non è più necessario sparare ai servi, c’è il lavaggio del cervello, basta mandarli Continua a leggere

Allora lo stagno c’è

Ma forse che il Prof. Fiore non conosceva le contraddizioni, lo spessore, il metodo, le deficienze politico-amministrative, dell’attuale Amministrazione di San Sosti, con la quale si era candidato alle ultime elezioni e con molta parte della quale aveva governato, come Consigliere comunale e rappresentante della Comunità Montana, nella penultima legislatura?
Ma forse che non conosceva già dalla penultima legislatura il tragico destino della Fiera?
Ma forse che durante i cinque anni in cui è stato Consigliere di maggioranza si sia attivato per cercare di valorizzare ed sfruttare al meglio l’unica, purtroppo, vera risorsa di San Sosti?
E per attivarsi intendo non solo fare delle belle proposte che restano poi nel cassetto, ma bensì, prendere la macchina o il treno e recarsi a contattare esperti del settore, organizzatori di fiere di alto livello, scovare leggi di finanziamento, elaborare progetti e impegnarsi a farli approvare e finanziare.
Non accettare la surroga a Consigliere a pochi mesi dalle elezioni è quasi scontato e poco significativo; importante, invece, è l’azione amministrativa che si intraprende quando si è al timone, anche da semplice Consigliere.
Ho molta stima del Prof. Fiore e sono certo delle sue buone intenzioni e sottoscrivo tutto quello che lui ha rilevato sul pessimo andamento amministrativo di San Sosti ma mi sento in dovere di segnalare che l’attuale Amministrazione è figlia della precedente, con gli stessi metodi gli stessi direttori d’orchestra, con le stese caratteristiche genetiche. Sono dieci anni che il nostro Comune perde treni; uno dietro l’altro.
Conosco centinaia di amministratori di Enti locali che la notte non dormono per cercare di attuare cose importanti, di arricchire di Beni e Servizi l’Ente che governano, di inseguire questo o quel finanziamento, di promuovere iniziative tese a far crescere dal punto di vista socio-economico la popolazione.
Negli anni che vanno dal 2000 al 2004 tante opportunità hanno avuto i piccoli centri urbani. Basti pensare ai Programmi finanziati dai Ministeri dello Sviluppo Economico (Contratti di Programmi, L. 488 e 489), Infrastrutture (Contratti di Quartiere, PRUST, PRU, STU Ambiente, ai Programmi Europei, Urban, Urbact); oppure agli stessi programmi regionali. E non mi voglio dilungare.
Basta affacciarsi sull’Alto Ionio e sul Basso Ionio, e su tantissimi centri delle varie Province calabresi per vedere i risultati di tali attività amministrative.
San Sosti, invece, si trova con dieci anni di ritardo e con una diecina di candidati alla carica di Sindaco, tra i quali parecchi uscenti dalla ultima Amministrazione, che si autoconsiderano i più bravi di tutti.
Alla mia proposta, certamente molto presuntuosa di autocandidarmi a guidare una coalizione civica, qualcuno mi ha detto che io non sarei un leader. E’ vero.
Ma li abbiamo visti i leader cosa sono stati capaci di fare.
Qualche altro mi ha detto che “butto sassi nello stagno”.
Ma allora, vuol dire che lo stagno c’è?

Pietro Bruno