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Risposta all’amico Vincenzo Oliva

Chiedo immediatamente scusa all’ing. Malfona per averlo individuato come Assessore ai lavori pubblici del Comune di San Sosti nel 2001 e conseguentemente per averlo criticato per la disattenzione verso programmi ministeriali di riqualificazione urbana che proprio in quegli anni sono decollati.
Resta comunque inteso che le critiche mosse sono da riferire all’Assessore “pro – tempore”.
L’ing. Malfona è persona di grandi vedute e non me ne vorrà.
A Vincenzo Oliva, nell’ordine, rispondo:
1) mi conferma lui stesso, anche da quello che dice nell’ultimo suo intervento e non solo, che il dibattito politico a San Sosti, alcune volte scade in “aspetti personalistici” e di “aggressione verbale”; che poi lui sia, in tale ambito, in posizione vittimistica, ne prendo atto e se così è gli esprimo la mia solidarietà.
Ma bisognerebbe avere, quantomeno, un contradditorio in merito.
2) sono certo di saper svolgere bene il mio ruolo di funzionario ministeriale (dal 2004 come Direttore Amministrativo), come sono certissimo che lui sappia svolgere altrettanto bene il suo ruolo di docente e lo informo che il mio lavoro non consiste nello stimolare, consigliare e informare gli amministratori del mio paese, se non espressamente richiestomi nelle sedi e nei modi istituzionali.
Se poi, quando stiamo passeggiando su via Nazionale o chiaccherando al bar o quando scrivo sul blog mi vengono poste alcune domande, questo è un altro discorso. In tal caso, sono un libero cittadino, che dice la sua, anche quando faccio rilevare l’assenza del comune di San Sosti in alcune opportunità di finanziamento.
Aggiungo che i Decreti Ministeriali e le Leggi di finanziamento sono pubblicate in Gazzetta Ufficiale e non c’è bisogno di Pietro Bruno per potervi accedere, bensì di amministratori sia di maggioranza che di minoranza, attenti, scrupolosi e fattivi.
Non sono tenuto a difendere, a rendere o non rendere buoni servizi ai miei amici, tra i quali mi onoro di considerare anche Vincenzo Oliva, ed ho usato il termine “persone rilevanti della politica sansostese” per indicare quel purtroppo assai ristretto gruppo, che a San Sosti si occupa di politica locale e che al momento è protagonista nel dibattito politico e non per indicare una classe di “Elite”.
Ricordo, comunque, all’amico Vincenzo che più che per le diatribe letterarie sono a favore della politica del fare e la mia disponibilità a proporre e a sviluppare opportunità per San Sosti è totale e va ben oltre la mia proposta di candidarmi a guidare una coalizione alle prossime elezioni comunali.
Anche lanciare un sasso in uno stagno di acqua che sembra immobile alcune volte può essere positivo.

Pietro Bruno

Un opportuno e doveroso riconoscimento!

Carissimo Raffaele,
la finestra che hai aperto sulla nostra città sta riscontrando i dovuti e meritati riconoscimenti; l’ iniziativa ha stimolato un dibattito politico – culturale che, pur con toni aspri, costituisce linfa vitale per la nostra comunità, fortemente ancorata a vecchi retaggi. Purtroppo a volte diventa protagonista la polemica, le considerazioni personali, i monologhi, i contraddittori o le fumose convinzioni, mentre si trascurano i reali temi e le proposte per far crescere la collettività.
La partecipazione è comunque un aspetto positivo perché contribuisce a farci crescere ed ad elevare i toni del dibattito, ed il tuo giornale è uno strumento ideale per la realizzazione di tale presupposto.
Sei davvero commovente e dimostri di custodire nel tuo cuore sentimenti di affetto per le sorti del tuo paese quando rivendichi il senso di appartenenza, esprimi l’auspicio che attraverso questo portale si possa sentire tutti uniti e ribadisci che il tuo unico desiderio è quello di far conoscere San Sosti.
Non è l’acerbo tributo di un giovane che crede alle potenzialità della sua terra, ma ne è soprattutto il naturale sostegno per lo sviluppo, attraverso un apporto culturale di notevole valenza.
Peccato, che questo tuo anelito non abbia “toccato” la sensibilità del più alto rappresentante della comunità e, finora, la sua fredda indifferenza lascia riflettere.
Francamente questo strano silenzio ci lascia turbati e le ragioni di questa latitanza non si riescono a comprendere; io credo che tra i buoni sentimenti che rimangono nel cuore di un sindaco alla scadenza del suo mandato, assieme ai rimpianti per le cose che non si son potute realizzare ci sia il naturale desiderio che la comunità da lui rappresentata continui a crescere, soprattutto in termini di valori ed ideali. Chi allora doveva incoraggiare e favorire la tua iniziativa credo fosse proprio il Sindaco, garante dei principi di imparzialità e di trasparenza.
E’ chiaro che i problemi di bilancio o di pale eoliche….. in questo momento assumono priorità; quelli invece legati ai sentimenti, al dialogo ed alla cooperazione non riscontrano condivisioni.
Poi, stranamente, si parla di abulia, apatia o disinteresse dei giovani verso la politica.
Del resto le problematiche giovanili finora non hanno mai riscontrato sufficiente interesse ed il discorso è stato quasi sempre frettolosamente liquidato con frasi ad effetto solo per riempire spazi elettorali, ma vuote nella sostanza. Infatti, nell’ultimo programma elettorale questa maggioranza si era impegnata a “puntare sui servizi che aiutino i nostri giovani a crescere, a fare esperienze formative, a diventare cittadini di San Sosti e del Mondo più vasto“. Al momento non si registrano interventi in tale direzione, ma solo indifferenza.
Negli interventi che quasi quotidianamente arrivano per il tuo giornale ci sono frequenti richiami sulla opportunità di formulare proposte operative per aiutare in qualche misura la nostra comunità!
Condivido ampiamente questa necessità e provo a formularne una sperando che incontri, attraverso queste pagine, ampio ed interessato riscontro.
Per le elezioni comunali del prossimo anno, sono già molti i virtuali candidati alla carica di sindaco ed altri ancora ce ne saranno !
Ebbene, ognuno incominci a mostrare quanto vale, abbandoni i proclami ed indichi, fin da subito le azioni più importanti che desidera portare avanti se dovesse essere eletto, ma soprattutto come intende realizzarle. Il sindaco è il regista delle proposte della comunità, dovrà misurarsi sulle modalità di gestione, far capire come saranno “produttive” le spese di bilancio ed indicare le risorse necessarie per la realizzazione delle sue idee. In altri termini non vogliamo leggere solo elenchi di intendimenti, sicuramente tutti interessanti, ma azioni concrete e modalità di interventi, anche coraggiosi e che sappiano finalmente iniziare a trasformare il volto di San Sosti.
Aspettiamo di conoscere queste linee guide, misuriamone le reali capacità di convincimento in rapporto alle possibilità di realizzazioni ed avremo così un primo strumento di conoscenza, utile ad individuare chi potrà amministrare il nostro Comune.
Il confronto è aperto!

Luigi Fiore

I SASSI NELLO STAGNO

Mi permetto di fare una piccola considerazione su quanto scrive Pietro Bruno perchè, con tutto il rispetto, mi sembra che giochi un po’ a lanciare sassi nello stagno.
Poichè dal suo primo scritto (quello in cui si propone come prossimo candidato a sindaco) si evince che le notizie su San Sosti le raccoglie generalmente nei suoi rientri da Roma, ritengo che dovrebbe documentarsi meglio prima di fare affermazioni troppo categoriche. E, soprattutto, non dovrebbe fare aprioristicamente di tutte le erbe un fascio, specialmente se a qualche fatto è stato testimone.
Per esempio, nel Consiglio Comunale del 30 maggio, Pietro avrà visto e sentito benissimo che la parola “bile” è stata scagliata addosso al sottoscritto mentre facevo una semplice e garbatissima considerazione sulle assenze di un consigliere e sul suo invito a un maggiore impegno. E credo che in circostanze simili si abbia il sacrosanto diritto di non porgere l’altra guancia.
Posso anche assicurare che da anni (vi sono anche le delibere consiliari che lo documentano) ogniqualvolta la minoranza ha formulato osservazioni o critiche su fatti oggettivi e incontrovertibili, la reazione della parte avversaria si è spostata sul terreno dell’aggressione verbale e personalistica. Perciò è sempre bene sottolineare che non si ha paura di chicchessia!
Parlare dunque, indiscriminatamente, di rancori personali, è un modo non corretto di voler apparire “super partes”. Nulla vieta di mantenere rapporti di stretta amicizia con “personalità di rilievo della politica sansostese”. Anzi…! Però gli amici vanno difesi senza ignorare o travisare i fatti.
Per esempio, non rende un buon servizio ai suoi amici, Pietro Bruno, quando dimostra di non conoscere neppure la storia istituzionale degli ultimi quindici anni, visto e considerato che Tommaso Malfona non è mai stato assessore del Comune di San Sosti e, addirittura, nel 2001 non era neppure consigliere comunale (ovviamente, questo non viene detto a difesa di Malfona ma a difesa della semplice verità dei fatti)!
Infine, una domanda: nel suo ventennale lavoro di funzionario ministeriale – mentre si avvedeva degli innumerevoli finanziamenti pubblici persi dal nostro comune – l’amico Pietro non ha mai pensato di avvertire, stimolare e aiutare gli amministratori locali? O, se lo ha fatto, gli amministratori locali sono stati sordi ai suoi richiami? È gradita una risposta precisa. La chiarezza, lo ripeto, è premessa indispensabile per programmare un futuro di speranza nella disperata situazione in cui versa il nostro paese.

Detto questo, auguro seriamente buon lavoro a tutti.

Vincenzo Oliva

Welcome to San Sosti

Il concetto di amore per la propria terra può essere molto ampio. Si può amare la propria terra perché è qui che si è nati e cresciuti. La si può amare perché è grazie ad essa che si è fatta carriera arrampicandosi nella fitta rete di parentele e favoritismi, o perché è qui che si hanno tutti i propri averi case, terreni ecc o perché in generale ci ha dato tanto… e la si può amare perché per essa ci si mette in gioco al fine di renderla migliore di come la si è trovata. Ognuno “ama” a proprio modo in base alla propria “sensibilità”. Ma mi permetto di dire che la forma più nobile di amore per la propria terra è quella che ci spinge ad agire affinché tutti possano amarla per la sua ospitalità, per la qualità della vita, per le sue bellezze e per la sua capacità di sorprendere. Ovviamente preciso che non faccio parte di questa categoria…ma spero nel mio piccolo di poter fare qualcosa per entrarci.
Detto questo BENVENUTI a tutti coloro i quali, da Aosta a Siracusa dagli Stati Uniti alla Cina ,venendo a San Sosti decidono di mettere il proprio bagaglio conoscitivo e esperienziale al servizio del progresso e dello sviluppo di San Sosti, che ne ha davvero bisogno!!! Diceva un mio conoscente percorrendo la strada provinciale per entrare a San Sosti “ogni anno quando vengo a San Sosti c’è sempre a stessa “frascieggia” che mi sbatte contro il parabrezza della macchina!”…la frase, magari stupida, mi è sempre rimasta in mente perché con poche e semplici parole riassume il grande limite del nostro paese: la stasi, il rimanere sempre uguale a se stesso negli anni, la totale mancanza di idee innovative, il diniego assoluto del progresso. Eppure ci abitano quelli che qui hanno le radici e che la amano per questo.
Ora passando dalle parole ai fatti, dalle parole che sono pietre ai fatti che sono macigni, credo che il primo passo da fare per poter fare qualcosa di utile per il paese è riconoscerne i limiti. Per una volta lasciamo da parte i pregi e guardiamo ai difetti indipendenti dalla “umana volontà”. San Sosti ,inutile a dirlo, è un paesino non votato alla attività di tipo industriale (che è molto più redditizia di quella agricola), non particolarmente baciato dal sole (quando da noi il sole si nasconde dietro le montagne a Roggiano, per fare un esempio, hanno almeno un’altra ora e mezza di sole) e soprattutto che si trova in un’area geografica isolata dalla quale non ci si passa per “caso” ma bisogna andarci “appositamente” (voglio dire non è San Marco che si trova su un punto di snodo cruciale).
E’dalle “patologie fisiologiche” (cioè intrinseche al luogo) che secondo me bisogna partire. In particolare quest’ultimo è il principale limite con cui San Sosti deve fare i conti e che determina una conseguenza FONDAMENTALE: a San Sosti la gente viene per “qualcosa” e non perché è di passaggio. Se questo qualcosa manca la gente non ha motivo di venire. E quindi il commercio primo fra tutti ne risente e di conseguenza la collettività. Bisogna creare questo qualcosa. Dobbiamo dare alla gente un motivo per venirci a trovare. Se ciò accadrà tutto sarà consequenziale: aumenterà il traffico di affari per i commercianti già esistenti, verranno sicuramente create nuove attività commerciali che possano soddisfare tutte le possibili esigenze dei visitatori, e quindi nuove possibilità di lavoro per i residenti, anche l’unico hotel di San Sosti incomincerà a vedere l’ombra di qualche quattrino e probabilmente ne verranno realizzati di altri, e poi ancora ristoranti, locali, strutture ricettive, bar nuovi e vecchi incrementeranno il volume d’affari e quindi la gente del luogo sarà più ricca e le casse della banca e delle poste incominceranno a sentire l’odore dei soldi e San Sosti incrementerà la propria popolazione spinta a restare o addirittura a venire per la migliore qualità della vita. Certo tra il dire e il fare…ad ogni modo questo penso sia il punto di inzio. Ora attraverso questo giornale interattivo vi chiedo e mi chiedo: quali iniziative concrete anzi pratiche sono necessarie perché la gente dica “bhe oggi andiamo a San Sosti”?
Io nei prossimi giorni cercherò di avanzare qualche proposta e spero davvero che anche voi, chiunque, dai più giovani (piccoli?) ai più grandi (anziani?), facciate le vostre proposte. E sottolineo concrete non proposte che siano espressione di principi generalissimi.

Elio Ardifuoco

SIGNORI, DATEVI UNA CALMATA!

Ho letto gli ultimi articoli pubblicati sulla pagina politica del Giornale interattivo. Non mi sbagliavo. Il dibattito politico a San Sosti è basato principalmente su rancori personali. Se a questo aggiungo anche quello che ho sentito nell’ultimo Consiglio Comunale, come dicono a Roma, “peggio mi sento”. Si è parlato di ” Bile “, si è parlato di “io non ho paura di te” e quant’altro.
SIGNORI, DATEVI UNA CALMATA!
La rabbia ed il rancore personale non fanno ragionare, considerato anche che la prossima Amministrazione comunale, gira gira, sarà formata da tutti noi che, bene o male, ci occupiamo di politica. Dubito che verranno da Bolzano ad amministrarci, e quindi dovete e dobbiamo avere tutti le idee chiare su quello che di concreto c’è da fare per San Sosti.
Partirei, invece, dall’ottimo primo articolo dell’Ing. Malfona (non capisco perché poi nel successivo è voluto un poco scadere di tono parlando di “pannolini sporchi”, considerato che l’amico Francesco Capalbo amministra solo da quattro anni, a fronte di alcuni che si ripropongono ormai da quarant’anni circa, e dimenticandosi che anche lui è stato un amministratore comunale per cinque anni e non mi sembra abbia avuto, nonostante la sua dedizione, risultati brillanti).
I Contratti di Quartiere I, prima grande opportunità per i Comuni di riqualificare zone e quartieri degradati, con finanziamenti statali e regionali, sono partiti nel 2001, D.M. 21. 12. 2001, mentre l’Ing. Malfona faceva proprio l’Assessore ai Lavori Pubblici, le S.T.U. società di trasformazione urbana, altra grande opportunità di sviluppo del territorio, in sinergia con il mondo privato , sono partite nel 2002 ).
Nel primo articolo, dicevo, lo stimato professionista ha fatto un’analisi abbastanza complessa, da me condivisa totalmente, inglobando il Comune di San Sosti in un contesto più ampio di sviluppo che va oltre i confini territoriali comunali e proponendo un armonico sviluppo in sinergia con un’area più vasta, centrando in pieno il concetto attualissimo di Territorio Sistema che sostituisce il concetto di Territorio geografico.
IO INIZIEREI DA QUI’.

Pietro Bruno

COMMENTO ALL’ARTICOLO di Francesco Capalbo “Le parole sono pietre”

Ho letto con vivo interesse, anche se con ritardo, le proposte sul P.S.C. di San Sosti del consigliere comunale Capalbo, proposte che, anche se trite e ritrite, in gran parte condivido.
A detta dell’autore sono state formulate nel mese di novembre 2006, ma ritengo siano già state contraddette dall’operato, o dalla negligenza, della maggioranza consiliare della quale il consigliere Capalbo è parte integrante.
Mi riferisco, per citarne solo qualcuna, alla zona del Pettoruto, che arbitrariamente ed in difformità al vigente strumento urbanistico è stata di fatto trasformata in zona “sanitaria”, oppure all’insediamento della zona fieristica, con la costruzione di padiglioni annessi, attuata senza alcuna variante al Programma di Fabbricazione in corso.
Cosicché mentre ci si richiama ad un democratico dibattito e ad un confronto popolare che possa condurre verso una nuova programmazione urbanistica condivisa, di fatto sono disattese le più elementari norme, anche di buon senso, che impongono il ricorso all’ufficio della variante ogni qualvolta si vogliono favorire interventi non previsti dallo strumento di pianificazione.
Solo la variante, infatti, passando attraverso il riesame dell’assise consiliare è legittimata a promuovere cambiamenti di destinazione urbanistica e non già un mero provvedimento della giunta o, ancor peggio, di qualche assessore o del sindaco.
In merito, poi alle esternazioni improvvisate circa le “violette marzoline” dello stesso consigliere, il quale ritiene di potersi permettere valutazioni critiche su qualsivoglia disciplina come se fosse Prof. pluridecorato, multidisciplinare ed onnisciente, mi risparmio ogni commento, non per timore di scontrarmi con lui ma perché ritengo che meriti una risposta adeguata solo chi sull’argomento vale almeno “sei” ….. E non mi pare che in questo caso ci siano i presupposti.
Al consigliere in questione posso solo augurare, oltre che continuare con lo stesso impegno il percorso politico intrapreso, di fare l’amministratore più accorto e attento in questo scorcio di legislatura che gli resta, tenendo però presente una massima che gli sia categorica: “I politici son come i pannolini… vanno cambiati spesso e per lo stesso motivo”.

Tommaso Malfona

AMORI ARISTOCRATICI E… AMORI PLEBEI

È veramente singolare la concezione dell’amore per la propria terra illustrata (o meglio: abilmente insinuata) dall’esimio Prof. Capalbo Francesco nelle prime righe del suo scritto intitolato “Le parole sono pietre”: Solo chi, in un territorio, è anello di una catena di affetti distribuiti nel tempo, può veramente dire di amare la propria terra!
Da plebeo qual sono, mi permetto di tradurre in una vulgata più comprensibile questo linguaggio sofistico: L’amore per la propria terra non è qualcosa di cui si può riempire la bocca chiunque! Infatti si può considerare” terra propria” (e si acquista il diritto di amarla) solo se si può vantare, in loco, un robusto albero genealogico che attesti il “made in…”.
Non ci fa capire, il Prof. Capalbo, se il requisito dell’ascendenza deve sussistere in entrambi i rami parentali (paterno e materno) e da quante generazioni, ma il rovescio negativo è certo: chi proviene da un altro paese, anche della stessa provincia, anche se cresciuto e integrato in questa terra, non potrà mai dire di amarla: sarebbe una bestemmia!
Questa teoria – evidentemente conservatrice e sottilmente razzista – è stata fatta circolare per la prima volta durante la campagna elettorale del 2004, all’insegna del mito della riscoperta delle radici.
Ora, le radici sono certamente importanti per chiunque, sono la storia e l’identità di ciascuno di noi. Ma la storia non è un sarcofago, non è un monumento da guardare. La storia (e dico cose ormai fin troppo ovvie!) è sempre in atto, ci costringe di continuo a mettere in discussione la nostra identità, in un confronto incessante con le diversità. Ridurre le radici a un semplice pedigree da mettere in bella mostra (magari contro avversari politici che non hanno il richiesto marchio DOC) è un’operazione che ognuno potrà giudicare come meglio ritiene, ma sicuramente non giova alla crescita civile di una comunità.
Certo che, in un’epoca in cui i temi sociali dominanti sono il confronto e l’integrazione con le altre culture – a livello nazionale e planetario – vengono i brividi quando si notano tentativi di rimarcazione (in negativo) dell’identità paesana. La maggior parte dei nostri giovani sono sparsi – per motivi di studio o di lavoro – lungo tutta la penisola (come lo sono stati molti di noi e come, purtroppo, lo saranno i nostri figli): secondo questo ragionamento dovrebbero sentirsi esclusi ed emarginati in una “terra” che non è la loro. È questa l’idea che vogliamo trasmettere alle nuove generazioni?
O dovremmo, piuttosto, inserirla tra i “portati patologici” dei “tanti surrogati del fare politica”?

Per costruire qualcosa di veramente buono c’è moltissimo da fare nella nostra piccola comunità, a cominciare dalle demolizione dei pregiudizi più frenanti e retrivi. In una realtà piccola come la nostra, per esempio, non ci si può più contrapporre attraverso vuote etichette politiche, non ci si può nascondere dietro ideologismi fittizi utilizzati, di volta in volta, per raggiungere gli obiettivi più disparati.
Se vogliamo fare politica in modo veramente nuovo dobbiamo metterci d’accordo su quali sono i problemi prioritari da affrontare a San Sosti, e, insieme, cercare e stabilire i modi migliori per risolverli; insieme, stabilire su quale modello di sviluppo incamminarsi; insieme, gestire e controllare l’attività amministrativa. Potranno, così, lavorare insieme tutti coloro che condividono questo obiettivo generale, mentre se ne staranno da un’altra parte quelli per cui l’impegno in politica rappresenta soltanto l’esercizio di un potere, piccolo o grande che sia.
Questa è la mia proposta politica fondamentale, ed è anche quella dell’intero gruppo di minoranza. Una proposta che abbiamo sempre sostenuto in questi quattro anni e che riguarda innanzitutto i metodi. Saremo un po’ antiquati rispetto al machiavellismo imperante, ma nella prassi politico-amministrativa valgono, per noi, gli stessi principi etici e morali a cui si dovrebbe ispirare la vita quotidiana: quindi, nessun fine giustifica metodi sbagliati o, addirittura, aberranti.
Detto questo, avrei qualcosa da aggiungere in merito alla personale chiamata in causa che mi proviene dal Prof. Capalbo (il quale mi sembra particolarmente preoccupato per le discussioni che possono nascere su questo sito, tanto da spingersi a suggerire all’editore atteggiamenti di censura preventiva!). Cercherò di essere brevissimo, per non tediare oltre chi sta avendo la pazienza di leggermi, con l’impegno di ritornare su alcuni temi per eventuali ulteriori chiarimenti.
1) Piano Strutturale Comunale: allego la lettera, pubblicata anche in paese e sulla stampa, con la quale il gruppo di minoranza consiliare ha declinato l’invito all’incontro del 19 dicembre 2006 (il 26 novembre 2006 non eravamo stati invitati!). Annoto soltanto che la proposta sul PSC formulata da Capalbo (che – si noti bene – non è un semplice consigliere comunale ma è il capogruppo della maggioranza), e che non ho alcuna difficoltà a sottoscrivere nella quasi totalità, è stata semplicemente “presentata” (come si fa a una prima cinematografica) e non è stata mai discussa realmente né, soprattutto, è stata difesa. Prova ne è che il proponente non ha mai espresso critiche dirette e “ufficiali” alla bozza del PSC presentata alcuni mesi prima di quell’incontro, ma, anzi, con il suo comportamento l’ha avallata e sostenuta fino ad oggi. Nulla di male, si potrebbe obiettare, se si fa parte di una maggioranza! Ma c’è una piccola contraddizione: quella bozza presenta una programmazione urbanistica che è l’esatto opposto dei principi enunciati da Capalbo.
Solo due esempi. Sulla bozza è previsto un corposo aumento della volumetria abitativa in un contesto completamente staccato e distante dall’attuale centro abitato: al di là del fiume Rosa è stata individuata, infatti, una zona di espansione che, tra l’altro, include anche terreni di proprietà di esponenti della maggioranza. Inoltre, a ridosso dello stesso fiume Rosa (e quindi in totale spregio della legge Galasso sulla tutela dei corsi d’acqua e dei loro bacini), da Fra’ Giovanni ad andare verso il Ponte del Pettoruto sono previsti insediamenti per la ricettività turistica e, anche qui, alcuni terreni interessati sono di proprietà di amministratori comunali.
2) Riguardo alla commissione sulle pale eoliche, che la minoranza avrebbe disertato, mi rendo conto che Capalbo riporta le dichiarazioni di altri, ma questo non lo esime dal dovere di accertamento sulle notizie ricevute, anche perché nel Consiglio Comunale del 30 maggio ha sentito la nostra versione. La commissione sul “piano energetico comunale”, proposta dalla minoranza, è stata boicottata proprio dall’Amministrazione. Già nel mio articolo precedente (“Strane dimissioni”) era evidenziato che la commissione era stata istituita il 20 dicembre 2007, ma per fare la prima convocazione il Sindaco ha lasciato trascorrere oltre due mesi: infatti, come si evince dallo scritto di Capalbo, la prima riunione è stata fissata al 28 febbraio 2008, subito dopo che, in un pubblico convegno, il consigliere di minoranza Enedino Zicarelli aveva rimarcato la noncuranza dell’Amministrazione comunale. Poi, almeno un rappresentante della minoranza è stato presente a tutte e tre le convocazioni di cui, stranamente, nessuno si preoccupava di redigere verbale. Sta di fatto che il 28 febbraio a Zicarelli è stato detto che si rinviava perché mancavano il Sindaco e altri componenti; il 17 marzo, disponibile Zicarelli, c’è stato un altro rinvio perché mancavano altri; il 1° aprile il sottoscritto, insieme ad altri componenti, ha dato la propria disponibilità per oltre un’ora, stazionando nei pressi del Comune e in contatto con l’assessore Cundari, ma anche allora nessuna fumata bianca: ho pensato, poi, che si fosse trattato di un pesce d’aprile. Infine, il 30 maggio, la giunta si presenta in Consiglio Comunale per chiedere una delega in bianco sull’installazione di un parco eolico. È così che si chiede la collaborazione della minoranza? Ignorando o mortificando le proposte che formalmente erano state accettate?

Sì, dobbiamo riflettere davvero con serietà prima di parlare, perché, se le parole sono pietre, le menzogne (ivi comprese le omissioni) sono macigni!

Vincenzo Oliva

P.S. Ultima notizia di cronaca: c’è aria di neo-assessorato in paese! Dopo una settimana di meditazioni, sembra che l’assessore Cundari si sia dimesso dalla carica.

RIUNIONE P.S.C.

ALL’ASSESSORE ALL’URBANISTICA

COMUNE DI SAN SOSTI

Oggetto: Discussione sul P.S.C.

In merito all’invito pervenutoci dalla S. V. per partecipare alla riunione sull’argomento in oggetto, le comunichiamo quanto segue.
Dopo l’incarico di redigere il Piano Strutturale Comunale, affidato dalla precedente Amministrazione nel 2002, per la prima volta si è parlato del P.S.C. in Consiglio Comunale nel marzo 2005 grazie esclusivamente a questo gruppo di minoranza che ne richiese espressamente la convocazione. Ricordammo – in quella seduta – che era compito del C. C. dare le opportune indicazioni per giungere all’approvazione del Documento Preliminare da parte del Consiglio stesso, e la maggioranza si impegnò a muoversi in tale direzione, nel rispetto della legge regionale 19 sull’urbanistica.
Invece, a distanza di oltre un anno da quella data (e precisamente nel mese di giugno 2006) è stata protocollata una bozza del P.S.C. (come Documento Preliminare) della quale, ancora oggi, sembra che fossero a conoscenza solo il sindaco e l’assessore all’urbanistica. Inoltre ci risulta che, dal mese di luglio in poi, sono state tenute su quest’argomento diverse riunioni aperte solo ai consiglieri e ai partiti della maggioranza, mirate semplicemente a raccogliere un acritico consenso sulla bozza preconfezionata del P. S. C.
Adesso che la raccolta del consenso è presumibilmente fallita, vengono finalmente invitati anche i consiglieri di minoranza a discutere sul Piano Strutturale, ma sempre a porte chiuse.
Noi riteniamo tale comportamento gravemente lesivo della dignità e del ruolo del Consiglio Comunale, e quindi offensivo per la cittadinanza intera, che è stata finora esclusa dal dibattito e che è stata informata di questi avvenimenti attraverso un’iniziativa pubblica del nostro gruppo.
Considerato anche che l’amministrazione di cui lei fa parte ha escluso drasticamente ogni possibilità di confrontarsi con i sottoscritti fuori dagli ambiti strettamente istituzionali,

COMUNICHIAMO

alla S. V. che non parteciperemo alla riunione del 19 c. m. perché riteniamo che codesta Amministrazione voglia affrontare l’argomento solo in termini strumentali, rifuggendo da un reale coinvolgimento delle parti sociali, politiche e istituzionali.
Purtroppo, anche l’ultima vicenda sull’occultamento di alcuni debiti fuori bilancio conferma l’autoreferenzialità della sua Amministrazione, la quale agisce come se il Consiglio Comunale non esistesse e senza degnare di attenzione i bisogni veri e le istanze profonde che si levano da una popolazione sempre più disagiata.
Proprio perché è necessario un cambiamento radicale di rotta noi ci dichiariamo ancora disponibili a discutere del Piano Strutturale in riunioni allargate a tutti i cittadini e chiediamo, nello stesso tempo, un Consiglio Comunale aperto al pubblico.

San Sosti 19.12.2006

I Consiglieri Comunali

Vincenzo Olivo Fabio Novello Enedino Zicarelli

“Le cartucce senza il fucile”

Non trovavo titolo migliore di questo. Liberamente ispirato alle parole dell’Ing.Malfona pronunciate nel suo discorso pubblicato sul sito. Perchè è vero le cartucce le abbiamo, come si potrebbe dire il contrario…”abbiamo la fortuna” di avere un territorio meraviglioso e incontaminato, ”abbiamo la fortuna” di avere un Santuario, “abbiamo la fortuna” di avere degli importanti reperti archeologici, “abbiamo la fortuna” di avere ereditato delle tradizioni…il problema è che ci manga il fucile. D’altronde abbiamo anche la fortuna di avere un cervello (anche se molto spesso è in fuga) bisogna poi vedere come viene adoperato. Forse il problema della Calabria o del sud in genere (parlo in termini omnicomprensivi ma è chiaro che non voglio fare di tutta l’erba un fascio) è che ci affidiamo troppo alla “fortuna”, alle cose che ci capitano, alla grazia di Dio ma poi di nostro non ci mettiamo niente! E il territorio rimane bello(ma non redditizio) e il santuario bellissimo (ma che attira sempre meno folle) e i reperti sono sempre più antichi (ma non danno valore aggiunto) e le tradizioni…bhe forse quelle è meglio che rimangono “tradizionali”. Umorismo a parte, dopo aver letto l’apprezzabile discorso sopra citato, una serie di interrogativi hanno incominciato a dimenarsi irrequieti dentro di me…primo fra tutti: in che cosa dobbiamo identificare questo simbolico fucile che ci consentirebbe di sparare le cartucce, di rilanciare il nostro territorio?? Io credo che la risposta sia davanti ai nostri occhi tutti i giorni: la mentalità. Soltanto quando incominceremo a cambiare mentalità faremo passi avanti. Soltanto quando incominceremo a capire che quelli che molto spesso vengono fatti passare dagli “amministratori” come favori sono in realtà i nostri DIRITTI, che quello che è il mio interesse, più o meno lecito, nell’immediato si ripercuote poi negativamente nella collettività di cui io faccio parte, che fare il bene della collettività,facendo ciascuno il proprio dovere, vuol dire fare il bene individuale, soltanto allora avremo qualche speranza. Voglio fare solo un esempio. Lampante. La situazione degli ospedali. PERCHE’ NON FUNZIONANO? Perché i dirigenti sono scelti da politici (indipendentemente dalle competenze), i medici spesso entrano per raccomandazione (come,magari, per raccomandazione hanno passato i test d’accesso), gli infermieri hanno una preparazione da sfiorare il ridicolo e spesso entrano per raccomandazione. Il risultato: la gente muore nelle mani di incompetenti. E’ sotto gli occhi di tutti oltre che essere l’argomento al centro delle attenzioni dei mass-media e di numerose indagini (proprio quest’anno sono stati annullati numerosi test d’accesso alla facoltà di medicina). E’ la mentalità che ciascuno di noi deve cambiare. Volete un altro argomento a conferma di ciò? I finanziamenti europei. Negli ultimi anni sono stati stanziati dall’Unione Europea miliardi di euro (no non ho scritto male è proprio “miliardi”) per lo sviluppo del Mezzogiorno d’Italia oltre la metà dei quali alla sola Calabria; è stato detto che con tutti i soldi che sono arrivati, se correttamente impiegati, la Calabria doveva essere la regione più ricca e prospera d’Europa. E’ la più povera. Il problema? La mentalità degli amministratori e degli amministrati. Perché questa volta i soldi c’erano!! Bisognava solo impiegarli. Ho trovato interessante l’idea della Città Territorio…ha un matrice cooperativistica. In fondo è una sorta di cooperativa in cui ogni Comune coopera con gli altri per il raggiungimento di uno scopo comune: quello dello sviluppo dell’intero territorio ciascuna parte in funzione dell’altra. Forse più adatta per una realtà come l’Emilia-Romagna, in Calabria mi ricorda l’Isola di Utopia. Il problema è che rimangono sempre e comunque TANTI comuni che formerebbero un’unica entità; quindi TANTI amministratori ciascuno dei quali tirerebbe l’acqua al proprio mulino. Quindi il problema è sempre quello la M…….à.

Elio Ardifuoco

Uovo, gallina e politica

E’ nato prima l’uovo o la gallina? E’ una domanda che l’uomo si pone da millenni. E non è una domanda da poco…è un vero rompicapo! Perché è noto che la gallina nasce dall’uovo e l’uovo nasce dalla gallina…per cui se diciamo che è nata prima la gallina dobbiamo chiederci però come sia nata e se diciamo che è nato prima l’uovo dovremmo capire “da dove sia spuntato”… Ma che centrano l’uovo e la gallina con la politica? Forse qualcosa centrano. Infatti nel dialogo politico non siamo ogni volta chiamati a scegliere cosa è necessario venga prima? A stabilire delle priorità? Ebbene quali sono le priorità nella nostra piccola realtà di paese ? Da dove dobbiamo cominciare? Dall’uovo o dalla gallina? E’ un problema fondamentale stabilire l’inizio, l’origine di ogni cosa .Per realizzare un edificio si segue una procedura, quindi ogni fase della realizzazione dall’inizio alla fine è scandita da una logica ben precisa. Anche per amministrare un paese, piuttosto che una città o uno stato, si deve seguire un progetto redatto sulla base di una logica in vista della realizzazione di uno o più obbiettivi. E’ evidente quindi che gli obbiettivi da raggiungere presuppongono dei punti di partenza. Quindi io ritengo che il politico che si presenti agli elettori partendo dagli obbiettivi che intende raggiungere, paradossalmente, non sia un buon politico. Il bravo politico deve innanzi tutto partire dalle basi, dare conto ai potenziali elettori da dove intende partire, quali strade intende seguire, quali strumenti adottare e soltanto alla fine quali obbiettivi raggiungere. Io diffido da chi da un giorno all’altro dice, senza dare conto di come intende farlo, “ toglierò l’ICI sulla prima casa” (il riferimento è casuale). Allo stesso modo ritengo che il cittadino partecipe nella vita del paese sia quello che, nelle sue modeste possibilità, non si limiti a chiedere ma anche a proporre. Le proposte sono l’arma migliore per legare le azioni del politico. Se quest’ultimo infatti, è cosciente del fatto di essere stato eletto da cittadini partecipi che HANNO DELLE IDEE si sentirà vincolato a seguirle.

Per cui diciamo la nostra!

Art.1 della Costituzione Italiana “…La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”

Elio Ardifuoco

Tutti in piedi

A teatro al termine di una rappresentazione coinvolgente, appassionante e che sia stata in grado di suscitare le emozioni degli spettatori, tutti quasi in un impeto naturale ,quasi a volersi sentire più vicini agli artisti, a voler mostrare il cuore (fisicamente) si alzano in piedi battendo le mani o magari chiedendo il bis. Immaginiamo che su quel palco scorrano le immagini delle varie amministrazioni che si sono negli anni succedute con tutte le promesse non mantenute, gli sprechi, i volti sorridenti durante le campagne elettorali, le canzoncine che “a bordo” delle macchine attraversano il paese (quasi a voler dire si si voi ascoltate le canzoncine che al resto ci pensiamo noi), le opere mai realizzate, la totale assenza di idee innovative che potessero portare una ventata di speranza e di voglia di rendersi utili per il paese, gli specchietti per le allodole, i colpi di mano, gli assi nella manica. Certo nessuno si alzerebbe per applaudire e tanto meno per chiedere il bis. Eppure quello che vi chiedo oggi è di alzarci in piedi. Non per “mostrare il cuore” ma per dimostrare che le cose si possono cambiare. Non per dimostrare il nostro consenso per le cose fatte o non fatte ma per dare dei contenuti ad una campagna elettorale che ne sarebbe priva .Cominciamo da ora. Avanziamo proposte perché i futuri candidati sappiano che le cose sono cambiate. Da oggi in poi saranno votati democraticamente sulla base dei contenuti. Il futuro sindaco di San Sosti sarà colui il quale avanzerà le migliori proposte e le realizzerà. Perchè se le realizzerà ci guadagnerà la gente e, se la vogliamo vedere in termini egoistici, ci guadagnerà lui perché potrà camminare a testa alta, perché sicuramente (sono i meccanismi della politica) verrà rieletto, perché avrà l’onore di rimanere nei cuori e nella memoria della gente e, aggiungo, avrà la sua meritata standing ovation.

Elio Ardifuoco