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L’Italia dei parassiti

Di Vincenzo Raimondi

La Presidenza del Consiglio non è mai stata retta come un ministero autonomo, con propri ruoli, almeno fino al 1988.
Durante tutta l’epoca liberale o non ha avuto dipendenti o ne ha avuti in misura insignificante. Infatti, il presidente del Consiglio era un ministro, in genere degli Esteri o dell’Interno, che, come responsabile del Gabinetto, presiedeva il Consiglio dei ministri e si serviva del personale del proprio dicastero, che coadiuvava nelle funzioni presidenziali. Il primo caso di dipendenti assegnati alla presidenza risale al 1867, quando Ricasoli fece emanare un decreto reale sui poteri del presidente del Consiglio che suscitò vibrate polemiche. Il quotidiano “la Nazione”, a lui vicino, sostenne: (Non vi è bisogno di creare una caterva di impiegati: cinque o sei in tutto saranno più che sufficienti e si possono chiamare senza notevoli aumenti di stipendio dai Continua a leggere

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Nessuno mi può giudicare

Il signor Berlusconi Silvio dopo aver condotto una campagna elettorale all’insegna degli alti valori costituzionali e dei bagni di folle (progettati a puntino dalle sue equipe televisive) propinando formule magiche per risolvere i problemi dei suoi futuri sudditi, ha finalmente tolto la maschera per tornare ad essere il mercante di sempre accecato dai suoi interessi personali.
E’ tutta una strategia ben congeniata: prima avanza la proposta di far fuori le intercettazioni per i reati “meno rilevanti” poi fa approvare un emendamento al c.d. decreto sicurezza (Decreto legge 23 maggio 2008, n.92) con il quale si prevede la sospensione per un anno dei processi penali per reati “meno rilevanti” commessi fino al 30 giugno 2002 ,ossia con pene di detenzione inferiori ai 10 anni in svolgimento e compresi tra la fissazione dell’udienza preliminare e la chiusura del dibattimento di primo grado. Ah quasi dimenticavo… due piccoli particolari… anzi due piccole coincidenze… tra i “reati minori” e per di più commessi fino al giugno 2002 e che si trovano tra l’udienza preliminare e la chiusura del dibattimento, rientra anche quello per il quale è sotto processo il cavalier Berlusconi Silvio; corruzione in atti giudiziari, in particolare, secondo l’accusa, Berlusconi avrebbe “comprato”, pagando 600mila dollari, la falsa testimonianza del legale inglese Mills, per essere favorito nel processo All Iberian e in quello sulle presunte tangenti alla Guardia di Finanza.
Lo stesso Mills in una lettera inviata ai giudici di Milano dichiarava <Silvio Berlusconi, a titolo di riconoscenza per il modo in cui ero riuscito a proteggerlo nel corso delle indagini giudiziarie e dei processi, aveva deciso di destinare a mio favore una somma di denaro> e ancora <A compenso di tutti quei rischi e costi. Perché le persone di Mister B. sanno che, con le mie deposizioni in tribunale, io l’ho tenuto fuori dal mare di guai in cui l’avrei buttato se avessi detto tutte le cose a mia conoscenza>. Naturalmente quando fu aperto il procedimento a suo carico i suoi portavoce dissero che si trattava del solito complotto di comunisti.
Ma tralasciamo i fatti giudiziari e guardiamo agli aspetti politici della cosa. Proprio ieri Berlusconi Silvio invia una lettera al presidente del Senato Schifani in cui preannuncia le sue intenzioni e ne spiega le “ragioni”: dice che vuole che venga approvato questo emendamento così l’autorità giudiziaria può occuparsi più intensivamente dei reati più gravi e osserva di essersi accorto quasi per sbaglio che della sospensione godrebbe anche “uno fra i molti fantasiosi processi che magistrati di estrema sinistra hanno intentato contro di me per fini di lotta politica” e visto che per caso si trova sull’argomento aggiunge che ha intenzione di ricusare il giudice che lo processa. Ma non è finita!!! Il bello deve ancora arrivare! Nel prosieguo della lettera Berlusconi afferma che siccome è stato “aggredito con infiniti processi e migliaia di udienze che mi hanno gravato di enormi costi umani ed economici” ritiene necessario introdurre una norma che tuteli le alte cariche dello Stato attraverso la sospensione dei processi a loro carico per la durata in carica!!! E’ inaudito!! Berlusconi sta diventando ostaggio delle sue smanie di potere e dei fantasmi del totalitarismo. Cioè prima si sospende un processo iniziato quando non era in carica poi vuole introdurre (come ha già fatto in passato ma in via temporanea, giusto il tempo per evitarsi un paio di processi) una norma che lo renda immune mentre è in carica.
C’è bisogno di una sollevazione popolare! Non possiamo continuare a comportarci come sudditi! Se ci pensate poi nulla è stato lasciato al caso…tutte le varie proposte indecenti avanzate dal governo Berlusconi sono avvenute proprio mentre lui sa perfettamente che la maggior parte della popolazione è distratta dall’evento del momento cioè dagli europei… la lettera “scabrosa” è stata letta da Schifani proprio il giorno in cui giocava l’Italia e quindi tutti attendevano l’evento. Sta seguendo il modello di Lorenzo de’ Medici che per distrarre i sudditi dalle sue trame di potere proponeva feste carnevalesche e spettacoli che inibissero la mente: “chi vuol esser lieto sia del doman non v’è certezza” . Ma noi siamo esseri pensanti.
Ancora non riesco a capacitarmi della cosa… anziché avere un presidente del consiglio che introduce una norma che impone a tutti i condannati di abbandonare immediatamente la carica che rivestono ne abbiamo uno che vuole l’impunità. E’ assurdo. SFIDO CHIUNQUE A DIRE IL CONTRARIO.

Elio Ardifuoco

Proposta indecente II: il Ritorno

Nell’articolo pubblicato qualche giorno fa intitolato “Proposta indecente” esprimevo i miei dubbi sulla proposta, tradotta proprio ieri in disegno di legge, avanzato dal presidente (no non del Milan del Consiglio) Berlusconi: dubbi non sul fatto se possa o no essere una buona misura ma sulla sua stessa logicità. E’ infatti incomprensibile e fuori da ogni logica che si voglia intensificare la tutela della Privacy non semplicemente vietando la pubblicazione delle intercettazioni (fino a che le stesse siano considerate segrete) ma ancor prima vietando le intercettazioni stesse rispetto a reati puniti con una pena edittale inferiore nel minimo a 10 anni. Infatti secondo il disegno di legge presentato ieri le intercettazioni sarebbero consentite soltanto per reati per i quali è prevista una pena edittale superiore nel minimo a 10 anni (la legge di solito, ma non sempre, prevede che un reato debba essere punito con una pena che va da un minimo ad un massimo, es. da 5 a 10 anni, sarà poi il giudice a stabilire la pena precisa) salvo alcune eccezioni come corruzione ,concussione, violenza privata, minaccia e calunnia; inoltre devono essere autorizzate da un giudice collegiale e non più dal giudice per le indagini preliminari e altre misure, queste condivisibile, per garantire maggiormente tutte le operazioni di intercettazione. Poi prevede fino a 5 anni di carcere ( spropositato) per pubblici ufficiali (magistrati, cancellieri ecc) che rivelano il contenuto di intercettazione e fino a tre anni, convertibili in pena pecuniaria, per il giornalista che la pubblica.
Dicevo il Ritorno perché Berlusconi Silvio ha già mostrato in passato la propria avversione nei confronti della magistratura in generale e delle intercettazioni in particolare. Devono proprio essergli antipatiche queste intercettazioni, forse non si sente tranquillo a sapere che qualcuno potrebbe ascoltare le sue conversazioni o magari è solo timido… magari è come quando qualcuno ti osserva quando cerchi di fare “pipì”… insomma non è il massimo…quantomeno perché non riesci a concentrarti. Dicevo della sua avversione. Nel 2003 (governo Berlusconi) viene promulgata una Legge sulle immunità dei membri del parlamento in base alla quale : 1) se un magistrato intende intercettare un membro del Parlamento deve chiedere l’autorizzazione alla camera di appartenenza…!!! In pratica non hanno avuto il coraggio di dire espressamente che loro non sono sullo stesso piano dei comuni mortali e hanno detto “si anche io come voi posso essere intercettato…solo che prima devo essere avvisato”. 2) se un magistrato sta intercettando un’altra persona (in ipotesi un Boss di Palma di Montechiaro) la quale “per caso” si trova a parlare con un “divus” per utilizzare tali intercettazioni deve chiedere l’autorizzazione alla camera di appartenenza!! Se ad esempio il boss racconta al parlamentare di aver partecipato alla “strage di via d’Amelio” e la camera (com’è prevedibile) non da l’autorizzazione all’utilizzo, si butta tutto nel cestino. Addirittura si era proposto che fosse sufficiente che in una conversazione fosse nominato un parlamentare perché poi fosse necessaria l’autorizzazione all’uso. Altro che Casta.
Ma tornando al disegno di legge appena approvato. Come al solito Berlusconi Silvio si trova in conflitto di interessi… d’altronde ad avere le mani dappertutto si paga qualche prezzo. Ma come proprio lui che è proprietario di numerosi giornali e di tre reti televisive si mostra indignato per i giornalisti che pubblicano le intercettazioni… quegli stessi giornalisti che facendo di questi scoop gli portano non pochi quattrini… allora uno potrebbe dire bhe allora con questo provvedimento (se verrà tradotto in decreto) va contro i propri interessi! Non ne sarei così sicuro! Il rischio è infatti che dal momento che la pena della reclusione è convertibile in pena pecuniaria ed anzi probabilmente sarà prevista direttamente una pena pecuniaria le redazioni potranno fare un ragionamento di costi benefici: quanto mi costa se pubblico le intercettazioni? Quanto guadagno in termini di vendite se le pubblico in esclusiva? Credo che sia molto più alto il guadagno. Infatti mettiamo che venga condannato a tre anni di reclusione, il massimo della pena; tradotti in denaro, se si considera che ogni giorno di reclusione è valutato pari a 38 euro, avremo che 365 x 38 x 3 = 41.610 euro. Questo è l’ammontare massimo. Bazzecole per una grossa testata giornalistica una cifra pesante per il giornaletto di provincia. Per cui è evidente che potrebbero esserci anche problemi di distorsione della concorrenza.

Elio Ardifuoco