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E’ l’ora che questa maggioranza vada a casa.

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La strana esegesi dell’altrettanto esimio professor Oliva

Caro Raffaele,
sono esterrefatto nel rilevare come ogni mia parola, sia scritta che pronunciata, venga sottoposta a costante e indefessa attività esegetica da parte dell’altrettanto esimio professore Vincenzo Oliva.
Ne analizza nessi e relazioni, ne interpreta significati, a suo dire, reconditi, pervenendo a strampalate conclusioni.
Consapevole di ciò mi riprometto, in futuro, di trattare solo argomenti tali da lenirne la sofferta sensibilità, tutta spesa ad imbullonare il pensiero fisso di una presunta persecuzione ai suoi danni.

P.S.
Colgo l’occasione e come richiesto, t’invio un articolo per la sezione “Storia locale” del tuo sito.
Il titolo è “Quei militari austriaci deportati a Cosenza. La vicenda rimossa dei prigionieri nella Grande Guerra”.
Analizza un avvenimento che, nel lontano 1918, coinvolse anche la nostra comunità.
Rassicuro preventivamente l’altrettanto esimio professor Oliva che l’articolo non contiene riferimenti palesi o subliminali alla sua angelica persona.

Con rinnovata stima

Francesco Capalbo

AMORI ARISTOCRATICI E… AMORI PLEBEI

È veramente singolare la concezione dell’amore per la propria terra illustrata (o meglio: abilmente insinuata) dall’esimio Prof. Capalbo Francesco nelle prime righe del suo scritto intitolato “Le parole sono pietre”: Solo chi, in un territorio, è anello di una catena di affetti distribuiti nel tempo, può veramente dire di amare la propria terra!
Da plebeo qual sono, mi permetto di tradurre in una vulgata più comprensibile questo linguaggio sofistico: L’amore per la propria terra non è qualcosa di cui si può riempire la bocca chiunque! Infatti si può considerare” terra propria” (e si acquista il diritto di amarla) solo se si può vantare, in loco, un robusto albero genealogico che attesti il “made in…”.
Non ci fa capire, il Prof. Capalbo, se il requisito dell’ascendenza deve sussistere in entrambi i rami parentali (paterno e materno) e da quante generazioni, ma il rovescio negativo è certo: chi proviene da un altro paese, anche della stessa provincia, anche se cresciuto e integrato in questa terra, non potrà mai dire di amarla: sarebbe una bestemmia!
Questa teoria – evidentemente conservatrice e sottilmente razzista – è stata fatta circolare per la prima volta durante la campagna elettorale del 2004, all’insegna del mito della riscoperta delle radici.
Ora, le radici sono certamente importanti per chiunque, sono la storia e l’identità di ciascuno di noi. Ma la storia non è un sarcofago, non è un monumento da guardare. La storia (e dico cose ormai fin troppo ovvie!) è sempre in atto, ci costringe di continuo a mettere in discussione la nostra identità, in un confronto incessante con le diversità. Ridurre le radici a un semplice pedigree da mettere in bella mostra (magari contro avversari politici che non hanno il richiesto marchio DOC) è un’operazione che ognuno potrà giudicare come meglio ritiene, ma sicuramente non giova alla crescita civile di una comunità.
Certo che, in un’epoca in cui i temi sociali dominanti sono il confronto e l’integrazione con le altre culture – a livello nazionale e planetario – vengono i brividi quando si notano tentativi di rimarcazione (in negativo) dell’identità paesana. La maggior parte dei nostri giovani sono sparsi – per motivi di studio o di lavoro – lungo tutta la penisola (come lo sono stati molti di noi e come, purtroppo, lo saranno i nostri figli): secondo questo ragionamento dovrebbero sentirsi esclusi ed emarginati in una “terra” che non è la loro. È questa l’idea che vogliamo trasmettere alle nuove generazioni?
O dovremmo, piuttosto, inserirla tra i “portati patologici” dei “tanti surrogati del fare politica”?

Per costruire qualcosa di veramente buono c’è moltissimo da fare nella nostra piccola comunità, a cominciare dalle demolizione dei pregiudizi più frenanti e retrivi. In una realtà piccola come la nostra, per esempio, non ci si può più contrapporre attraverso vuote etichette politiche, non ci si può nascondere dietro ideologismi fittizi utilizzati, di volta in volta, per raggiungere gli obiettivi più disparati.
Se vogliamo fare politica in modo veramente nuovo dobbiamo metterci d’accordo su quali sono i problemi prioritari da affrontare a San Sosti, e, insieme, cercare e stabilire i modi migliori per risolverli; insieme, stabilire su quale modello di sviluppo incamminarsi; insieme, gestire e controllare l’attività amministrativa. Potranno, così, lavorare insieme tutti coloro che condividono questo obiettivo generale, mentre se ne staranno da un’altra parte quelli per cui l’impegno in politica rappresenta soltanto l’esercizio di un potere, piccolo o grande che sia.
Questa è la mia proposta politica fondamentale, ed è anche quella dell’intero gruppo di minoranza. Una proposta che abbiamo sempre sostenuto in questi quattro anni e che riguarda innanzitutto i metodi. Saremo un po’ antiquati rispetto al machiavellismo imperante, ma nella prassi politico-amministrativa valgono, per noi, gli stessi principi etici e morali a cui si dovrebbe ispirare la vita quotidiana: quindi, nessun fine giustifica metodi sbagliati o, addirittura, aberranti.
Detto questo, avrei qualcosa da aggiungere in merito alla personale chiamata in causa che mi proviene dal Prof. Capalbo (il quale mi sembra particolarmente preoccupato per le discussioni che possono nascere su questo sito, tanto da spingersi a suggerire all’editore atteggiamenti di censura preventiva!). Cercherò di essere brevissimo, per non tediare oltre chi sta avendo la pazienza di leggermi, con l’impegno di ritornare su alcuni temi per eventuali ulteriori chiarimenti.
1) Piano Strutturale Comunale: allego la lettera, pubblicata anche in paese e sulla stampa, con la quale il gruppo di minoranza consiliare ha declinato l’invito all’incontro del 19 dicembre 2006 (il 26 novembre 2006 non eravamo stati invitati!). Annoto soltanto che la proposta sul PSC formulata da Capalbo (che – si noti bene – non è un semplice consigliere comunale ma è il capogruppo della maggioranza), e che non ho alcuna difficoltà a sottoscrivere nella quasi totalità, è stata semplicemente “presentata” (come si fa a una prima cinematografica) e non è stata mai discussa realmente né, soprattutto, è stata difesa. Prova ne è che il proponente non ha mai espresso critiche dirette e “ufficiali” alla bozza del PSC presentata alcuni mesi prima di quell’incontro, ma, anzi, con il suo comportamento l’ha avallata e sostenuta fino ad oggi. Nulla di male, si potrebbe obiettare, se si fa parte di una maggioranza! Ma c’è una piccola contraddizione: quella bozza presenta una programmazione urbanistica che è l’esatto opposto dei principi enunciati da Capalbo.
Solo due esempi. Sulla bozza è previsto un corposo aumento della volumetria abitativa in un contesto completamente staccato e distante dall’attuale centro abitato: al di là del fiume Rosa è stata individuata, infatti, una zona di espansione che, tra l’altro, include anche terreni di proprietà di esponenti della maggioranza. Inoltre, a ridosso dello stesso fiume Rosa (e quindi in totale spregio della legge Galasso sulla tutela dei corsi d’acqua e dei loro bacini), da Fra’ Giovanni ad andare verso il Ponte del Pettoruto sono previsti insediamenti per la ricettività turistica e, anche qui, alcuni terreni interessati sono di proprietà di amministratori comunali.
2) Riguardo alla commissione sulle pale eoliche, che la minoranza avrebbe disertato, mi rendo conto che Capalbo riporta le dichiarazioni di altri, ma questo non lo esime dal dovere di accertamento sulle notizie ricevute, anche perché nel Consiglio Comunale del 30 maggio ha sentito la nostra versione. La commissione sul “piano energetico comunale”, proposta dalla minoranza, è stata boicottata proprio dall’Amministrazione. Già nel mio articolo precedente (“Strane dimissioni”) era evidenziato che la commissione era stata istituita il 20 dicembre 2007, ma per fare la prima convocazione il Sindaco ha lasciato trascorrere oltre due mesi: infatti, come si evince dallo scritto di Capalbo, la prima riunione è stata fissata al 28 febbraio 2008, subito dopo che, in un pubblico convegno, il consigliere di minoranza Enedino Zicarelli aveva rimarcato la noncuranza dell’Amministrazione comunale. Poi, almeno un rappresentante della minoranza è stato presente a tutte e tre le convocazioni di cui, stranamente, nessuno si preoccupava di redigere verbale. Sta di fatto che il 28 febbraio a Zicarelli è stato detto che si rinviava perché mancavano il Sindaco e altri componenti; il 17 marzo, disponibile Zicarelli, c’è stato un altro rinvio perché mancavano altri; il 1° aprile il sottoscritto, insieme ad altri componenti, ha dato la propria disponibilità per oltre un’ora, stazionando nei pressi del Comune e in contatto con l’assessore Cundari, ma anche allora nessuna fumata bianca: ho pensato, poi, che si fosse trattato di un pesce d’aprile. Infine, il 30 maggio, la giunta si presenta in Consiglio Comunale per chiedere una delega in bianco sull’installazione di un parco eolico. È così che si chiede la collaborazione della minoranza? Ignorando o mortificando le proposte che formalmente erano state accettate?

Sì, dobbiamo riflettere davvero con serietà prima di parlare, perché, se le parole sono pietre, le menzogne (ivi comprese le omissioni) sono macigni!

Vincenzo Oliva

P.S. Ultima notizia di cronaca: c’è aria di neo-assessorato in paese! Dopo una settimana di meditazioni, sembra che l’assessore Cundari si sia dimesso dalla carica.

RIUNIONE P.S.C.

ALL’ASSESSORE ALL’URBANISTICA

COMUNE DI SAN SOSTI

Oggetto: Discussione sul P.S.C.

In merito all’invito pervenutoci dalla S. V. per partecipare alla riunione sull’argomento in oggetto, le comunichiamo quanto segue.
Dopo l’incarico di redigere il Piano Strutturale Comunale, affidato dalla precedente Amministrazione nel 2002, per la prima volta si è parlato del P.S.C. in Consiglio Comunale nel marzo 2005 grazie esclusivamente a questo gruppo di minoranza che ne richiese espressamente la convocazione. Ricordammo – in quella seduta – che era compito del C. C. dare le opportune indicazioni per giungere all’approvazione del Documento Preliminare da parte del Consiglio stesso, e la maggioranza si impegnò a muoversi in tale direzione, nel rispetto della legge regionale 19 sull’urbanistica.
Invece, a distanza di oltre un anno da quella data (e precisamente nel mese di giugno 2006) è stata protocollata una bozza del P.S.C. (come Documento Preliminare) della quale, ancora oggi, sembra che fossero a conoscenza solo il sindaco e l’assessore all’urbanistica. Inoltre ci risulta che, dal mese di luglio in poi, sono state tenute su quest’argomento diverse riunioni aperte solo ai consiglieri e ai partiti della maggioranza, mirate semplicemente a raccogliere un acritico consenso sulla bozza preconfezionata del P. S. C.
Adesso che la raccolta del consenso è presumibilmente fallita, vengono finalmente invitati anche i consiglieri di minoranza a discutere sul Piano Strutturale, ma sempre a porte chiuse.
Noi riteniamo tale comportamento gravemente lesivo della dignità e del ruolo del Consiglio Comunale, e quindi offensivo per la cittadinanza intera, che è stata finora esclusa dal dibattito e che è stata informata di questi avvenimenti attraverso un’iniziativa pubblica del nostro gruppo.
Considerato anche che l’amministrazione di cui lei fa parte ha escluso drasticamente ogni possibilità di confrontarsi con i sottoscritti fuori dagli ambiti strettamente istituzionali,

COMUNICHIAMO

alla S. V. che non parteciperemo alla riunione del 19 c. m. perché riteniamo che codesta Amministrazione voglia affrontare l’argomento solo in termini strumentali, rifuggendo da un reale coinvolgimento delle parti sociali, politiche e istituzionali.
Purtroppo, anche l’ultima vicenda sull’occultamento di alcuni debiti fuori bilancio conferma l’autoreferenzialità della sua Amministrazione, la quale agisce come se il Consiglio Comunale non esistesse e senza degnare di attenzione i bisogni veri e le istanze profonde che si levano da una popolazione sempre più disagiata.
Proprio perché è necessario un cambiamento radicale di rotta noi ci dichiariamo ancora disponibili a discutere del Piano Strutturale in riunioni allargate a tutti i cittadini e chiediamo, nello stesso tempo, un Consiglio Comunale aperto al pubblico.

San Sosti 19.12.2006

I Consiglieri Comunali

Vincenzo Olivo Fabio Novello Enedino Zicarelli

Le parole sono pietre

Carissimo Raffaele, la tua iniziativa è bella e stimolante. Commoventi sono le parole in memoria di tua nonna. Solo chi, in un territorio, è anello di una catena di affetti distribuiti nel tempo, può veramente dire di amare la propria terra.! E che ami veramente il nostro paese, lo rivela anche l’equilibrio racchiuso nelle tue misurate parole, nonché la tua giovane speranza. Credo che sia giusto ospitare nel tuo sito i contributi di quanti abbiano delle critiche politiche da fare; non limitarti però, solo a questo. Nel Sud ed in particolare nella nostra realtà, è necessaria una politica che non si sottragga alla fatica della proposta. Esigi, comportandoti come un vero editore, che gli apporti di quanti intendono parlare di politica abbiano un nocciolo di proposta. Solo così si rende un servizio alla democrazia e si curano gli effetti di un “fare politica” basato più sulla polemica che sulla proposta, vecchio retaggio di una cultura che anche io in passato, colpevolmente, ho sostenuto. In giro esistono tanti surrogati del “fare politica” e man mano che ci avvicineremo alle elezioni comunali, essi dispiegheranno in maniera perniciosa i loro portati patologici. C’è chi la confonde con la satira ed aspetta l’elezione, avvinto da una insonne frenesia, per mettere, come si fa a Carnevale, i propri avversari alla berlina. C’è chi confonde le prerogative del politico con quelle del sostituto procuratore, assumendo aspetto, postura ed iniziative da judici sdignatu (così avrebbero detto in maniera pertinente i nostri avi!). La politica è o dovrebbe essere, partecipazione, elaborazione e proposta. A proposito di proposte, scusa il bisticcio di parole, ti invio quelle fatte da me all’Amministrazione Comunale in una riunione del 26 novembre 2006 sul Piano Strutturale Comunale; se vuoi pubblicale.

E’ bizzarro rilevare come a tutt’oggi non sia dato conoscere in merito il pensiero e del gruppo consiliare di minoranza e del così detto Comitato che in quella stessa occasione, erano stati invitati a dir la loro. Quindi, alcune critiche avanzate sul tuo sito dal Comitato, su fiera, urbanistica ecc, appaiono estrinsecazioni da violette marzoline. E’ appena il caso di ricordare che molte scelte urbanistiche portano l’ imprimatur di alcuni suoi affiliati, a partire dall’idea di far sviluppare in maniera informe il centro abitato lungo il serpentone di via Nazionale, per finire allo strazio urbanistico di Piazza Mercato.

Permettimi infine di entrare nel merito della vicenda “pale eoliche”. Va ribadito che era stata creata un’apposita Commissione che avrebbe dovuto “orientare il Comune di San Sosti verso le migliori soluzioni da intraprendere nel campo energetico”. Di tale commissione, facevano parte anche Oliva Vincenzo ed Enedino Zicarelli . Gli incontri programmati per il 28 febbraio, il 17 marzo ed il primo aprile 2008 hanno registrato l’assenza completa del consigliere Oliva, ed una presenza, in ritardo (il 17 marzo) del consigliere Zicarelli . Tali assenze, unite a quelle dei gruppi invitati, hanno di fatto decretato il fallimento della Commissione stessa. Appare quindi inspiegabile l’articolo apparso sul tuo sito che reca una citazione firmata dai tre consiglieri di minoranza: “Questi amministratori incapaci dovrebbero andare tutti a casa”. E’ forse il barlume di una inattesa autocritica?

Caro Raffaele concludo permettendomi di ricordarti che le parole, anche quelle digitali sono pietre. A te il compito, con la tua intelligenza, di impedire che vengano utilizzate di punta, perchè creano ferite affettive difficilmente sanabili, in un contesto sociale angusto, fatto di poche anime, che necessita invece di attenzione e di dialogo misurato. Soprattutto in vista delle prossime elezioni comunali.

Francesco Capalbo

Capogruppo del gruppo Consiliare

“Uniti per l’Ulivo”

Proposta del Prof. F. Capalbo sul Piano Strutturale Comunale di San Sosti

…Coerentemente con questa impostazione che trova fondamento nell’idea che lo sviluppo economico sostenibile non possa avvenire attraverso il “consumo scriteriato” e la distruzione delle risorse naturali (aria, acqua, suolo) ed antropiche (paesaggio, beni archeologici ed architettonici), ma al contrario sia possibile solo se fondato sulla valorizzazione e protezione di tali risorse si propone che il Piano Strutturale del Comune di San Sosti:

1. riaffermi in maniera vigorosa l’idea del risanamento del centro storico non con una mera e retorica dichiarazione d’intenti, ma attraverso l’elaborazione di concrete strategie per il suo recupero, la sua salvaguardia e la sua riqualificazione architettonica, funzionale ed economica;

2. ribadisca con concrete strategie quanto contenuto nel programma politico della lista “Uniti per San Sosti”: “Nostro precipuo compito è completare il recupero del centro storico, non per un esercizio di pura nostalgia, ma perché ci anima l’idea e ci conforta l’esperienza che non sempre la parola sviluppo è sinonimo di costruire altrove”;

3. ritenga centrale l’idea che non siano necessarie per la nostra comunità “strategie di consumo ulteriore di suolo” se non per definire e prevedere aree dedicate alle piccole attività artigianali ,ad insediamenti produttivi e di tipo sanitario. A tal proposito è necessario che l’Amministrazione Comunale ritenga non compatibile con le proprie linee di programma l’idea, di chi prigioniero di una visione intensiva di sviluppo, a fronte di una volumetria complessiva dell’edificato effettivo di 136660 metri cubi propone volumi ulteriori di costruito “da impegnare nell’assetto urbano del futuro”. Tali visioni di crescita quantitativa dell’edilizia residenziale non sono suffragate neanche dalle indagini tendenziali sull’andamento demografico di San Sosti. Dall’analisi delle tabelle 1 e 2 allegate si evidenzia un decremento lineare della popolazione che tra venti anni si tradurrà in una perdita di circa 150 residenti ove non interverranno mutamenti demografici strutturali;

4. contenga strategie per l’ “utilizzo” del centro storico come Paese Albergo, ovvero unico luogo nel quale far fronte alla domanda tendenziale di residenzialità turistica. La definizione di altre aree accentuerebbe l’esclusione del nucleo storico del Paese dai flussi potenziali di turismo residenziale;

5. predisponga un piano di ottimizzazione dell’edilizia scolastica. Il Comune è dotato di strutture scolastiche sotto utilizzate che fanno apparire poco meditata l’idea di quanti prevedono strategie che tendono ad implementare le aree da destinare a tale forma di edilizia. Un uso ottimale dell’edilizia residenziale scolastica si tradurrebbe in minori costi e maggiori entrate per le casse del comune. (Vedasi importi dei fitti dell’Istituto Tecnico Commerciale di San Sosti);

6. valuti non perturbabile da interventi invasivi, l’area prospiciente la Gola del Fiume Rosa e del Pettoruto, escludendo definitivamente propositi di captazione delle acque ed affermando l’idea di un turismo religioso e naturalistico ordinato e compatibile con l’ambiente;

7. preveda aree naturalistiche ad accesso limitato che promuovano (vedi Gola del fiume Rosa) l’idea di un turismo rispettoso delle dinamiche ecologiche e non indirizzato verso”consumi compulsivi di svago”;

8. consideri la zona del Pettoruto Area dedicata esclusivamente ad attività commerciali eturistiche -alberghiere;

9. qualifichi il territorio, sottraendo all’abbandono intere porzioni di terreno agricolo e forestale (ormai regno incontrastato dei cinghiali!) con una rete di viabilità rurale non invasiva (Area prospiciente Fra’ Giovanni – ZonaVarco);

10. organizzi strategie per un “uso razionale della risorsa acqua” (anche in relazione alla riattivazione dei vecchi canali d’irrigazione e ad un uso economicamente razionale dei serbatoi comunali) e appronti un’ analisi dell’offerta reale e potenziale di fornitura di acqua per uso alimentare;

11. rilevi con scrupolo la dimensione della rete idrica e della fognatura nel capoluogo e nelle contrade .A tal proposito è necessario ribadire come, per l’Ente Regionale, sia “necessario individuare la capacità complessiva insediativa del territorio indipendentemente dalle previsioni di sviluppo demografico o socio economico, ma a partire proprio dalle condizioni delle risorse ambientali (acqua,aria…)” e dalla connessa rete infrastrutturale;

12. individui in maniera partecipata e non reticente, le aree per le quali è forte il rischio idrogeologico e per le quali sono necessari seri studi ed indagini di carattere specifico ai fini della riduzione del rischio ambientale;

13. verifichi, in maniera non superficiale, la compatibilità delle linee strategiche del Piano Strutturale con gli insediamenti Archeologici;

14. identifichi aree per lo stoccaggio dei rifiuti, nell’ottica consapevole del ruolo che tale problematica avrà per la vita degli enti locali negli anni futuri;

15. prospetti un quadro normativo di controllo semplice ma condiviso, (Regolamento edilizio) che permetta un accurato monitoraggio del territorio, impedisca fenomeni di abusivismo edilizio e prefiguri procedure amministrative chiare e rigorose per le aree nelle quali si può intervenire in forma diretta .

Le proposte sopra elencate non esauriscono i punti che stanno alla base della redazione di un Piano strutturale, ma vogliono essere un semplice contributo all’idea che, nella gestione delle vicende urbanistiche di una collettività, è sempre necessario pensare in maniera prioritaria alla tutela del bene collettivo. Le vicende dei decenni scorsi hanno evidenziato come l’esasperata difesa dell’ uso particolare e clientelare del territorio, coniugandosi con l’assenza completa di controllo da parte dell’Amministrazione Comunale, alla fine si è rivoltata contro la collettività e in maniera paradossale, anche contro chi era stato destinatario del privilegio.

La vicissitudine dello spostamento, per mancanza di spazi, della Fiera del Pettoruto ci serva da insegnamento e da monito!

Affinché un Piano abbia una sua validità intrinseca e sia interiorizzato dalla collettività, è necessario che esso sia il frutto di una elaborazione collegiale. Per tale motivo è indispensabile non procrastinare il confronto con le forze culturali,politiche e sociali ed anche con i singoli cittadini.

La Bozza di Piano Strutturale è il contributo iniziale di un gruppo di tecnici ai quali l’Amministrazione Comunale precedente ha dato indicazioni in merito. Esso può essere emendato, corretto, modificato, migliorato, ripreso, riformulato oppure… stravolto dalle indicazioni che nasceranno dal dibattito! Le mie indicazioni scaturiscono, in parte, dalla lettura della Relazione Generale e di Sintesi sul Futuro Assetto Urbano e Territoriale.

Ritengo la progettazione cartografica interessante solo dopo l’elaborazione di scelte dibattute e condivise e per tale motivo non ne ho preso visione .

E’ comunque indispensabile, affinché l’iter che ci porterà alla stesura del Piano strutturale, parta con il piede giusto, che sia sottoscritto in maniera propedeutica, dai Consiglieri Comunali e dai Tecnici una sorta di Patto Etico col quale si ribadisca che le decisioni, in merito all’assetto futuro del territorio comunale, saranno prese solo attraverso incontri pubblici,dibattiti e confronti istituzionali e non attraverso metodi da “porta a porta della clientela” o attraverso forme non partecipate.

San Sosti 26 Novembre 2006

Il Consifìgliere Comunale

Francesco Capalbo